La
MORTE nel pensiero Umano
Continua in:
Morte cosa sei
2
La morte viene
mostrata, ma non affrontata dal
$istema e da coloro che ne sono
indottrinati – il $istema attuale si
regge sul
crimine,
la
frode, la
falsita’, la
guerra, il
terrorismo, generando paura
negli abitanti della Terra e quindi
tanto
dolore.
Mostrare la morte, ci dicono, rende le
persone ancora più impaurite ed attaccate
alle poche certezze che hanno. Ma nonostante
ciò, non se ne parla mai in modo
approfondito. In genere le persone
NON la affrontano, anzi la sfuggono,
magari facendo le corna…
vedi:
Esperienze di PRE MORTE
- Pre morte NDE:
http://www.nursesarea.it/invito/invito21ti.htm
+
Reincarnazione
+
preMorte 2
+
preMorte
3
+
Viaggi extracorporei
+
VuotoQuantoMeccanico
+
Chi siamo noi ?
+
Universo Intelligente +
Universo Elettrico
+
SOVRANITA' INDIVIDUALE
(Dichiarazione)
In realta’ la vita vissuta (il passato) e’
gia parte della nostra morte personale,
quindi da quando nasciamo, stiamo gia’
morendo a poco a poco, non solo come
esperienza di vita, ma anche come fisico,
invecchiamo a poco a poco fino a morirne.
Pero…:
|
I SEGRETI
dell'IMMORTALITA’ e l’EVOLUZIONE della
COSCIENZA
“Perché la morte è una bugia ?
Pensate ad una goccia d’acqua che vive
nell’oceano. Le altre gocce d’acqua, quando
evapora, la credono morta, eppure continua
ad esistere in cielo, e poi ricadrà fra le
onde. Ma come fanno le altre gocce a
saperlo, senza compiere quel viaggio ?”
(By Osho)
|
SCIENZA
SCOPRE "ANIMA"
Le
testimonianze relative a situazioni nelle quali il paziente,
clinicamente considerato morto, è poi sopravvissuto e ha raccontato di
essersi trovato in un mondo di luce, sono molte (migliaia) e sono state
rese note anche in testi editi in varie lingue, compreso l'italiano.
Singolare è invece l'esperimento
condotto da alcuni scienziati russi. (da
"La Stampa", in data 20 maggio 1995 - pag.6) -
By Giulietto
Chiesa. - “ Indagine sull'aldilà"
- San Pietroburgo (Russia) - vedi:
Campo Psico Energetico - effetto Kirlian
Il cadavere è di una donna di 44
anni. E’ stata trovata impiccata undici ore prima. Aveva ancora
indosso un paio di mutandine rosa e una maglietta di colore stinto. Il
cartellino al pollice del piede, con i pochi dati essenziali, una larga
ecchimosi attorno al collo. Un tanfo orrendo ci circonda, emanante dalla
centinaia e centinaia di cadaveri che aspettano l'autopsia, ammucchiati
nei corridoi semibui di questo sconfinato obitorio che raccoglie i morti
"per accidente".
Il
professor Kostantin Korotkov apre la sua valigetta nera. Sembra una
ventiquattrore, in realtà è un apparecchio portatile di rilevazione
con tante luci rosse. Attacca la spina, lega un elettrodo al polso
sinistro della morta, distende le dita rattrappite della mano destra,
che crocchiano e resistono ai suoi tentativi, finché riesce a disporre
la mano, ormai allargata, su una tavoletta metallica, l'altro elettrodo,
che contiene una lastra impressionabile, collegata all'apparecchio.
Il
ronzio elettrico segnala che l'esperimento è cominciato. Attorno alle
dita della morta, nella penombra, si scorge nettamente un alone
azzurro-viola piuttosto intenso, vibrante. È l'elettricità che lo
produce ? Cos'è ? Korotkov si affaccenda con mosse calme attorno
all'apparecchio.
"Tutto
viene registrato qui dentro. Insieme ai dati ricavati dalle lastre
impressionate, commenta, verrà inserito nei nostri computer per
l'analisi statistica. Anche su questo cadavere effettueremo rilevazioni
ogni 2 ore, per 5 giorni, poi dovremo restituirlo. Oltre non possiamo
andare, per adesso. L'ostacolo è giuridico-legale".
Tutto quello che vediamo ha
l'apparenza, e la sostanza, di un normale esperimento di laboratorio.
Eppure qui, a San
Pietroburgo, i
ricercatori dell'Università Tecnica stanno cercando di rispondere a una
domanda antica come l'umanità: resta qualcosa di noi dopo la morte ?
"Le religioni , in tutti i tempi, hanno sempre risposto di sì -
dice Korotkov -. È logico.
Esse esistono proprio perché
l'uomo ha sempre penato o sperato, di essere in qualche modo immortale.
La scienza si è dovuta fermare al
limitare dell'ultimo respiro, semplicemente perché non c'era modo di
andare oltre con prove sperimentali. I nostri esperimenti dicono che,
invece, si può andare oltre. Ci troviamo sulla spiaggia di una terra
inesplorata, che si delinea sterminata, e dove un giorno troveremo
risposte che potrebbero mutare l'intera nostra percezione del mondo".
Le labbra screpolate del cadavere
sono semiaperte, immobili come un attimo fa. Gli occhi, segnati da una
riga di trucco ormai disfatta, restano chiusi. Eppure
questo corpo incontestabilmente senza vita "emette" ancora
qualcosa.
"Si, insiste Korotkov, possiamo affermare, dopo due
anni di ricerche, di aver ottenuto l'evidenza sperimentale dell'attività
del corpo umano almeno per alcuni giorni dopo la morte. È qualcosa che
sembra contraddire tutto quanto si sapeva sino ad oggi, e cioè che
tutte le attività fisiologiche dell'organismo si spengono rapidamente
dopo la morte clinica e vanno a zero in un determinato, breve, periodo
di tempo".
Le domande si affollano, la
tentazione di sconfinare dal solido terreno sperimentale nella
sterminata serie di ipotesi, estrapolazioni, teorie, si fa
irresistibile.
"Qui il confine tra scienza
e esoterismo diventa sottile, ma dobbiamo resistere alla tentazione, che
io stesso provo, di lanciarsi nell'ignoto".
Chi commenta così è Ghennadij
Nikolaevic Dulnev, il direttore del "Centro di Tecnologia
energetico-informativa" di cui il programma di Korotkov è
soltanto una parte.
Il centro di Dulnev si occupa della
registrazione obbiettiva, della verifica, reperibilità, utilizzazione
pratica di una larga serie di fenomeni "paranormali", come
telepatia e telecinesi.
Si
era partiti dalla ricerca diagnostica. Si suppone da tempo che il corpo
umano "emetta" un campo, (CEI) per ora sconosciuto, contenente
una vasta quantità d'informazioni sullo stato dell'individuo, sulle sue
caratteristiche biologiche, psichiche, ereditarie, e quindi anche sul
suo stato di salute.
Attraverso l'uso sistematico dello
"effetto Kirlian" sui pazienti, si è scoperto che il campo
emesso dall'individuo contiene effettivamente dati che possono aiutare a
comporre un ritratto completo, per esempio, dello stato degli organi
interni. Già, ma che c'entra il cadavere ?
Korotkov e il suo gruppo, due anni
fa, pensarono di provare a vedere cosa succedeva sottoponendo un
cadavere alla stessa analisi. Lo scopo era piuttosto semplice:
"Volevamo
osservare - spiega Korotkov, che è un fisico e non un medico - in quali
tempi si affievolisce e scompare, dopo la morte, il campo energetico-informativo che circonda l'individuo". E qui è
arrivata la sorpresa.
Una sorpresa sconvolgente. Il
"campo" non scompare. Non solo, a quanto sembra l'
"emissione", tra l'altro, ha un rapporto con le "modalità
della morte". Per esempio: i defunti per vecchiaia fanno registrare
un graduale indebolimento del "segnale" nelle prime 48 ore
dopo il decesso.
Ma esso si stabilizza e permane,
seppure debole, anche oltre.
Altro esempio: i decessi per incidente o
per cause improvvise. In questo caso si registra un brusco aumento del
"segnale" nelle prime venti ore, seguito da un'altrettanta
brusca caduta, fino a un livello stabile e debole. Il terzo esempio è
il più inquietante.
Riguarda i decessi in condizioni di acuta
sofferenza, in seguito ad assassinio, violenze fisiche.
Qui l'emissione
post mortem ha un andamento irregolare che si prolunga per l'intero
periodo di osservazione (finora per i cinque giorni successivi alla
morte) e non registra alcuna stabilizzazione (esplosioni d'intensità
cui fanno seguito cadute improvvise).
In particolare i suicidi mostrano
un andamento delle emissioni talmente convulso da poter essere distinto
da tutte le altre cause di morte.
"La criminalistica, dice
Korotkov, può usare questi risultati per stabilire senza margine di
errore se il defunto è stato ucciso o si è ucciso". Ma questo
è un semplice dettaglio pratico.
Balza agli occhi una serie di
immediate conseguenze. Il corpo del defunto "trasmette"
informazioni che "ricordano" gli ultimi istanti della vita.
Come è possibile ? e questa
informazione persiste indipendentemente dall'allontanarsi dal momento
della morte. Ma perché le osservazioni si sono fermate al quinto giorno
?
"Per ragioni legali,
risponde Korotkov, i corpi che ci vengono dati in osservazione debbono
essere restituiti all'autorità giudiziaria. Certo vorremmo andare
oltre, fino al nono o la quarantesimo, per vedere cosa succede".
E perché questi due intervalli ?
"Perché siamo convinti che le credenze religiose di molti
popoli abbiano a che fare con quel che stiamo studiando".
Siamo vicini alla scoperta di
qualcosa di simile all' "anima" ? Ciascuno la chiami come
vuole.
"Il nostro linguaggio
risente della nostra cultura attuale e delle nostre tradizioni, commenta
Dulnev, ma io penso che dobbiamo cominciare a pensare che il nostro
mondo è molto più complesso di quanto crediamo. Noi viviamo oggi nello
spazio-tempo-materia. Non basta per spiegare fenomeni come quelli di cui
stiamo parlando. Bisogna supporre l'esistenza di un'altra dimensione, di
un campo informativo, dove le trasmissioni avvengono a velocità
superiore a quella della luce".
"Sono ipotesi, continua
Korotkov, ma noi pensiamo che i guaritori (e, in linea di principio,
ogni individuo) siano come degli apparecchi ricetrasmittenti imperfetti,
che riescono a sintonizzarsi più o meno bene con questo campo. Questo
spiegherebbe perché i risultati dei singoli esperimenti possono essere
contraddittori.
Ma sul piano statistico, una volta
raggiunta una sufficiente quantità di dati, questa contraddittorietà
scompare.
Gli esperimenti condotti nella ricerca di persone scomparse,
ad esempio mostrando ai guaritori una semplice fotografia, permettono di
fissare un esito positivo nell'85 per cento dei casi il margine di
errore è straordinariamente basso. È come se determinate persone,
particolarmente dotate e allenate, riuscissero a entrare in contatto con
un patrimonio d'informazione comune, estraendone dati.
I defunti lascerebbero attorno a
noi, da qualche parte, qualcosa del loro patrimonio informativo".
I limiti sperimentali attuali sono
evidenti. Con queste apparecchiature si può registrare l'emissione
soltanto finché il corpo esiste, cioè esistono le dita. A
decomposizione avvenuta, o dopo la cremazione, lo strumento non funziona
e bisognerà inventare altri sistemi di rilevazione.
Ma il professor Dulnev non dispera.
La ricerca prosegue in parallelo. Sui computer c'è già una cospicua
serie di rilevazioni sull'esistenza del campo. "I nostri
esperimenti dimostrano senz'ombra di dubbio, ad esempio, che la
telepatia è una realtà", dice Dulnev mostrando decine di episodi
sperimentali di trasmissione telepatica provocata in laboratorio. E non
si tratta di trasmissione elettromagnetica, ma di "qualcos'altro".
Cosa ? Dulnev allarga le
braccia". “Le nostre apparecchiature
misurano massa, energia, impulsi, non questo campo. Ma ora sappiamo che
possiamo entrare in contatto con esso, rilevarne l'esistenza e captare
una microscopica parte dell'informazione che esso contiene o
rappresenta. Attorno a noi c'è un'altra realtà che finora abbiamo
considerato supernaturale, soprannaturale. Forse lo è, forse non lo è.
Ma c'è" !
Video: La Vita oltre la Vita
Il Bambino che visse 2 volte:
Sull'argomento e la parola "Morte"
i popoli
antichi avevano un concetto abbastanza diverso da quello delle
popolazioni dette civili odierne, essi l’accettavano molto più
facilmente o lo subivano come un fatto inesorabile, doloroso, della
vita, ma quasi tutti avevano delle credenze religiose che li aiutavano
ad accettare quest’avvenimento; essi credevano che i morti andassero
in un qualche luogo ben preciso, che variava a seconda del tipo di
filosofia religiosa in cui essi aderivano; essi davano dunque alla
parola "morte" il suo GIUSTO significato
di "Trapasso"
= Attraversare = Trapassare =
Passaggio da un luogo ad un'altro.
