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MORTE  cosa sei ? - 2 
(nel MONDO moderno) - La Vita INFINITA e la vita Terrestre 
 La Vita oltre la vita

 

 
Continua in: Morte cosa sei 1

Morte fisica e morte metafisica
In un precedente articolo ho accennato alla difficoltà dell’uomo contemporaneo di affrontare il tema della morte. Qualcuno mi ha fatto notare come ciò non sia sempre vero, in quanto numerosi soggetti affrontano regolarmente questo argomento: il medico, il biologo, il demografo, lo psicologo, ecc.. È vero, la morte è oggetto di studio tanto della medicina quanto della teologia, tanto della demografia quanto della psicologia, ecc..; diversi approcci disciplinari, ciascuno con proprie caratteristiche e peculiarità.

Occorre però mettere in luce e tenere ben presente una importante distinzione: quella tra un approccio empirico e uno meta-empirico alla morte, in corrispondenza rispettivamente del suo significato biologico e di quello simbolico. È evidente a tutti che tra una visione della morte in senso fisico e una sua considerazione in senso metafisico ed esistenziale, c’è una bella distanza: interpretata sul versante fisico, dalla scienza positiva, la morte offre un’immagine di sé ben diversa da quella risultante da una sua considerazione svolta a livello filosofico, teologico, morale.

Dal punto di vista della scienza biologica e medica, ad esempio, la morte è un problema come un altro. In quanto evento appartenente all’ordine naturale, essa è la semplice cessazione dell’attività vitale: è quel processo che ha inizio con la perdita delle funzioni vitali più importanti e che si conclude quando tutte le cellule sono morte. Già qui possiamo notare una curiosa contraddizione, segnalata anche dallo storico della scienza e della medicina, Mirko Grmek: se sul versante ontologico, infatti, la morte non può che essere un evento, dal punto di vista medico e biologico invece la morte non è, evidentemente, un evento istantaneo, ma un processo, che si sviluppa in diverse e distinte fasi.

Al di là comunque di questa differenza, è  alquanto evidente che nell’ambito delle scienze mediche - le quali hanno a che fare semplicemente con la morte come decesso - non possa trovare spazio alcuna mitologizzazione della morte né alcun significato meta-empirico di essa. Anche la morte umana - essendo l’uomo un organismo biologico – è ridotta ad un insieme di eventi e processi fisici; come tale, essa  si iscrive nelle condizioni e nelle leggi che governano l'organismo.

Il punto di vista che stiamo qui adottando vuole distinguere il semplice approccio empirico alla morte da  uno meta-empirico, che ne consideri cioè gli aspetti metafisici ed esistenziali. Da questo punto di vista credo si possano fare alcune interessanti osservazioni anche sull’approccio tanatologico della scienza biomedica. Ma di ciò parleremo alla prossima occasione.
By Salvatore Iacopino

vedi anche: VuotoQuantoMeccanico + Chi siamo noi ? +
Universo Intelligente + Universo Elettrico + SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)

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La morte e la scienza medica
A proposito dell’approccio della scienza medica al tema della morte (vedi articoli correlati), credo si possano fare almeno due osservazioni generali. La prima. La cornice di riferimento concettuale sottesa alla pratica medica contemporanea sembra radicarsi nella scissione cartesiana fra mente e materia. È nota a tutti la distinzione operata da Descartes tra "res cogitans" e "res extensa", cioè tra spirito pensante (identificabile con il pensiero) e corpo, inteso come macchina, come meccanismo perfetto in grado di funzionare autonomamente. Ovviamente, nessuno vuole sostenere che la teoria e la pratica contemporanee della medicina sottovalutino la fondamentale interconnessione di mente e corpo; pare però che il dualismo antropologico cartesiano – al quale va riconosciuto il merito di aver dato un enorme impulso alle ricerche fisiologiche e anatomiche – possa spiegare, almeno in parte, la concentrazione quasi esclusiva della scienza medica sugli aspetti fisici della salute e la sua tendenza a considerare  la morte come la banale interruzione della funzionalità di una macchina.
Una volta separata la "res cogitans" dal corpo, inteso come macchina naturale, la morte diventa semplicemente il totale arresto di questo corpo macchina. Anche da qui deriva, dunque, per l’orizzonte di senso della medicina, l’estraneità a qualsiasi qualificazione della morte in termini filosofici, esistenziali, ecc..

La seconda osservazione riguarda il fatto che per la scienza medica in generale oggetto di indagine non è mai propriamente il che cosa della morte, ma semplicemente il suo come; e  forse non potrebbe essere altrimenti. L’indagine medica non riguarda tanto l’essenza della morte (sia pure in senso fisico), quanto i processi e le modalità del morire, i segni della morte.
Se ponessimo ad un biologo la domanda “che cos’è la morte ?”, questi non soltanto potrebbe cavarsela con una semplice risposta del tipo: “La morte è la cessazione dell'attività vitale negli organismi animali e vegetali”, ma probabilmente comincerebbe a parlare di cessazione dei movimenti respiratori, di arresto del battito cardiaco, di scomparsa dell'attività riflessa, ecc.
In sostanza, cominciando ad articolare la sua risposta, lo scienziato biologo non risponderebbe più alla domanda originaria (Che cos’è la morte ?), ma ad un'altra, e cioè: “Quali sono i segni della morte ?”. Insomma, il vasto mondo della medicina moderna non sembra occuparsi propriamente della morte. Fa eccezione, ovviamente, la figura del medico legale, il quale, com’è noto, è costretto non solo ad occuparsi dell’accertamento del decesso, ma spesso è chiamato anche a valutarne l’ora, sulla base di parametri, quali lo stato generale del cadavere, la comparsa delle macchie ipostatiche, lo stato di rigidità cadaverica (che inizia 4-6 ore dopo il decesso, a partire dai muscoli del capo per concludersi nell’arco di 48 ore), ecc..

In ogni caso, il quesito al quale la scienza medico-biologica può tentare di fornire una risposta è soltanto:
 “Di che cosa si muore ?”. La domanda invece di gran lunga più radicale per l’uomo è quella inerente il senso della morte (perché si muore ?) piuttosto che la causa; e questa domanda per la medicina non è pertinente.
Insomma, è innegabile che molti aspetti della morte siano di dominio quasi esclusivo della scienza medico-biologica: la nostra condizione generale di esseri viventi non ci consente, infatti, di ignorare neppure per un attimo la connotazione biologica della morte. Allo stesso tempo però è altrettanto evidente che c’è una bella differenza tra la morte oggetto della medicina, della fisiologia o anche della demografia, della sociologia, e la morte  ‘vissuta’.
Come scrisse Vladimir Jankélévitch (Pensare la morte ?, Raffaello Cortina, Milano, 1995), "Per il medico, la morte diventa molto rapidamente qualcosa di banale. Un morto è presto sostituito: la vita man mano richiude i vuoti. Tutti sono sostituibili: qualcuno scompare, un altro occupa il suo posto". Da questo punto di vista si tratta di un problema come tanti altri.
By Salvatore Iacopino
vedi: Esperienze di preMorte

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La morte e il morire nella civilta' tecnologica
“Dammi ancora del tempo” dice il Cavaliere Antonius Block alla morte che è venuta a prenderlo. “Tutti lo vorrebbero” – risponde lei – “ma non concedo tregua” (da Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, nella foto). Da sempre il problema della morte incombe su ogni essere pensante; in ogni tempo e in ogni tipo di società l’uomo ha tentato di rappresentarsi la morte, di immaginarla, di comprenderla intellettualmente, riflettendo sulla sua origine, sul suo significato, sulle sue conseguenze, ed escogitando diversi sistemi di credenze e varie strategie di comportamento per proteggersi dall’angoscia nei suoi confronti.

