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MORTE,  COSA  SEI ??  -   La Vita oltre la Vita
 

La MORTE nel pensiero Umano 
Continua in: Morte cosa sei 2

La morte viene mostrata, ma non affrontata dal $istema e da coloro che ne sono indottrinati – il $istema attuale si regge sul crimine,  la frode, la falsita’, la guerra, il terrorismo, generando  paura negli abitanti della Terra e quindi tanto dolore.
Mostrare la morte, ci dicono, rende le persone ancora più impaurite ed attaccate alle poche certezze che hanno. Ma nonostante ciò, non se ne parla mai in modo approfondito. In genere le persone NON la affrontano, anzi la sfuggono, magari facendo le corna…

vedi:
Esperienze di PRE MORTE - Pre morte NDE: http://www.nursesarea.it/invito/invito21ti.htm  +  Reincarnazione + preMorte 2  +  preMorte 3  +  Viaggi extracorporei VuotoQuantoMeccanico + Chi siamo noi ? + Universo Intelligente + Universo Elettrico + SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)

In realta’ la vita vissuta (il passato) e’ gia parte della nostra morte personale, quindi da quando nasciamo, stiamo gia’ morendo a poco a poco, non solo come esperienza di vita, ma anche come fisico, invecchiamo a poco a poco fino a morirne.
Pero…:

 


I SEGRETI dell'IMMORTALITA’ e l’EVOLUZIONE della COSCIENZA
“Perché la morte è una bugia ? Pensate ad una goccia d’acqua che vive nell’oceano. Le altre gocce d’acqua, quando evapora, la credono morta, eppure continua ad esistere in cielo, e poi ricadrà fra le onde. Ma come fanno le altre gocce a saperlo, senza compiere quel viaggio ?” (By Osho)
 

 

SCIENZA SCOPRE "ANIMA"
Le testimonianze relative a situazioni nelle quali il paziente, clinicamente considerato morto, è poi sopravvissuto e ha raccontato di essersi trovato in un mondo di luce, sono molte (migliaia) e sono state rese note anche in testi editi in varie lingue, compreso l'italiano.

Singolare è invece l'esperimento condotto da alcuni scienziati russi. (da "La Stampa", in data 20 maggio 1995 - pag.6) -
By Giulietto Chiesa. - Indagine sull'aldilà" - San Pietroburgo (Russia)  - vedi:
Campo Psico Energetico - effetto Kirlian

Il cadavere è di una donna di 44 anni. E’ stata trovata impiccata undici ore prima. Aveva ancora indosso un paio di mutandine rosa e una maglietta di colore stinto. Il cartellino al pollice del piede, con i pochi dati essenziali, una larga ecchimosi attorno al collo. Un tanfo orrendo ci circonda, emanante dalla centinaia e centinaia di cadaveri che aspettano l'autopsia, ammucchiati nei corridoi semibui di questo sconfinato obitorio che raccoglie i morti "per accidente".
Il professor Kostantin Korotkov apre la sua valigetta nera. Sembra una ventiquattrore, in realtà è un apparecchio portatile di rilevazione con tante luci rosse. Attacca la spina, lega un elettrodo al polso sinistro della morta, distende le dita rattrappite della mano destra, che crocchiano e resistono ai suoi tentativi, finché riesce a disporre la mano, ormai allargata, su una tavoletta metallica, l'altro elettrodo, che contiene una lastra impressionabile, collegata all'apparecchio.
Il ronzio elettrico segnala che l'esperimento è cominciato. Attorno alle dita della morta, nella penombra, si scorge nettamente un alone azzurro-viola piuttosto intenso, vibrante. È l'elettricità che lo produce ? Cos'è ? Korotkov si affaccenda con mosse calme attorno all'apparecchio.
"Tutto viene registrato qui dentro. Insieme ai dati ricavati dalle lastre impressionate, commenta, verrà inserito nei nostri computer per l'analisi statistica. Anche su questo cadavere effettueremo rilevazioni ogni 2 ore, per 5 giorni, poi dovremo restituirlo. Oltre non possiamo andare, per adesso. L'ostacolo è giuridico-legale".
Tutto quello che vediamo ha l'apparenza, e la sostanza, di un normale esperimento di laboratorio.
Eppure qui, a San Pietroburgo, i ricercatori dell'Università Tecnica stanno cercando di rispondere a una domanda antica come l'umanità: resta qualcosa di noi dopo la morte ? "
Le religioni , in tutti i tempi, hanno sempre risposto di sì - dice Korotkov -. È logico.
Esse esistono proprio perché l'uomo ha sempre penato o sperato, di essere in qualche modo immortale.
La scienza si è dovuta fermare al limitare dell'ultimo respiro, semplicemente perché non c'era modo di andare oltre con prove sperimentali. I nostri esperimenti dicono che, invece, si può andare oltre. Ci troviamo sulla spiaggia di una terra inesplorata, che si delinea sterminata, e dove un giorno troveremo risposte che potrebbero mutare l'intera nostra percezione del mondo".

Le labbra screpolate del cadavere sono semiaperte, immobili come un attimo fa. Gli occhi, segnati da una riga di trucco ormai disfatta, restano chiusi. Eppure questo corpo incontestabilmente senza vita "emette" ancora qualcosa.
"Si, insiste Korotkov, possiamo affermare, dopo due anni di ricerche, di aver ottenuto l'evidenza sperimentale dell'attività del corpo umano almeno per alcuni giorni dopo la morte. È qualcosa che sembra contraddire tutto quanto si sapeva sino ad oggi, e cioè che tutte le attività fisiologiche dell'organismo si spengono rapidamente dopo la morte clinica e vanno a zero in un determinato, breve, periodo di tempo".

Le domande si affollano, la tentazione di sconfinare dal solido terreno sperimentale nella sterminata serie di ipotesi, estrapolazioni, teorie, si fa irresistibile.
"Qui il confine tra scienza e esoterismo diventa sottile, ma dobbiamo resistere alla tentazione, che io stesso provo, di lanciarsi nell'ignoto".
Chi commenta così è Ghennadij Nikolaevic Dulnev, il direttore del "Centro di Tecnologia energetico-informativa" di cui il programma di Korotkov è soltanto una parte.
Il centro di Dulnev si occupa della registrazione obbiettiva, della verifica, reperibilità, utilizzazione pratica di una larga serie di fenomeni "paranormali", come telepatia e telecinesi.

Si era partiti dalla ricerca diagnostica. Si suppone da tempo che il corpo umano "emetta" un campo, (CEI) per ora sconosciuto, contenente una vasta quantità d'informazioni sullo stato dell'individuo, sulle sue caratteristiche biologiche, psichiche, ereditarie, e quindi anche sul suo stato di salute.
Attraverso l'uso sistematico dello "effetto Kirlian" sui pazienti, si è scoperto che il campo emesso dall'individuo contiene effettivamente dati che possono aiutare a comporre un ritratto completo, per esempio, dello stato degli organi interni. Già, ma che c'entra il cadavere ?
Korotkov e il suo gruppo, due anni fa, pensarono di provare a vedere cosa succedeva sottoponendo un cadavere alla stessa analisi. Lo scopo era piuttosto semplice:
"Volevamo osservare - spiega Korotkov, che è un fisico e non un medico - in quali tempi si affievolisce e scompare, dopo la morte, il campo energetico-informativo che circonda l'individuo". E qui è arrivata la sorpresa.

Una sorpresa sconvolgente. Il "campo" non scompare. Non solo, a quanto sembra l' "emissione", tra l'altro, ha un rapporto con le "modalità della morte". Per esempio: i defunti per vecchiaia fanno registrare un graduale indebolimento del "segnale" nelle prime 48 ore dopo il decesso. Ma esso si stabilizza e permane, seppure debole, anche oltre.
Altro esempio: i decessi per incidente o per cause improvvise. In questo caso si registra un brusco aumento del "segnale" nelle prime venti ore, seguito da un'altrettanta brusca caduta, fino a un livello stabile e debole. Il terzo esempio è il più inquietante.
Riguarda i decessi in condizioni di acuta sofferenza, in seguito ad assassinio, violenze fisiche.
Qui l'emissione post mortem ha un andamento irregolare che si prolunga per l'intero periodo di osservazione (finora per i cinque giorni successivi alla morte) e non registra alcuna stabilizzazione (esplosioni d'intensità cui fanno seguito cadute improvvise).
In particolare i suicidi mostrano un andamento delle emissioni talmente convulso da poter essere distinto da tutte le altre cause di morte.
"La criminalistica, dice Korotkov, può usare questi risultati per stabilire senza margine di errore se il defunto è stato ucciso o si è ucciso". Ma questo è un semplice dettaglio pratico.
Balza agli occhi una serie di immediate conseguenze. Il corpo del defunto "trasmette" informazioni che "ricordano" gli ultimi istanti della vita.

Come è possibile ? e questa informazione persiste indipendentemente dall'allontanarsi dal momento della morte. Ma perché le osservazioni si sono fermate al quinto giorno ?
"Per ragioni legali, risponde Korotkov, i corpi che ci vengono dati in osservazione debbono essere restituiti all'autorità giudiziaria. Certo vorremmo andare oltre, fino al nono o la quarantesimo, per vedere cosa succede".
E perché questi due intervalli ? "Perché siamo convinti che le credenze religiose di molti popoli abbiano a che fare con quel che stiamo studiando".
Siamo vicini alla scoperta di qualcosa di simile all' "anima" ? Ciascuno la chiami come vuole.
"Il nostro linguaggio risente della nostra cultura attuale e delle nostre tradizioni, commenta Dulnev, ma io penso che dobbiamo cominciare a pensare che il nostro mondo è molto più complesso di quanto crediamo. Noi viviamo oggi nello spazio-tempo-materia. Non basta per spiegare fenomeni come quelli di cui stiamo parlando. Bisogna supporre l'esistenza di un'altra dimensione, di un campo informativo, dove le trasmissioni avvengono a velocità superiore a quella della luce".
"
Sono ipotesi, continua Korotkov, ma noi pensiamo che i guaritori (e, in linea di principio, ogni individuo) siano come degli apparecchi ricetrasmittenti imperfetti, che riescono a sintonizzarsi più o meno bene con questo campo. Questo spiegherebbe perché i risultati dei singoli esperimenti possono essere contraddittori.
Ma sul piano statistico, una volta raggiunta una sufficiente quantità di dati, questa contraddittorietà scompare.
Gli esperimenti condotti nella ricerca di persone scomparse, ad esempio mostrando ai guaritori una semplice fotografia, permettono di fissare un esito positivo nell'85 per cento dei casi il margine di errore è straordinariamente basso. È come se determinate persone, particolarmente dotate e allenate, riuscissero a entrare in contatto con un patrimonio d'informazione comune, estraendone dati.
I defunti lascerebbero attorno a noi, da qualche parte, qualcosa del loro patrimonio informativo".

I limiti sperimentali attuali sono evidenti. Con queste apparecchiature si può registrare l'emissione soltanto finché il corpo esiste, cioè esistono le dita. A decomposizione avvenuta, o dopo la cremazione, lo strumento non funziona e bisognerà inventare altri sistemi di rilevazione.
Ma il professor Dulnev non dispera. La ricerca prosegue in parallelo. Sui computer c'è già una cospicua serie di rilevazioni sull'esistenza del campo. "I nostri esperimenti dimostrano senz'ombra di dubbio, ad esempio, che la telepatia è una realtà", dice Dulnev mostrando decine di episodi sperimentali di trasmissione telepatica provocata in laboratorio. E non si tratta di trasmissione elettromagnetica, ma di "qualcos'altro".

Cosa ? Dulnev allarga le braccia". Le nostre apparecchiature misurano massa, energia, impulsi, non questo campo. Ma ora sappiamo che possiamo entrare in contatto con esso, rilevarne l'esistenza e captare una microscopica parte dell'informazione che esso contiene o rappresenta. Attorno a noi c'è un'altra realtà che finora abbiamo considerato supernaturale, soprannaturale. Forse lo è, forse non lo è. Ma c'è" !

Video: La Vita oltre la Vita

 


Il Bambino che visse 2 volte:
 

Sull'argomento e la parola "Morte" i popoli antichi avevano un concetto abbastanza diverso da quello delle popolazioni dette civili odierne, essi l’accettavano molto più facilmente o lo subivano come un fatto inesorabile, doloroso, della vita, ma quasi tutti avevano delle credenze religiose che li aiutavano ad accettare quest’avvenimento; essi credevano che i morti andassero in un qualche luogo ben preciso, che variava a seconda del tipo di filosofia religiosa in cui essi aderivano; essi davano dunque alla parola "morte" il suo GIUSTO significato di "Trapasso" = Attraversare = Trapassare =  Passaggio da un luogo ad un'altro.