Anche i moderni religiosi, quelli
credenti fermamente nell’al di là (luogo ove essi pensano si rechino
le "anime" dei morti), riescono a superare più facilmente le sensazioni
di angoscia che essa tende a produrre nell’animo umano; altri al
contrario si disperano e si creano molti problemi personali, non
accettando l’avvenimento si lasciano prendere dalla disperazione;
pochi comunque riescono a comprenderla bene e quindi a “viverla come
una nuova fase della vita”; a parte la fede religiosa, se superiamo le
sensazioni che questa parola evoca e le analizziamo da un punto di vista
non emotivo per mezzo della ragione, ecco che la sensazione di malessere
viene ad essere cancellata e ad suo posto nasce una nuova e bellissima
visione sulla VITA e sulla Morte stessa.
Questa parola ha comunque e da
sempre evocato nei suoi uditori, rispetto e timore nella stragrande
maggioranza degli esseri umani, ma sopra tutto per gli uomini
occidentali dell’ultimo secolo, essa genera facilmente sensazioni di
paura, angoscia, terrore.
Vi proponiamo quindi una diversa
analisi sulla parola “Morte”; vediamo di esorcizzarla anche con
un’analisi semantica della parola stessa.
Ovviamente le definizioni che noi
oggi diamo a questa parola sono strettamente legate al concetto che
abbiamo della parola Vita; onde per cui se modifichiamo i nostri
concetti sulla morte, dovremo necessariamente modificare quelli che
abbiamo sulla Vita.
Parola
Morte, dal Dizionario di
Italiano, rileviamo questa definizione: “Cessazione della vita, di uomo, animale, pianta”; etimo latino:
“mors, mortis”.
Questa definizione è estremamente
incompleta, in quanto NON tiene conto del
significato degli
etimi
più antichi e delle
radici primarie che hanno prodotto nel tempo questo suono, parola,
segno.
Prima di iniziare l’analisi delle
definizioni che i nostri antichi progenitori davano a questa parola,
dobbiamo ricordare che le antiche lingue Akkadico, Eblaita, Fenicio,
Egizio, Ebraico, Arabo, hanno delle caratteristiche inesistenti nelle
lingue moderne; le lettere dei loro alfabeti sono segni, glifi, simboli,
che indicano ognuna delle idee, concetti, ben precisi; il compositore
delle parole, le formava tenendo conto del significato delle singole
lettere; ecco come mai dopo migliaia di anni, possiamo ricostruire, attraverso l’analisi delle radici e delle singole lettere formanti la
parola da analizzare, il senso nascosto che l’autore di quella grafia,
suono, parola, aveva in mente mentre scriveva.
vedi Autiut
= Alfa-Beit
Gli
etimi più antichi ai quali si
può ritornare nel passato per questa parola, sono quelli delle lingue
citate prima; uno di questi, l’etimo Fenicio, è una radice formata
dalle lettere MEM, VAU, TAU (suono Mot o Mut); queste 3 lettere
significano appunto: “Passaggio”,
essa caratterizza l’idea del passaggio in un altro tipo di Vita; se
esaminiamo questa parola scomponendola nelle sue singole lettere,
otteniamo nuove definizioni che andranno ad arricchire la nostra
conoscenza sulla parola radice, M-O-T; questa radice che ha anche
generato le parole italiane, Moto, Motore, Morte -
vedi: Tecnica
di Studio
La lettera MEM ha la funzione del
Nutrire, dello Alimentare per tenere in vita, del far Crescere; essa è
una lettera che contiene l’idea delle acque matriciali; è il simbolo
che descrive l’Energia materializzata; infatti anche nel suo simbolo
grafico vediamo le onde, le acque; è anche il segno con funzione del
Moltiplicare; questa lettera è il simbolo per eccellenza del generare,
in senso femminile e materno; essa dipinge tutto ciò che è plastico e
locale; l’azione passiva ed esteriore.
Possiamo riassumere la sua
definizione come segue: è un segno Matriciale femminile. vedi Yin
e Yang
La lettera VAU ha la funzione dello
Agganciare, Collegare, Saldare 2 lati; essa descrive la possibilità del
passaggio da una natura all’altra; è il segno convertibile universale
di ogni manifestazione Intellettuale; la sua definizione è dunque: un
segno che indica il “Passaggio” ed il “Gancio”
che collega 2 parti.
La lettera TAU ha la funzione del
Tribolare, Soffrire, se messa all’inizio o dentro una parola o radice;
ma siccome è messa alla fine della radice essa assume l’idea della
sofferenza del limite, per una resurrezione o nuova Vita, nella Vita
Universale; la sua definizione è dunque: “Soffrire
per Risorgere”.
Dobbiamo anche utilizzare
un’altra tecnica che i nostri progenitori avevano per studiare e
meglio comprendere le loro parole o radici, la tecnica detta: “Temura”,
la quale permette la permutazione delle lettere all’interno della
parola o radice stessa.
Invertendo la prima e l’ultima
lettera troveremo una nuova parola: TOM, essa indica la Perfezione,
l’Integrità, la Verità, la Giustizia, la Santità, tutte le Virtù;
indica l’azione del Completare, infatti nell’antico Egitto il Dio
perfetto si chiamava ATOM-RA; alla radice TOM si aggiungeva come
prefisso l’Alef, il quale indica il raggiungimento della perfezione
attraverso nuovi punti di vista che abbraccino l’idea dell’Unione
dei “contrari”, degli “opposti”, il superamento delle
contraddizioni interiori; la nostra parola
ATOMO è derivata da questi
concetti; la parola Egizia Atom-Ra (Dio Uomo) indicava che l’Uomo è
perfetto solo quando “duplica” in se stesso l’Atomo iniziale
ovvero diviene esso stesso Atomo; questo processo avviene nella testa (Ra),
cioè nella mente/organo riuscendo ad unire nei suoi concetti Spirituali
gli apparenti contrari; questo è il meccanismo informatico che
determina l’avvio dei programmi mentali per la manifestazione fisica dell’Atomo personalizzato ed attivato nei suoi
valori energetici determinati dal movimento di unione dei 2 lati
contrapposti dell’Energia eterica Fondamentale E+ ed
E-.
La parola UOMO,
RAMOT in Egizio
antico, ed in
aramaico, si
scrive con la radice formata dalle lettere: REISC+MEM+ TAU; questa
parola è la permutazione esatta (l’anagramma), della precedente: AtomRa; essa diviene RaMot, in quanto gli Egizi ritenevano l’uomo la
manifestazione tangibile, ancora imperfetta del Divino; l’Uomo/D’Io
in fase di evoluzione per incarnare la Perfezione.
Alla radice MOT è stato aggiunto
all’inizio la lettera REISC, la quale indica il CAPO, la Testa,
l’inizio delle cose od i “principi” le idee ed è stata tolta l’Alef
finale, proprio per indicare la parziale visione delle cose che
l’uomo, non ancora Dio ha, in quanto “divide” non riuscendo ad
unire gli apparenti contrari.
Ora se permutiamo le lettere della
radice MOT, in modo da ottenere la radice parola OMT: VAU+MEM+TAU;
otteniamo la seguente definizione:
“Ogni specie di conformità, di similitudine ad un qualche cosa od a
qualche idea “.
Ricordiamo che la radice MOT ha
generato anche la parola MOTa o Limo ovvero un miscuglio terracqueo
carico di fattori vitali e generatori di Vita, come lo è il cosMOs
(radice anche della parola Osmosi) primordiale generatore di ogni cosa
attraverso il movimento generato dalle sue proprietà elettro
diamagnetiche Informate; infatti noi chiamiamo MOTore, ciò che genera
energia o movimento.
La MOrTe è il “MOTore” che ci
trasferisce in altri luoghi; se permutiamo le lettere della radice MOT
in modo da ottenere la radice l’altra parola OTM: VAU+TAU+ MEM,
otteniamo la seguente definizione: “La difficoltà nel muoversi e la sofferenza legata a tale impossibilità”.
A questo punto dobbiamo riunire
tutti i significati per comprendere bene le definizioni che gli antichi
nostri progenitori davano a questa parola MOT = Morte; è evidente che
alla fine della nostra analisi semantica, abbiamo molti più elementi
per definire la parola Morte; ora possiamo comprendere meglio che la
definizione data dai nostri dizionari è molto imprecisa.
Essa NON significa: cessazione
della Vita, al contrario essa indica: un TRAPASSO in... cioè la
Continuazione della VITA, attraverso un “passaggio sofferto” il
quale fa entrare in una nuova Vita, ma diversa nella forma o dimensione.
Morire dunque significa: passare in
un altro luogo
e forma;
NON significa assolutamente il ritorno al non Essere, alla non
Esistenza, ma una Continuazione dell’ESISTENZA in un altro tipo di
corpo in un’altra dimensione spazio-temporale od in altro Universo !
Ricordiamo che la parola Morte NON
e' l'antitesi
della Vita (che e' Eterna) ma
e' l'antitesi
della parola Nascita
Infatti la nascita e' la
venuta in questo mondo (dimensione)
e la morte al contrario e' la
dipartita da questo mondo
(dimensione)
Infatti noi ci trasmutiamo, ci
scindiamo alla morte, ritornando come CoScienza/Energetica allo stato di
Atomo Polarizzato ovvero Personalizzato con parte dell’energia del
corpo e l’altra parte del nostro corpo fisico viene riciclata
biologicamente nella Materia; come affermano gli antichi, l’ANI+MA è
formata da 2 parti che si scindono alla morte, una contiene l’ANI, cioè
l’Ego/IO e parte del
Campo Elettromagnetico Informato; l’altra, il
MA, la parte fisica, finisce con l’altra parte del Campo Elettromagnetico Informato,
nella BA+RA e viene riciclato nella terra - infatti la parola
Bara in
aramaico significa proprio terra....
Ba-Ra parola composta da 2 radici, significa che
la materia-energia e' il contenitore del corpo
e' la "nave", la barca, che
permette la ri-nascita dell'uomo-D'io
La parola
“BARA”
che in fenicio è un verbo, significa anche “trarre” da un elemento
sconosciuto, far passare dal principio all’essenza, rendere uguale ciò
che era diverso.
BARA: francese bière, moderno
provenzale: bera, sinonimo: feretro
la parola Bara trae origine anche dalla
radice indo-europea BAR (sanscrito BHAR) =
portare, da cui derivano i verbi greco Phero
e il latino: Fero, fers tuli latum ferre,
che vogliono sempre dire portare…
Quindi la parola "bara" (suono e radici
sanscrite e/o fenice=etrusche) significa
nella sua sommatoria di definizioni
semantiche, da un
lato trarre da
qualcosa e dall'altro portare
in
qualcosa.
La bara quindi e' solo un mezzo di "trasporto".....
che "trae" da un lato e dall'altro "porta" in.....
Al momento del distacco, un attimo
prima, tutta l’informazione racchiusa nell’Ego/IO viene riDistribuita al Campo Elettro Magnetico Informato (CEI), di conseguenza
anche a tutti gli atomi del corpo e viceversa tutta l’informazione
degli atomi del DNA viene ridata all’Ego/IO prima che si avviluppi di
parte del Campo Psico Energetico Informato per separarsi dalla parte che
scende nella Bara.
Ecco come l’Atomo od
Elettrone si
personalizzano e scindono il CEI in 2 parti (i due lati dell’Energia E
del Campo Informazionale-Tachionico) che vanno in “luoghi” diversi.
E’ a questo punto che avviene la
MetaMorfosi, la Trasformazione, perdendo il corpo fisico e trattenendo
parte del corpo del Campo Elettro Magnetico Informato (CEI), a seconda
del tipo di Energia/forza, cioè dell’abilità volitiva (la capacità
ad esercitare la volontà nella Giustizia), permetterà di posizionarsi
ai livelli necessari alla successiva evoluzione dell’Essere stesso.
L’Atomo od Elettrone ormai
Personalizzato, a seconda del tipo di Polarizzazione, sarà in grado di
aggregarsi ad altri Atomi od Elettroni per partecipare ad una nuova
esperienza terrena (reincarnazione=rinascita) oppure se sarà “capace” potrà
trasferirsi con la MetaMorfosi in altri pianeti di questo Universo od in
altri Universi (resurrezione)=rinascita per aggregarsi ad altri tipi di
Atomi od
Elettroni per risorgere a
nuove Vite determinate dall'Essere stesso.
Dopo questa dissertazione/studio,
possiamo affermare che la morte quindi NON è il “contrario” della
Vita anzi è parte
integrante e continuativa della vita stessa.
Concettualmente, il contrario della
Vita è la NON - Vita, cioè quel che Vita non è, non è mai stata e
mai sarà o non può Essere; mentre la morte
(passaggio) è invece sempre stata
della Vita, la sua necessaria integrazione, perché la Vita stessa
potesse esprimersi in una pienezza di variabilità e molteplicità di
forme, quali noi oggi conosciamo in parte ed in futuro conosceremo
sempre di più.
La morte intesa come “fine della
vita” è sicuramente divenuto un tabù, uno schema mentale errato, una
paura irreale ma esistente per colui che non conosce ed ignora cos’è
la morte; la
Vita
al contrario è
ETERNA,
ma in continua TRASFORMAZIONE,
secondo il principio che “nulla
si distrugge, ma tutto si TRASFORMA”.
Negli uomini la paura della morte
spinge a studiare con frenesia i più piccoli particolari della materia,
perché essa riveli il suo messaggio genetico, in modo da poter
allontanare quella scadenza; ma non ci accorgiamo che la stessa
“scienza moderna” dopo aver scoperto le particelle subatomiche, ne
ha scoperto altre ancora, comprendendo che queste ultime sono sempre
meno costituite da “materia”, poiché lasciano il posto a
costituenti Informatico Energetici, i quali oltrepassano la componente
materiale, per arrivare a considerare solamente Il Campo Informazionale-Tachionico e quindi l’Energia Fondamentale Eterica ed
Informata che si rivela solo per mezzo dei suoi stati contrapposti (E+
ed E-) che di fatto manifestano il TUTTO nell’InFinito attraverso la
loro riUnione, modificando la geometria dello spazio/tempo e generando
il Campo Psico Elettro Magnetico Informato Universale (CEIU),
proveniente dal
VuotoQuantoMeccanico, cioe' dall'Infinito.