Anche quando non sembra suscitare una attiva e consapevole riflessione, il pensiero della morte non è per questo assente: agisce nascostamente negli uomini, influenzandone comportamenti, usi e costumi. L’uomo è quasi di continuo accompagnato da questa invisibile e muta compagna, che opera a vari livelli di consapevolezza; essa si rende presente in modo fulmineo in quel senso di vertigine che coglie l’uomo quando di tanto in tanto si sorprende a pensarsi mortale, a pensare, con rinnovato stupore, il proprio annientamento totale e irreversibile. È l’interazione immaginaria con questa inquietante compagna che attribuisce una tonalità emotiva particolarmente nostalgica all’esperienza vissuta. Insomma, la presenza della morte sovrasta – in maniera manifesta o latente - i sentimenti più profondi di molte persone. 

Qualcuno forse si stupirà del desiderio di scrivere su un argomento del genere; un argomento certo importante e complesso, ma dai più giudicato triste e lugubre. In realtà, fondamentale oggetto di interesse di chi scrive è l’uomo e la sua vita, ma dato che l’immagine della morte influisce sull’immagine di sé e sull’interpretazione della propria condizione esistenziale, qualunque riflessione che voglia avvicinarsi alla comprensione dell'uomo si vede obbligata ad un confronto più o meno esplicito con la problematica tanatologica. Riflettere sull’atteggiamento attuale di fronte alla morte può contribuire a farci capire come l’uomo contemporaneo pensi a se stesso, come interpreti la propria condizione umana.

Eppure, nonostante negli ultimi cinquant’anni si siano moltiplicati gli studi su questo tema, parlare oggi della morte, tentando di farla rientrare nei discorsi sulla vita, rimane ancora piuttosto difficile. Ciò sembra dipendere da quell’atteggiamento di “rimozione collettiva” della morte che proprio i numerosi studi della letteratura socio-antropologica indicano concordemente come tratto culturale distintivo della nostra epoca.  Del resto, basta l’evidenza empirica per farci constatare come per la generalità degli uomini moderni la morte sia sempre lontana, perennemente rimandata in un tempo futuro e occultata con ogni mezzo. Prevalendo l’impulso individuale e sociale alla rimozione, il pensiero sulla morte viene sospinto sempre più ai margini della riflessione: la morte è, per quanto possibile, negata, rifiutata, nascosta.
By Salvatore Iacopino - salvatore.iacopino@gmail.com 
Tratto da: voceditalia.it

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La MORTE - Riflessioni
Gli storici delle religioni e gli etnologi hanno quasi sempre ritenuto che la morte di un individuo sia, soprattutto nelle culture arcaiche e primitive, un “fatto sociale”, un avvenimento che determina una crisi, non soltanto nel gruppo familiare, ma anche in quello più ampio della stirpe, della discendenza, del clan, della tribù; e che per questo le strutture sociali reagiscono alla morte attraverso una serie di mezzi mitici e rituali che inducono gli individui a vivere la morte secondo i paradigmi offerti dalla società.

Morte, vendetta, aldilà.
La morte viene interpretata dagli etnologi e antropologi come una crisi del gruppo che, per il sovrapporsi delle motivazioni mitiche e rituali che l'accompagnano, determina reazioni contrastanti ma, in fondo, logiche: il dolore, la perdita - attribuiti a un nemico ad un avvenimento eccezionale che ha turbato l'ordine - inducono di conseguenza a tentare azioni concrete di vendetta per stabilire la normalità. Intendendo la morte come evento innaturale, il gruppo tende a individuarne le cause con i metodi divinatori propri delle singole culture. Conoscere il motivo della morte serve a riprendere in qualche modo il controllo della situazione e a stabilire quali siano le azioni da compiere, dato che le responsabilità dell'evento luttuoso possono ricadere sul defunto stesso (per la violazione di un tabù, per un peccato o una mancanza nei confronti di un rito), oppure su altri membri del gruppo (familiari, nemici o avversari del morto) che abbiano agito direttamente o attraverso operazioni di magia nera o di stregoneria.
La diagnosi propone alla famiglia o al gruppo un dovere di vendetta, da realizzarsi materialmente o magicamente contro il responsabile. Le testimonianze etnologiche sui processi divinatori sono molto numerose. Gli aborigeni australiani, per esempio, fanno un'inchiesta quasi in ogni caso di morte (A.P. Elkin, Gli aborigeni australiani, 1938), e sempre quando il defunto sia un giovane adulto di sesso maschile (il che si spiega facilmente perché in realtà il gruppo è formalmente costituito dagli adulti maschi, iniziati, e la morte di uno dei membri colpisce quindi il gruppo come se fosse stato mutilato o messo in pericolo nel suo insieme). In molti casi la persona che viene sospettata per prima è la moglie del defunto, sia perché appartiene, laddove vige la norma esogamica, a un gruppo estraneo, e quindi in qualche modo potenzialmente ostile, sia perché si ritiene che abbia l'occasione - anche soltanto con la non osservanza del tabù mestruale - di provocare la morte del marito (Marilyn Strathern, Donne al bivio, 1972).
Una volta accertato con vari metodi chi è l'assassino, la vendetta viene praticata direttamente sul responsabile o sul gruppo cui appartiene; mentre se la responsabilità risale al defunto stesso in quanto ha violato qualche norma rituale, allora si ha il caso della «malamorte», decesso improvviso e terribile che colpisce il violatore (numerosi sono gli esempi di questo genere riportati da H. Webster, Il tabù, 1942).
La morte non è vista, tuttavia, come fine dell'esistenza dell'individuo, il quale va a far parte di un mondo di-là, che è sentito come “potente”, che crea timore, e che quindi conferisce al morto una virtuale aggressività o, al contrario, una forza benefica.
Trasformato in “doppio”, in “fantasma”, in “ombra”, in “spettro”, il morto diventa temibile perché è stato strappato da una pienezza vitale, alla quale resta attaccato. Si costituisce, cosi, un particolare rapporto fra il morto e i sopravvissuti, i quali sono tenuti a sostenere, ad alimentare con offerte, a placare la sete di vita che ancora è presente nel “doppio” o “fantasma”, col rischio di esporsi alle sue violenze malefiche o distruttrici se non vengono adempiuti gli obblighi prescritti.
Nella maggior parte dei casi il mito e il rito mirano a indebolire la personalità del defunto, che si manifesterebbe soprattutto nel periodo immediatamente successivo al decesso. Nasce da qui anche l'usanza dei vari e successivi tipi di sepoltura. In molti casi il defunto diventerà l'antenato, destinato a proteggere il suo gruppo e la sua dinastia; oppure verrà cancellato dalla memoria, come avviene, per esempio, con l'abbandono del cadavere, o addirittura talvolta con l'abbandono e la messa a fuoco di tutto il villaggio.
Per quanto riguarda le donne, è quasi certo che raramente si trasformano pienamente in antenate (anche se l'uso comune del plurale maschile da parte degli etnologi rende difficile stabilire i casi particolari); ma nella società dei vedda (isola di Ceylon) esiste un termine particolare femminile per indicare l'antenata potente yakini, accanto al termine yaka per quello maschile: presso queste popolazioni gli spiriti femminili appaiono spesso come malefici, disposti a rapire bambini e a ucciderli, mandando loro malattie, mentre quelli maschili sono sempre benefici (C.G. Seligman, I vedda, 1911).