Anche i moderni religiosi, quelli credenti fermamente nell’al di là (luogo ove essi pensano si rechino le "anime" dei morti), riescono a superare più facilmente le sensazioni di angoscia che essa tende a produrre nell’animo umano; altri al contrario si disperano e si creano molti problemi personali, non accettando l’avvenimento si lasciano prendere dalla disperazione; pochi comunque riescono a comprenderla bene e quindi a “viverla come una nuova fase della vita”; a parte la fede religiosa, se superiamo le sensazioni che questa parola evoca e le analizziamo da un punto di vista non emotivo per mezzo della ragione, ecco che la sensazione di malessere viene ad essere cancellata e ad suo posto nasce una nuova e bellissima visione sulla VITA e sulla Morte stessa.

Questa parola ha comunque e da sempre evocato nei suoi uditori, rispetto e timore nella stragrande maggioranza degli esseri umani, ma sopra tutto per gli uomini occidentali dell’ultimo secolo, essa genera facilmente sensazioni di paura, angoscia, terrore.

Vi proponiamo quindi una diversa analisi sulla parola “Morte”; vediamo di esorcizzarla anche con un’analisi semantica della parola stessa.
Ovviamente le definizioni che noi oggi diamo a questa parola sono strettamente legate al concetto che abbiamo della parola Vita; onde per cui se modifichiamo i nostri concetti sulla morte, dovremo necessariamente modificare quelli che abbiamo sulla Vita.
Parola Morte, dal Dizionario di Italiano, rileviamo questa definizione: “Cessazione della vita, di uomo, animale, pianta”; etimo latino: “mors, mortis”.
Questa definizione è estremamente incompleta, in quanto NON tiene conto del significato degli etimi più antichi e delle radici primarie che hanno prodotto nel tempo questo suono, parola, segno.

Prima di iniziare l’analisi delle definizioni che i nostri antichi progenitori davano a questa parola, dobbiamo ricordare che le antiche lingue Akkadico, Eblaita, Fenicio, Egizio, Ebraico, Arabo, hanno delle caratteristiche inesistenti nelle lingue moderne; le lettere dei loro alfabeti sono segni, glifi, simboli, che indicano ognuna delle idee, concetti, ben precisi; il compositore delle parole, le formava tenendo conto del significato delle singole lettere; ecco come mai dopo migliaia di anni, possiamo ricostruire, attraverso l’analisi delle radici e delle singole lettere formanti la parola da analizzare, il senso nascosto che l’autore di quella grafia, suono, parola, aveva in mente mentre scriveva.
vedi Autiut = Alfa-Beit

Gli etimi più antichi ai quali si può ritornare nel passato per questa parola, sono quelli delle lingue citate prima; uno di questi, l’etimo Fenicio, è una radice formata dalle lettere MEM, VAU, TAU (suono Mot o Mut); queste 3 lettere significano appunto: “Passaggio”, essa caratterizza l’idea del passaggio in un altro tipo di Vita; se esaminiamo questa parola scomponendola nelle sue singole lettere, otteniamo nuove definizioni che andranno ad arricchire la nostra conoscenza sulla parola radice, M-O-T; questa radice che ha anche generato le parole italiane, Moto, Motore, Morte -
vedi: Tecnica di Studio

La lettera MEM ha la funzione del Nutrire, dello Alimentare per tenere in vita, del far Crescere; essa è una lettera che contiene l’idea delle acque matriciali; è il simbolo che descrive l’Energia materializzata; infatti anche nel suo simbolo grafico vediamo le onde, le acque; è anche il segno con funzione del Moltiplicare; questa lettera è il simbolo per eccellenza del generare, in senso femminile e materno; essa dipinge tutto ciò che è plastico e locale; l’azione passiva ed esteriore.
Possiamo riassumere la sua definizione come segue: è un segno Matriciale femminile. vedi Yin e Yang
La lettera VAU ha la funzione dello Agganciare, Collegare, Saldare 2 lati; essa descrive la possibilità del passaggio da una natura all’altra; è il segno convertibile universale di ogni manifestazione Intellettuale; la sua definizione è dunque: un segno che indica il “Passaggio” ed il “Gancio” che collega 2 parti.
La lettera TAU ha la funzione del Tribolare, Soffrire, se messa all’inizio o dentro una parola o radice; ma siccome è messa alla fine della radice essa assume l’idea della sofferenza del limite, per una resurrezione o nuova Vita, nella Vita Universale; la sua definizione è dunque: “Soffrire per Risorgere”.

Dobbiamo anche utilizzare un’altra tecnica che i nostri progenitori avevano per studiare e meglio comprendere le loro parole o radici, la tecnica detta: “Temura”, la quale permette la permutazione delle lettere all’interno della parola o radice stessa.

Invertendo la prima e l’ultima lettera troveremo una nuova parola: TOM, essa indica la Perfezione, l’Integrità, la Verità, la Giustizia, la Santità, tutte le Virtù; indica l’azione del Completare, infatti nell’antico Egitto il Dio perfetto si chiamava ATOM-RA; alla radice TOM si aggiungeva come prefisso l’Alef, il quale indica il raggiungimento della perfezione attraverso nuovi punti di vista che abbraccino l’idea dell’Unione dei “contrari”, degli “opposti”, il superamento delle contraddizioni interiori; la nostra parola ATOMO è derivata da questi concetti; la parola Egizia Atom-Ra (Dio Uomo) indicava che l’Uomo è perfetto solo quando “duplica” in se stesso l’Atomo iniziale ovvero diviene esso stesso Atomo; questo processo avviene nella testa (Ra), cioè nella mente/organo riuscendo ad unire nei suoi concetti Spirituali gli apparenti contrari; questo è il meccanismo informatico che determina l’avvio dei  programmi mentali per la manifestazione  fisica dell’Atomo personalizzato ed attivato nei suoi valori energetici determinati dal movimento di unione dei 2 lati contrapposti dell’Energia eterica Fondamentale E+ ed E-.

La parola UOMO, RAMOT in Egizio antico, ed in aramaico, si scrive con la radice formata dalle lettere: REISC+MEM+ TAU; questa parola è la permutazione esatta (l’anagramma), della precedente: AtomRa; essa diviene RaMot, in quanto gli Egizi ritenevano l’uomo la manifestazione tangibile, ancora imperfetta del Divino; l’Uomo/D’Io in fase di evoluzione per incarnare la Perfezione.

Alla radice MOT è stato aggiunto all’inizio la lettera REISC, la quale indica il CAPO, la Testa, l’inizio delle cose od i “principi” le idee ed è stata tolta l’Alef finale, proprio per indicare la parziale visione delle cose che l’uomo, non ancora Dio ha, in quanto “divide” non riuscendo ad unire gli apparenti contrari.
Ora se permutiamo le lettere della radice MOT, in modo da ottenere la radice parola OMT: VAU+MEM+TAU; otteniamo la seguente definizione: 
Ogni specie di conformità, di similitudine ad un qualche cosa od a qualche idea “.

Ricordiamo che la radice MOT ha generato anche la parola MOTa o Limo ovvero un miscuglio terracqueo carico di fattori vitali e generatori di Vita, come lo è il cosMOs (radice anche della parola Osmosi) primordiale generatore di ogni cosa attraverso il movimento generato dalle sue proprietà elettro diamagnetiche Informate; infatti noi chiamiamo MOTore, ciò che genera energia o movimento.
La MOrTe è il “MOTore” che ci trasferisce in altri luoghi; se permutiamo le lettere della radice MOT in modo da ottenere la radice l’altra parola OTM: VAU+TAU+ MEM, otteniamo la seguente definizione: La difficoltà nel muoversi e la sofferenza legata a tale impossibilità”.

A questo punto dobbiamo riunire tutti i significati per comprendere bene le definizioni che gli antichi nostri progenitori davano a questa parola MOT = Morte; è evidente che alla fine della nostra analisi semantica, abbiamo molti più elementi per definire la parola Morte; ora possiamo comprendere meglio che la definizione data dai nostri dizionari è molto imprecisa.
Essa NON significa: cessazione della Vita, al contrario essa indica: un TRAPASSO in... cioè la Continuazione della VITA, attraverso un “passaggio sofferto” il quale fa entrare in una nuova Vita, ma diversa nella forma o dimensione.

Morire dunque significa: passare in un altro luogo e forma
; NON significa assolutamente il ritorno al non Essere, alla non Esistenza, ma una Continuazione dell’ESISTENZA in un altro tipo di corpo in un’altra dimensione spazio-temporale od in altro Universo !
Ricordiamo che la parola Morte NON e' l'antitesi della Vita (che e' Eterna) ma e' l'antitesi della parola Nascita
Infatti la nascita e' la venuta in questo mondo (dimensione) e la morte al contrario e' la dipartita da questo mondo (dimensione)

Infatti noi ci trasmutiamo, ci scindiamo alla morte, ritornando come CoScienza/Energetica allo stato di Atomo Polarizzato ovvero Personalizzato con parte dell’energia del corpo e l’altra parte del nostro corpo fisico viene riciclata biologicamente nella Materia; come affermano gli antichi, l’ANI+MA è formata da 2 parti che si scindono alla morte, una contiene l’ANI, cioè l’Ego/IO e parte del Campo Elettromagnetico Informato; l’altra, il MA, la parte fisica, finisce con l’altra parte del Campo Elettromagnetico Informato, nella BA+RA e viene riciclato nella terra - infatti la parola Bara in aramaico significa proprio terra....
Ba-Ra parola composta da 2 radici, significa che la materia-energia e' il contenitore del corpo e' la "nave", la barca, che permette la ri-nascita dell'uomo-D'io

La parola “BARA” che in fenicio è un verbo, significa anche “trarre” da un elemento sconosciuto, far passare dal principio all’essenza, rendere uguale ciò che era diverso.
BARA: francese bière, moderno provenzale: bera, sinonimo: feretro 
la parola Bara trae origine anche dalla radice indo-europea  BAR (sanscrito BHAR) = portare, da cui derivano i verbi greco Phero e il latino: Fero, fers tuli latum ferre, che vogliono sempre dire portare… 
Quindi la parola "bara" (suono e radici sanscrite e/o fenice=etrusche) significa nella sua sommatoria di definizioni semantiche, da un lato trarre da qualcosa e dall'altro portare in qualcosa.
La bara quindi e' solo un mezzo di "trasporto".....  che "trae" da un lato e dall'altro "porta" in.....

Al momento del distacco, un attimo prima, tutta l’informazione racchiusa nell’Ego/IO viene riDistribuita al Campo Elettro Magnetico Informato (CEI), di conseguenza anche a tutti gli atomi del corpo e viceversa tutta l’informazione degli atomi del DNA viene ridata all’Ego/IO prima che si avviluppi di parte del Campo Psico Energetico Informato per separarsi dalla parte che scende nella Bara.
Ecco come l’Atomo od Elettrone si personalizzano e scindono il CEI in 2 parti (i due lati dell’Energia E del Campo Informazionale-Tachionico) che vanno in “luoghi” diversi.

E’ a questo punto che avviene la MetaMorfosi, la Trasformazione, perdendo il corpo fisico e trattenendo parte del corpo del Campo Elettro Magnetico Informato (CEI), a seconda del tipo di Energia/forza, cioè dell’abilità volitiva (la capacità ad esercitare la volontà nella Giustizia), permetterà di posizionarsi ai livelli necessari alla successiva evoluzione dell’Essere stesso.

L’Atomo od Elettrone ormai Personalizzato, a seconda del tipo di Polarizzazione, sarà in grado di aggregarsi ad altri Atomi od Elettroni per partecipare ad una nuova esperienza terrena (reincarnazione=rinascita) oppure se sarà “capace” potrà trasferirsi con la MetaMorfosi in altri pianeti di questo Universo od in altri Universi (resurrezione)=rinascita per aggregarsi ad altri tipi di Atomi od Elettroni per risorgere a nuove Vite determinate dall'Essere stesso.

Dopo questa dissertazione/studio, possiamo affermare che la morte quindi NON è il “contrario” della Vita anzi è parte integrante e continuativa della vita stessa.
Concettualmente, il contrario della Vita è la NON - Vita, cioè quel che Vita non è, non è mai stata e mai sarà o non può Essere; mentre la morte (passaggio) è invece sempre stata della Vita, la sua necessaria integrazione, perché la Vita stessa potesse esprimersi in una pienezza di variabilità e molteplicità di forme, quali noi oggi conosciamo in parte ed in futuro conosceremo sempre di più.
La morte intesa come “fine della vita” è sicuramente divenuto un tabù, uno schema mentale errato, una paura irreale ma esistente per colui che non conosce ed ignora cos’è la morte; la Vita al contrario è ETERNA, ma in continua TRASFORMAZIONE, secondo il principio che “nulla si distrugge, ma tutto si TRASFORMA”.

Negli uomini la paura della morte spinge a studiare con frenesia i più piccoli particolari della materia, perché essa riveli il suo messaggio genetico, in modo da poter allontanare quella scadenza; ma non ci accorgiamo che la stessa “scienza moderna” dopo aver scoperto le particelle subatomiche, ne ha scoperto altre ancora, comprendendo che queste ultime sono sempre meno costituite da “materia”, poiché lasciano il posto a costituenti Informatico Energetici, i quali oltrepassano la componente materiale, per arrivare a considerare solamente Il Campo Informazionale-Tachionico e quindi l’Energia Fondamentale Eterica ed Informata che si rivela solo per mezzo dei suoi stati contrapposti (E+ ed E-) che di fatto manifestano il TUTTO nell’InFinito attraverso la loro riUnione, modificando la geometria dello spazio/tempo e generando il Campo Psico Elettro Magnetico Informato Universale (CEIU), proveniente dal VuotoQuantoMeccanico, cioe' dall'Infinito.