Queste ultime considerazioni fanno
presagire la comparsa di un nuovo tipo di Uomo=Ego/IO per il futuro: l’Uomo
Energetico (fatto con corpi di Energia che si aggrega e si disgrega
nelle
varie vite, che
evolverà verso stati di Coscienza superiori e gradi di libertà sempre
maggiori, in modo che l’energia dei suoi nuovi corpi possa, secondo la
volontà del soggetto, materializzarsi ove egli desidera, proprio per lo
scopo e verso ciò per cui siamo “nati”, ovvero apparsi
nell’Universo, esplorare l’InFinito e partecipare alla Sua continua
Manifestazione.
Per continuare la nostra analisi
del problema della Morte, l’altra parola da analizzare è la parola
“Cadavere”: essa significa (con le tecniche semantiche precedenti)
vedere il KA, la forza, l’Energia, ciò che si compatta, si condensa
per dividersi, per espellere; infatti il cadavere si mette nella
“Bara”, il BA va nel RA, cioè il corpo fisico il “contenitore”
(Ba) con parte dell’Energia, va nel Ra, nel processo di evoluzione
e di trasformazione della materia....con il
ritorno alla polvere.
Polvere alla polvere – Nov. 2010
Storia della vita breve e intensa di un
cadavere. Di Arpad A. Vass – Le Scienze
Dopo la morte, il corpo umano si decompone
attraverso quattro stadi definiti nel tempo.
L’ultimo stadio, quello di scheletro, può
essere raggiunto in tempi che vanno da due
settimane a due anni, in funzione di
temperatura, umidità e altre condizioni
dell’ambiente in cui si trova il corpo. Un
corpo morto produce una sorprendente varietà
di composti chimici, dal benzene al freon,
che possono essere utili agli scienziati
forensi per scoprire sepolture clandestine.
Il grande Victor Ugo diceva: "la tomba
per l'uomo e' il guardaroba dove di volta in
volta Dio
viene a cambiarsi d'abito"
La
parola BARA sta ad indicare anche una azione, come un lato del grande
respiro: “espirare”, ma sta ad indicare anche la DINAMICITA’ della trasformazione, della MetaMorfosi per il suo contenuto
che deve essere trasformato, riciclato nella Mater-Ia; dello
Spazio/tempo, ecco perché è
indispensabile ed Eticamente importante, avere corpi da lasciare nella
bara, il meno inquinati dalla malattia,
per sostanze tossiche tipo:
farmaci,
vaccini,
metalli pesanti ecc., per ridare alla Natura
sostanza/materia
/informazione,
terreno della Terra che riformerà altre forme viventi, la meno
inquinata possibile.
Per cui nella nostra vita, i
comportamenti dovranno essere indirizzati a cercare di mantenere
organismi il meno inquinati, per aiutare la Natura a fornire meno
informazioni distruttive (malattie) ai futuri corpi viventi, che
potenzialmente potrebbero esserci utili per le nostre future
reincarnazioni.
Analizziamo la “Morte” anche da
un altro punto di vista.
Tutte o quasi le religioni del
mondo, da quelle antiche a quelle moderne, hanno sempre in un modo o
nell’altro affermato che la vita continua dopo la morte; sopra tutto
le religioni cristiane abbondano di particolari su questo problema,
tant’è che identificano diversi luoghi dove debbano recarsi le
“anime” dei morti (paradiso, purgatorio, inferno, limbo); solo
alcune piccole sette cristiane parlano di un sonno incosciente fino alla
resurrezione; anche queste comunque non si rendono conto che sono a
favore della sopravvivenza dell’Ego/IO, che mantiene integre le sue
caratteristiche “genetiche”, anche se incosciente fino alla
resurrezione, per cui per l’essere alla morte il tempo non esisterebbe
ed egli avrebbe l’impressione di risvegliarsi subito dopo morto, in un
altro corpo.
Se così non fosse, non si potrebbe dire che quell’essere
è risorto, ma avremmo alla resurrezione un nuovo essere diverso dal
primo.
Questi cristiani non si rendono
conto che comunque essi chiamino questo “ritorno in corpo” da parte
di quell’essere, anima od Ego/IO (Atomo personalizzato), sempre e solo
di riaggregazione o di reincarnazione si tratta; che essa si incarni una
prima volta e dopo riprenda un corpo o si riaggreghi ad un altro corpo,
subito o dopo miliardi di anni, la sostanza non cambia; tra l’altro la
parola: Reincarnazione e Resurrezione sono sinonimi, non solo nella
parola ma anche nella sostanza, cambia solo il luogo ove si ricompare.
Controllate sul dizionario:
Reincarnazione significa: “ritorno
alla vita (terrestre),
dopo la
morte”;
Resurrezione significa: “Ritornare
alla vita dopo la morte”, cioe' le due parole significano
semplicemente
RINASCITA, rinascere; ma con la parola resurrezione Noi
indichiamo anche il fatto aggiuntivo della liberazione dall’OBBLIGO
del “ritorno”, le varie riaggregazioni, reincarnazioni o
resurrezioni terrestri, per pulirsi dalle “impurità”; questa
LIBERAZIONE dall’obbligo del ritorno, permette all’Essere di
scegliere il come, quando e dove, della propria nuova forma.
In tutte le religioni antiche del
mondo si è sempre detto che il nostro corpo è composto da vari
“corpi”:
1)
Il corpo Fisico (composto di frequenze della
materia densa)
2)
quello Bio elettrico od Eterico
(composto di energia a frequenze diverse da
quelle della materia densa - meno dense)
3) quello Astrale, emozionale, dei
sentimenti (composto di energia, ancora meno
densa del corpo eterico)
4) quello Causale o Spirituale, delle idee
(composto di energia, ancora meno densa del
corpo astrale)
Infatti il corpo era analogicamente
chiamato anche “uovo” perché come l’uovo della gallina è
composto dal guscio, dall’albume che è trasparente e dal cuore di
colore giallo, anche il corpo umano od animale è composto dalla scorza
il fisico, dall’albume il corpo energetico (Campo Psico Energetico
Informato - CEI) e dalla parte “solare” colore dell’oro, che
contiene l’essenza dell’essere, la sua Consapevolezza nella
Coscienza od Anima.
Ma fra gli “iniziati” si andava
oltre, affermando che siamo composti da un'insieme di 7 corpi:
1) Il corpo fisico; 2) il corpo eterico; 3) il corpo astrale; 4)
il corpo causale; 5) il corpo mentale; 6) il corpo divino; 7) il corpo
spirituale; tutti questi corpi servono all’evoluzione dell’Essere.
Vediamo di comprendere meglio e con
linguaggio più moderno e semplice ciò che gli antichi saggi ci
dicevano, anche se dobbiamo dire che non si può disegnare, definire,
tagliare il confine fra queste 7 parti in quanto esse sono un’UNItà
Vivente che si visualizza in modi diversi a seconda del piano ove essa
si trova, ma tende ad esistere una volta manifestata per l’Eternità.
Il corpo Fisico è quello che conosciamo tutti e corrisponde alla parte
fisiologica ed è composto da tutti gli organi.
Dopo la morte vi è una
trasformazione del corpo fisico per mezzo dei fenomeni di
decomposizione; la materia si ri-trasforma e ciò corrisponde ad una demoleculizzazione (smontare le molecole) che si trasmuta in elementi
energetici: cosa diventa il mitocondrio, il citoplasma od il nocciolo
cellulare ?
Essi si trasformano per mantenere
una trama, un corpo, quello Eterico che fa parte del CEI.
Il corpo Eterico (fa parte del CEI) ed è il “fantasma” o corpo
elettronico che vive all’interno ed è il prodotto dell’unione delle
Energie dell’Universo, proporzionate in modo adatto a che la materia
sia: esso è alimentato dalle varie energie (aria, liquidi, cibi,
energie elettriche e magnetiche, ecc.) che introduciamo per nutrirci nel
corpo fisico; questa parte si stacca con gli altri corpi (entro
contenuti) da quello fisico che viene riciclato biologicamente alla
morte, quando le 2 Forze contrapposte E+ ed E- iniziano a trasformare le
loro proporzioni fra di esse, dal caldo verso il freddo, dai 37 gradi
alla temperatura fredda del cadavere; ciò avviene al distacco del corpo
fisico; esso mantiene una forma esteriore vicina a quella del corpo
fisico, perché è stato da esso modellato; esso ha anche una sua
autonomia di vita, lo possiamo chiamare il corpo “doppio”; si
manifesta anche come Aura.
Recentemente è stato fotografato a
più riprese su cadaveri umani ed animali a S. Pietroburgo (Russia)
all’Istituto di Ottica e Meccanica; sottoponendo i cadaveri a campi
elettromagnetici pulsanti ad alta frequenza, si è dimostrato che il
cadavere del morto emana una luminescenza biancastra pulsante ed a
seconda del tipo di morte (vecchiaia, accidentale, suicidio od
assassinio) varia colore e frequenza di pulsazione; nei casi di suicidio
e di assassinio, cioè di morte violente, essa non riesce a mantenere
costante la propria pulsazione ed il proprio colore, ciò significa il
Campo Elettromagnetico (CEI) è Informato dalla condotta dell’essere
che ha modulato e movimentato quel cadavere.
Questo corpo eterico
(bio
elettrico) è molto legato a quello fisico e si disgrega a poco a poco,
si ridistribuisce nel terreno, in altri corpi e nell’atmoSfera (che
noi definiamo "sfera
degli Atomi che galleggiano nel vapore") ove è raccolto il patrimonio dell’inconscio collettivo
ovvero tutta la Vita (pensieri ed azioni) di tutta l’umanità,
formando la “banca dati” del pianeta Terra e di tutti i suoi
abitanti. E’ da questa memoria collettiva che fin dal suo concepimento
l’essere trae la sua energia informata per costruire il corpo fisico,
accorpando atomi degli elementi: terra, acqua, aria, fuoco, ovvero
ossigeno, idrogeno, minerali, vitamine, fattori vitali essenziali.
Ecco
le ns. considerazioni
sui vari tipi di corpi
facenti parte del CEI.
Il corpo Astrale fa sempre parte del CEI (Campo Elettromagnetico Informato)
ed è entro contenuto da quello Eterico, che però lo perde quasi subito
al trapasso; questo corpo è legato alle emozioni, esse lo modulano e lo
modellano inserendovi la sintesi per mezzo della Mente, delle
informazioni, con il mantenimento della vigilanza; dopo la morte fisica
esso rimane in attesa sul piano che gli corrisponde in attesa del
“ritorno”;
Esso è energizzato dal sistema reticolato del corpo
fisico mentre è in vita con esso.
La nostra Mente tende a formare
nuovo Campo Informazionale-Tachionico e quindi ad unire le Forze
Eteriche Contrapposte E+ ed E-, per creare le Immagini Vere e plasmiche
(olografiche) composte di insiemi di Fotoni “colorati”, che vivono
una volta manifestate nella dimensione Astrale e che, salvo quando
vengono disciolte da azioni mentali, tendono a “scendere” nella
MaterIa per ESSERE VIVE e SENSIBILI nella nostra dimensione.
Il corpo Causale è la memoria Informatica, elettronica di tutta la nostra
esperienza e la quintessenza di tutte le nostre vite passate e
corrisponde a tutto il nostro vissuto che viene memorizzato nell’aura
e nei geni del DNA.
Il corpo Mentale è quello legato agli schemi mentali che ci guidano (dal
passato al futuro) o ci condizionano nelle nostre scelte di vita. Questo
corpo (modulatore del CEI) è sempre collegato al “piano astrale” e
da esso trae energia e crea in esso le immagini energetiche (di
qualsiasi tipo: belle, brutte, gioia, dolore, azioni buone o cattive,
ecc.) solo il vissuto nella Giustizia può rimediare, trasformare,
cancellare, sciogliendo le immagini create dal dolore, se Auto perdonate
cioè riVissute.
Dal momento della morte in avanti,
noi ripercorriamo questa “memoria” per rivedere le nostre azioni e
confrontarci con la vera Giustizia e DOBBIAMO riparare ciò che non è
stato vissuto in questa Coerenza, ecco il Giudizio.
Il corpo Divino è quello legato alle Entità energetiche della
Manifestazione ed è composto dall’insieme di tutti gli atomi
personalizzati che hanno partecipato alla creazione del nostro corpo
fisico e ci compongono attualmente.
Il corpo Spirituale è l’insieme della nostra Consapevolezza (composta da
bit di informazioni, quindi da Tachioni e Fotoni informati) che ci
caratterizza e ci individualizza e che viene ricavata dalle esperienze
vissute in sintonia con le Leggi della Natura, esse si fissano
nell’Ego/IO, che noi siamo, manifestando un Atomo Spiritualmente
elevato in armonia con la Manifestazione ed agente in essa.