Origine e figurazioni della morte.
Essendo la morte ritenuta un fenomeno estraneo all'originaria natura dell'uomo, sono numerosissimi i miti che spiegano in qual modo sia entrata la morte nel mondo mutando una condizione primordiale di pienezza vitale. Tale mutamento dipende dal peccato (come nell'ebraismo e nel cristianesimo) o dalla violazione di un tabù posto all'origine, o infine da alcuni avvenimenti mitici che introducono la morte nel mondo indipendentemente dalla volontà, o dalla responsabIlità, degli uomini. Nel mito si tende ad accertare non tanto il perché dell'origine della morte in rapporto alla colpa umana, quanto il come e il quando la morte fu introdotta. Molto spesso lo strumento attraverso il quale la morte è entrata nel mondo è la donna, oppure la morte stessa è vista come un'immagine femminile. Questa concezione, estesissima in diverse aree culturali, è connessa alla particolare fisiologia femminile, che viene interpretata come segno che la donna è al limite, al confine fra la “natura” e l'aldilà, un aldilà che esiste sempre come mondo dei morti, come mondo prima della vita e dopo la morte. Presso i cagaba, per esempio, popolazione amerinda della Sierra Nevada de Santa Marta, è la dea Gautèovan, la Madre originale, che crea con il suo sangue mestruale prima il sole, poi tutte le altre cose, compresi gli spiriti della malattia e della morte (J. Curtin, Miti di creazione dell'America primitiva, 1899). In tutta l'area indoeuropea la Dea Madre è connessa con la morte e con il mondo dei morti. Presso i greci, Ecate, divinità degli Inferi, regina degli spettri e delle ombre, appare come una particolare epifania lunare di Artemide, divinità nefasta e vendicatrice. Artemide colpisce a morte con le sue frecce, ed è la padrona della morte improvvisa. Anche Persefone, la fanciulla del mito di rapimento che è alla base dei culti di Eleusi, è una figura di morte, strumento di comunicazione e di passaggio col mondo degli Inferi. Sempre in Grecia, le Erinni, divinità infernali, sono raffigurate in forma di serpenti, poiché il serpente simboleggia gli spiriti della morte (G. Thomson, Eschilo e Atene, 1940). La trinità delle Moire, che appare per la prima volta in Esiodo (Teogonia), sovrintende al destino dell'uomo stabilendo il momento della morte. Il concetto di Moira, come divinità che tesse il filo della vita e vi pone fine troncandolo, è comune anche ai romani e ai germani (presso i quali le Moire compaiono sotto il nome di Parche e di Norne). Nell'ambito dell'ebraismo é attraverso Eva che l'uomo é stato condannato alla morte: così pure in moltissimi miti indoamericani spesso la morte si introduce nel mondo per il gesto sconsiderato di una donna. La connessione fra la morte e la donna risulta anche dall'aspetto femminile dell'immagine della morte, che è presente in molte aree culturali. Presso i bambara dell'Alto Niger, la morte è una “donna”, oggetto di unione sessuale, perché è nel coito che risiede l'enigma del dolore (D. Zahan, Società di iniziazione bambara, 1960). La femminilità della morte è presente anche nella frequente connessione della donna con la Luna e nella bipolarità luce-tenebre; e, come ha notato V. Propp (Le radici storiche dei racconti di fate, 1946), anche la strega delle fiabe è un personaggio che viene dal mondo delle ombre e dei morti.

 Significati della morte.
Nel modello mitico più frequente la morte assume il valore di un “passaggio”, a volte di una “prova” (A. Van Gennep), attraverso la quale si accede a una condizione diversa, ma che, comunque, assicura una continuità di esistenza in un'altra vita. Questa condizione può essere il ricostituirsi dell'integrità e della perfezione originaria, nella quale l'uomo godeva dell'immortalità come del suo stato naturale; oppure può consistere nel passaggio ad una nuova esistenza, più o meno corrispondente a quella terrena, di cui diventa la prosecuzione all'infinito (e l'uomo può vivere questa nuova vita, sia nella sua pienezza sia nella forma di ombra).
A volte la morte può rappresentare la liberazione dai limiti dell'individualità: di conseguenza l'uomo (non più individualizzato) o il suo spirito (liberato dai caratteri personali) viene assorbito nel tutto. Un'altra rappresentazione escatologica intende la morte come momento in cui si acquisisce una dimensione assolutamente differente da quella terrena, una dimensione libera dalla corruttibilità e dalla peccaminosità che è insita nella carne, con l'assunzione di un nuovo corpo glorioso o “pneumatico”. Infine vi può essere l'identificazione del defunto (o della sua anima o del suo doppio) con il dio, modello esemplare dell'immortalità, del senza tempo, del senza corruzione.
Spesso, nei casi in cui la morte è concepita come passaggio ad altro stato, è necessario uno specifico comportamento dell'uomo (osservanze rituali, purificazione dal peccato, innocenza ecc.), o anche una “rivelazione” di tipo iniziatico, che consenta all'uomo di conoscere la realtà centrale insita nella morte, la sua funzione determinante del nuovo ciclo di vite. Si hanno così varie concezioni che risolvono l'angoscia e la crisi connessa con la morte in una prospettiva escatologica, individuale o collettiva, la quale può realizzarsi una tantum, per i singoli morti o per i morti nella loro totalità (giudizio individuale e giudizio finale), proiettando questa prospettiva in un tempo remoto, indefinito; oppure concezioni religiose che si basano sulla credenza nella reincarnazione e nella trasmigrazione. e che fanno quindi della morte il passaggio a una nuova forma di vita.
Questa non costituisce ancora la liberazione dalla mortalità, e si esaurisce soltanto nel decorrere di un certo ciclo e nella consumazione di una certa carica di male e di negatività, anche morale (come per esempio nei misteri orfici).
Negli ultimi anni gli storici, soprattutto francesi, influenzati dall'antropologia, si sono rivolti allo studio della morte nella cultura occidentale, mettendone in luce aspetti di rimozione, di allontanamento, o, di contro, motivi di speranza in una rianimazione futura conseguibile attraverso le conquiste della scienza.  
Tratto da: riflessioni.it/enciclopedia/morte.htm - Fonte: Enciclopedia Garzanti di Filosofia – 1990