Queste ultime considerazioni fanno presagire la comparsa di un nuovo tipo di Uomo=Ego/IO per il futuro: l’Uomo Energetico (fatto con corpi di Energia che si aggrega e si disgrega nelle varie vite, che evolverà verso stati di Coscienza superiori e gradi di libertà sempre maggiori, in modo che l’energia dei suoi nuovi corpi possa, secondo la volontà del soggetto, materializzarsi ove egli desidera, proprio per lo scopo e verso ciò per cui siamo “nati”, ovvero apparsi nell’Universo, esplorare l’InFinito e partecipare alla Sua continua Manifestazione.

Per continuare la nostra analisi del problema della Morte, l’altra parola da analizzare è la parola “Cadavere”: essa significa (con le tecniche semantiche precedenti) vedere il KA, la forza, l’Energia, ciò che si compatta, si condensa per dividersi, per espellere; infatti il cadavere si mette nella “Bara”, il BA va nel RA, cioè il corpo fisico il “contenitore” (Ba) con parte dell’Energia, va nel Ra, nel processo di evoluzione e di trasformazione della materia....con il ritorno alla polvere.
Polvere alla polvere – Nov. 2010
Storia della vita breve e intensa di un cadavere. Di Arpad A. Vass – Le Scienze
Dopo la morte, il corpo umano si decompone attraverso quattro stadi definiti nel tempo. L’ultimo stadio, quello di scheletro, può essere raggiunto in tempi che vanno da due settimane a due anni, in funzione di temperatura, umidità e altre condizioni dell’ambiente in cui si trova il corpo. Un corpo morto produce una sorprendente varietà di composti chimici, dal benzene al freon, che possono essere utili agli scienziati forensi per scoprire sepolture clandestine.

Il grande Victor Ugo diceva: "la tomba per l'uomo e' il guardaroba dove di volta in volta Dio viene a cambiarsi d'abito"
La parola BARA sta ad indicare anche una azione, come un lato del grande respiro: “espirare”, ma sta ad indicare anche la DINAMICITA’  della trasformazione, della MetaMorfosi per il suo contenuto che deve essere trasformato, riciclato nella Mater-Ia; dello Spazio/tempo, ecco perché è indispensabile ed Eticamente importante, avere corpi da lasciare nella bara, il meno inquinati dalla malattia, per sostanze tossiche tipo: farmaci, vaccini, metalli pesanti ecc., per ridare alla Natura sostanza/materia /informazione, terreno della Terra che riformerà altre forme viventi, la meno inquinata possibile.
Per cui nella nostra vita, i comportamenti dovranno essere indirizzati a cercare di mantenere organismi il meno inquinati, per aiutare la Natura a fornire meno informazioni distruttive (malattie) ai futuri corpi viventi, che potenzialmente potrebbero esserci utili per le nostre future reincarnazioni.

Analizziamo la “Morte” anche da un altro punto di vista.
Tutte o quasi le religioni del mondo, da quelle antiche a quelle moderne, hanno sempre in un modo o nell’altro affermato che la vita continua dopo la morte; sopra tutto le religioni cristiane abbondano di particolari su questo problema, tant’è che identificano diversi luoghi dove debbano recarsi le “anime” dei morti (paradiso, purgatorio, inferno, limbo); solo alcune piccole sette cristiane parlano di un sonno incosciente fino alla resurrezione; anche queste comunque non si rendono conto che sono a favore della sopravvivenza dell’Ego/IO, che mantiene integre le sue caratteristiche “genetiche”, anche se incosciente fino alla resurrezione, per cui per l’essere alla morte il tempo non esisterebbe ed egli avrebbe l’impressione di risvegliarsi subito dopo morto, in un altro corpo. 
Se così non fosse, non si potrebbe dire che quell’essere è risorto, ma avremmo alla resurrezione un nuovo essere diverso dal primo.

Questi cristiani non si rendono conto che comunque essi chiamino questo “ritorno in corpo” da parte di quell’essere, anima od Ego/IO (Atomo personalizzato), sempre e solo di riaggregazione o di reincarnazione si tratta; che essa si incarni una prima volta e dopo riprenda un corpo o si riaggreghi ad un altro corpo, subito o dopo miliardi di anni, la sostanza non cambia; tra l’altro la parola: Reincarnazione e Resurrezione sono sinonimi, non solo nella parola ma anche nella sostanza, cambia solo il luogo ove si ricompare.

Controllate sul dizionario:
Reincarnazione significa: “ritorno alla vita (terrestre), dopo la morte”;
Resurrezione significa: “Ritornare alla vita dopo la morte”, cioe' le due parole significano semplicemente RINASCITA, rinascere; ma con la parola resurrezione Noi indichiamo anche il fatto aggiuntivo della liberazione dall’OBBLIGO del “ritorno”, le varie riaggregazioni, reincarnazioni o resurrezioni terrestri, per pulirsi dalle “impurità”; questa LIBERAZIONE dall’obbligo del ritorno, permette all’Essere di scegliere il come, quando e dove, della propria nuova forma.

In tutte le religioni antiche del mondo si è sempre detto che il nostro corpo è composto da vari “corpi”:
1) Il corpo Fisico (composto di frequenze della materia densa)
2) quello Bio elettrico od Eterico (composto di energia a frequenze diverse da quelle della materia densa - meno dense)
3) quello Astrale, emozionale, dei sentimenti (composto di energia, ancora meno densa del corpo eterico)
4) quello Causale o Spirituale, delle idee (composto di energia, ancora meno densa del corpo astrale)

Infatti il corpo era analogicamente chiamato anche “uovo” perché come l’uovo della gallina è composto dal guscio, dall’albume che è trasparente e dal cuore di colore giallo, anche il corpo umano od animale è composto dalla scorza il fisico, dall’albume il corpo energetico (Campo Psico Energetico Informato - CEI) e dalla parte “solare” colore dell’oro, che contiene l’essenza dell’essere, la sua Consapevolezza nella Coscienza od Anima.
Ma fra gli “iniziati” si andava oltre, affermando che siamo composti da un'insieme di 7 corpi:
1) Il corpo fisico; 2) il corpo eterico; 3) il corpo astrale; 4) il corpo causale; 5) il corpo mentale; 6) il corpo divino; 7) il corpo spirituale; tutti questi corpi servono all’evoluzione dell’Essere.

Vediamo di comprendere meglio e con linguaggio più moderno e semplice ciò che gli antichi saggi ci dicevano, anche se dobbiamo dire che non si può disegnare, definire, tagliare il confine fra queste 7 parti in quanto esse sono un’UNItà Vivente che si visualizza in modi diversi a seconda del piano ove essa si trova, ma tende ad esistere una volta manifestata per l’Eternità.

Il corpo Fisico è quello che conosciamo tutti e corrisponde alla parte fisiologica ed è composto da tutti gli organi.
Dopo la morte vi è una trasformazione del corpo fisico per mezzo dei fenomeni di decomposizione; la materia si ri-trasforma e ciò corrisponde ad una demoleculizzazione (smontare le molecole) che si trasmuta in elementi energetici: cosa diventa il mitocondrio, il citoplasma od il nocciolo cellulare ?
Essi si trasformano per mantenere una trama, un corpo, quello Eterico che fa parte del CEI.

Il corpo Eterico (fa parte del CEI) ed è il “fantasma” o corpo elettronico che vive all’interno ed è il prodotto dell’unione delle Energie dell’Universo, proporzionate in modo adatto a che la materia sia: esso è alimentato dalle varie energie (aria, liquidi, cibi, energie elettriche e magnetiche, ecc.) che introduciamo per nutrirci nel corpo fisico; questa parte si stacca con gli altri corpi (entro contenuti) da quello fisico che viene riciclato biologicamente alla morte, quando le 2 Forze contrapposte E+ ed E- iniziano a trasformare le loro proporzioni fra di esse, dal caldo verso il freddo, dai 37 gradi alla temperatura fredda del cadavere; ciò avviene al distacco del corpo fisico; esso mantiene una forma esteriore vicina a quella del corpo fisico, perché è stato da esso modellato; esso ha anche una sua autonomia di vita, lo possiamo chiamare il corpo “doppio”; si manifesta anche come Aura.

Recentemente è stato fotografato a più riprese su cadaveri umani ed animali a S. Pietroburgo (Russia) all’Istituto di Ottica e Meccanica; sottoponendo i cadaveri a campi elettromagnetici pulsanti ad alta frequenza, si è dimostrato che il cadavere del morto emana una luminescenza biancastra pulsante ed a seconda del tipo di morte (vecchiaia, accidentale, suicidio od assassinio) varia colore e frequenza di pulsazione; nei casi di suicidio e di assassinio, cioè di morte violente, essa non riesce a mantenere costante la propria pulsazione ed il proprio colore, ciò significa il Campo Elettromagnetico (CEI) è Informato dalla condotta dell’essere che ha modulato e movimentato quel cadavere.

Questo corpo eterico (bio elettrico) è molto legato a quello fisico e si disgrega a poco a poco, si ridistribuisce nel terreno, in altri corpi e nell’atmoSfera (che noi definiamo "sfera degli Atomi che galleggiano nel vapore") ove è raccolto il patrimonio dell’inconscio collettivo ovvero tutta la Vita (pensieri ed azioni) di tutta l’umanità, formando la “banca dati” del pianeta Terra e di tutti i suoi abitanti. E’ da questa memoria collettiva che fin dal suo concepimento l’essere trae la sua energia informata per costruire il corpo fisico, accorpando atomi degli elementi: terra, acqua, aria, fuoco, ovvero ossigeno, idrogeno, minerali, vitamine, fattori vitali essenziali.

Ecco le ns. considerazioni sui vari tipi di corpi facenti parte del CEI.
Il corpo Astrale fa sempre parte del CEI (Campo Elettromagnetico Informato) ed è entro contenuto da quello Eterico, che però lo perde quasi subito al trapasso; questo corpo è legato alle emozioni, esse lo modulano e lo modellano inserendovi la sintesi per mezzo della Mente, delle informazioni, con il mantenimento della vigilanza; dopo la morte fisica esso rimane in attesa sul piano che gli corrisponde in attesa del “ritorno”;
Esso è energizzato dal sistema reticolato del corpo fisico mentre è in vita con esso.

La nostra Mente tende a formare nuovo Campo Informazionale-Tachionico e quindi ad unire le Forze Eteriche Contrapposte E+ ed E-, per creare le Immagini Vere e plasmiche (olografiche) composte di insiemi di Fotoni “colorati”, che vivono una volta manifestate nella dimensione Astrale e che, salvo quando vengono disciolte da azioni mentali, tendono a “scendere” nella MaterIa per ESSERE VIVE e SENSIBILI nella nostra dimensione.

Il corpo Causale è la memoria Informatica, elettronica di tutta la nostra esperienza e la quintessenza di tutte le nostre vite passate e corrisponde a tutto il nostro vissuto che viene memorizzato nell’aura e nei geni del DNA.

Il corpo Mentale è quello legato agli schemi mentali che ci guidano (dal passato al futuro) o ci condizionano nelle nostre scelte di vita. Questo corpo (modulatore del CEI) è sempre collegato al “piano astrale” e da esso trae energia e crea in esso le immagini energetiche (di qualsiasi tipo: belle, brutte, gioia, dolore, azioni buone o cattive, ecc.) solo il vissuto nella Giustizia può rimediare, trasformare, cancellare, sciogliendo le immagini create dal dolore, se Auto perdonate cioè riVissute.

Dal momento della morte in avanti, noi ripercorriamo questa “memoria” per rivedere le nostre azioni e confrontarci con la vera Giustizia e DOBBIAMO riparare ciò che non è stato vissuto in questa Coerenza, ecco il Giudizio.

Il corpo Divino è quello legato alle Entità energetiche della Manifestazione ed è composto dall’insieme di tutti gli atomi personalizzati che hanno partecipato alla creazione del nostro corpo fisico e ci compongono attualmente.

Il corpo Spirituale è l’insieme della nostra Consapevolezza (composta da bit di informazioni, quindi da Tachioni e Fotoni informati) che ci caratterizza e ci individualizza e che viene ricavata dalle esperienze vissute in sintonia con le Leggi della Natura, esse si fissano nell’Ego/IO, che noi siamo, manifestando un Atomo Spiritualmente elevato in armonia con la Manifestazione ed agente in essa.