I
Corpi del Campo Psico Elettromagnetico Informato,(CEI) con l’Ego/IO
del soggetto, persa la parte “pesante” del fisico e dell’eterico,
seguono gli indirizzi (le strade) individuali possibili ed attraverso la
“Star Gate” (Porta delle Stelle, ovvero porta dimensionale o
cunicolo spazio/temporale,) personale, si proiettano nel “buco nero”
(ombelico dimensionale) che li sposta in un nuovo spazio/tempo,
attendendo la nuova reincarnazione od incarnazione a seconda del livello
di evoluzione proprio.
dal Film
GHOST:
Ecco un esempio dell'entrata e passaggio in un tunnel dimensionale:
Recensione del Video
Il film :
"Al di là dei sogni"
si basa sull'omonimo
libro ("What Dreams May
Come" in inglese) di
Richard Matheson.
Racconta della storia
d'amore tra il dottor
Chris Nielsen
(interpretato da Robin
Williams) e sua moglie
Annie (Annabella Sciorra)
oltre i confini della
morte.
Chris muore in un
incidente stradale e, in
ospedale, si stacca dal
suo corpo, conserva la
percezione sensoriale,
ma non riesce a vedere
chiaramente la guida
mandatagli per aiutarlo
nel suo trapasso.
All'inizio resta
intrappolato nei livelli
inferiori dove può
vedere le persone ma non
comunicare con loro, ed
è inconsapevole d'essere
"morto".
Lo vediamo poi mentre
dal suo corpo astrale
assiste al suo funerale,
e successivamente quando
tenta di mettersi in
contatto con la moglie
attraverso la scrittura
automatica. Alla fine
accetta il fatto di
essere fisicamente
morto.
Con l'aiuto della guida
valica i confini della
sua esistenza terrena ed
entra nel mondo
successivo, il piano
astrale della metafisica
Occidentale (lo Svarloka
dell'Induismo o il
bardos del Buddismo
Tibetano). Là vive
contento, imparando ad
esempio a volare da un
luogo all'altro e
aspettando che sua
moglie lo raggiunga al
momento stabilito.
Ma la tragedia irrompe
quando Annie si suicida
e Chris apprende che pur
essendo anche lei
entrata nel mondo
astrale è bloccata in un
luogo infernale (il
Naraka dell'Induismo) da
lei stessa creato e da
cui non può essere
riscattata. Non volendo
accettare questa
situazione, Chris parte
per salvare la moglie.
Capisce però che non può
risvegliarla dal suo
stato insano, e decide
di restare con lei
invece di tornare in
cielo - una prova
d'amore che presto li
consegna entrambi al
paradiso. Nelle sequenze
finali del film i due si
sono reincarnati in
bambini che si
incontrano su una
banchina.
Nel libro invece lei si
reincarna in India, lui
in America, destinati ad
incontrarsi e a sposarsi
all'età di 30 anni.
vedi Video -
Questa e' solo l'introduzione di: Aldila'
dei Sogni
L’ani+ma quindi è l’insieme di
tutti questi 7 corpi, dall’Ego/IO al fisico e
non e' una sola parte di essi.
Essa è l’insieme delle
informazioni che l'essere eredita dal concepimento, contenuta nella
coppia di 2 atomi base (+ e -) che aggregheranno altri
atomi (insieme)
per formare il corpo fisico, più
quelle che sono codificate nel DNA, risultante dalla combinazione di metà
del DNA nucleare del padre (per mezzo dello spermatozoo che feconda
l’ovulo) con metà di quello della madre, mentre il DNA
mitocondriale
viene tutto dalla madre, contenuti nell’ovulo femminile.
Da quelle informazioni che
acquisisce durante la sua vita terrestre, vale a dire nelle connessioni
neuronali che si plasmano nell'interazione con l'ambiente familiare,
sociale e quello della Natura/UniVerso, nel quale l’essere vive;
quindi è corretto dire che la nostra
anima non è sempre la stessa
dalla nascita all'età adulta: magari uno nasce come bambino carino e
paffutello, ma poi da adulto diventa uno spietato criminale, sadico e pluri-omicida. L’informazione lo ricordiamo è quella che è
contenuta nel DNA ed è negli elettroni/atomi che compongono il
DNA che
viene ad essere raccolta, aggiunta e memorizzata al momento della morte.
Ricordiamoci che non si può
dividere ciò che la Manifestazione, il “corpo di
Dio”
(manifestazione dell’InFinito) ha unito; per cui non è facile
definire i confini precisi dei vari “corpi” sottili; comunque tutti
questi corpi ci dicono anche gli antichi, sono collegati fra di essi in
modo inter relazionale, ma sopra tutto dai 7 centri detti “chakra”;
questi centri sono il collegamento fra i vari livelli dei corpi
permettendo la risalita e la discesa delle 2 energie che noi captiamo
da: polmoni, piedi, testa, pelle, cromosomi, e che si distribuiscono nei
vari livello del corpo, per dare energia ad ogni organo o sistema
collegato a quel centro; i “chakra” corrispondono grosso modo,
partendo dal basso a: zona genitale; zona intestinale; zona stomacale;
zona plesso solare; zona della gola; zona della fronte; zona della
“fontanella” (sopra la testa).
In
Medicina Biologica o
Naturale
dobbiamo tenere conto di tutti questi “centri” e dei vari
“corpi” quando cerchiamo di mantenere la Salute o ripristinare la
stessa da uno stato di malessere.
E’ estremamente importante prima
di trattare un malato sul piano metabolico, di ristabilire la giusta
circolazione delle Energie in questi 7 centri secondo le loro giuste
polarità (Yang e Yin).
Per far meglio comprendere, ciò
che desideriamo illustrare ai nostri lettori sulla possibilità della
materia/intelligente che si evidenzia nella sua proprietà intrinseca di
trasformazione, riferiamo ciò che in certe branche della fisica
applicata contemporanea si sta scoprendo:
I Metalli “liquidi” esistono
veramente, anche se solo nei laboratori di ricerca applicata più
moderni; essi si chiamano “fluidi elettroreologici” e le loro
applicazioni nel futuro, possono essere fantascientifiche; un esempio:
con questi fluidi si potranno costruire super macchine enormemente più
veloci e precise, grazie ad ingranaggi capaci di passare dallo stato
liquido a quello solido in frazioni di secondo, rispetto a quelle
costruite fino ad ora.
Nel 1947 un fisico Willis M.
Winslow aveva scoperto il primo fluido elettroreologico: esso si
trasformava istantaneamente in semi solido, se era attraversato da una
corrente elettrica; negli anni successivi altri materiali hanno
dimostrato proprietà simili.
Alla base di questo fenomeno vi è
la polarizzazione, fenomeno scoperto da tempo; se un fluido con molte
particelle in sospensione viene attraversato da un campo elettrico, le
particelle tendono a polarizzarsi, assumono cioè una forma allungata
con un polo caricato positivamente e l’altro negativamente; i poli
delle particelle tendono ad attrarsi, se di carica diversa od a
respingersi; questo tipo di movimento provoca il loro allineamento,
generando un nuovo “insieme”, una nuova struttura.
Quando molte particelle presenti
nel liquido interagiscono in quel modo, finiscono per formare lunghe
catene e questo può provocare la progressiva solidificazione del
fluido.
Per ottenere questo rapido
passaggio ci dicono i fisici, occorre applicare tensioni di qualche
migliaio di volt.
Altri liquidi/solidi (miscele con
silicio e polimeri solubili) che si chiamano colloidi dilatanti, mutano
di stato anche se non sono attraversati da correnti elettriche, il
passaggio di stato avviene in seguito ad una agitazione meccanica
violenta.
Perché vi abbiamo parlato di
questo tipo di fenomeno ? perché riteniamo che in Natura esistono varie
e molteplici possibilità, varie fenomenologie, che essa utilizza da
sempre nei processi di Manifestazione e di trasformazione della materia,
che hanno enormi possibilità e dimostrano come anche il fenomeno morte
sottostà a questa legge di trasformazione, con simili modalità.
Nel momento della morte -
trapasso
- vi è una
scarica elettrica fortissima in Volt ed a bassa intensità, indotta ed
una agitazione meccanica conseguente che provvede a temperatura
ambiente, (questi fenomeni si chiamano: trasmutazione atomica a bassa
temperatura) a modificare parte del corpo fisico/eterico/spirituale in
altri stati della materia di cui è composto il nostro corpo, mantenendo
il potere d’informazione del proprio Ego/IO nei nuovi corpi che si
formano da esso ed a seconda delle proprie “destinazioni” essi si
trasformeranno in gassoso, liquido, solido o plasma, ma
contemporaneamente a riAggregare parte della materia precedente in altri
insiemi che generano altre sostanze, cioè altre forme, altri corpi.
Ora osserviamo la Morte ancora da
un altro punto di vista.
Dal punto di vista clinico, la
definizione del momento della “morte” combacia con la cessazione del
battito cardiaco, la cessazione delle funzioni respiratorie e di quelle
cerebrali; NON si contempla assolutamente la cessazione delle Sensazioni
da parte dell’Ego/IO, onde per cui è evidente che questa definizione
è data da una incompleta osservazione esteriore, da parte degli altri,
medici compresi.
La morte però è sopra tutto un
momento “interiore”, NON solo esteriore; in Bio elettronica abbiamo
una marcia in più per meglio definire questo momento, questo
“passaggio nella Vita”.
Analizzando il sangue del
“defunto”, pH,
rH e
rò, vedi Bio
elettronica,
possiamo sapere se è morto veramente e non si tratti di morte
apparente, per cui il malcapitato non si troverebbe a risvegliarsi nella
bara a 2 m. sottoterra, come purtroppo avviene ed è accertato nel 5%
dei casi di sotterramento.
Comunque l’unico che può
“narrarci” il passaggio, la morte è il morente; infatti in certi
laboratori sono stati “interrogati” dei cadaveri, inserendo
elettrodi nei loro cervelli e collegandoli ad un elettroencefalogramma;
parlando con il “morto”, gli si è chiesto di fornire degli impulsi
per rispondere con un semplice sì o no, alle domande che gli venivano
poste, le risposte sono arrivate puntuali.
Abbiamo analizzato da vicino casi
di persone, dichiarate “clinicamente morte”, facendoci raccontare le
loro esperienze vissute; per clinicamente morte, si intendono persone
che in ospedale, sono state dichiarate morte da medici con tanto di
certificato e sono rivissute dopo qualche minuto, in certi casi oltre 2
ore, in altri dopo 2 giorni.
E’ stupefacente ascoltare le loro
esperienze; tutte quante hanno in comune gli stessi elementi
fondamentali descritti in modo un po' diverso, a seconda del tipo di
cultura filosofico, religiosa, del soggetto.
Queste affermazioni sono simili a
quelle che uno studioso americano
R.A. Moody e la giornalista italiana
Paola Giovetti ed altri studiosi in altre nazioni, hanno scritto nei
loro libri.
Ecco la descrizione che abbiamo
tratto da tutti coloro che ci hanno descritto le loro sensazioni dopo
che sono rivissuti da una morte apparente.
“Un uomo sta morendo e nel momento in cui ha raggiunto il massimo dolore,
sente dalle parole del medico, di essere clinicamente morto; avverte uno
strano rumore, come un tintinnio, una musica od un ronzio e
contemporaneamente sente di muoversi, con estrema rapidità, lungo un
“tunnel” una galleria buia, nera; giunto al termine, avverte di
essere uscito dal proprio corpo, ma di trovarsi ancora nell’ambiente
in cui esso si trovava prima e vede in lontananza il suo corpo, come se
egli fosse solo uno spettatore; da quella posizione osserva il tentativo
di rianimazione e prova un senso di sconvolgimento emotivo; dopo breve
tempo si abitua alla nuova strana condizione, avverte di avere ancora un
corpo ma di altra natura, molto diversa dal corpo fisico al quale era
abituato e che ha lasciato.
Cominciano ad accadere altre cose, altri individui gli si avvicinano per
aiutarlo; scorge i corpi energetici di parenti ed amici già morti che
vivono in altra dimensione, poi gli appare un essere che egli definisce
di
Amore o di Luce; questo gli rivolge senza parlare, cioè telepaticamente, una
domanda che lo esorta a valutare la propria vita e lo aiuta
mostrandogli, come in un film (playback) a ritroso, gli avvenimenti più
salienti della propria vita terrena.
Alle volte questo “film” viene visto prima dell’incontro con
l’essere di luce; ad un tratto si sente vicino o vede una barriera, un
confine che sembra essere la divisione fra la vita terrena e
quest’altra che si propone; tuttavia “sente” o gli dicono di dover
ritornare sulla terra e che non è ancora arrivato il momento del suo
passaggio.
Tenta di opporsi, perché è affascinato da questa nuova e bella
situazione; tuttavia si riunisce al suo corpo, in qualche modo e torna
alla vita terrena.
Più tardi tenta di raccontare ad altri la sua esperienza, ma gli riesce
difficile farlo; fa difficoltà ad esprimere con parole i fatti vissuti
“altrove” e scopre che non lo prendono sul serio e rinuncia a
parlare.
L’esperienza vissuta comunque modifica sostanzialmente la sua vita ed
in particolare le sue opinioni sulla “morte” e sulla Vita”.
Video che
narra l'esperienza con relativa
descrizione di uno Spirito-Soggetto
nell'Al di La'...
L'anima esiste e sopravvive alla
morte cerebrale affermano due medici inglesi, in modo improprio:
Pazienti
colpiti da arresto cardiaco hanno raccontato di luci, sensazioni di
gioia e ingresso in un altro mondo.