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Un uomo racconta la sua esperienza nell’aldilà dopo essere stato tecnicamente morto per circa un ora - 25 feb. 2014
Questa è l'incredibile storia di un uomo americano ritornato in vita dopo essere tecnicamente morto per quasi un ora. Quando ormai i medici avevano interrotto ogni tentativo per rianimarlo, l'uomo ha scioccato tutti ritornando in vita. Ma ciò che più sconcerta è il racconto di ciò che ha visto dall'altra parte.
Brian Miller, 41 anni, è un camionista dell’Ohio. Mentre era intento ad aprire un contenitore, si è reso conto che c’era qualcosa che non andava. L’uomo ha immediatamente chiamato la polizia. “Sono un autista di camion e penso che sto avendo un attacco di cuore”, ha detto all’operatore. Miller è stato prelevato da un ambulanza e subito ricoverato in un ospedale locale dove i medici sono riusciti ad arginare l’attacco cardiaco.
Ma dopo aver ripreso conoscenza e sentire alleviare il dolore, l’uomo ha sviluppato una fibrillazione ventricolare, una aritmia cardiaca rapidissima, caotica che provoca contrazioni non coordinate del muscolo cardiaco dei ventricoli nel cuore. Il risultato è che la gittata cardiaca cessa completamente. La fibrillazione ventricolare è uno dei quattro tipi di arresto cardiaco.
“Non c’era battito cardiaco, non c’era pressione sanguigna e non c’era polso”, racconta l’infermiera Emily Bishop a fox8.com. I medici hanno cercato di rianimarlo, tentando per quattro volte di riportarlo in vita, ma Miller sembrava ormai senza speranza.
E’ a partire da questo momento che Miller ha raccontato di essere scivolato via in un mondo celeste. “L’unica cosa che mi ricordo è che ho cominciato a vedere la luce e a camminare verso di essa”, racconta Brian.
Si è ritrovato a percorrere un sentiero fiorito con una luce bianca all’orizzonte. Miller racconta che ad un tratto ha incontrato la sua matrigna, morta da poco tempo. “Era la cosa più bella che avessi mai visto e sembrava così felice”, racconta. “Mi ha preso il braccio e mi ha detto: "Non è ancora il tuo momento, tu non devi essere qui. Devi tornare indietro, ci sono cose che ancora devi fare”.
Dopo 45 minuti, il cuore di Miller è tornato a battere dal nulla, ha detto la Bishop. “Il suo cervello è rimasto senza ossigeno per 45 minuti e il fatto che lui possa parlare, camminare e ridere è veramente incredibile”.
“Sono contento di essere tornato tra i vivi”, ha detto Miller. “Ora sono sicuro che la vita continua dopo la morte e la gente deve sapere e credere in essa, alla grande !”.
Come riporta messagetoeagle.com, quello vissuto da Miller è un fenomeno noto ai ricercatori che studiano le esperienze di premorte (NDE).
Nella maggior parte dei casi, coloro che sperimentano le NDE cambiano per sempre, sviluppando una concezione più spirituale della vita e molto più serena. I soggetti non temono più la morte, spiegando che l’esperienza è diventata la pietra angolare della loro vita.
Qualche tempo fa, un’esperienza di premorte è stata in grado anche di convincere un neurochirurgo scettico. E’ il caso del dottor Eben Alexander, uno scienziato agnostico che dopo l’esperienza è diventato un convinto sostenitore della vita spirituale - Vedi sotto.
Nel 2008, il dottor Alexander è scivolato in coma per sette giorni. Quello che visse in quei gironi ha cambiato per sempre la sua concezione dell’esistenza. “Come neurochirurgo, non credevo nel fenomeno delle esperienze di pre-morte. Sono cresciuto in una cultura scientifica, essendo figlio di un neurochirurgo”, spiega Alexander.
“Non sono la prima persona ad aver scoperto che la coscienza umana esiste al di là del corpo. Brevi, meravigliosi scorci di questa realtà sono antichi come la storia umana. Ma per quanto ne so, nessuno prima di me ha viaggiato in questa dimensione con la corteccia completamente spenta e con il corpo sotto osservazione medica minuto per minuto e per sette giorni di seguito”.
“So bene quanto sia straordinario e quanto suoni francamente incredibile. Se ai vecchi tempi qualcuno, anche un medico, mi avesse raccontato una storia del genere, sarei stato certo che era sotto l’incantesimo di una qualche delusione.
Ma tutto questo era successo a me ed era reale, e forse più reale di ogni evento della mia vita. Quello che mi è successo esige una spiegazione”, conclude Alexander.
Tratto da: ilnavigatorecurioso.it


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L’esperienza di premorte di un neurochirurgo: “Sono stato in paradiso !” - 14 feb. 2013
Eben Alexander viene ricoverato per un attacco di meningite nel 2008. Entra in stato vegetativo e al risveglio ricorda un viaggio in una "dimensione più alta", popolata da angeli, in uno scenario paradisiaco. Tra dubbi e dichiarazioni, un'esperienza che arricchisce la complessa fenomenologia delle esperienze di "pre-morte".
E’ una storia particolare quella del dottor Eben Alexander, neurochirurgo a Harvard, con un curriculum accademico importante.
Una storia finita sulla copertina di Newsweek, e ripresa – con una certa cautela – da altri giornali nel mondo.
Ma soprattutto perché il racconto della “settimana in paradiso” del neurochirurgo è quello di un salto notevole da una vita fatta di ricerche, accademia, dati, laboratori, a un’interpretazione della realtà profondamente diversa, durante i giorni in coma vissuti da Alexander e che dalla sua, ha i referti di un monitoraggio costante del suo stato cerebrale durante quello che lui definisce come un’esperienza in un altro mondo. Quello dopo la morte.
Le Near Death Experience, esperienze di “pre-morte” non sono eventualità rare. Sono anzi migliaia i casi ogni anno di persone che raccontano di aver visto, se non vissuto, in un “aldilà” dalla realtà terrena. Sono tutte esperienze accomunate da almeno un elemento, ovvero la costante, profonda e pervasiva sensazione di pace, riservata a chi attraversa il confine tra la vita e la morte.
Molti parlano di una vera e propria estasi. E nella stragrande maggioranza, chi è tornato indietro non aveva alcuna intenzione di farlo, e i racconti convergono tutti sull’intervento di una forza non meglio specificata, in grado di riavvicinare la coscienza al corpo “abbandonato”.
Nello specifico caso di Alexander, 58 anni, la figura è quella di uno specialista con un curriculum di rilievo, che nell’arco della sua carriera avrà presumibilmente ascoltato decine di storie di questo tipo, e che lui stesso dice di aver sempre respinto.
Ma dopo l’attacco di meningite nel 2008, e il ricovero in coma al Virgina Hospital, una condizione che avrebbe prodotto la NDE, il dottore ha la sua personale versione da raccontare.
Mentre il suo cervello non comunicava attività, e il suo corpo era privo di conoscenza e non rispondeva agli stimoli, Alexander dice di essere giunto in un luogo “pieno di farfalle, in cui si udiva della musica e canti”, in un viaggio che descrive come “molto vivido, in un universo coerente”.
Alexander narra del suo arrivo in un posto molto simile al Paradiso nella sua immagine più comune, quella di un “luogo pieno di nuvole”, in cui è stato accolto da una donna “bellissima, con gli occhi azzurri”, e ha percepito di essere “amato incondizionatamente” da un’entità spirituale, “volando su ali di farfalla”. Tutto ciò mentre era privo di coscienza, il che porta lo scienziato a teorizzare l’esistenza di un’altra forma di coscienza, spirituale.
Quella di Alexander è quindi un’esperienza che ha modificato profondamente una radicata visione scientifica della coscienza umana. “Come neurochirurgo, non credevo alle Nde”, scrive lo scienziato su Newsweek, “e ho sempre preferito le ipotesi scientifiche”.
Il dottore dichiara di non essere cattolico, e di non credere nella vita eterna. Ma poi ha sperimentato “qualcosa di così profondo”, da fargli riconsiderare le esperienze NDE in chiave scientifica.
Il suo viaggio tra “nuvole rosa e creature angeliche che lasciavano scie in cielo” racconta di incontri con creature “diverse da qualunque altra abbia mai visto su questo pianeta”, dice Alexander. “Erano più avanzate, forme più alte. E poi il canto corale che arrivava dall’alto, mi riempiva di gioia e stupore”. Tutto questo, dicono i referti, durante uno stato in cui la corteccia cerebrale, la parte che controlla le emozioni e il pensiero, costantemente monitorata, è risultata priva di attività.
Alexander aggiunge: “Non c’è una spiegazione scientifica a quello che è successo: mentre i neuroni della corteccia erano inattivi a causa dell’infezione, qualcosa come una coscienza slegata dalla mente è arrivata in un altro universo. Una dimensione di cui mai avrei immaginato l’esistenza”. Un’esperienza che lo stesso dottore ha ben chiaro possa ricordare un set hollywoodiano.
E che però, dichiara, “Non era di fantasia. E ha profondamente inciso sulla mia attività professionale e sfera spirituale”.
Con l’auspicio, inoltre, che un contributo firmato da un neuroscienziato possa aiutare a fare più luce, terrena, sul complesso fenomeno delle Nde.