I Corpi del Campo Psico Elettromagnetico Informato,(CEI) con l’Ego/IO del soggetto, persa la parte “pesante” del fisico e dell’eterico, seguono gli indirizzi (le strade) individuali possibili ed attraverso la “Star Gate” (Porta delle Stelle, ovvero porta dimensionale o cunicolo spazio/temporale,) personale, si proiettano nel “buco nero” (ombelico dimensionale) che li sposta in un nuovo spazio/tempo, attendendo la nuova reincarnazione od incarnazione a seconda del livello di evoluzione proprio.

dal Film GHOST:

 

 
Dal film Contact
 

 

Ecco un esempio dell'entrata e passaggio in un tunnel dimensionale:

Recensione del Video
Il film :
"Al di là dei sogni" si basa sull'omonimo libro ("What Dreams May Come" in inglese) di Richard Matheson. Racconta della storia d'amore tra il dottor Chris Nielsen (interpretato da Robin Williams) e sua moglie Annie (Annabella Sciorra) oltre i confini della morte.
Chris muore in un incidente stradale e, in ospedale, si stacca dal suo corpo, conserva la percezione sensoriale, ma non riesce a vedere chiaramente la guida mandatagli per aiutarlo nel suo trapasso. All'inizio resta intrappolato nei livelli inferiori dove può vedere le persone ma non comunicare con loro, ed è inconsapevole d'essere "morto".
Lo vediamo poi mentre dal suo corpo astrale assiste al suo funerale, e successivamente quando tenta di mettersi in contatto con la moglie attraverso la scrittura automatica. Alla fine accetta il fatto di essere fisicamente morto.
Con l'aiuto della guida valica i confini della sua esistenza terrena ed entra nel mondo successivo, il piano astrale della metafisica Occidentale (lo Svarloka dell'Induismo o il bardos del Buddismo Tibetano). Là vive contento, imparando ad esempio a volare da un luogo all'altro e aspettando che sua moglie lo raggiunga al momento stabilito.
Ma la tragedia irrompe quando Annie si suicida e Chris apprende che pur essendo anche lei entrata nel mondo astrale è bloccata in un luogo infernale (il Naraka dell'Induismo) da lei stessa creato e da cui non può essere riscattata. Non volendo accettare questa situazione, Chris parte per salvare la moglie. Capisce però che non può risvegliarla dal suo stato insano, e decide di restare con lei invece di tornare in cielo - una prova d'amore che presto li consegna entrambi al paradiso. Nelle sequenze finali del film i due si sono reincarnati in bambini che si incontrano su una banchina.
Nel libro invece lei si reincarna in India, lui in America, destinati ad incontrarsi e a sposarsi all'età di 30 anni.
vedi Video - Questa e' solo l'introduzione di: Aldila' dei Sogni

L’ani+ma quindi è l’insieme di tutti questi 7 corpi, dall’Ego/IO al fisico e non e' una sola parte di essi.
Essa è l’insieme delle informazioni che l'essere eredita dal concepimento, contenuta nella coppia di 2 atomi base (+ e -) che aggregheranno altri atomi (insieme) per formare il corpo fisico,  più quelle che sono codificate nel DNA, risultante dalla combinazione di metà del DNA nucleare del padre (per mezzo dello spermatozoo che feconda l’ovulo) con metà di quello della madre, mentre il DNA mitocondriale viene tutto dalla madre, contenuti nell’ovulo femminile.
Da quelle informazioni che acquisisce durante la sua vita terrestre, vale a dire nelle connessioni neuronali che si plasmano nell'interazione con l'ambiente familiare, sociale e quello della Natura/UniVerso, nel quale l’essere vive; quindi è corretto dire che la nostra anima non è sempre la stessa dalla nascita all'età adulta: magari uno nasce come bambino carino e paffutello, ma poi da adulto diventa uno spietato criminale, sadico e pluri-omicida. L’informazione lo ricordiamo è quella che è contenuta nel DNA ed è negli elettroni/atomi che compongono il DNA che viene ad essere raccolta, aggiunta e memorizzata al momento della morte.

Ricordiamoci che non si può dividere ciò che la Manifestazione, il “corpo di Dio” (manifestazione dell’InFinito) ha unito; per cui non è facile definire i confini precisi dei vari “corpi” sottili; comunque tutti questi corpi ci dicono anche gli antichi, sono collegati fra di essi in modo inter relazionale, ma sopra tutto dai 7 centri detti “chakra”; questi centri sono il collegamento fra i vari livelli dei corpi permettendo la risalita e la discesa delle 2 energie che noi captiamo da: polmoni, piedi, testa, pelle, cromosomi, e che si distribuiscono nei vari livello del corpo, per dare energia ad ogni organo o sistema collegato a quel centro; i “chakra” corrispondono grosso modo, partendo dal basso a: zona genitale; zona intestinale; zona stomacale; zona plesso solare; zona della gola; zona della fronte; zona della “fontanella” (sopra la testa).

In Medicina Biologica o Naturale dobbiamo tenere conto di tutti questi “centri” e dei vari “corpi” quando cerchiamo di mantenere la Salute o ripristinare la stessa da uno stato di malessere.
E’ estremamente importante prima di trattare un malato sul piano metabolico, di ristabilire la giusta circolazione delle Energie in questi 7 centri secondo le loro giuste polarità (Yang e Yin).

Per far meglio comprendere, ciò che desideriamo illustrare ai nostri lettori sulla possibilità della materia/intelligente che si evidenzia nella sua proprietà intrinseca di trasformazione, riferiamo ciò che in certe branche della fisica applicata contemporanea si sta scoprendo:
I Metalli “liquidi” esistono veramente, anche se solo nei laboratori di ricerca applicata più moderni; essi si chiamano “fluidi elettroreologici” e le loro applicazioni nel futuro, possono essere fantascientifiche; un esempio: con questi fluidi si potranno costruire super macchine enormemente più veloci e precise, grazie ad ingranaggi capaci di passare dallo stato liquido a quello solido in frazioni di secondo, rispetto a quelle costruite fino ad ora.

Nel 1947 un fisico Willis M. Winslow aveva scoperto il primo fluido elettroreologico: esso si trasformava istantaneamente in semi solido, se era attraversato da una corrente elettrica; negli anni successivi altri materiali hanno dimostrato proprietà simili.
Alla base di questo fenomeno vi è la polarizzazione, fenomeno scoperto da tempo; se un fluido con molte particelle in sospensione viene attraversato da un campo elettrico, le particelle tendono a polarizzarsi, assumono cioè una forma allungata con un polo caricato positivamente e l’altro negativamente; i poli delle particelle tendono ad attrarsi, se di carica diversa od a respingersi; questo tipo di movimento provoca il loro allineamento, generando un nuovo “insieme”, una nuova struttura.
Quando molte particelle presenti nel liquido interagiscono in quel modo, finiscono per formare lunghe catene e questo può provocare la progressiva solidificazione del fluido.
Per ottenere questo rapido passaggio ci dicono i fisici, occorre applicare tensioni di qualche migliaio di volt.
Altri liquidi/solidi (miscele con silicio e polimeri solubili) che si chiamano colloidi dilatanti, mutano di stato anche se non sono attraversati da correnti elettriche, il passaggio di stato avviene in seguito ad una agitazione meccanica violenta.

Perché vi abbiamo parlato di questo tipo di fenomeno ? perché riteniamo che in Natura esistono varie e molteplici possibilità, varie fenomenologie, che essa utilizza da sempre nei processi di Manifestazione e di trasformazione della materia, che hanno enormi possibilità e dimostrano come anche il fenomeno morte sottostà a questa legge di trasformazione, con simili modalità.
Nel momento della morte - trapasso - vi è una scarica elettrica fortissima in Volt ed a bassa intensità, indotta ed una agitazione meccanica conseguente che provvede a temperatura ambiente, (questi fenomeni si chiamano: trasmutazione atomica a bassa temperatura) a modificare parte del corpo fisico/eterico/spirituale in altri stati della materia di cui è composto il nostro corpo, mantenendo il potere d’informazione del proprio Ego/IO nei nuovi corpi che si formano da esso ed a seconda delle proprie “destinazioni” essi si trasformeranno in gassoso, liquido, solido o plasma, ma contemporaneamente a riAggregare parte della materia precedente in altri insiemi che generano altre sostanze, cioè altre forme, altri corpi.

Ora osserviamo la Morte ancora da un altro punto di vista.
Dal punto di vista clinico, la definizione del momento della “morte” combacia con la cessazione del battito cardiaco, la cessazione delle funzioni respiratorie e di quelle cerebrali; NON si contempla assolutamente la cessazione delle Sensazioni da parte dell’Ego/IO, onde per cui è evidente che questa definizione è data da una incompleta osservazione esteriore, da parte degli altri, medici compresi.
La morte però è sopra tutto un momento “interiore”, NON solo esteriore; in Bio elettronica abbiamo una marcia in più per meglio definire questo momento, questo “passaggio nella Vita”.
Analizzando il sangue del “defunto”, pH, rH e , vedi  Bio elettronica, possiamo sapere se è morto veramente e non si tratti di morte apparente, per cui il malcapitato non si troverebbe a risvegliarsi nella bara a 2 m. sottoterra, come purtroppo avviene ed è accertato nel 5% dei casi di sotterramento.
Comunque l’unico che può “narrarci” il passaggio, la morte è il morente; infatti in certi laboratori sono stati “interrogati” dei cadaveri, inserendo elettrodi nei loro cervelli e collegandoli ad un elettroencefalogramma; parlando con il “morto”, gli si è chiesto di fornire degli impulsi per rispondere con un semplice sì o no, alle domande che gli venivano poste, le risposte sono arrivate puntuali.

Abbiamo analizzato da vicino casi di persone, dichiarate “clinicamente morte”, facendoci raccontare le loro esperienze vissute; per clinicamente morte, si intendono persone che in ospedale, sono state dichiarate morte da medici con tanto di certificato e sono rivissute dopo qualche minuto, in certi casi oltre 2 ore, in altri dopo 2 giorni.
E’ stupefacente ascoltare le loro esperienze; tutte quante hanno in comune gli stessi elementi fondamentali descritti in modo un po' diverso, a seconda del tipo di cultura filosofico, religiosa, del soggetto.
Queste affermazioni sono simili a quelle che uno studioso americano R.A. Moody e la giornalista italiana Paola Giovetti ed altri studiosi in altre nazioni, hanno scritto nei loro libri.
Ecco la descrizione che abbiamo tratto da tutti coloro che ci hanno descritto le loro sensazioni dopo che sono rivissuti da una morte apparente.
Un uomo sta morendo e nel momento in cui ha raggiunto il massimo dolore, sente dalle parole del medico, di essere clinicamente morto; avverte uno strano rumore, come un tintinnio, una musica od un ronzio e contemporaneamente sente di muoversi, con estrema rapidità, lungo un “tunnel” una galleria buia, nera; giunto al termine, avverte di essere uscito dal proprio corpo, ma di trovarsi ancora nell’ambiente in cui esso si trovava prima e vede in lontananza il suo corpo, come se egli fosse solo uno spettatore; da quella posizione osserva il tentativo di rianimazione e prova un senso di sconvolgimento emotivo; dopo breve tempo si abitua alla nuova strana condizione, avverte di avere ancora un corpo ma di altra natura, molto diversa dal corpo fisico al quale era abituato e che ha lasciato.
Cominciano ad accadere altre cose, altri individui gli si avvicinano per aiutarlo; scorge i corpi energetici di parenti ed amici già morti che vivono in altra dimensione, poi gli appare un essere che egli definisce di Amore o di Luce; questo gli rivolge senza parlare, cioè telepaticamente, una domanda che lo esorta a valutare la propria vita e lo aiuta mostrandogli, come in un film (playback) a ritroso, gli avvenimenti più salienti della propria vita terrena.
Alle volte questo “film” viene visto prima dell’incontro con l’essere di luce; ad un tratto si sente vicino o vede una barriera, un confine che sembra essere la divisione fra la vita terrena e quest’altra che si propone; tuttavia “sente” o gli dicono di dover ritornare sulla terra e che non è ancora arrivato il momento del suo passaggio.
Tenta di opporsi, perché è affascinato da questa nuova e bella situazione; tuttavia si riunisce al suo corpo, in qualche modo e torna alla vita terrena.
Più tardi tenta di raccontare ad altri la sua esperienza, ma gli riesce difficile farlo; fa difficoltà ad esprimere con parole i fatti vissuti “altrove” e scopre che non lo prendono sul serio e rinuncia a parlare.
L’esperienza vissuta comunque modifica sostanzialmente la sua vita ed in particolare le sue opinioni sulla “morte” e sulla Vita”.

Video che narra l'esperienza con relativa descrizione di uno Spirito-Soggetto nell'Al di La'...

 

L'anima esiste e sopravvive alla morte cerebrale affermano due medici inglesi, in modo improprio:
Pazienti colpiti da arresto cardiaco hanno raccontato di luci, sensazioni di gioia e ingresso in un altro mondo.
Corriere della sera 23-10-2000 - vedi:
Campo Psico Energetico - effetto Kirlian

LONDRA - Una mente indipendente dal cervello e una coscienza, o anima, che vive dopo la morte cerebrale. In pratica, l'esistenza dell'anima provata scientificamente, visto che ad avanzare l'affascinante ipotesi sono due medici, Peter Fenwick, neuropsichiatra londinese, e Sam Parnia, ricercatore clinico all'ospedale di Southampton e che la ricerca sarà pubblicata dalla rivista medica Resuscitation.