Corriere della sera 23-10-2000 -
vedi:
Campo Psico Energetico - effetto Kirlian
LONDRA
- Una mente indipendente dal cervello e una coscienza, o
anima, che vive
dopo la morte cerebrale. In pratica, l'esistenza dell'anima provata
scientificamente, visto che ad avanzare l'affascinante ipotesi sono due
medici, Peter Fenwick, neuropsichiatra londinese, e Sam Parnia,
ricercatore clinico all'ospedale di Southampton e che la ricerca sarà
pubblicata dalla rivista medica Resuscitation.
Per un anno i due hanno studiato 63
casi di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Di questi, 56 non
avevano memoria del tempo in cui erano rimasti privi di conoscenza. Ma
quattro dei sette che hanno dichiarato di ricordare qualcosa hanno
superato la scala Grayson, che valuta le esperienze di «quasi morte».
I quattro hanno parlato di sensazioni di pace e gioia, tempo accelerato,
perdita di percezione del corpo, di una luce brillante e dell'ingresso
in un altro mondo. Esperienze che per gli scienziati non potrebbero
spiegarsi con un collasso delle funzioni cerebrali causato da mancanza
di ossigeno o con combinazioni di medicinali (che in casi del genere
sono uguali per tutti).
“Queste persone erano in una
condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado di
sostenere processi lucidi o consentire di avere ricordi duraturi”,
ha dichiarato Parnia al Sunday Telegraph, a
meno che il cervello non sia
l' intermediario di una mente indipendente".
Fonte:
MysteryMail 25 Ottobre 2000
Secondo due eminenti medici
britannici l'anima esisterebbe. Peter Fenwick, neuropsichiatra
all'Istituto di neuropsichiatria di Londra e Sam Parnia, ricercatore
clinico presso l'ospedale di Southampton, in seguito ad analisi
strettamente scientifiche, hanno ipotizzato che la mente sia
indipendente dal cervello e che l'anima continui a vivere dopo la morte
cerebrale. Gli studiosi si sono basati sulle testimonianze dei malati
che hanno raccontato di aver provato un senso di pace e di gioia in una
"condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado
di sostenere processi lucidi o consentire loro di avere ricordi
duraturi". In seguito a uno studio condotto al General Hospital di
Southampton gli studiosi hanno intervistato 63 pazienti sopravvissuti
all'arresto cardiaco.
Fra questi, 4 persone avrebbero superato la c.d.
scala Grayson, criterio medico per valutare le esperienze di "quasi
morte" e ognuno di loro avrebbe avvertito sensazioni di pace
eterna, di smarrimento della percezione fisica, di ingresso in un altro
mondo.
Secondo
Parnia: "ciò
potrebbe fornire una risposta alla domanda se la mente o la coscienza
siano prodotte dal cervello o se il cervello non sia invece una specie
di intermediario della mente, la quale esiste indipendentemente".
Fenwick e Parnia hanno escluso che
l'esperienza possa spiegarsi con un collasso delle funzioni celebrali
causato da mancanza di ossigeno. Con l'analisi delle cartelle cliniche
è stata altresì esclusa la possibilità che l'accaduto sia
riconducibile a combinazioni di medicinali dato che le tecniche di
rianimazione praticate in ospedale sono uguali per ogni paziente
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Riassumendo possiamo descrivere con
questa successione gli avvenimenti che ricorrono frequentemente nei casi
di Pre-morte:
1) Sensazioni piacevoli di pace,
quiete nella prima fase.
2) Percezione di una Luce bianca
chiarissima, per quanto vi sia molta luminosità, essa non offende in
alcun modo la vista, né impedisce di vedere altre cose; oltre alla
percezione della luce, si odono bellissimi suoni e voci di altri esseri.
3) Estrema esaltazione delle facoltà
intellettive e percettive.
4) Esperienza di percorrere un
“tunnel” (dimensionale) una galleria buia.
5) Abbandono del corpo fisico
all’interno di una parte del corpo energetico e ci si trova ad
osservare il proprio corpo fisico, essendone completamente fuori.
6) Riepilogo dei fatti importanti
della vita, i ricordi si susseguono con ritmo rapidissimo ma con uno
sguardo mentale si comprendono e si rivivono interamente, auto
giudicandosi.
7) Sensazione di un passaggio di
“luogo” o di dimensione che si interrompe un attimo prima del
rientro nel corpo fisico, contemporaneamente al desiderio intenso di
rimanere in quel nuovo stato o luogo.
Questa la
descrizione generale che
“risuona” in tutti i racconti ed in ogni parte del mondo
indipendentemente dal credo religioso o spirituale, da parte delle
persone ascoltate nelle nostre ricerche.
Anche queste affermazioni
confermano le nostre tesi sulla “morte” quale passaggio in altra
“dimensione” quella energetica, elettronico Spirituale.
Quello che è strano è che molti
individui sopra tutto in occidente, quando incontrano un amico che
racconta loro per esempio, di essere stato in Kenia e di aver visto
laggiù tante cose, di aver parlato con altre persone del luogo, ecc.,
questi pur non conoscendo di persona la nazione Kenia, gli prestano fede
e non hanno nemmeno il dubbio, che il loro amico racconti loro una
frottola; mentre se qualcuno anche loro amico, gli racconta che è stato
nell’aldilà, descrivendo tutto con minuziosi particolari, allora la
narrazione diviene una favola mentale della persona che la racconta,
questo atteggiamento è sicuramente poco serio; il ricercatore della
verità andrà come minimo a cercare altre persone che hanno fatto
l’esperienza per vedere se ciò che ha ascoltato è credibile o meno,
questo almeno fino a quando egli non vivrà di persona l’esperienza;
sono gli schemi mentali ristretti che impediscono a quelle persone di
accettare una possibile verità.
Dovremmo allora dire che lo stato
della morte è analogicamente da riportare allo stato del sonno
nell’Uomo; il sonno è vissuto in piena coscienza da parte
dell’Ego/IO, tant’è che si vivono esperienze vere e complete anche
se “interne”; si hanno tutte le sensazioni come nello stato di
veglia che è lo stato di relazioni con l’esterno, in quanto si vivono
colori, suoni, tatto, parole, immagini, ecc. come se fossero oggettivate
e non per questo si è pazzi; mentre si dorme si risolvono problemi che
non si riesce a risolvere nello stato di veglia, tant’è che vi è un
detto: “la notte porta
consiglio”; si hanno visioni, sogni, ecc., che molte volte non
vengono ricordati, ma che si Sa che si sono vissuti nella notte, mentre
si dormiva.
Il sonno è uno degli stati
dell’Essere cosciente e parte della Vita stessa; ecco perché in molte
religioni si è legata analogicamente la morte allo stato del sonno.
Però lo stato di morte è molto più
dello stato del sonno, in quanto esso permette altri e più complessi
cambiamenti di stato; lo stato della morte infine è il passaggio
dall’esterno, il fuori dello spazio gravitazionale della
Manifestazione, all’interno di essa, il dentro.
Secondo le affermazioni precedenti
sugli “Aelohim,
Elettroni,
Eoni”, noi sosteniamo che la morte è la
“trasformazione” dallo stato materiale, allo stato Energetico,
Elettronico, con la piena coscienza, consapevolezza e partecipazione
dell’Ego/IO della persona a queste “variazioni” di stato; tale
variazione è il passaggio dell’Energia, dallo stato “solido” a
quello di “plasma” e per la parte fisico/eterica, attraverso la
riduzione in stati di liquido, gassoso, atomico,
per essere riciclato biologicamente in nuove e molteplici
aggregazioni.
Per fare ciò dobbiamo passare
dallo stato solido allo stato “Energetico” e passare quindi dentro
la materia per poterci livellare al piano al quale ci siamo resi capaci
di “rivelare”, nella nostra esperienza terrestre.
Infatti anche il ciclo della Natura
ci conforta dandoci tutti gli esempi possibili di cui ne prendiamo solo
uno: il chicco di grano deve essere messo nella terra, trasformarsi, cioè
morire per “dare alla luce”, per far nascere una spiga e da essa
nascono circa 100 chicchi di grano e così via; lo stesso avviene per
gli esseri viventi, noi siamo un “chicco” di informazioni cioè di
Spirito, Pensiero, Coscienza chiusi in una “sostanza o bolla di
energia” e dobbiamo venire a nascere sulla terra per poter
“morire” e per poterci trasformare a nostra volta, per dare così
vita a miliardi di altri (chicchi ), cioè Atomi od Elettroni
Personalizzati che a loro volta ci accompagnano nella nostra esperienza
corporea umana e che andranno ad arricchire ed a riAggregarsi per
affinità e livelli, alla nostra morte ad altri corpi, inserendovi di
nuovo ed in tutti l’inconscio collettivo aggiornato per reInformare
attraverso gli atomi/elettroni contenuti nel DNA/RNA, anche il CEI
(Campo Elettro Magnetico Informato) dei nuovi corpi che si creeranno.
La CoScienza non perde in nessun
caso la percezione di Sé e dell’UniVerso; ella la perde a livello
conscio temporaneamente quando ella si reIncarna, per poter essere
libera di effettuare una nuova esperienza e ciò avviene al
concepimento.
Durante la vita nel fisico ella
deve, ritornando in Armonia con la
Manifestazione, riprendere il
colloquio interrotto con il Concepimento (concepire un piano mentale).
Solo la Coerenza, con le varie
Leggi della Manifestazione permette il ripristino della ComUnicAzione.
L’incoerenza al contrario
impedisce la comunicazione e la comprensione della realtà della Vita;
ad ogni morte o trapasso la CoScienza si
reIncarnerà per potersi
rimettere in conDizione di riTrovare la sua coerenza con il Creato e le
Sue finalità.
Le religioni anche quelle non
cristiane, sono tutte concordi con forme diverse, nell’affermare che
la vita continua dopo la morte; alcune dicono che l’Ani+ma,
l’Essere, l’Ego/IO nella materia, prenda possesso di un altro corpo
e si reincarni di nuovo e così per quante
reincarnazioni sono
necessarie per “purificarsi”; la chiamano la legge del “Samsara”.
Noi sosteniamo questo: esistono
Ego/IO (Esseri, Anime) emanati dall’InFinito, dopo varie
reincarnazioni alla loro ultima morte, con il loro nuovo corpo di
Energia si incarnano volontariamente, cioè riprendono forma solamente
per aiutare altri Esseri ad evolvere nelle varie dimensioni; altri
risorgono o si riAggregano o si reincarnano moltissime volte perché
debbono acquisire altre informazioni e non sono capaci di rendersi
liberi dalle psico dipendenze di questa dimensione, perciò si auto
obbligano, auto condizionano per via delle loro psico dipendenze a
reincarnarsi, a risorgere molte volte, fino a riuscire ad essere abili
ed autosufficienti nel mantenere per sempre il loro corpo Energetico,
cioè ad essere Coerenti ed a imparare a decidere dove posizionarsi ad
ogni loro “trapasso”, utilizzando il tipo di materia presente nella
dimensione ove desiderano manifestarsi.
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PREMORTE
-
Near-Death
Experiences o Stati di Premorte
(NDE)
Il fenomeno denominato Near-Death Experiences
(NDE) oppure
Stato di Pre-Morte (SPM) o Esperienze di Pre-Morte (EPM), solitamente si
verifica nei soggetti che dopo aver avuto un trauma fisico che avrebbe
dovuto portarli alla morte (a causa di arresto cardiaco spontaneo, di un
grave incidente, o durante un intervento chirurgico) sono sopravvissuti.
Moltissime di queste persone, in tali occasioni sono state dichiarate
clinicamente morte, perchè oltre ad avere il battito cardiaco
totalmente assente, non presentavano più alcuna attività cerebrale
(EEG). Ciononostante, inspiegabilmente, dopo svariati minuti (a volte
anche ore, vedi caso Rodonaia in “La pagina degli amputati), una volta
tornati alla vita, riferiscono ai medici, agli infermieri, ai parenti e
agli amici dei ricordi straordinari: mentre erano “clinicamente
morti”, avevano continuato ad avere la percezione visiva e sonora di
quello che stava accadendo attorno a loro ed anche in luoghi molto
distanti da quello in cui era stato collocato il corpo.
Più
precisamente, una volta “risvegliati”, hanno descritto
dettagliatamente quello che avevano fatto e detto i primi soccorritori e
poi gli infermieri ed i medici, mentre tentavano di rianimarli, ed anche
ciò che amici e parenti compivano, dicevano o pensavano, mentre si
trovavano all’interno delle rispettive abitazioni o al lavoro.
Negli ultimi trentacinque anni, a livello mondiale,
l’interesse per queste esperienze in ambito scientifico è stato
sollevato da Raymond A. Moody (precedentemente altri studiosi se ne
erano occupati - in particolare Frankl e Potzel - mostrando però
maggiore interesse nei confronti dell’evento morte e non per
l’esperienza premortale), egli è ritenuto il massimo divulgatore
degli studi sulle NDE. Moody fu il primo a raccogliere dati sulle NDE,
rendendoli pubblici durante le sue conferenze e tramite i suoi libri; il
primo libro,
“La Vita Oltre La Vita”, è ancora oggi un testo
fondamentale per tutti coloro che si sono occupati e si interessano del
fenomeno. In “La Vita Oltre La Vita” Moody lanciò una sfida a tutti
gli studiosi di medicina, a cui chiedeva di impegnarsi maggiormente
nelle ricerche concernenti le esperienze vissute in punto di morte (Raymond
Moody, è nato in Georgia nel 1944; nel 1969 si è laureato in Filosofia
e successivamente in Medicina e in Psichiatria.
Ha insegnato per tre
anni etica, logica e filosofia del linguaggio alla East Carolina
University.