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La protagonista di questa esperienza di premorte si chiama Nicole Dron
, una donna francese che nel 1968 all’età di 26 anni ha vissuto la sua avventura nell’altra dimensione.
Nicole Dron è stata una delle prime persone a raccontare la sua esperienza nel 1978, affrontando all’epoca lo scherno e la derisione. Con il passare del tempo è riuscita a superare la sua apprensione e la sua resistenza ed ha accettato di raccontare la sua storia alla televisione e alla radio oltre che di tenere delle conferenze.
"Tutto avvenne nel 1968. Tre settimane dopo la nascita del mio secondo figlio ebbi una grave emorragia. Fui ricoverata in ospedale e operata d'urgenza. Nel corso dell'intervento (isterectomia, o ablazione dell'utero) ci fu una seconda violenta emorragia. Il mio cuore smise di battere, mi fu detto, per circa 45 secondi, con elettrocardiogramma piatto. Durante quei 45 secondi vissi un istante di eternità !
Ricordo prima di tutto di essermi trovata all'altezza del soffitto. Ero là con tutti i miei pensieri, le mie emozioni, le mie impressioni, con tutto ciò che costituisce il mio essere profondo. Presi coscienza di essere in grado di vedere contemporaneamente da tutti i lati, ma soprattutto provavo un sentimento nuovo e incredibile: quello di esistere fuori dal mio corpo fisico.
Vi assicuro che sentirsi vivere al di fuori di sé stessi è una cosa sconvolgente. Presi coscienza che ero l'inquilina del mio corpo, che era steso sul tavolo della sala operatoria. Lo guardai e non lo trovai bello. Ero cadaverica, avevo dei tubi che mi uscivano dal naso e dalla bocca, non ero assolutamente in forma. Cosa che non aveva più alcuna importanza, perché quel corpo non ero io, non era che il mio veicolo. Sentii il chirurgo esclamare: "Mi sfugge dalle mani !". Queste parole mi furono confermate un mese dopo dall'infermiera che aveva assistito all'operazione.
Non rimasi a lungo in quella sala operatoria, perché pensai a mio marito e a mio suocero che erano in attesa nella sala d'aspetto. Pensando a loro, istantaneamente mi ci trovai accanto. Presi coscienza del fatto di poter attraversare i muri. Tutto mi sembrava naturale, solo in seguito mi sono chiesta come fosse stato possibile !
Come avevo potuto attraversare i muri e ritrovarmi in quella sala d'aspetto, dal momento che non sapevo dove fosse ubicata ?
Constatai che in quella sala d'attesa non c'erano sedie, cosa che mio marito mi confermò in seguito. Vedevo che mio marito e suo padre andavano su e giù per la stanza e io cercavo di manifestarmi a loro, ma invano. Non mi vedevano. Non capivo cosa stesse succedendo, provavo una sorta di disperazione per non essere in grado di comunicare con le persone che amavo. Tentando di farmi percepire, posai la mano (del corpo più sottile nel quale ora mi trovavo) sulla spalla di mio suocero, e la mia mano attraversò il suo corpo !
Al tempo stesso però prendevo coscienza di una facoltà nuova: quella di penetrare tutto ciò che esiste. Non ho mai perduto la nozione di essere "me stessa", ma avevo l'impressione di occupare più spazio, e mi trovai nel cuore di mio marito. Conoscevo tutti i suoi pensieri e anche l'essenza del suo essere, ciò che egli valeva come essere umano.
La stessa cosa avvenne con mio suocero. I miei suoceri avevano perduto il loro primo figlio all'età di 25 anni: il ragazzo era annegato nel vano tentativo di salvare un amico. Di conseguenza avevano concentrato tutto il loro amore sul loro secondo e ultimo figlio, che a quell'epoca aveva 14 anni. Quando in seguito era divenuto mio marito, io avevo avuto l'impressione di aver portato via il loro figlio e credevo che essi non mi amassero per me stessa, ma soltanto in base alla mia capacità di renderlo felice. E questo mi faceva soffrire. Ed ecco che ora che potevo leggere nel cuore di mio suocero mi rendevo conto di tutta la compassione e di tutto l'affetto che egli nutriva per me ed ero capace di vedere al di là delle mie proiezioni.
In seguito mi trovai in un abisso di tenebre, di silenzio. Ero sola al mondo, in un nulla infinito e avrei dato qualunque cosa pur di sentire un rumore e vedere qualcosa. Non so quanto tempo sia durato quello stato. Forse una frazione di secondo ? Il tempo non esisteva. Pensai: "Ecco qui ragazza mia, sei morta". E tuttavia non ero morta perché esistevo. Mi tornò alla memoria una frase che mi era stata insegnata al catechismo quando ero bambina: "Si vive fino alla fine dei tempi, fino alla resurrezione finale". In quel contesto, l'idea di vivere in quel nulla e in quelle tenebre mi sembrava insopportabile.
Qualcosa dentro di me invocò aiuto e da lontano vidi una luce. A partire da quel momento non fui più sola al mondo. Fui proiettata ad una velocità prodigiosa verso quella Luce, e via via che mi avvicinavo la Luce divenne sempre più grande fino a occupare tutto lo spazio. Le tenebre si rischiararono, avvertii distintamente delle presenze intorno a me, senza peraltro vederle, ma soprattutto sentivo nascermi in cuore una gioia infinita, una gioia mille volte più grande di tutte le gioie che avevo potuto sperimentare su questa terra.
E così entrai nella Luce. Là non ci sono più parole... Questa luce era anche un oceano di amore, ma di un amore puro, che si offre senza chiedere niente, un amore-sole, e io ero l'amore. Ero immersa in un oceano di amore, amata per quello che ero, lontana da tutte le preoccupazioni e le agitazioni della terra !
Non avevo più coscienza del tempo e dello spazio, ma ero consapevole di essere, di essere sempre stata. Avevo compreso di essere una particella di questa luce ed ero eterna. In quella pienezza e in quella pace immensa compresi il senso delle parole: "Io sono".
Era come se, restando me stessa, io divenissi tutto e ritrovassi la mia natura reale. Avevo ritrovato la mia patria. Ero divenuta amore ed ero la vita. Come fare, mio Dio, a condividere quest’esperienza ? Se ognuno di noi potesse viverla anche per un solo istante, su questo pianeta non ci sarebbero più miseria, violenza e guerra.

In quella luce vidi venire verso di me un giovane luminoso. Il mio cuore si riempì di gioia perché riconobbi mio fratello. Quando io avevo 11 anni, i miei genitori avevano perduto un bambino di 7 mesi. Io adoravo quel piccino, ero la sua mammina. Dopo la sua morte i miei genitori ed io avevamo vissuto quella sofferenza così ben espressa da queste parole di Victor Hugo: "Un solo essere vi manca, e tutto è deserto". Ma ora lui era davanti a me, vivo ! Ed io ero felice, ero tanto felice ! Mi trovai fra le sue braccia. Era solido e anch'io lo ero. Comunicavamo col pensiero e i sentimenti, e io gli "dissi": "Come sarebbero contenti di vederti papà e mamma !".
Lui mi disse che ci aveva sempre seguiti e accompagnati nella nostra vita, e io capii che i legami d'amore non muoiono mai.
Come facevo ad esser certa che quell'essere era mio fratello ? Evidentemente c'è una grande differenza fra i tratti fisici di un bebè e quelli di un adolescente. E tuttavia io so con assoluta certezza che era lui. Penso che si tratti di un riconoscimento fra anime...
Incontrai anche il fratello di mio marito, Jacques, che avevo visto soltanto in fotografia. Fui sorpresa e felice di constatare che mi voleva bene e che mi conosceva. Egli mi mostrò le circostanze del suo decesso e quanto i suoi genitori avessero sofferto, in particolare mia suocera. Mi augurai di non dover mai affrontare nella mia vita una simile prova.