Per un anno i due hanno studiato 63 casi di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Di questi, 56 non avevano memoria del tempo in cui erano rimasti privi di conoscenza. Ma quattro dei sette che hanno dichiarato di ricordare qualcosa hanno superato la scala Grayson, che valuta le esperienze di «quasi morte». I quattro hanno parlato di sensazioni di pace e gioia, tempo accelerato, perdita di percezione del corpo, di una luce brillante e dell'ingresso in un altro mondo. Esperienze che per gli scienziati non potrebbero spiegarsi con un collasso delle funzioni cerebrali causato da mancanza di ossigeno o con combinazioni di medicinali (che in casi del genere sono uguali per tutti).
Queste persone erano in una condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado di sostenere processi lucidi o consentire di avere ricordi duraturi”, ha dichiarato Parnia al Sunday Telegraph, a meno che il cervello non sia l' intermediario di una mente indipendente".
Fonte: MysteryMail 25 Ottobre 2000

Secondo due eminenti medici britannici l'anima esisterebbe. Peter Fenwick, neuropsichiatra all'Istituto di neuropsichiatria di Londra e Sam Parnia, ricercatore clinico presso l'ospedale di Southampton, in seguito ad analisi strettamente scientifiche, hanno ipotizzato che la mente sia indipendente dal cervello e che l'anima continui a vivere dopo la morte cerebrale. Gli studiosi si sono basati sulle testimonianze dei malati che hanno raccontato di aver provato un senso di pace e di gioia in una "condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado di sostenere processi lucidi o consentire loro di avere ricordi duraturi". In seguito a uno studio condotto al General Hospital di Southampton gli studiosi hanno intervistato 63 pazienti sopravvissuti all'arresto cardiaco. 
Fra questi, 4 persone avrebbero superato la c.d. scala Grayson, criterio medico per valutare le esperienze di "quasi morte" e ognuno di loro avrebbe avvertito sensazioni di pace eterna, di smarrimento della percezione fisica, di ingresso in un altro mondo.

Secondo Parnia: "ciò potrebbe fornire una risposta alla domanda se la mente o la coscienza siano prodotte dal cervello o se il cervello non sia invece una specie di intermediario della mente, la quale esiste indipendentemente".
Fenwick e Parnia hanno escluso che l'esperienza possa spiegarsi con un collasso delle funzioni celebrali causato da mancanza di ossigeno. Con l'analisi delle cartelle cliniche è stata altresì esclusa la possibilità che l'accaduto sia riconducibile a combinazioni di medicinali dato che le tecniche di rianimazione praticate in ospedale sono uguali per ogni paziente

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Riassumendo possiamo descrivere con questa successione gli avvenimenti che ricorrono frequentemente nei casi di Pre-morte:
1) Sensazioni piacevoli di pace, quiete nella prima fase.

2) Percezione di una Luce bianca chiarissima, per quanto vi sia molta luminosità, essa non offende in alcun modo la vista, né impedisce di vedere altre cose; oltre alla percezione della luce, si odono bellissimi suoni e voci di altri esseri.

3) Estrema esaltazione delle facoltà intellettive e percettive.

4) Esperienza di percorrere un “tunnel” (dimensionale) una galleria buia.

5) Abbandono del corpo fisico all’interno di una parte del corpo energetico e ci si trova ad osservare il proprio corpo fisico, essendone completamente fuori.

6) Riepilogo dei fatti importanti della vita, i ricordi si susseguono con ritmo rapidissimo ma con uno sguardo mentale si comprendono e si rivivono interamente, auto giudicandosi.

7) Sensazione di un passaggio di “luogo” o di dimensione che si interrompe un attimo prima del rientro nel corpo fisico, contemporaneamente al desiderio intenso di rimanere in quel nuovo stato o luogo.

Questa la descrizione generale che “risuona” in tutti i racconti ed in ogni parte del mondo indipendentemente dal credo religioso o spirituale, da parte delle persone ascoltate nelle nostre ricerche.
Anche queste affermazioni confermano le nostre tesi sulla “morte” quale passaggio in altra “dimensione” quella energetica, elettronico Spirituale.

Quello che è strano è che molti individui sopra tutto in occidente, quando incontrano un amico che racconta loro per esempio, di essere stato in Kenia e di aver visto laggiù tante cose, di aver parlato con altre persone del luogo, ecc., questi pur non conoscendo di persona la nazione Kenia, gli prestano fede e non hanno nemmeno il dubbio, che il loro amico racconti loro una frottola; mentre se qualcuno anche loro amico, gli racconta che è stato nell’aldilà, descrivendo tutto con minuziosi particolari, allora la narrazione diviene una favola mentale della persona che la racconta, questo atteggiamento è sicuramente poco serio; il ricercatore della verità andrà come minimo a cercare altre persone che hanno fatto l’esperienza per vedere se ciò che ha ascoltato è credibile o meno, questo almeno fino a quando egli non vivrà di persona l’esperienza; sono gli schemi mentali ristretti che impediscono a quelle persone di accettare una possibile verità.
Dovremmo allora dire che lo stato della morte è analogicamente da riportare allo stato del sonno nell’Uomo; il sonno è vissuto in piena coscienza da parte dell’Ego/IO, tant’è che si vivono esperienze vere e complete anche se “interne”; si hanno tutte le sensazioni come nello stato di veglia che è lo stato di relazioni con l’esterno, in quanto si vivono colori, suoni, tatto, parole, immagini, ecc. come se fossero oggettivate e non per questo si è pazzi; mentre si dorme si risolvono problemi che non si riesce a risolvere nello stato di veglia, tant’è che vi è un detto: “la notte porta consiglio”; si hanno visioni, sogni, ecc., che molte volte non vengono ricordati, ma che si Sa che si sono vissuti nella notte, mentre si dormiva.
Il sonno è uno degli stati dell’Essere cosciente e parte della Vita stessa; ecco perché in molte religioni si è legata analogicamente la morte allo stato del sonno.
Però lo stato di morte è molto più dello stato del sonno, in quanto esso permette altri e più complessi cambiamenti di stato; lo stato della morte infine è il passaggio dall’esterno, il fuori dello spazio gravitazionale della Manifestazione, all’interno di essa, il dentro.

Secondo le affermazioni precedenti sugli “Aelohim, Elettroni, Eoni”, noi sosteniamo che la morte è la “trasformazione” dallo stato materiale, allo stato Energetico, Elettronico, con la piena coscienza, consapevolezza e partecipazione dell’Ego/IO della persona a queste “variazioni” di stato; tale variazione è il passaggio dell’Energia, dallo stato “solido” a quello di “plasma” e per la parte fisico/eterica, attraverso la riduzione in stati di liquido, gassoso, atomico,  per essere riciclato biologicamente in nuove e molteplici aggregazioni. 
Per fare ciò dobbiamo passare dallo stato solido allo stato “Energetico” e passare quindi dentro la materia per poterci livellare al piano al quale ci siamo resi capaci di “rivelare”, nella nostra esperienza terrestre.
Infatti anche il ciclo della Natura ci conforta dandoci tutti gli esempi possibili di cui ne prendiamo solo uno: il chicco di grano deve essere messo nella terra, trasformarsi, cioè morire per “dare alla luce”, per far nascere una spiga e da essa nascono circa 100 chicchi di grano e così via; lo stesso avviene per gli esseri viventi, noi siamo un “chicco” di informazioni cioè di Spirito, Pensiero, Coscienza chiusi in una “sostanza o bolla di energia” e dobbiamo venire a nascere sulla terra per poter “morire” e per poterci trasformare a nostra volta, per dare così vita a miliardi di altri (chicchi ), cioè Atomi od Elettroni Personalizzati che a loro volta ci accompagnano nella nostra esperienza corporea umana e che andranno ad arricchire ed a riAggregarsi per affinità e livelli, alla nostra morte ad altri corpi, inserendovi di nuovo ed in tutti l’inconscio collettivo aggiornato per reInformare attraverso gli atomi/elettroni contenuti nel DNA/RNA, anche il CEI (Campo Elettro Magnetico Informato) dei nuovi corpi che si creeranno.

La CoScienza non perde in nessun caso la percezione di Sé e dell’UniVerso; ella la perde a livello conscio temporaneamente quando ella si reIncarna, per poter essere libera di effettuare una nuova esperienza e ciò avviene al concepimento.
Durante la vita nel fisico ella deve, ritornando in Armonia con la Manifestazione, riprendere il colloquio interrotto con il Concepimento (concepire un piano mentale).
Solo la Coerenza, con le varie Leggi della Manifestazione permette il ripristino della ComUnicAzione.
L’incoerenza al contrario impedisce la comunicazione e la comprensione della realtà della Vita; ad ogni morte o trapasso la CoScienza si reIncarnerà per potersi rimettere in conDizione di riTrovare la sua coerenza con il Creato e le Sue finalità.

Le religioni anche quelle non cristiane, sono tutte concordi con forme diverse, nell’affermare che la vita continua dopo la morte; alcune dicono che l’Ani+ma, l’Essere, l’Ego/IO nella materia, prenda possesso di un altro corpo e si reincarni di nuovo e così per quante reincarnazioni sono necessarie per “purificarsi”; la chiamano la legge del “Samsara”.
Noi sosteniamo questo: esistono Ego/IO (Esseri, Anime) emanati dall’InFinito, dopo varie reincarnazioni alla loro ultima morte, con il loro nuovo corpo di Energia si incarnano volontariamente, cioè riprendono forma solamente per aiutare altri Esseri ad evolvere nelle varie dimensioni; altri risorgono o si riAggregano o si reincarnano moltissime volte perché debbono acquisire altre informazioni e non sono capaci di rendersi liberi dalle psico dipendenze di questa dimensione, perciò si auto obbligano, auto condizionano per via delle loro psico dipendenze a reincarnarsi, a risorgere molte volte, fino a riuscire ad essere abili ed autosufficienti nel mantenere per sempre il loro corpo Energetico, cioè ad essere Coerenti ed a imparare a decidere dove posizionarsi ad ogni loro “trapasso”, utilizzando il tipo di materia presente nella dimensione ove desiderano manifestarsi. 


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PREMORTE - Near-Death Experiences o Stati di Premorte (NDE)
Il fenomeno denominato Near-Death Experiences (NDE) oppure Stato di Pre-Morte (SPM) o Esperienze di Pre-Morte (EPM), solitamente si verifica nei soggetti che dopo aver avuto un trauma fisico che avrebbe dovuto portarli alla morte (a causa di arresto cardiaco spontaneo, di un grave incidente, o durante un intervento chirurgico) sono sopravvissuti. Moltissime di queste persone, in tali occasioni sono state dichiarate clinicamente morte, perchè oltre ad avere il battito cardiaco totalmente assente, non presentavano più alcuna attività cerebrale (EEG). Ciononostante, inspiegabilmente, dopo svariati minuti (a volte anche ore, vedi caso Rodonaia in “La pagina degli amputati), una volta tornati alla vita, riferiscono ai medici, agli infermieri, ai parenti e agli amici dei ricordi straordinari: mentre erano “clinicamente morti”, avevano continuato ad avere la percezione visiva e sonora di quello che stava accadendo attorno a loro ed anche in luoghi molto distanti da quello in cui era stato collocato il corpo.
Più precisamente, una volta “risvegliati”, hanno descritto dettagliatamente quello che avevano fatto e detto i primi soccorritori e poi gli infermieri ed i medici, mentre tentavano di rianimarli, ed anche ciò che amici e parenti compivano, dicevano o pensavano, mentre si trovavano all’interno delle rispettive abitazioni o al lavoro.

Negli ultimi trentacinque anni, a livello mondiale, l’interesse per queste esperienze in ambito scientifico è stato sollevato da Raymond A. Moody (precedentemente altri studiosi se ne erano occupati - in particolare Frankl e Potzel -  mostrando però maggiore interesse nei confronti dell’evento morte e non per l’esperienza premortale), egli è ritenuto il massimo divulgatore degli studi sulle NDE. Moody fu il primo a raccogliere dati sulle NDE, rendendoli pubblici durante le sue conferenze e tramite i suoi libri; il primo libro, 
“La Vita Oltre La Vita”, è ancora oggi un testo fondamentale per tutti coloro che si sono occupati e si interessano del fenomeno. In “La Vita Oltre La Vita” Moody lanciò una sfida a tutti gli studiosi di medicina, a cui chiedeva di impegnarsi maggiormente nelle ricerche concernenti le esperienze vissute in punto di morte (Raymond Moody, è nato in Georgia nel 1944; nel 1969 si è laureato in Filosofia e successivamente in Medicina e in Psichiatria. 
Ha insegnato per tre anni etica, logica e filosofia del linguaggio alla East Carolina University. 
Ha anche insegnato Psicologia al Western Georgia State College di Carrollton, un istituto che ha un reparto di psicologia in cui si enfatizza lo studio del paranormale. Il Western Georgia State College, non ignora la terapia cognitiva, ma su volere del suo fondatore William Roll, sin dagli anni Sessanta organizza corsi sui fatti inspiegabili, tra essi vi sono corsi sull’astrologia, sulle esperienze di Pre-Morte, sui fantasmi, unitamente a quelli sull’ipnosi, sull’auto-ipnosi e sulla moderna psicoterapia sciamanica. 
Attualmente è titolare della Cattedra “Bigelow” per gli Studi sulla Coscienza di Las Vegas).