Ha anche insegnato Psicologia al Western Georgia State
College di Carrollton, un istituto che ha un reparto di psicologia in
cui si enfatizza lo studio del paranormale. Il Western Georgia State
College, non ignora la terapia cognitiva, ma su volere del suo fondatore
William Roll, sin dagli anni Sessanta organizza corsi sui fatti
inspiegabili, tra essi vi sono corsi sull’astrologia, sulle esperienze
di Pre-Morte, sui fantasmi, unitamente a quelli sull’ipnosi,
sull’auto-ipnosi e sulla moderna psicoterapia sciamanica.
Attualmente
è titolare della Cattedra “Bigelow” per gli Studi sulla Coscienza
di Las Vegas).
Da allora molti studiosi si sono cimentati in questa ricerca
e, mentre i non addetti ai lavori erroneamente pensano che essa sia
relegata al pensiero esoterico o occultista, in realtà la questione è
dibattuta soprattutto in ambito accademico e le rare volte che sono
state prese in esame tesi esoteriche, lo si è fatto per invalidarle. I
più agguerriti contro le tesi esoteriche sono i parapsicologi che, pur
ammettendo l’esistenza di fenomeni paranormali, sono impegnati a
cercarne le cause scientifiche per poterli riprodurre in laboratorio,
seguendo i canoni della scienza empirica.
FASI CARATTERISTICHE del FENOMENO NDE
Di seguito vengono descritti i vissuti (ovvero le esperienze
soggettive, simili tra loro, dei soggetti che hanno sperimentato
la NDE.) e che sono maggiormente tenuti in considerazione dai
ricercatori di tutto il mondo che operano in ambito medico,
farmacologico, psichiatrico, psicologico, psicofisiologico e
parapsicologico.
Per alcuni studiosi la presenza di uno o più di tali
elementi è sufficiente per determinare la
NDE, mentre per altri sono valide le fasi evidenziate dal test
elaborato da Bruce Greyson.
Sensazione
della morte
Molte persone non realizzano immediatamente che
l’esperienza che stanno vivendo ha a che fare con la morte.
Raccontano d’essersi trovate a fluttuare al di sopra del loro
corpo, d’averlo guardato a distanza e d’avere improvvisamente
provato paura e/o imbarazzo. In questa situazione arrivano a non
riconoscere come proprio il corpo che vedono dall’alto, spesso la
grande paura iniziale cede il posto alla chiara consapevolezza di quanto
sta accadendo.
Mentre si trovano in questo stato, le persone sono in
grado di comprendere quello che medici ed infermieri si comunicano,
anche se non hanno alcuna cultura medica, ma quando tentano di parlare
con essi o con altre persone presenti, si rendono conto che nessuno
riesce a vederli né a sentirli.
Allora cercano di attirare
l’attenzione dei presenti toccandoli, ma quando lo fanno, le loro mani
passano direttamente attraverso il corpo del medico o infermiera. Dopo
avere tentato di comunicare con gli altri, generalmente provano un
maggiore senso della loro identità, e a questo punto la paura si
trasforma in beatitudine, ed anche in comprensione.
Senso di pace e assenza di dolore
Finché la persona resta nel suo corpo può vivere
un’intensa sofferenza, ma quando lo abbandona sopravviene un grande
senso di pace e di assenza del dolore.
Il tunnel
Questa esperienza solitamente subentra dopo che è stata
sperimentata quella dell’abbandono del corpo (fisico).
La persona si
trova di fronte ad un tunnel a vortice, oppure davanti ad un portale e si sente
spinta verso le tenebre.
Dopo avere attraversato questo spazio buio,
entra in una luce splendente. Alcune persone invece di entrare nel
tunnel dicono d’essere salite lungo una scalinata. Altri hanno
affermato d’avere visto delle bellissime porte dorate, che indicano il
passaggio in un altro regno. Alcuni soggetti hanno dichiarato che,
nell’entrare nel tunnel, hanno sentito un sibilo o una specie di
vibrazione elettrica oppure un ronzio. L’esperienza del tunnel non è
una particolare scoperta degli attuali ricercatori, infatti già nel
quindicesimo secolo, Hieronymus Bosch nel dipinto che ha per titolo
“Visioni dell’aldilà:
Il paradiso terrestre - L’Ascesa
all’Empireo”, descrive quello che solitamente racconta chi ha
vissuto una NDE.
Gli Esseri di Luce
Una volta superato il tunnel, generalmente la persona
riferisce d’avere incontrato degli “esseri” che brillano di una
stupenda luce, che permea ogni cosa e riempie il soggetto d’amore. In
questa dimensione, luce e amore sono la stessa cosa; la luce è
descritta come molto più intensa di qualsiasi altra conosciuta in
Terra, non è accecante ma è calda, stimolante, viva.
Oltre alla intensa luce, molte persone raccontano di avere
incontrato amici o parenti (precedentemente deceduti) contraddistinti da
corpi luminosi ed eterei; di avere visto bellissime scene pastorali e
città fatte di luce la cui grandiosità è indescrivibile.
In questa situazione la comunicazione non si svolge come al
solito a parole, ma “telepaticamente”, è una comprensione
immediata.
Il Supremo Essere di Luce
Dopo avere incontrato diversi esseri di luce, generalmente,
la persona “clinicamente deceduta”, incontra un essere che definisce
il “Massimo Essere di
Luce”. Chi ha avuto un’educazione cristiana spesso lo identifica con
Dio o Gesù; coloro che professano altre fedi lo chiamano Buddha o
Allah. Gli atei riferiscono che non si tratta di Dio e neppure di Gesù,
ma è un essere sacro.
Tutte le persone dichiarano che si tratta di un
essere che emana amore e comprensione assoluti. Quasi tutte le persone
dicono di avere desiderato di restare per sempre con lui, desiderio che
però non può essere soddisfatto e, solitamente, uno degli esseri di
luce (parenti defunti ecc.) o
il Massimo Essere di Luce, dopo che il soggetto ha riesaminato la sua
intera vita, lo invita (o gli ordina) di rientrare nel suo corpo
terreno.
Visione panoramica della vita
Quando ciò avviene non vi sono più contorni materiali, ma
solo una visione panoramica a colori e a tre dimensioni, di ogni singola
azione compiuta dal soggetto in stato di NDE, durante la vita.
Solitamente questa situazione si verifica nella prospettiva di una terza
persona, non si svolge nel tempo da noi conosciuto ma l’intera vita
del soggetto è presente contemporaneamente. In questa condizione si
rivedono le azioni buone e cattive compiute fino a quel momento, e si
percepisce immediatamente l’effetto che esse hanno procurato sul
prossimo.
Durante tutto il tempo in cui il soggetto riesamina la sua
vita, l’Essere di luce gli resta accanto, gli pone delle domande (ad
esempio che cosa ha fatto di bene nella sua vita), l’aiuta a compiere
la revisione e a sistemare (in prospettiva) tutti gli eventi della sua
vita. Le persone che hanno vissuto una NDE si convincono che la cosa più
importante della vita è l’amore, seguito (per la maggior parte di
loro) dalla Conoscenza. Mentre i sopravvissuti rivedono i momenti della
loro esistenza in cui hanno imparato qualcosa, l’Essere di luce
sottolinea che, oltre all’amore, una delle cose che si può portare
con sé al momento della morte è la conoscenza. Generalmente quando la
persona torna in vita, ha un gran desiderio di approfondire le sue
conoscenze intellettuali, spesso
diventa un avido lettore anche se, nel suo recente passato, non amava
studiare, oppure si iscrive a corsi che gli permettono di approfondire
argomenti da lui mai prima trattati.
Rapida ascesa al
"cielo"
(altra dimenzione)
Non tutte le persone che hanno vissuto una NDE fanno
l’esperienza del tunnel, alcune invece raccontano d’essersi sentite
fluttuare, di essere salite rapidamente al cielo e di aver visto
l’universo dalla stessa prospettiva dei satelliti e degli astronauti.
Riluttanza a tornare in vita
L’esperienza di Pre-Morte è talmente piacevole che molte
persone non vorrebbero tornare indietro e, spesse volte, sono molto
adirate con i medici che le hanno fatte ritornare. E’ però una
reazione momentanea e, solitamente dopo una settimana (anche se
rimpiangono lo stato di beatitudine vissuto durante la NDE), sono felici
d’avere avuto l’opportunità di continuare a vivere. La maggior
parte delle persone riferisce che, se avesse dovuto pensare solo a se
stessa, sarebbe rimasta nell’altra dimensione. Tutti dichiarano che
sono ritornati per amore dei loro bambini oppure per i genitori o i
coniugi.
Differente percezione spazio - temporale
Tutte le persone che hanno sperimentato l’esperienza di
Pre-Morte raccontano che in quella dimensione il tempo è notevolmente
compresso e assolutamente diverso da quello segnato dagli orologi;
spesso viene descritto come l’esperienza o il senso dell’eternità.
Durante la NDE, generalmente i confini imposti dallo spazio nella vita
quotidiana scompaiono. Infatti, se la persona (ritenuta da medici ed
infermieri morta) vuole recarsi in uno specifico posto, può farlo
semplicemente pensando di esservi. Alcuni soggetti hanno riferito che,
mentre si trovavano fuori dal corpo ed osservavano il lavoro svolto dai
medici nella sala operatoria, se volevano vedere i loro parenti, era
sufficiente che desiderassero spostarsi nella sala d’aspetto o
raggiungere l’abitazione o il luogo in cui si trovavano.
Tratto da:
vspace.it
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Commento interessante (NdR): Se
mettiamo un morente su di una sensibile bilancia (bilancia atomica) un momento prima dellesalazione
dellultimo respiro, troviamo un determinato peso, che
diminuisce di qualche decina
di grammi
(15 gr.) appena il soggetto ha esalato lultimo respiro ed il corpo tende a divenire
freddo; questo esperimento è già stato effettuato, ma si è creduto di
misurare il peso dellanima; pensate a quale stupidità certi studiosi medici
scienziati (Americani) di
Tanatologia
(studio della morte) sono arrivati; questo avviene
perché essi NON conoscono le semplici ma sacrosante Leggi dellUniVerso.
vedi anche:
Olo-Mero +
Chi
cosa e' dov'e' Dio ?
+
Buchi neri
+
Atomo +
Vuotoquantomeccanico +
Campo Psico Energetico - effetto Kirlian
EUTANASIA:
Olanda Legalizza, è Il Primo Paese al Mondo - dopo l’Olanda il sì del Belgio
e della Svizzera
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La morte ed il
senso della vita
“Se penso che devo morire mi
ammazzo” (“nonna maria”)
“ The physically of Death destroy us, the idea
of death saves us”
La Coscienza è un grande dono , un tesoro tanto
prezioso quanto la vita. . Questo ci rende
uomini. Ma ciò comporta una grande prezzo da
pagare la ferita della mortalità . Infatti
fra tutti gli animali che popolano la terra
l’uomo è l’unico animale che diviene ben presto
consapevole del suo ineluttabile destino,
quello di dover morire.
La nostra esistenza è accompagnata dal
fantasma della consapevolezza che cresciamo ,
maturiamo e inevitabilmente decliniamo e
moriamo.
La paura della morte tocca tutti noi: uomini ,
donne e bambini , ma l’angoscia ad essa
collegata varia di intensità nel corso
dell’intero ciclo di vita.
I bambini imparano a conoscere la morte
attraverso la morte di animali domestici, dei
nonni , la vista di cimiteri e le tombe dei
parenti.
Gli adulti cercano di placare la loro
angoscia nei confronti della morte con l’uso
di parole rasserenanti, cercando di
posticipare loro il problema in un lontano
futuro o negando la morte attraverso racconti
di resurrezione, vita eterna e paradiso.
La paura della morte sembra esser messa da parte
dai sei anni , cioè in quella età che Freud
chiama di latenza,
Nell’adolescenza l’angoscia di morte erompe con
notevole forza; i teenagers spesso sono
preoccupati della morte ed hanno pensieri di
suicidio . Molti adolescenti in questo periodo
sfidano la loro paura della morte con
atteggiamenti aggressivi o estremamente
rischiosi.
Nei giovani adulti la paura della morte viene
soppiantata dalla preoccupazione verso i due più
importanti obiettivi di questo fase della vita:
il lavoro e l’inserimento sociale ed il
costruirsi una famiglia.
Con la passare dei decenni quando la carriera
volge al termine e/o i figli a loro volta
lasciano la casa di origine , inizia la crisi
della mezza età e l’angoscia di morte di nuovo
erompe con forza.
Quando noi abbiamo raggiunto l’apice della vita
ci accorgiamo che la strada non tende più ad
salire ma rapidamente volge verso il declino
e la morte .
Parlando della morte è importante rammentare che
non tutte le epoche storiche guardano a
quest’evento nello stesso modo. Esistono,
infatti, delle differenze
Come si comportava l’uomo preistorico nei
confronti della morte ?
Da un lato aveva preso la morte sul serio come
annientamento della vita, d’altro canto l’aveva
misconosciuta e ridotta a niente.
Lui ascriveva alla morte dell’altro, del nemico
,dello straniero un significato diverso dalla
propria morte.
Infatti quando l’uomo primitivo vedeva morire la
moglie il figlio ecc faceva esperienza in sé
che si potesse morire .L’uomo primitivo non
poteva più negare la morte, egli l’aveva se pur
parzialmente sperimentata su di sé nel suo
dolore ma non voleva ammetterne l’esistenza
poiché non riusciva a pensarsi morto. Si affidò
così a compromessi ammise la morte negando
però il suo carattere di annientamento della
vita che invece aveva ammesso nel caso della
morte di un suo nemico.