Incontrai anche degli esseri che non avevo mai visto sulla terra. E tuttavia li conoscevo e provavo una felicità immensa rivedendoli. Essi leggevano in me come in un libro aperto e avrei voluto poter mostrar loro solo aspetti positivi di me stessa. So che questi esseri mi accompagnano e mi guidano nella vita.
Tutti questi incontri ebbero luogo in un paesaggio inondato di luce, di bellezza e di pace. Ero in un bellissimo giardino, la natura era magnifica. L'erba era più verde di quella terrena, c'erano altri fiori, altri colori, i suoni stessi si trasformavano in colori. E tutto questo creava un'armonia, un'unità tale che compresi la sacralità della vita. Tutto viveva, un semplice filo d'erba mi rapiva perché vedevo in esso le molecole della vita, vedevo la loro luce interiore. Pensai allora che al di là della sofferenza umana che proviamo quando muoiono le persone che amiamo, dovremmo gioire sapendo che stanno ritrovando la Vita.
Ho rivissuto la mia vita a rovescio, dai miei 26 anni all'epoca della mia nascita. Accanto a me c'era un Essere di Luce, una creatura che il mio cuore conosceva. Non so descrivere la radiazione e la forza d'amore che emanava. Mi accorsi in seguito che aveva anche molto humour.

Udii la sua voce che sembrava venire dal fondo dell'UniVerso, una voce possente e dolce al tempo stesso. Una voce fatta di forza e d'amore che mi domandò: "Come hai amato e che cosa hai fatto per gli altri ?". Compresi immediatamente l'importanza della domanda. Al tempo stesso ebbi la visione di una moltitudine di esseri con le braccia tese al cielo, in atteggiamento implorante. Sapevo che quegli esseri soffrivano e io percepivo tutte le loro sofferenze. Che cosa avevo fatto per loro ? Non ero stata cattiva, ma non avevo fatto niente di particolare. La domanda che mi era stata rivolta esigeva, per usare le parole di Emerson, "di fare tutto il bene che esiste nell'individuo", e io capivo adesso che ciò richiedeva tanto amore.
Richiedeva anche una crescita, una trasformazione, che a sua volta avrebbe aiutato gli altri a trasformarsi. Sentii allora che l'umanità è un solo essere le cui membra sono interdipendenti una dall'altra per il loro progresso e la loro sopravvivenza. Mi ridestai a una responsabilità nuova. La comprensione di tutto ciò, semplice in apparenza, continua ad approfondirsi nel tempo.
Tutta la mia vita era là, con tutte le gioie, le aspettative, le speranze e le sofferenze che ne avevano fatto parte. Ritrovai le mie emozioni di bambina, riscoprii certi episodi dimenticati, rividi tutte le motivazioni degli anni che avevo vissuto: non è possibile nascondere niente, tutto è scritto nel grande libro della vita. Era sconvolgente, perché durante quel bilancio io ero al tempo stesso colei che riviveva ogni situazione con tutte le emozioni che l'accompagnavano ed ero anche l'altra parte di me stessa, quella che non provava emozioni e che era soltanto saggezza, conoscenza, amore e giustizia. Era questa pura luce, quest'altra parte di me stessa, che valutava la mia vita e rendeva chiara ogni cosa. Compresi tutti i miei meccanismi psicologici, ne vidi i funzionamenti, vidi i miei limiti, le mia carenze e tante altre cose più sottili che non sono ancora riuscita a tradurre in parole. Presi coscienza del bene e del male che avevo fatto senza rendermi conto delle ripercussioni che i miei atti e i miei pensieri avrebbero avuto in me stessa e nelle persone che mi stavano vicine. Mi resi conto di ciò che provavano coloro ai quali avevo fatto del bene e coloro verso i quali mi ero comportata in modo sgradevole.

Questa grande coscienza valuta la nostra vita in base a criteri di amore assoluto e saggezza, e noi ci rendiamo conto delle nostre manchevolezze, miserie e debolezze. Allora si rimpiange il tempo passato alla ricerca di falsi valori e si rimpiange di non avere veramente vissuto. Questa presa di coscienza si accompagna anche alla compassione per sé stessi perché si scopre che l'ignoranza, la paura, i condizionamenti, le debolezze ci hanno allontanati da ciò che in realtà siamo e da ciò che avremmo potuto realizzare nella vita.
Mi fu mostrata la mia vita dopo il mio ritorno sulla terra. Prima però mi era stato chiesto se desideravo restare o tornare a vivere.
La mia anima voleva restare, ma aveva pensato ai miei due bambini che avevano bisogno della loro mamma. Mi fu detto anche che quando fossi ritornata avrei necessariamente dimenticato molte delle cose che avevo vissuto. Malgrado il mio desiderio di fissare dentro di me tutte quelle conoscenze, so che molte sono svanite: non ho potuto portare con me che qualche briciola, e me ne dispiace.
Quando dico "mi fu mostrato", "mi fu detto", voglio dire che ricevevo queste informazioni da un essere (per esempio mio fratello) o dalla grande luce. Era come se fossi in una classe senza professori.
Vidi dunque i miei figli crescere ed ero fiera di loro. Mi fu mostrato che i miei suoceri e mia nonna avrebbero lasciato questa terra quasi nello stesso periodo e che due di loro se ne sarebbero andati a tre settimane di distanza, cosa che mi colpì. Mio suocero e mia nonna ci hanno lasciati 13 anni dopo quest’esperienza, a tre settimane esatte di distanza uno dall'altro, e mia suocera morì l'anno successivo... Avevo rivelato queste informazioni a mio marito e ai miei genitori che ne erano rimasti molto turbati.

So di aver saputo molte cose, ma le ho dimenticate. Mi fu detto che Dio era la forza, la vita e il movimento, che la vita esisteva ovunque nell'UniVerso, che quando morirò non mi sarà chiesto a quale religione, filosofia o razza appartengo, ma come ho amato e che cosa ho fatto per gli altri, perché l'unica cosa importante è la qualità interiore di un individuo.
Mi fu detto anche che tutto ciò che andava nel senso dell'unità era positivo e che la mia vita rapportata all'eternità corrispondeva a un battito di ciglia della mia propria vita.
Mi fu mostrato anche il futuro dell'umanità. Vidi che la nostra terra sarebbe stata oggetto di grandi capovolgimenti e che noi avremmo attraversato delle grandi prove, delle grandi tribolazioni, perché avevamo una tecnologia avanzata, molta scienza, ma poca fraternità e saggezza. E mi fu mostrato tutto quello che minacciava di avvenire se non avessimo cambiato. Insisto sul "se" perché è determinante.
Mi fu detto che eravamo come a un crocevia e che niente era ineluttabile, tutto dipendeva dalla nostra capacità di amare e di agire con saggezza. Avvertii comunque l'urgenza estrema di una grande trasformazione individuale e planetaria dell'umanità e la necessità di instaurare la pace e la tolleranza in noi e intorno a noi per vivere in armonia e nel rispetto di tutto ciò che vive.