Da allora molti studiosi si sono cimentati in questa ricerca e, mentre i non addetti ai lavori erroneamente pensano che essa sia relegata al pensiero esoterico o occultista, in realtà la questione è dibattuta soprattutto in ambito accademico e le rare volte che sono state prese in esame tesi esoteriche, lo si è fatto per invalidarle. I più agguerriti contro le tesi esoteriche sono i parapsicologi che, pur ammettendo l’esistenza di fenomeni paranormali, sono impegnati a cercarne le cause scientifiche per poterli riprodurre in laboratorio, seguendo i canoni della scienza empirica.

FASI CARATTERISTICHE del FENOMENO NDE
Di seguito vengono descritti i vissuti (ovvero le esperienze soggettive, simili tra loro,  dei soggetti che hanno sperimentato la NDE.) e che sono maggiormente tenuti in considerazione dai ricercatori di tutto il mondo che operano in ambito medico, farmacologico, psichiatrico, psicologico, psicofisiologico e parapsicologico.
Per alcuni studiosi la presenza di uno o più di tali elementi è sufficiente per determinare la  NDE, mentre per altri sono valide le fasi evidenziate dal test elaborato da Bruce Greyson. 

Sensazione della morte
Molte persone non realizzano immediatamente che l’esperienza che stanno vivendo ha a che fare con la morte. 
Raccontano d’essersi trovate a fluttuare al di sopra del loro corpo, d’averlo guardato a distanza e d’avere improvvisamente provato paura e/o imbarazzo. In questa situazione arrivano a non riconoscere come proprio il corpo che vedono dall’alto, spesso la grande paura iniziale cede il posto alla chiara consapevolezza di quanto sta accadendo.
Mentre si trovano in questo stato, le persone sono in grado di comprendere quello che medici ed infermieri si comunicano, anche se non hanno alcuna cultura medica, ma quando tentano di parlare con essi o con altre persone presenti, si rendono conto che nessuno riesce a vederli né a sentirli.
Allora cercano di attirare l’attenzione dei presenti toccandoli, ma quando lo fanno, le loro mani passano direttamente attraverso il corpo del medico o infermiera. Dopo avere tentato di comunicare con gli altri, generalmente provano un maggiore senso della loro identità, e a questo punto la paura si trasforma in beatitudine, ed anche in comprensione. 

Senso di pace e assenza di dolore
Finché la persona resta nel suo corpo può vivere un’intensa sofferenza, ma quando lo abbandona sopravviene un grande senso di pace e di assenza del dolore. 

Il tunnel  
Questa esperienza solitamente subentra dopo che è stata sperimentata quella dell’abbandono del corpo (fisico). 
La persona si trova di fronte ad un tunnel a vortice, oppure davanti ad un portale e si sente spinta verso le tenebre. 
Dopo avere attraversato questo spazio buio, entra in una luce splendente. Alcune persone invece di entrare nel tunnel dicono d’essere salite lungo una scalinata. Altri hanno affermato d’avere visto delle bellissime porte dorate, che indicano il passaggio in un altro regno. Alcuni soggetti hanno dichiarato che, nell’entrare nel tunnel, hanno sentito un sibilo o una specie di vibrazione elettrica oppure un ronzio. L’esperienza del tunnel non è una particolare scoperta degli attuali ricercatori, infatti già nel quindicesimo secolo, Hieronymus Bosch nel dipinto che ha per titolo “Visioni dell’aldilà: 
Il paradiso terrestre - L’Ascesa all’Empireo”, descrive quello che solitamente racconta chi ha vissuto una NDE.

Gli Esseri di Luce
Una volta superato il tunnel, generalmente la persona riferisce d’avere incontrato degli “esseri” che brillano di una stupenda luce, che permea ogni cosa e riempie il soggetto d’amore. In questa dimensione, luce e amore sono la stessa cosa; la luce è descritta come molto più intensa di qualsiasi altra conosciuta in Terra, non è accecante ma è calda, stimolante, viva.
Oltre alla intensa luce, molte persone raccontano di avere incontrato amici o parenti (precedentemente deceduti) contraddistinti da corpi luminosi ed eterei; di avere visto bellissime scene pastorali e città fatte di luce la cui grandiosità è indescrivibile.
In questa situazione la comunicazione non si svolge come al solito a parole, ma “telepaticamente”, è una comprensione immediata.  

Il Supremo Essere di Luce
Dopo avere incontrato diversi esseri di luce, generalmente, la persona “clinicamente deceduta”, incontra un essere che definisce il  “Massimo Essere di Luce”. Chi ha avuto un’educazione cristiana spesso lo identifica con Dio o Gesù; coloro che professano altre fedi lo chiamano Buddha o Allah. Gli atei riferiscono che non si tratta di Dio e neppure di Gesù, ma è un essere sacro.
Tutte le persone dichiarano che si tratta di un essere che emana amore e comprensione assoluti. Quasi tutte le persone dicono di avere desiderato di restare per sempre con lui, desiderio che però non può essere soddisfatto e, solitamente, uno degli esseri di luce (parenti defunti ecc.)  o il Massimo Essere di Luce, dopo che il soggetto ha riesaminato la sua intera vita, lo invita (o gli ordina) di rientrare nel suo corpo terreno. 

Visione panoramica della vita
Quando ciò avviene non vi sono più contorni materiali, ma solo una visione panoramica a colori e a tre dimensioni, di ogni singola azione compiuta dal soggetto in stato di NDE, durante la vita. Solitamente questa situazione si verifica nella prospettiva di una terza persona, non si svolge nel tempo da noi conosciuto ma l’intera vita del soggetto è presente contemporaneamente. In questa condizione si rivedono le azioni buone e cattive compiute fino a quel momento, e si percepisce immediatamente l’effetto che esse hanno procurato sul prossimo. 
Durante tutto il tempo in cui il soggetto riesamina la sua vita, l’Essere di luce gli resta accanto, gli pone delle domande (ad esempio che cosa ha fatto di bene nella sua vita), l’aiuta a compiere la revisione e a sistemare (in prospettiva) tutti gli eventi della sua vita. Le persone che hanno vissuto una NDE si convincono che la cosa più importante della vita è l’amore, seguito (per la maggior parte di loro) dalla Conoscenza. Mentre i sopravvissuti rivedono i momenti della loro esistenza in cui hanno imparato qualcosa, l’Essere di luce sottolinea che, oltre all’amore, una delle cose che si può portare con sé al momento della morte è la conoscenza. Generalmente quando la persona torna in vita, ha un gran desiderio di approfondire le sue conoscenze intellettuali,  spesso diventa un avido lettore anche se, nel suo recente passato, non amava studiare, oppure si iscrive a corsi che gli permettono di approfondire argomenti da lui mai prima trattati. 

Rapida ascesa al "cielo" (altra dimenzione)
Non tutte le persone che hanno vissuto una NDE fanno l’esperienza del tunnel, alcune invece raccontano d’essersi sentite fluttuare, di essere salite rapidamente al cielo e di aver visto l’universo dalla stessa prospettiva dei satelliti e degli astronauti. 

Riluttanza a tornare in vita
L’esperienza di Pre-Morte è talmente piacevole che molte persone non vorrebbero tornare indietro e, spesse volte, sono molto adirate con i medici che le hanno fatte ritornare. E’ però una reazione momentanea e, solitamente dopo una settimana (anche se rimpiangono lo stato di beatitudine vissuto durante la NDE), sono felici d’avere avuto l’opportunità di continuare a vivere. La maggior parte delle persone riferisce che, se avesse dovuto pensare solo a se stessa, sarebbe rimasta nell’altra dimensione. Tutti dichiarano che sono ritornati per amore dei loro bambini oppure per i genitori o i coniugi.

Differente percezione spazio - temporale
Tutte le persone che hanno sperimentato l’esperienza di Pre-Morte raccontano che in quella dimensione il tempo è notevolmente compresso e assolutamente diverso da quello segnato dagli orologi; spesso viene descritto come l’esperienza o il senso dell’eternità. Durante la NDE, generalmente i confini imposti dallo spazio nella vita quotidiana scompaiono. Infatti, se la persona (ritenuta da medici ed infermieri morta) vuole recarsi in uno specifico posto, può farlo semplicemente pensando di esservi. Alcuni soggetti hanno riferito che, mentre si trovavano fuori dal corpo ed osservavano il lavoro svolto dai medici nella sala operatoria, se volevano vedere i loro parenti, era sufficiente che desiderassero spostarsi nella sala d’aspetto o raggiungere l’abitazione o il luogo in cui si trovavano.
Tratto da: vspace.it

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Commento interessante (NdR): Se mettiamo un morente su di una sensibile bilancia (bilancia atomica) un momento prima dell’esalazione dell’ultimo respiro, troviamo un determinato peso, che diminuisce di qualche decina di grammi (15 gr.) appena il soggetto ha esalato l’ultimo respiro ed il corpo tende a divenire freddo; questo esperimento è già stato effettuato, ma si è “creduto” di misurare il peso dell’anima; pensate a quale stupidità certi studiosi medici scienziati (Americani) di
Tanatologia (studio della morte) sono arrivati; questo avviene perché essi NON conoscono le semplici ma sacrosante Leggi dell’UniVerso.
vedi anche: Olo-Mero  +  Chi cosa e' dov'e' Dio ?  +  Buchi neri  +  Atomo  +  Vuotoquantomeccanico 
Campo Psico Energetico - effetto Kirlian

EUTANASIA: Olanda Legalizza, è Il Primo Paese al Mondo - dopo l’Olanda il sì del Belgio e della Svizzera 

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La morte ed il senso della vita
“Se penso che devo morire mi ammazzo” (“nonna maria”)
“ The physically  of Death  destroy us, the idea of death  saves us”
La Coscienza è un grande dono , un tesoro  tanto prezioso quanto la vita. . Questo ci rende uomini. Ma ciò comporta  una grande prezzo da pagare   la ferita della  mortalità . Infatti fra tutti gli animali che popolano la terra l’uomo è l’unico animale che diviene  ben presto consapevole del suo ineluttabile  destino, quello di dover morire.
La nostra esistenza  è   accompagnata dal fantasma della consapevolezza che  cresciamo , maturiamo e inevitabilmente  decliniamo e moriamo.
La paura della  morte tocca tutti noi: uomini , donne e bambini , ma l’angoscia ad essa collegata varia di intensità   nel corso dell’intero ciclo di vita.
I bambini  imparano a conoscere la morte attraverso la morte di  animali domestici, dei nonni , la vista di cimiteri e le tombe dei parenti. 
Gli adulti cercano di placare  la loro   angoscia nei confronti  della morte  con  l’uso di parole  rasserenanti, cercando di  posticipare loro il problema in un lontano futuro  o negando la morte attraverso racconti di resurrezione, vita eterna e paradiso.

La paura della morte sembra esser messa da parte dai sei anni , cioè in quella età che Freud chiama di latenza,
Nell’adolescenza  l’angoscia di morte erompe con notevole forza; i teenagers  spesso sono preoccupati della morte ed hanno  pensieri di suicidio  . Molti adolescenti in questo periodo sfidano la loro paura della  morte con atteggiamenti aggressivi o estremamente rischiosi.

Nei giovani adulti la paura della  morte   viene soppiantata dalla preoccupazione verso i due più importanti obiettivi di questo fase della vita: il lavoro e l’inserimento sociale ed il costruirsi una famiglia.
Con la passare dei decenni quando la carriera  volge al termine e/o i figli a loro volta lasciano la casa di origine , inizia la crisi della mezza età e l’angoscia di morte di nuovo erompe con forza.

Quando noi abbiamo raggiunto l’apice della vita  ci accorgiamo  che la strada non tende più ad salire  ma  rapidamente  volge verso il declino e la morte .
Parlando della morte è importante rammentare che non tutte le epoche storiche guardano a quest’evento nello stesso modo. Esistono, infatti, delle differenze

Come si comportava l’uomo preistorico  nei confronti della morte ?
Da un lato aveva preso  la morte sul serio come annientamento della vita, d’altro canto l’aveva  misconosciuta  e  ridotta a niente.
Lui ascriveva alla morte dell’altro,  del nemico ,dello straniero un significato  diverso dalla propria morte.
Infatti quando l’uomo primitivo vedeva morire la moglie il figlio ecc  faceva esperienza  in sé che si potesse morire .L’uomo primitivo non poteva più negare la morte, egli l’aveva se pur parzialmente sperimentata  su di sé  nel suo dolore ma non voleva  ammetterne l’esistenza  poiché  non riusciva a pensarsi morto. Si affidò così a compromessi  ammise la morte negando  però il suo carattere  di annientamento della vita che invece aveva ammesso  nel caso della morte di un suo nemico.