Nel tardo Paleolitico e nel corso della prima
parte del Neolitico l’uomo riteneva che lo
spirito del defunto rimanesse presente in questo
mondo, anche se non in forma visibile. Questa
teoria si divideva in due tipi. Poteva essere
che rimanesse accanto alla tomba, vicino al suo
gruppo – sia per aiutare i suoi, come pure per
punirli o terrorizzarli (come dimostrano i
legacci che stringevano i resti mortali del
defunto) – oppure vagava liberamente, senza
alcun riferimento preciso con i suoi parenti.
Uno dei dati costanti del periodo Paleolitico
consiste nella comparsa di sepolture
intenzionali e che quindi si fosse diffusa una
sorta di culto dei morti. Sul cadavere della
persona amata l’uomo primitivo ritrovò gli
spiriti , ideò la scomposizione dell’individuo
in corpo ed anima , nel ricordo dei morti si
creò l’idea di altre forme di esistenza per le
quali la morte sarebbe solo l’inizio , l’idea
di una sopravvivenza dopo la morte apparente.
Il defunto non è visto come morto del tutto, ma
immerso in un sonno profondo e momentaneo che lo
porterà, successivamente, a risvegliarsi. Nel
momento in cui tornerà in vita avrà bisogno di
nutrirsi e degli oggetti a lui cari nella
precedente vita
Pertanto, secondo l'interpretazione delle
scienze storico-antropologiche, l'uomo rifiuta
fin dall'inizio la morte. Ciò non di meno, egli
fa esperienza di essa poco alla volta,
comprendendone appieno il significato solo dopo
un lungo e lento processo di assimilazione.
Il senso della morte come evento che interessa
un determinato soggetto, infatti, si svilupperà
appieno solo con l’apparire del senso dell'uomo
e ciò perché, all’inizio della sua storia, la
morte si esplicita in modo parziale, ovvero solo
attraverso la sperimentazione del dolore del
proprio corpo e contemporaneamente attraverso il
suo rifiuto. L’uomo mitico non comprendendo il
sopraggiungere delle tenebre percepisce
quest’evento nella forma di qualcosa che
distrugge ogni forma visibile, che pertanto d’un
tratto diviene estranea e insidiosa. La morte -
almeno all'inizio della storia dell'uomo - è in
qualche modo evitabile. Essa, infatti, non è
stata ancora riconosciuta quale “evento
ineluttabile” e ciò perché, in quanto garantita
da riti e miti, il rifiuto originario della
morte vuole che questa vita presente non finisca.
Queste successive esistenze erano inizialmente
solo appendici di quella troncata dalla morte,
furtive, prive di contenuto e di scarso valore
avevano il carattere di meri espedienti.
Tuttavia, a un certo punto della storia, la fede
nel potere dei miti si convince del proprio
fallimento, trasponendo il luogo dell’eternità
dal mondo immanente della natura in un altrove
trascendente dove i corpi distrutti, oltre a
poter a volte ritornare in questa vita, possono
risorgere, vincendo una volta per tutte le
tenebre e la decomposizione.
Con il realizzarsi della piena consapevolezza
dell'inevitabilità del proprio morire, ciò da
cui ci si vuole difendere non è più il dolore
del corpo ma, al contrario, è “l'inevitabilità
di questo accadimento tragico”. Infatti, solo
dopo il sopraggiungere di questa consapevolezza,
l’uomo scorge il rimedio attraverso il pensare a
una vita ulteriore. .
Tutto può nascere, crescere e perire, ma non
l’essenza intima che anima l’interiorità di
ciascun individuo, un’essenza che, a questo
punto della storia, l’uomo nomina in tanti modi
differenti: "anima",
"atman", "psiche". E’ qui che si inserisce una
sorta di salto di qualità che ci permette di
passare dall’uomo mitico a quello metafisico.
Il senso dell’esistere, un tempo immanente alla
natura, ora trova la propria stella polare nella
esistenza di un Dio ultraterreno.
E
saranno le religioni a proclamare come più
preziosa e più valida questa esistenza
ulteriore e a ridurre la vita che si conclude
con la morte ad una mera preparazione.
Pochi secoli fa, con l’avvento dell’epoca dei
lumi e della scienza, Dio muore per lasciare
spazio a quel soggetto storico dubitante che
chiamiamo uomo scientifico. Ora, non c’è più
nulla in cui credere in modo acritico, poiché
tutto deve essere sottoposto a sperimentazione e
verifica. L’uomo scientifico incomincia, infatti,
a dubitare sia dell’esistenza di un Dio
ultraterreno che non può essere scalfito dallo
scorrere del tempo, sia, di conseguenza, della
possibilità che l’essenza dell’uomo - ciò che
un tempo egli chiamò “anima o “psiche” - possa
sopravvivergli. Ciò che l’uomo riteneva essere
il prodotto di massimo valore, l’anima, non
discende dall’alto, al contrario, è un semplice
prodotto casuale di ciò che sta in basso.
Il venir meno di ciò che a noi è caro e ci
appartiene, non solo ci pone di fronte alla
morte come dato empirico, ma soprattutto alla
morte come evento tragico in sé poiché priva la
persona di quella percezione di stabilità che
potrebbe offrire senso e prospettiva
all’esistenza. L’evidenza primaria è, allora,
quella dell’inevitabile tramonto di ogni
prospettiva/aspettativa che possa offrire senso
(un senso stabile) all’esistenza. Quando si è
soli, di notte, nel silenzio, e nell’oscurità
non si ode né si vede altro che i pensieri che
addizionano e sottraggono anni di vita e la
lunga serie dei fatti ingrati che ci provano
senza misericordia quanto abbia camminato
l’indice dell’orologio […] allora scompaiono le
sagge massime e l’angoscia ci coglie
nell’insonnia, mozzandoci il respiro”.
Poiché non possiamo vivere paralizzati dalla
paura di morire noi sviluppiamo metodi per
alleviare l’angoscia.
Proiettiamo noi stessi attraverso i nostri
figli, cerchiamo di concentrarci sulla carriera
e sull’accumulare ricchezze, abbracciamo la
fede verso un salvatore, verso l’amore per un
essere divino. Per alcuni di noi la paura della
morte si manifesta solo indirettamente come
generalizzata inquietudine mascherata da altri
sintomi psicologici, altri invece sperimentano
una esplicita e cosciente ansietà al pensiero
della morte e per alcuni di noi la paura della
morte esplode in un terrore che nega ogni
felicità e soddisfazione. Ma l’uomo ha bisogno
di qualcosa che vada al di là di se stesso ,
che dia senso alla sua vita e che sia capace
di dare motivazione e spiegazione alla sua
esistenza.
.
Per secoli, filosofi e pensatori hanno tentato
di medicare la ferita della mortalità e di
aiutarci a vivere in armonia e pace.
Già Epicuro filosofo greco del 4 secolo avanti
Cristo nato nel 341 , poco dopo la morte di
Platone, praticava la filosofia medica ed
affermava che come un dottore cura il corpo i
filosofi debbano prendersi cura dell’anima.
Nelle sue convinzioni vi era un solo scopo
nella filosofia alleviare l’infelicità umana .
E qual’era la causa della sofferenza degli
uomini ?.
Epicuro credeva fosse la onnipresente paura
della morte. Il terrificante pensiero della
morte inevitabile interferisce con il nostro
piacere, godimento della vita. Poichè nulla può
soddisfare il nostro ardente desiderio di vita
eterna tutte le attività della vita appaiono
insoddisfacenti. Molti individui sviluppano un
tale odio verso la vita fino a pensare al
suicidio.
Epicuro anticipo’ il concetto di inconscio. Egli
enfatizzo’ che la paura della morte è spesso
inconscia e si manifesta in maniera indiretta
con per esempio eccessiva religiosità, un
attenzione ossessiva per la salute, un
interesse esclusivo per ricchezze e potere ecc
Epicuro pensava che l’anima fosse mortale e
perisse con il corpo, conclusione
diametralmente opposta a quella di Socrate che
aveva trovato conforto nell’idea
dell’immortalità dell’anima. Le convinzioni di
Socrate riportate anche nel Fedro di Platone
furono poi assunte dai neoplatonici ed hanno
influenzato in modo decisivo la visione
cristiana della vita dopo la morte.
Per alleviare la paura della morte Epicuro
sviluppo’ una serie di potenti pensieri ed il
concetto dell’atarassia per ottenere la
serenità.
Ma se noi siamo mortali, pensa Epicuro, e
l’anima non ci sopravvive non abbiamo nulla da
temere . Noi non avremo nessuna coscienza e
pertanto nessun rimpianto della vita persa né
alcunchè da temere dagli dei (Epicuro non negava
però l’esistenza degli dei, argomento pericoloso):
“dove sono io non c’è la morte, dove c’è la
morte non ci sono io. Se sono morto non so
neanche di esser morto.”
Egli ancora dice che il nostro stato di non
essere dopo la morte è identico al nostro stato
prima di nascere.
Molto significativo e’ anche cio’ che dice
Spinoza il grande eretico ebraico : “il fine al
quale tendo è questo: acquistare la conoscenza
dell’unione che ha la mente con tutta la
natura. Fa parte della mia felicità anche
l’adoprarmi perché molti altri l’acquistino
insieme a me.L’uomo libero non pensa alla morte
La sua sapienza e’ meditazione non della morte
ma della vita. Che l’uomo viva della natura vuol
dire che la natura è il suo corpo , con cui deve
stare in costante rapporto per non morire “.
E
veniamo ai padri della psicoanalisi.
Freud riflette: Qual è il nostro atteggiamento
nei confronti della morte? Noi ci comportiamo in
generale come se volessimo eliminare la morte
dalla vita. La morte si fa sentire a noi
occasionalmente ed allora siamo profondamente
scossi e come strappati dalla nostra sicurezza
da qualcosa di straordinario. .
Ma soprattutto siamo colti di sorpresa se la
morte colpisce uno dei nostri conoscenti o
parenti. Nessuno potrebbe arguire dal nostro
comportamento che riconosciamo la morte come
una necessità , che abbiamo la sicura
convinzione che ognuno di noi è debitore alla
natura della propria morte. Al contrario , noi
troviamo una spiegazione che derubrica questa
necessità a casualità. Si ammette certamente
che alla fine si deve morire , ma questo alla
fin fine lo intendiamo come situato in
lontananze imprevedibili.
Noi non crediamo in fondo alla nostra propria
morte.
In tutti i tentativi di raffigurarci come
andrà dopo la morte ,chi ci piangerà ,possiamo
notare che siamo ancora lì in qualità di
spettatori
Ma questo atteggiamento verso la morte ha
conseguenze importanti sulla nostra vita. Questa
si impoverisce e perde interesse . I nostri
legami sentimentali, l’insopportabile intensità
del nostro dolore ci rendono vili , inclini ad
evitare pericoli per noi e per i nostri cari. La
vita perde interesse e contenuto allorquando la
posta in gioco più alta, , vale a dire la vita
stessa viene esclusa dalle sue battaglie . In
verità noi non avremmo niente contro la morte se
questa non ponesse fine alla vita quella vita
che possediamo come unico esemplare .
Il nostro inconscio assume nei riguardi della
morte il medesimo atteggiamento assunto
dall’uomo primitivo. Cio’ significa che
l’inconscio in noi non crede alla propria
morte , anzi è costretto a comportarsi come se
fosse immortale.
Ma non sarebbe meglio restituire alla morte ,
nella realtà e nei nostri pensieri il posto che
le spetta? Ciò contribuirebbe a rendere la
vita più sopportabile e sopportare la vita è il
primo dovere di tutti i viventi. Se vuoi
mantenere la tua vita disponiti alla morte dice
ancora Freud:”si vis vitam para mortem”.
Madera nella prefazione al testo di Freud “ Noi
e la Morte”osserva che Freud prende in giro il
desiderio di negare alla morte qualsiasi realtà
, la preoccupazione per la vita che si spinge
fino alle più ridicole forme di prudenza , ma
in lui rimane l’orgogliosa rivendicazione di
una cultura odiatrice della morte e non
disposta agli ingannevoli compromessi che
rimanda la speranza all’aldilà.
Potente eco antiplatonica ed anticristiana
dell’avversione per tutto ciò che ricorda la
morte e che con lei vuole scendere a patti.
Rifiutarsi alla fabbrica delle illusioni. Ed
infatti Freud consigliava che si tenesse
presente la morte per poter volere ancora più
intensamente la vita.
Buona parte dell’opera di Jung trova alimento
da riflessioni sull’angoscia del morire e su
quel bisogno di senso che con esso si accompagna.
La biografa di Jung, Aniela Jaffè, afferma che
per tutta la vita Jung ha inseguito il suo "mito
del senso", il senso della vita. Questa ricerca
è stata culturalmente determinata dallo spirito
del suo tempo, che testimoniava l’irrevocabile
caduta fuori dal mito e con ciò anche dalla
natura.
Nel saggio Anima e morte - scritto lo stesso
anno in cui incominciò a tenere i seminari su
Zarathustra - Jung ricorda che la morte è un
evento di cui in modo assolutamente spontaneo,
l’anima si interessa, soprattutto al volgere
della seconda parte della vita attraverso la
spontanea produzione di immagini e pensieri che
ad essa rinviano. Con il passar del tempo
sembra, infatti, svilupparsi un processo
psichico autonomo, come se una sorta di
esistenza parallela alla vita cosciente si
animasse man mano il nostro corpo invecchia e
s’inaridisce.