Vidi anche che avevo già vissuto su questa terra. Mi furono mostrati spezzoni di altre vite e il legame che le collegava tutte.
Mi fu detto che si ritorna su questa terra finché non si acquisisce sufficiente amore e saggezza: è tutta questione di evoluzione. Nello stato in cui ero, trovavo tutto molto logico ed evidente.
In seguito, quando fui ritornata nel corpo, questo ricordo mi è risultato sconvolgente; sono però intimamente convinta che questo concetto delle "vite successive" non deve far discutere, nel senso che non è importante far propria una credenza o una convinzione, ma trasformarsi. A livello di assoluto, al di là del tempo e dello spazio, non c'è che la vita, la Grande Vita...
Ma nella nostra dimensione, limitata dallo spazio e dal tempo, noi prendiamo coscienza soltanto di un segmento, di una parte di questa vita che scorre tra la nascita e la morte, e pensiamo che questa piccola vita sia tutto quello che c'è da conoscere. Invece non è così.
Mi fu detto anche che il Cristo sarebbe ritornato sulla terra e che il suo ritorno era imminente. Io però non so più se ad incarnarsi sulla terra sarà un'entità come il Cristo oppure se è questa grande coscienza, questa grande vita che circola in noi come potenzialità che deve risvegliarsi alla dimensione cristica; so che piansi perché avevo capito che l'unica cosa che poteva salvarci era la sua venuta.
Il Cristo, così come l'ho compreso nel corso della mia esperienza (ma non ho certo la pretesa di aver capito tutto il suo mistero), rappresenta tutta la pienezza della vita in tutto ciò che esiste, ed è la coscienza, l'amore e la vita che si manifestano totalmente nell'essere umano e nell'umanità liberata dalle sue miserie umane.
Il Cristo non appartiene a nessuna religione perché è nel cuore di ognuno, è la pienezza di Dio nell'uomo. Ero emozionata e capivo che ciò che ci salverà da noi stessi ed eviterà guerre, catastrofi e calamità sarà il risveglio di questa dimensione di Cristo in noi tutti.

Ricordo anche di essere andata di piano in piano, di livello in livello. Avevo l'impressione di penetrare profondamente nella mia coscienza che si manifestava attraverso una lucidità ed una comprensione interiore che crescevano continuamente. Mi ritrovai poi in una città di luce, d'oro e pietre preziose, la gloria delle glorie.
Mi sentivo trasportata ed innalzata al livello più alto. Compresi allora più profondamente il senso dei 26 anni che avevo trascorso sulla terra e ciò che avevo fatto di quest’opportunità. Poi mi fu mostrato che avrei avuto molte prove e sofferenze nel tempo che mi restava da vivere sulla terra. Mi sono vista piangere molte volte e chiesi il perché di queste prove. Mi fu detto allora che le avevo accettate prima di nascere, perché grazie ad esse sarei cresciuta. Pregai allora che mi fossero date tutte le esperienze e le prove necessarie per arrivare allo scopo finale nel corso di una sola vita, perché non volevo tornare di nuovo sulla terra. Capivo che l'inferno era sulla Terra ed ero pronta alle più grandi rinunce e ai più grandi sacrifici pur di non dover ritornare. Mi fu però fatto capire che non era possibile caricarmi più di quanto le mie spalle fossero capaci di sopportare.

Potrà apparire stravagante o contro natura desiderare una cosa simile. Grazie a Dio, non sono masochista, amo la vita, ma in quello stato di coscienza sublime non avevo che un solo desiderio: arrivare il più presto possibile allo scopo, cioè riuscire a fondermi con quello splendore. Sulla terra ci si rivolta alle sofferenze e alle malattie. Ma "dall'altra parte" se ne capisce il perché e se ne vedono i risultati, e tutto diviene chiaro.
Vidi poi venire verso di me un essere molto bello. Mi è impossibile dire se fosse un uomo o una donna, perché era virile e femminile al tempo stesso. Avevo l'impressione di conoscerlo fin dalla notte dei tempi e volevo fondermi con lui. Gli dissi: "Voglio unirmi per sempre a te..."Ed in quel momento presi coscienza del fatto che quell'essere ero io, ma io alla fine dei tempi, io totalmente realizzata. Fu quella una grande lezione di umiltà, perché misurai tutto il cammino che mi restava da percorrere per divenire ciò che sono... Capivo che il tempo non era che la distanza che mi separava da me stessa. La mia incapacità di vivere la pienezza di ciò che sono attira le esperienze necessarie per acquisire ciò che mi manca.
Mio fratello ed io ci salutammo. Lui mi consigliò di non parlare delle mie esperienze al mio risveglio e di aspettare 17 anni prima di darne testimonianza, perché prima di quel tempo sarebbero state considerate come un trauma conseguente allo shock operatorio.

Non ricordo di essere uscita dal mio corpo, ma ricordo di esserci rientrata passando per la testa e di essermici infilata come in una calza. La pienezza svanì, la libertà si dileguò, finì la sensazione di essere uno e tutto al tempo stesso. Si rientra nel proprio corpo come dentro una scatola. Si dimentica che gli altri fanno parte di noi stessi, sono noi stessi, e ci si fa reciprocamente del male...
Mi fecero risvegliare rapidamente. Al mio risveglio avevo nelle orecchie una musica sublime, una sinfonia infinita, di una dolcezza che mi faceva fondere d'amore. Ho cercato in seguito di ritrovare quella musica ascoltando musica sacra e classica, ma invano. Dietro a quella musica c'era un senso di completezza, una pace infinita, una pienezza, una conoscenza che avrei voluto poter conservare per sempre in me. Ho portato con me una particella d'eternità e la sensazione di aver compreso ogni cosa. Tutto era perfetto...

Quando mi risvegliai, si risvegliò anche il dolore (avevo un lungo taglio all'addome) e tutta l'esperienza divenne meno nitida.
Non riuscivo a trattenerla. Non ne ho conservato nella memoria che una parte infinitesimale. Da allora però so che l'AmOr è il segreto della vita, il segreto di Dio e so anche che Dio è questa Luce splendida e meravigliosa e insieme l'energia che impregna l'Universo.
Credo in una religione senza frontiere, quella dell'amore che è nel cuore di ogni essere umano e che, al di là dei dogmi, conduce l'uomo a trasformarsi da bruco in farfalla".
Tratto da liberamente.co