Nel tardo Paleolitico e nel corso della prima parte del Neolitico l’uomo riteneva che lo spirito del defunto rimanesse presente in questo mondo, anche se non in forma visibile. Questa teoria si divideva in due tipi. Poteva essere che rimanesse accanto alla tomba, vicino al suo gruppo – sia per aiutare i suoi, come pure per punirli o terrorizzarli (come dimostrano i legacci che stringevano i resti mortali del defunto) – oppure vagava liberamente, senza alcun riferimento preciso con i suoi parenti.
Uno dei dati costanti del periodo Paleolitico consiste nella comparsa di sepolture intenzionali e che quindi si fosse diffusa una sorta di culto dei morti. Sul cadavere della persona amata l’uomo primitivo  ritrovò  gli spiriti , ideò la scomposizione  dell’individuo in corpo ed anima , nel ricordo dei morti si creò l’idea di altre forme di esistenza per le quali  la morte sarebbe solo l’inizio , l’idea di una sopravvivenza dopo la morte apparente.  Il defunto non è visto come morto del tutto, ma immerso in un sonno profondo e momentaneo che lo porterà, successivamente, a risvegliarsi. Nel momento in cui tornerà in vita avrà bisogno di nutrirsi e degli oggetti a lui cari nella precedente vita

Pertanto, secondo l'interpretazione delle scienze storico-antropologiche, l'uomo rifiuta fin dall'inizio la morte. Ciò non di meno, egli fa esperienza di essa poco alla volta, comprendendone appieno il significato solo dopo un lungo e lento processo di assimilazione.
Il senso della morte come evento che interessa un determinato soggetto, infatti, si svilupperà appieno solo con l’apparire del senso dell'uomo e ciò perché, all’inizio della sua storia, la morte si esplicita in modo parziale, ovvero solo attraverso la sperimentazione del dolore del proprio corpo e contemporaneamente attraverso il suo rifiuto. L’uomo mitico non comprendendo il sopraggiungere delle tenebre  percepisce quest’evento nella forma di qualcosa che distrugge ogni forma visibile, che pertanto d’un tratto diviene estranea e insidiosa. La morte - almeno all'inizio della storia dell'uomo - è in qualche modo evitabile. Essa, infatti, non è stata ancora riconosciuta quale “evento ineluttabile” e ciò perché, in quanto garantita da riti e miti, il rifiuto originario della morte vuole che questa vita presente non finisca. Queste successive esistenze erano inizialmente  solo appendici  di quella troncata  dalla morte, furtive, prive di contenuto e di scarso valore avevano il carattere  di meri espedienti.
                                                                                                      
Tuttavia, a un certo punto della storia, la fede nel potere dei miti si convince del proprio fallimento, trasponendo il luogo dell’eternità dal mondo immanente della natura in un altrove  trascendente dove i corpi distrutti, oltre a poter a volte ritornare in questa vita, possono risorgere, vincendo una volta per tutte le tenebre e la decomposizione.

Con il realizzarsi della piena consapevolezza dell'inevitabilità del proprio morire, ciò da cui ci si vuole difendere non è più il dolore del corpo ma, al contrario, è “l'inevitabilità di questo accadimento tragico”. Infatti, solo dopo il sopraggiungere di questa consapevolezza, l’uomo scorge il rimedio attraverso il pensare a una vita ulteriore. . 
Tutto può nascere, crescere e perire, ma non l’essenza intima che anima l’interiorità di ciascun individuo, un’essenza che, a questo punto della storia, l’uomo nomina in tanti modi differenti: "anima", "atman", "psiche". E’ qui che si inserisce una sorta di salto di qualità che ci permette di passare dall’uomo mitico a quello metafisico.  Il senso dell’esistere, un tempo immanente alla natura, ora trova la propria stella polare nella esistenza di un Dio ultraterreno.

E saranno le religioni  a proclamare  come più preziosa  e più valida questa esistenza ulteriore  e a ridurre la vita che si conclude con la morte  ad una mera preparazione.

Pochi secoli fa, con l’avvento dell’epoca dei lumi e della scienza, Dio muore per lasciare spazio a quel soggetto storico dubitante che chiamiamo uomo scientifico. Ora, non c’è più nulla in cui credere in modo acritico, poiché tutto deve essere sottoposto a sperimentazione e verifica. L’uomo scientifico incomincia, infatti, a dubitare sia dell’esistenza di un Dio ultraterreno che non può essere scalfito dallo scorrere del tempo, sia, di conseguenza, della possibilità che  l’essenza dell’uomo - ciò che un tempo egli chiamò “anima o “psiche” - possa sopravvivergli. Ciò che l’uomo  riteneva essere il prodotto di massimo valore, l’anima, non discende dall’alto, al contrario, è un semplice prodotto casuale di ciò che sta in basso. 
Il venir meno di ciò che a noi è caro e ci appartiene, non solo ci pone di fronte alla morte come dato empirico, ma soprattutto alla morte come evento tragico in sé poiché priva la persona di quella percezione di stabilità che potrebbe offrire senso e prospettiva all’esistenza. L’evidenza primaria  è, allora, quella dell’inevitabile tramonto di ogni prospettiva/aspettativa che possa offrire senso (un senso stabile) all’esistenza. Quando si è soli, di notte, nel silenzio, e nell’oscurità non si ode né si vede altro che i pensieri  che addizionano e sottraggono anni di vita e la lunga serie dei fatti ingrati che ci provano senza misericordia quanto abbia camminato l’indice dell’orologio […] allora scompaiono le sagge massime  e l’angoscia ci coglie nell’insonnia, mozzandoci il respiro”.                                                                                      

Poiché  non possiamo vivere paralizzati dalla paura di morire  noi sviluppiamo metodi per  alleviare l’angoscia.

Proiettiamo noi stessi  attraverso i nostri figli, cerchiamo di concentrarci sulla carriera e sull’accumulare ricchezze, abbracciamo  la fede verso un salvatore, verso l’amore per un  essere divino. Per alcuni di noi la paura della morte si manifesta   solo indirettamente   come generalizzata inquietudine mascherata  da altri sintomi psicologici, altri invece  sperimentano  una esplicita e cosciente ansietà al pensiero della morte  e per alcuni di noi  la paura della morte  esplode in un terrore  che nega ogni felicità e soddisfazione. Ma l’uomo ha bisogno di qualcosa che vada  al di là  di se stesso , che dia senso  alla sua vita e che  sia capace di dare  motivazione e spiegazione  alla sua esistenza. .                                                  
Per secoli, filosofi e pensatori  hanno tentato  di medicare  la ferita della mortalità e di aiutarci  a vivere in armonia e pace.

Già Epicuro filosofo greco del 4 secolo avanti Cristo nato nel 341 , poco dopo la morte di Platone, praticava la filosofia medica  ed affermava che  come un dottore cura il corpo  i filosofi debbano prendersi cura dell’anima. Nelle sue convinzioni  vi era un solo scopo nella filosofia   alleviare l’infelicità umana .
E qual’era la causa della sofferenza degli uomini ?.
Epicuro credeva  fosse la onnipresente  paura della morte. Il terrificante pensiero della morte inevitabile  interferisce con il nostro piacere, godimento della vita. Poichè nulla può soddisfare il nostro ardente desiderio di vita eterna tutte le attività della vita appaiono insoddisfacenti. Molti individui sviluppano un tale odio verso la vita fino a pensare al suicidio.

Epicuro anticipo’ il concetto di inconscio. Egli enfatizzo’ che la paura della morte  è spesso inconscia  e si manifesta in maniera indiretta  con per esempio eccessiva religiosità,  un attenzione ossessiva per  la salute,  un interesse esclusivo per ricchezze e potere ecc

Epicuro pensava che l’anima fosse mortale  e perisse con il corpo,  conclusione diametralmente opposta a quella di Socrate che aveva trovato conforto  nell’idea dell’immortalità dell’anima. Le convinzioni di Socrate riportate anche nel Fedro di Platone  furono poi assunte dai neoplatonici  ed hanno influenzato in modo decisivo  la visione  cristiana della vita dopo la morte.

Per alleviare la paura della morte Epicuro sviluppo’ una serie di potenti pensieri ed il concetto dell’atarassia  per ottenere la serenità.

Ma se  noi siamo mortali,  pensa Epicuro, e l’anima non ci sopravvive  non abbiamo nulla da temere . Noi non avremo nessuna coscienza e pertanto nessun rimpianto della vita persa né alcunchè da temere dagli dei (Epicuro non negava però l’esistenza degli dei, argomento pericoloso): “dove  sono io non c’è la morte, dove c’è la morte non ci sono io. Se  sono morto non so neanche di esser morto.”

Egli ancora dice che il nostro stato di non essere dopo la morte è identico al nostro stato prima di nascere.                                      
Molto significativo e’ anche cio’ che dice Spinoza il grande eretico ebraico :  “il fine al quale tendo è questo: acquistare la conoscenza dell’unione che ha la mente  con tutta  la natura. Fa parte della mia felicità anche l’adoprarmi  perché molti altri l’acquistino insieme a me.L’uomo libero non pensa alla morte  La sua sapienza e’ meditazione  non della morte ma della vita. Che l’uomo viva della natura vuol dire che la natura è il suo corpo , con cui deve stare in costante  rapporto per non morire “.

E veniamo ai  padri della psicoanalisi.
Freud  riflette: Qual è il nostro atteggiamento nei confronti della morte? Noi ci comportiamo in generale come se  volessimo eliminare la morte dalla vita. La morte si fa sentire a noi occasionalmente  ed allora siamo profondamente scossi  e come strappati  dalla nostra sicurezza da qualcosa di straordinario.  .

Ma soprattutto siamo colti di sorpresa  se la morte colpisce uno dei nostri conoscenti o parenti. Nessuno potrebbe arguire  dal nostro comportamento  che riconosciamo la morte come una necessità , che abbiamo la sicura convinzione  che ognuno di noi è debitore  alla natura della propria morte. Al contrario , noi troviamo  una spiegazione  che derubrica questa necessità  a casualità. Si ammette  certamente  che alla fine si deve morire , ma questo alla fin fine  lo intendiamo  come situato  in lontananze imprevedibili.

Noi  non crediamo  in fondo  alla nostra propria morte.
In tutti i tentativi  di raffigurarci  come andrà  dopo la morte ,chi ci piangerà  ,possiamo notare  che   siamo  ancora lì  in qualità di spettatori

Ma questo   atteggiamento verso la morte ha conseguenze importanti sulla nostra vita. Questa si impoverisce e perde interesse . I nostri  legami sentimentali, l’insopportabile intensità  del nostro dolore ci rendono vili , inclini  ad evitare pericoli per noi e per i nostri cari. La vita perde  interesse e contenuto allorquando la posta in gioco  più alta, , vale a dire la vita stessa  viene esclusa  dalle sue battaglie . In verità noi non avremmo niente contro la morte se questa non ponesse fine  alla vita  quella vita che possediamo come unico esemplare .

Il nostro inconscio assume nei riguardi della morte il medesimo atteggiamento assunto dall’uomo primitivo. Cio’ significa  che l’inconscio  in noi  non crede alla propria morte , anzi è costretto  a comportarsi  come se fosse immortale.

Ma non sarebbe meglio  restituire alla morte , nella realtà e nei nostri pensieri il posto  che le spetta?   Ciò contribuirebbe a rendere la vita più sopportabile e sopportare la vita è il primo dovere di tutti i viventi. Se vuoi mantenere la tua vita disponiti alla morte dice ancora Freud:”si vis vitam para mortem”.

Madera nella prefazione al testo di Freud “ Noi e la Morte”osserva che Freud prende in giro  il desiderio di negare alla morte qualsiasi realtà  , la preoccupazione  per la vita che si spinge  fino alle più ridicole  forme di prudenza , ma in lui rimane  l’orgogliosa rivendicazione di una cultura  odiatrice della morte e non disposta agli ingannevoli compromessi che rimanda la speranza all’aldilà.

Potente eco antiplatonica ed anticristiana  dell’avversione  per tutto ciò che ricorda la morte e che con lei vuole scendere a patti. Rifiutarsi alla fabbrica delle illusioni.  Ed infatti  Freud consigliava  che si tenesse presente la morte  per poter volere ancora più intensamente la vita.

Buona parte dell’opera di Jung  trova alimento da riflessioni sull’angoscia del morire e su quel bisogno di senso che con esso si accompagna. La biografa di Jung, Aniela Jaffè, afferma che per tutta la vita Jung ha inseguito il suo "mito del senso", il senso della vita. Questa ricerca è stata culturalmente determinata dallo spirito del suo tempo, che testimoniava l’irrevocabile caduta fuori dal mito e con ciò anche dalla natura.

Nel saggio Anima e morte - scritto lo stesso anno in cui incominciò a tenere i seminari su Zarathustra - Jung ricorda che  la  morte è un  evento di cui  in modo assolutamente spontaneo, l’anima si interessa, soprattutto al volgere della seconda parte della vita attraverso la spontanea produzione di immagini e pensieri che ad essa rinviano.  Con il passar del tempo sembra, infatti, svilupparsi un processo psichico autonomo, come se  una sorta di esistenza parallela alla vita cosciente si animasse man mano il nostro corpo invecchia e s’inaridisce.