Superata
la seconda metà della vita, l’anima
spontaneamente incomincia ad attrarre la nostra
attenzione sull’approssimarsi dell’evento
ultimo, come se, lentamente, anche attraverso
pensieri mitologizzanti, cercasse di predisporre
una sorta di rito di passaggio e quindi
approntare una specie di verifica (nel senso di
“render vero” e accettabile) che ci permetta di
accettare anche col cuore ciò che la coscienza
da un lato coglie, ma dall’altro rifiuta.
Essendo l’uomo dotato di anima (nel senso
psicologico del termine), egli deve svolgere un
doppio lavoro. Non deve solo entrare in
contatto con la verità ovvero con il dato
empirico che la realtà ci impone (per esempio
quella del prossimo venir meno della vita
biologica). L’uomo - a differenza dell’animale
che, non potendo prevedere ciò che gli accade,
si adegua al presente - deve eseguire un lavoro,
per così dire, doppio: il dato empirico deve
essere verificato ovvero fatto proprio da chi
con esso entra in contatto. Solo che qui non ci
si trova a dover elaborare un lutto, ma a dover
accettare qualcosa di cui non si conosce nulla.
All’esperienza religiosa collettiva, quella che
ripone fede in un
Dio
metafisico, Jung contrappone quella che
potrebbe essere definita “fede psicologica”.
La psiche (collettiva) è, infatti, a suo avviso,
fautrice di quell’autonoma produzione di senso
indispensabile all’esistenza di ogni individuo.
Un senso non dogmatico, non letterale, ma che
nel suo essere ricerca ipotetica , allude e
offre un percorso nel quale ritrovare le radici
di una speranza. In questo senso, la fede
psicologica o, come qui afferma Jung, la fede
nell’archetipo, deve essere intesa quale sforzo
o tensione armonica nei confronti di quella
disposizione religiosa (di quell’innata ricerca
di senso) di cui l’anima è fautrice. Dice ancora
Jung:” il mito puo’evocare immagini, immagini
della vita nella terra dei morti pieni di
speranza e bellezza. Se l’anima crede in esse,
o se da’ loro anche soltanto un po’ di credito,
ha altrettanta ragione o altrettanto torto di
chi ad esse non crede. Ma mentre colui che nega
, va incontro al nulla, colui che ha riposto la
sua fede nell’archetipo segue i sentieri della
vita e vive realmente fino alla morte. Entrambi,
naturalmente, restano nell’incertezza; ma l’uno
vive in contrasto con l’istinto, l’altro in
accordo con esso, e la differenza e’ notevole ed
e’ a favore del secondo.
Jung non poteva sopportare l'idea di aver perso
per sempre la culla del senso, non poteva
accettare di non avere più nessun mito e nessun
rito che potessero dare un senso e uno scopo
alla nostra vita. La vita senza un suo passato
mitico era da lui considerata " una diabolica
macina, una vita spaventosa, opprimente, banale
in cui noi non siamo che nullità. (...) Chi ha
perduto i simboli storici si trova oggi in una
situazione difficile: dinanzi a lui si spalanca
il nulla, da cui si ritrae impaurito e
angosciato.
Ritrovare "il senso", ecco il compito che Jung
impone alla psicologia del profondo, poiché "La
mancanza di significato impedisce la pienezza
della vita, ed è pertanto equivalente alla
malattia". Ed e’ nella vita simbolica, mitica
che Jung scorge l’unica soluzione possibile.
Jung si tuffa per cosi’ dire in una
ricostruzione nostalgica del mito, ne cerca le
radici nell’inconscio collettivo. La stanza di
analisi diventa il nuovo tempio, gli dei sono
migrati nell’inconscio.
La mancanza di significato è certamente ciò che
spinge molti dei nostri pazienti ad affrontare
una psicoanalisi. Ma è la ricerca di un
significato in senso soggettivo, afferma
Giegerich non è la ricerca di quel senso
religioso, mitico a cui si riferiva Jung.
Jung evidentemente è stato un conservatore
nostalgico: “se esaminiamo la saggezza di tutti
i tempi e di tutti i popoli, diceva, troviamo
che tutto quel che vi è di più caro e di più
prezioso è già stato detto molto tempo fa con
parole più belle”.
Secondo Giegerich Jung ha assegnato alla stanza
d'analisi e ai sogni dell'individuo
un'importanza esagerata, quasi religiosa, molto
al di là della limitata importanza personale che
essi hanno di fatto. Il mito appartiene ora al
passato remoto, come la metafisica occidentale,
che a loro volta, finché furono in vita, ebbero
importanza pubblica, culturale, e
rappresentarono la verità generale nella quale
erano immersi gli individui, i loro pensieri e
la loro esperienza di vita.
Il senso inteso come passato spirituale
dell’uomo, continua Giegerich è stato sostituito
con un'ideologia del "senso comune" che ci
permette di vivere, di affrontare gli scogli
abituali delle contingenze della vita. Forse che
ci piaccia o no dobbiamo accettare questa verità
anche se inevitabilmente ci spinge alla banalità,
alle frasi fatte, al mistero umiliato dalla
banalità della vita, alla sclerotizzazione della
nostra coscienza di fronte al nuovo. Il mondo
della modernità, dapprima industriale e ora
mediatica , quella che alcuni oggi definiscono “postmoderna”,
è un mondo che non ha più bisogno né richiede un
Senso.
Ed ora vorrei accennare ad alcune riflessioni di
un pensatore molto caro a Jung: Nietzsche.
Nietzsche ci pone in contatto con l’inevitabile
tramonto di ogni prospettiva/aspettativa che
possa offrire senso (un senso stabile)
all’esistenza. Un’amara constatazione che spinse
Nietzsche ad affermare che “Dio è morto!”, e non
solo per mettere in luce che l’umanità stava
allontanandosi dalle credenze religiose, ma per
affermare che col tramonto della fede, nelle
realtà ultraterrene, l’uomo si accomiata anche
da quel senso assoluto e indubitabile di cui per
secoli l’umanità di era alimentata. Ed allora
Nietzsche afferma che l’unica soluzione che
abbiamo e’di amare la propria sorte, accettare
tutto quello che ci accade e, non perché in
un’altra vita saremo salvati , ma perché la vita
è tutto ciò che abbiamo e visto che si ripete
eternamente, l’abbiamo tutta presso di noi.
L’eterno ritorno:
“Cosa accadrebbe se un giorno un demone si
muovesse furtivamente dietro di te , nella tua
più grande e melanconica solitudine e ti dicesse:
Questa vita che tu stai vivendo ora e che hai
vissuto, tu la vivrai ancora una volta e
innumerevoli altre volte. E non ci sarà niente
di nuovo, ma ogni dolore ed ogni gioia, ed
ogni sospiro ed ogni pensiero ed ogni cosa
indescrivibilmente grande o piccola nella tua
vita ritornerà tutto nella stessa sequenza. La
clessidra dell’esistenza girerà di nuovo e di
nuovo”.
L’idea di vivere la nostra vita di nuovo e di
nuovo per l’eternità è come un piccolo
elettroshock che serve per considerare
seriamente come realmente stiamo vivendo,
accrescere la nostra consapevolezza che questa
vita è la nostra sola vita e che dovrebbe essere
vissuta pienamente e bene accumulando quanti
meno rimpianti, dispiaceri, rammarichi possibile.”
“Crea, costruisciti il destino che tu potresti
amare. Cerca di trovare una via per vivere
senza continuare ad accumulare dispiaceri e
rammarichi”. “Divieni ciò che sei”, conclude N.
E ancora “Consuma la tua vita e muori al tempo
giusto”.
In tutte queste varianti N ci esorta ad evitare
di non vivere la vita, a realizzare le proprie
potenzialità, a vivere con audacia, e a morire
senza rimpianti. Insomma ci invita ad amare la
vita a tal punto da poter giungere a dire
perfino: “ancora una volta”.
Vorrei chiudere con una frase di Dostoevskij:
“Ama la vita più del senso, e anche il senso
troverai.”
L’amore per la vita, ecco dice Mia Wuehl. Ma
possiamo affermare che l’amore per la vita sia
il suo a priori ?
O l’amore per la vita ci arriva con la
consapevolezza di essere al mondo e di vivere in
un certo modo ?
Questo potrebbe significare che il senso della
vita e per la vita ci sia solo se si scopre la
voglia di vivere ?
Non ci sono grandi aspettative, non siamo in
attesa di Godot, c’è piuttosto la semplicità di
svolgere decentemente il compito di vivere la
vita su questa terra in un modo intelligente e
dotato di anima. Tutto
qui.
Ottavio Paz parla della risata spontanea dei
bambini: i bambini semplicemente, ridono perché
sono al mondo, perché vivono.
By dott. Claudio
Verusio (medico Oncologo) -
claudioverusio@gmail.com
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La Morte, sola igiene del mondo biologico
Quanti di voi concordano con le leggi di Natura (sacre, loro
sì) per cui l'unico strumento evolutivo e
igienico che spinge appunto ad un continuo
adattamento e quindi ad una evoluzione, è il
rischio continuo della morte ?
La morte, concetto tanto denigrato dalla cultura
giudaico-cristiana, è invece lo strumento con
cui la Natura ci ha educati come specie e come
singoli, in un continuo divenire e mutare ed
adattarsi per vincere una partita in più a
quella partita che è in definitiva la vita
biologica.
La morte determina la vita, la affina, dà
qualità ai suoi individui, milioni di vostri
antenati sono morti perché poteste avere un
discreto codice genetico adatto all'ambiente.
Credo l'importanza della Morte non sia stata
molto accettata a livello del pensiero
filosofico occidentale cosciente (dico cosciente
poiché a livello inconscio tutti ne siamo
consapevoli).
Una Festa della Morte, in una civiltà realmente
umanizzata e con un buon rapporto colla Natura
sarebbe ASSOLUTAMENTE necessaria.
By Amleto il danese - Tratto da: Newsgroups:
it.cultura.ateismo, it.cultura.religioni
Commento finale NdR: dopo aver fatto tutte
queste varie considerazioni, possiamo affermare
che la parola "morte", per l'umanita' in genere,
tiene sotto un'
incantesimo =
illusione, sotto il quale, quasi tutti
gli esseri umani sottostanno (quelli che ignorano la Verita'), per la cosiddetta "paura
della morte" che viene indotta loro, anche dai
prePotenti del mondo intero (religiosi e non).
Questo "incantesimo"
e' la PAURA di MORIRE, non percependo che
siamo al contrario esseri
IMMORTALI in quanto Esseri
Spirituali che hanno dei corpi fisici che
vengono presi-lasciati di tanto in tanto, per
poter perpetuare la nostra
immortalita' nell'Infinita'
dello spazio-tempo !
Naturalmente
specialmente tutti i religiosi alimentano e
perpetuano nel tempo questo
incantesimo,
speculando sulla paura della fine della propria
esistenza, schema mentale
che e' solo pura
illusione, la vita e'
ETERNA e per TUTTI
alla faccia dei religiosi che vi speculano
sopra... !
Citaiamo anche la bibbia e precisamente nel
vangeli la 1° lettera a Corinti cap 15 - verso
42:
"...Cosi e' per la resurrezione dei morti. Il
corpo e' seminato corruttibile e risorge
incorruttibile; e' seminato ignobile e risorge
glorioso; e' seminato debole e risorge potente;
e' seminato corpo fisico risorge corpo
spirituale; vi e' un corpo fisico naturale e vi
e' un corpo spirituale"...
Quindi NESSUNO scompare con la morte, ma "passa
a miglior vita", quindi successivamente si
riprende un'altro corpo per manifestarsi
all'Infinito ! NESSUNA MORTE UCCIDE per
sempre !
Si nasce in-creati e si muore in-creati, siamo
Esseri IMMORTALI , perche' "nulla
si crea, nulla si distrugge, ma tutto si
trasforma, non nel medesimo istante"
!
Auguriamo Buona vita
Eterna a
TUTTI, nel "Progetto
Vita" perche' la Vita e' un
DONO
!
Morte cosa sei ?
- 2 +
Il
Vero Senso
(significato)
della VITA
+
Conclusioni
+
UNIVERSO INTELLIGENTE
+
PROGETTO
VITA
vedi anche:
Raymond Moody
+
VuotoQuantoMeccanico
+
Reincarnazione
Come
Spiegare la "morte" ai vostri figli ?
A seconda
dell'eta' i particolari saranno, man mano
che i figli crescono, sempre piu' completi.
Il nostro Consiglio e' che seguiate le
indicazioni Spirituali (Info) che avete letto in
queste pagine e vedrete che spiegando in questo
modo la "morte", le paure tenderanno a
scomparire, ma dovete anche spiegare loro anche
il senso della vita...percio'
PRIMA studiatelo
voi grandi e poi lo spiegate ai vostri bambini,
ragazzi, giovani figli.
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Italy -
In Liguria si potrà cremare la salma dei
defunti e disperdere le ceneri in mare, in zone
di montagna o collinari.
Lo stabilisce il regolamento, approvato ieri
dalla giunta, della legge regionale varata nel
luglio scorso.
Se il defunto ha manifestato
la volontà di far disperdere in mare le ceneri
contenute nell'urna, la dispersione dovrà
avvenire a non meno di 300 metri dalla costa,
dalla riva o dal porto di approdo più vicino. La
dispersione non è consentita nei tratti soggetti
a campionamento per la balneazione. Dovrà essere
effettuata in presenza di un rappresentante del
comune -
Giu. 2008