 Superata la seconda metà della vita, l’anima spontaneamente incomincia ad attrarre la nostra attenzione sull’approssimarsi dell’evento ultimo, come se, lentamente, anche attraverso pensieri mitologizzanti, cercasse di predisporre una sorta di rito di passaggio e quindi approntare una specie di verifica (nel senso di “render vero” e accettabile) che ci permetta di accettare anche col cuore ciò che la coscienza da un lato coglie, ma dall’altro rifiuta.

Essendo l’uomo dotato di anima (nel senso psicologico del termine), egli deve svolgere un doppio lavoro.  Non deve solo entrare in contatto con la verità ovvero con il dato empirico che la realtà ci impone (per esempio quella del prossimo venir meno della vita biologica). L’uomo - a differenza dell’animale che, non potendo prevedere ciò che gli accade, si adegua al presente -  deve eseguire un lavoro, per così dire, doppio: il dato empirico deve  essere verificato ovvero fatto proprio da chi con esso entra in contatto. Solo che qui non ci si trova a dover elaborare un lutto, ma a dover accettare qualcosa di cui non si conosce nulla.

All’esperienza religiosa collettiva, quella che ripone fede in un Dio metafisico, Jung  contrappone quella che potrebbe essere  definita “fede psicologica”.  
La psiche (collettiva) è, infatti, a suo avviso, fautrice di quell’autonoma produzione di senso indispensabile all’esistenza di ogni individuo. Un senso non dogmatico, non letterale, ma che nel suo essere ricerca ipotetica , allude  e offre un percorso nel quale ritrovare le radici di una speranza. In questo senso, la fede psicologica o, come qui afferma Jung, la fede nell’archetipo, deve essere intesa quale sforzo o tensione armonica nei confronti di quella disposizione religiosa (di quell’innata ricerca di senso) di cui l’anima è fautrice. Dice ancora Jung:” il mito puo’evocare  immagini, immagini della vita nella terra dei morti pieni di speranza e bellezza. Se l’anima  crede in esse, o se da’ loro anche soltanto  un po’ di credito, ha altrettanta ragione o altrettanto torto di chi ad esse non crede. Ma mentre colui che nega , va incontro al nulla, colui che ha riposto la sua fede nell’archetipo segue i sentieri della vita e vive  realmente fino alla morte. Entrambi, naturalmente, restano nell’incertezza; ma l’uno vive in contrasto con l’istinto, l’altro in accordo con esso, e la differenza e’ notevole ed e’ a favore del secondo.

Jung non poteva sopportare l'idea di aver perso per sempre la culla del senso, non poteva accettare di non avere più nessun mito e nessun rito che potessero dare un senso e uno scopo alla nostra vita. La vita senza un suo passato mitico era da lui considerata " una diabolica macina, una vita spaventosa, opprimente, banale in cui noi non siamo che nullità. (...) Chi ha perduto i simboli storici si trova oggi in una situazione difficile: dinanzi a lui si spalanca il nulla, da cui si ritrae impaurito e angosciato.

Ritrovare "il senso", ecco il compito che Jung impone alla psicologia del profondo, poiché "La mancanza di significato impedisce la pienezza della vita, ed è pertanto equivalente alla malattia". Ed e’ nella vita simbolica, mitica che Jung scorge l’unica soluzione possibile. Jung si tuffa per cosi’ dire in una ricostruzione nostalgica del mito, ne cerca le radici nell’inconscio collettivo. La stanza di analisi diventa il nuovo tempio, gli dei sono migrati nell’inconscio.

La mancanza di significato è certamente ciò che spinge molti dei nostri pazienti ad affrontare una psicoanalisi. Ma è la ricerca di un significato in senso soggettivo, afferma Giegerich non è la ricerca di quel senso religioso, mitico a cui si riferiva Jung.

Jung evidentemente è stato un conservatore nostalgico: “se esaminiamo la saggezza di tutti i tempi e di tutti i popoli, diceva, troviamo che tutto quel che vi è di più caro e di più prezioso è già stato detto molto tempo fa con parole più belle”.                     

Secondo Giegerich  Jung ha assegnato alla stanza d'analisi e ai sogni dell'individuo un'importanza esagerata, quasi religiosa, molto al di là della limitata importanza personale che essi hanno di fatto.  Il mito appartiene ora al passato remoto, come la metafisica occidentale, che a loro volta, finché furono in vita, ebbero importanza pubblica, culturale, e rappresentarono la verità generale nella quale erano immersi gli individui, i loro pensieri e la loro esperienza di vita.

Il senso  inteso come passato spirituale dell’uomo, continua Giegerich è stato sostituito con un'ideologia del "senso comune" che ci permette di vivere, di affrontare gli scogli abituali delle contingenze della vita. Forse che ci piaccia o no dobbiamo accettare questa verità anche se inevitabilmente ci spinge alla banalità, alle frasi fatte, al mistero umiliato dalla banalità della vita, alla sclerotizzazione della nostra coscienza di fronte al nuovo. Il mondo della modernità, dapprima industriale e ora mediatica , quella che alcuni oggi definiscono “postmoderna”, è un mondo che non ha più bisogno né richiede un Senso.                                               

Ed ora vorrei accennare ad alcune riflessioni di un pensatore molto caro a Jung:  Nietzsche.   

Nietzsche ci pone in contatto con l’inevitabile tramonto di ogni prospettiva/aspettativa che possa offrire senso (un senso stabile) all’esistenza. Un’amara constatazione che spinse Nietzsche ad affermare che “Dio è morto!”, e non solo  per mettere in luce che l’umanità stava allontanandosi dalle credenze religiose, ma per affermare che col tramonto della fede, nelle realtà ultraterrene, l’uomo si accomiata anche da quel senso assoluto e indubitabile di cui per secoli l’umanità di era alimentata. Ed allora Nietzsche afferma che l’unica soluzione che abbiamo e’di  amare la propria sorte, accettare  tutto quello che ci accade e, non perché in un’altra vita saremo salvati , ma perché la vita è tutto ciò che abbiamo e visto che si ripete eternamente, l’abbiamo tutta  presso di noi. 

L’eterno ritorno:
 “Cosa accadrebbe se un giorno un demone  si muovesse furtivamente dietro di te , nella tua più grande e melanconica solitudine e ti dicesse:  Questa vita che tu stai vivendo ora e che hai vissuto, tu la vivrai  ancora una volta e innumerevoli altre volte. E non ci sarà niente di nuovo,  ma ogni dolore ed ogni gioia,  ed ogni sospiro  ed ogni pensiero  ed ogni cosa indescrivibilmente grande o piccola  nella tua vita  ritornerà  tutto nella stessa sequenza. La clessidra  dell’esistenza  girerà di nuovo e di nuovo”.

L’idea  di vivere la nostra vita  di nuovo e di nuovo per l’eternità  è come un piccolo elettroshock che serve per considerare seriamente  come realmente stiamo vivendo, accrescere la nostra consapevolezza che  questa vita è la nostra sola vita e che dovrebbe essere vissuta pienamente e bene accumulando quanti meno rimpianti, dispiaceri, rammarichi possibile.” “Crea, costruisciti il destino  che tu potresti amare.  Cerca di trovare una via  per vivere senza continuare ad accumulare dispiaceri e rammarichi”. “Divieni ciò che sei”, conclude N.  E ancora “Consuma  la tua vita e muori al tempo giusto”.  
In tutte queste varianti N  ci esorta ad evitare   di non vivere la vita,  a realizzare le proprie potenzialità, a vivere con audacia, e a morire senza rimpianti. Insomma ci invita ad amare la vita a tal punto da poter giungere  a dire perfino: “ancora una volta”.                                                        
Vorrei chiudere con una frase di Dostoevskij: “Ama la vita più del senso, e anche il senso troverai.”

L’amore per la vita, ecco dice  Mia Wuehl. Ma possiamo affermare che l’amore per la vita sia il suo a priori ? 
O l’amore per la vita ci arriva con la consapevolezza di essere al mondo e di vivere in un certo modo ?
Questo  potrebbe significare che il senso della vita e per la vita ci sia solo se si scopre la voglia di vivere ?

Non ci sono grandi aspettative, non siamo in attesa di Godot, c’è piuttosto la semplicità di svolgere decentemente il compito di vivere la vita su questa terra in un modo intelligente e dotato di anima. Tutto qui.                                                       
Ottavio Paz parla della risata spontanea dei bambini: i bambini semplicemente, ridono perché sono al mondo, perché vivono.
By dott. Claudio Verusio (medico Oncologo) - claudioverusio@gmail.com


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La Morte, sola igiene del mondo biologico
Quanti di voi concordano con le leggi di Natura (sacre, loro sì) per cui l'unico strumento evolutivo e igienico che spinge appunto ad un continuo adattamento e quindi ad una evoluzione, è il rischio continuo della morte ?
La morte, concetto tanto denigrato dalla cultura giudaico-cristiana, è invece lo strumento con cui la Natura ci ha educati come specie e come singoli, in un continuo divenire e mutare ed adattarsi per vincere una partita in più a quella partita che è in definitiva la vita biologica.
La morte determina la vita, la affina, dà qualità ai suoi individui, milioni di vostri antenati sono morti perché poteste avere un discreto codice genetico adatto all'ambiente.
Credo l'importanza della Morte non sia stata molto accettata a livello del pensiero filosofico occidentale cosciente (dico cosciente poiché a livello inconscio tutti ne siamo consapevoli).
Una Festa della Morte, in una civiltà realmente umanizzata e con un buon rapporto colla Natura sarebbe ASSOLUTAMENTE necessaria.
By Amleto il danese - Tratto da: Newsgroups: it.cultura.ateismo, it.cultura.religioni

Commento finale NdR: dopo aver fatto tutte queste varie considerazioni, possiamo affermare che la parola "morte", per l'umanita' in genere, tiene sotto un' incantesimo = illusione, sotto il quale, quasi tutti gli esseri umani sottostanno (quelli che ignorano la Verita'), per la cosiddetta "paura della morte" che viene indotta loro, anche dai prePotenti del mondo intero (religiosi e non).
Questo "incantesimo" e' la PAURA di MORIRE, non percependo che siamo al contrario esseri IMMORTALI in quanto Esseri Spirituali che hanno dei corpi fisici che vengono presi-lasciati di tanto in tanto, per poter perpetuare la nostra immortalita' nell'Infinita' dello spazio-tempo !
N
aturalmente specialmente tutti i religiosi alimentano e perpetuano nel tempo questo incantesimo, speculando sulla paura della fine della propria esistenza, schema mentale che e' solo pura illusione, la vita e' ETERNA e per TUTTI alla faccia dei religiosi che vi speculano sopra... !
Citaiamo anche la bibbia e precisamente nel vangeli la 1° lettera a Corinti cap 15 - verso 42:
"...Cosi e' per la resurrezione dei morti. Il corpo e' seminato corruttibile e risorge incorruttibile; e' seminato ignobile e risorge glorioso; e' seminato debole e risorge potente; e' seminato corpo fisico risorge corpo spirituale; vi e' un corpo fisico naturale e vi e' un corpo spirituale"...

Quindi NESSUNO scompare con la morte, ma "passa a miglior vita", quindi successivamente si riprende un'altro corpo per manifestarsi all'Infinito ! NESSUNA MORTE UCCIDE per sempre !
Si nasce in-creati e si muore in-creati, siamo Esseri IMMORTALI , perche' "nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, non nel medesimo istante" !
Auguriamo Buona vita Eterna a TUTTI, nel "Progetto Vita" perche' la Vita e' un DONO !
Morte cosa sei ? - 2 +  Il Vero Senso (significato) della VITA  +  Conclusioni  +  UNIVERSO INTELLIGENTE PROGETTO VITA
vedi anche:
Raymond Moody  +  VuotoQuantoMeccanico  Reincarnazione

Come Spiegare la "morte" ai vostri figli ?
A seconda dell'eta'  i particolari saranno, man mano che i figli crescono, sempre piu' completi.
Il nostro Consiglio e' che seguiate le indicazioni Spirituali (Info) che avete letto in queste pagine e vedrete che spiegando in questo modo la "morte", le paure tenderanno a scomparire, ma dovete anche spiegare loro anche il senso della vita...percio' PRIMA studiatelo voi grandi e poi lo spiegate ai vostri bambini, ragazzi, giovani figli.

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Italy -
In Liguria si potrà cremare la salma dei defunti e disperdere le ceneri in mare, in zone di montagna o collinari.
Lo stabilisce il regolamento, approvato ieri dalla giunta, della legge regionale varata nel luglio scorso.
Se il defunto ha manifestato la volontà di far disperdere in mare le ceneri contenute nell'urna
, la dispersione dovrà avvenire a non meno di 300 metri dalla costa, dalla riva o dal porto di approdo più vicino. La dispersione non è consentita nei tratti soggetti a campionamento per la balneazione. Dovrà essere effettuata in presenza di un rappresentante del comune -
Giu. 2008

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