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Altra esperienza di preMorte (NDE) - (sintesi)
S
ono nato e cresciuto in Nuova Zelanda. Era il 1982, avevo 24 anni quando ho vis­suto un'avventura che avrebbe segnato una svolta decisiva nella mia vita. Era ormai il mese di marzo e avevo viaggiato per due anni interi, spesso dormendo in tende o sulle spiagge e vivendo come un nomade. Era tempo di ritornare a casa. Ritornato alle Mauritius per poche settimane, mi ricongiunsi ai miei amici creoli. 
Una sera, una settimana prima del mio rientro in Nuova Zelanda, con il mio amico di pesca Simon decisi di uscire per una immersione in mare, nonostante ci fosse un forte temporale all'orizzonte.
Dovevamo immergerci nella parte esterna della barriera che sprofonda nel­ l'oceano. Era veramente stupendo ! Scendemmo.
lo mi fermai nella parte alta della barriera mentre i miei due amici andarono più in profondità. Stavo cercando degli astici, quando la mia torcia illuminò una strana creatura marina nell'acqua buia. Somigliava ad un calamaro. Indossavo i guanti da sub ed ebbi l'impressione di aver toccato una medusa. Improvvisamente qualcosa mi toccò dandomi una scarica elettrica con la forza di un migliaio di volt. Fui di nuovo colpito dalla stessa scarica elettrica. A quel punto capii cosa era successo. Avevo imparato al corso di sopravvivenza che alcune meduse sono incredibilmente velenose. Nel frattempo una quinta medusa lo colpì di nuovo. Una volta sulla spiaggia il ragazzino dovette aiutarmi per scendere.
Mi condusse fino al ciglio della strada ed io mi afferravo a lui. Era mezzanotte e non c'era anima viva. Come avrei fatto a raggiungere l'ospedale? L'ambulanza arrivò e mi porto all'ospedale. Il dottore mi disse: "Non so se riesci a sentirmi, figliolo, ma stiamo cercando di salvarti la vita; mantieni gli occhi aperti e combatti il veleno più che puoi."
Improvvisamente avevo sentito sollievo, la battaglia per rimanere in vita sembrava finita. Nessuno mi aveva detto che ero morto.
Infatti, non lo sapevo. Tutto ciò che riuscivo a capire era che non lottavo più per mantenere gli occhi aperti. Non era stato come chiuderli per dormire. Sapevo di essere andato da qualche parte. Durante i venti minuti precedenti avevo avuto la sensazione di fluttuare nell'aria, poi, non fluttuavo più: ero andato. Bene, io sapevo che il mio spirito era andato da qualche parte, ma non sapevo di essere morto.
Ero arrivato in un luogo molto vasto, come una sala enorme e cavernosa con un buio pesto. Ero in piedi. Iniziai a cercare l'interruttore della luce. Non riuscivo a trovarlo. Perché il dottore aveva spento le luci ? Cercavo di toccare qualcosa, ma non trovavo niente.
Mi resi conto che non riuscivo a trovare neanche il mio letto. Mi muovevo, ma non inciampavo in niente. Non vedevo nemmeno la mano che mi ero portato davanti al volto. Faceva estremamente freddo. Aguzzai la vista per capire dove fossi; tentavo di orientarmi in questo nuovo ambiente. Alzai la mano cercando di toccarmi il viso, ma questa passò senza trovare niente.
Fu un'esperienza terrificante. Allora mi resi conto di essere senza un corpo fisico, tuttavia ero ancora me stesso. Sentivo di avere un corpo, ma non potevo toccarlo. Ero un essere spirituale; il mio fisico era morto, eppure, mi sentivo vivo, cosciente di avere ancora braccia, gambe e testa, ma non riuscivo a toccarle. "Dove sono ?" Pensai. Mentre mi trovavo in quel buio, un incredibile freddo e pericolo incombevano su di me. Mi sentivo osservato da presenze malvagie che mi circondavano. lo non parlavo a voce alta, ma loro, come se leggessero i miei pensieri, iniziarono a gridarmi: "Fai silenzio !"
Mi scostai e qualcun altro urlò: "Meriti di essere qui !" Alzai le braccia quasi per proteggermi e pensai: "Dove sono ?" "Sei all'inferno !- Mi rispose una voce - adesso fai silenzio." Ero terrificato, avevo paura di muovermi e di respirare: forse meritavo proprio di essere lì.
A volte le persone hanno una strana immagine dell'inferno. lo ero solito pensare ad esso come ad un luogo dove si possono fare tutte quelle cose che non si dovrebbero fare sulla terra.
Questo è molto lontano dalla realtà. Non mi ero mai trovato in un luogo così spaventoso. Le persone lì non possono fare niente di ciò che i loro cuori malvagi vorrebbero e non ci si può gloriare della propria malvagità. In quel luogo non c'è nessuna relazione con il tempo. Nessuno sa che ora è, né da quanto tempo si trova là: dieci minuti, dieci anni o forse diecimila. Non augurerei nemmeno al mio peggiore nemico, di trovarsi in una situazione simile. Non avevo idea di come paterne uscire. Perché ero in quel posto ?
Gridai di nuovo a Lui interiormente: "Signore, Ti ho chiesto di perdonarmi, Ti ho dato il mio cuore, perché sono finito qui ?". Improvvisamente un bagliore mi illuminò e, mentre mi avvolgeva, mi risucchiava fuori dal buio. Questa luce mi infondeva un senso di leggerezza e venni innalzato dal suolo come un granello di polvere in un raggio di sole.
Guardai in alto e vidi un tunnel verso il quale ero attirato e che terminava con un'apertura larga e circolare. Non volevo guardare dietro di me per paura di scivolare di nuovo nel buio. Ero molto felice di uscire da quelle tenebre e la luce oltre il tunnel era di un bagliore indescrivibile. Nonostante ciò, ci si poteva guardare dentro e io venivo attirato ad essa ad una velocità sorprendente.
Mentre venivo trasportato ondate di luce intensa scendevano verso di me. Quella luce vivente mi trasmetteva emozioni forti.
La prima ondata mi diede calore e conforto insieme ad amore ed accettazione. Ne arrivò poi una seconda, che mi coprì con una pace completa, come non avevo mai sperimentato prima. Mi chiesi a questo punto come si presentava il mio corpo, che avevo tentato di vedere e toccare nel buio; con sorpresa mi accorsi che non solo lo vedevo, potevo addirittura vedere attraverso di esso !
Ero trasparente. Il mio essere irradiava luce, come se questa fosse dentro di me ed era la stessa che mi aspettava oltre il tunnel.
Alla terza onda luminosa fui pervaso da una gioia completa. Era così emozionante: l'inizio dell'esperienza più sorprendente di tutta la mia vita. La mia mente non riusciva a concepire dove stavo andando, né conosco parole adatte a descrivere ciò che vedevo.
Quando, alla fine del tunnel, mi trovai di fronte alla fonte di tutta la luce, la mia vista era completamente riempita da essa. Sembrava un fuoco bianco o una montagna di diamanti scintillanti.
Ora io ero di fronte a questa gloria incredibile. Mentre ero là molte domande iniziarono a correre nella mia mente. "Questa luce è solo una forza, come la chiamano i Buddisti, o un karma o yin e yang ? E' qualche tipo di energia o c'è realmente
Qualcuno al di là di essa ?" Come se questi pensieri fossero stati proferiti ad alta voce, dal centro di essa vennero le seguenti parole: "Ian, desideri ritornare ?". Venni scosso nell'apprendere che c'era veramente Qualcuno davanti a me e che, chiunque fosse, conosceva il mio nome. "Ritornare dove ?- Pensai - Dove sono ?" Voltandomi indietro potevo ancora vedere il tunnel che saliva dal buio. Pensai che forse stavo ancora sognando nel mio letto d'ospedale.
Chiusi gli occhi mentre mi chiedevo se tutto ciò fosse reale. La voce parlò di nuovo: "Desideri ritornare ?" Risposi: "Se sono fuori dal corpo non so dove sono. Sì, desidero ritornare." La risposta fu: "Se desideri ritornare, allora devi vedere le cose della terra in una luce nuova". Ero appena arrivato dal buio ma qui certamente non c'erano tenebre.' Avevo meditato su queste parole in quel tempo. Mi resi conto allora che questa luminosità secondo me, poteva venire solo da Dio. Cosa ci facevo io in questo luogo ? Certo, non meritavo di essere qui. I
Compresi quindi che questo era Dio ! Lui è luce. Conosceva il mio nome e i pensieri segreti del mio cuore e della mia mente. Pensai: "Se questo è Dio allora deve anche conoscere tutto ciò che ho fatto nella mia vita." Mi sentivo totalmente esposto e trasparente davanti a Lui. Provavo vergogna e pensai: "Ci deve essere qualche errore, hanno portato la persona sbagliata quassù. Non sono molto buono. Dovrei sprofondare sotto il pavimento e ritornare al buio dove ero prima."
Mentre iniziavo a tornare lentamente verso il tunnel, un'ondata di luce scaturì da Dio e m'investì. Il mio primo pensiero fu che questa luce mi avrebbe rigettato in fondo all'abisso, ma con mio stupore, amore puro e incondizionato fluì attraverso di me. Era l'ultima cosa che mi aspettavo. Invece di essere giudicato, venivo lavato con amore puro, incontaminato, pulito, senza inibizioni, non meritato. Questo iniziò a riempirmi dall'interno, facendo formicolare le mie mani e tutto il corpo, finché non iniziai a barcollare.
Pensai: "Forse Dio non sa tutte le cose sbagliate che ho fatto." Così procedetti nel raccontargliele. Lui, però, mi aveva già perdonato e mi mostrò infatti che, quando gli avevo chiesto perdono nell'ambulanza, aveva cancellato sul momento tutti quanti i miei peccati.
Mi ritrovai a piangere in modo incontrollato mentre l'amore in me diventava più forte. Non mi ero sentito amato in quel modo da quando ero a casa con i miei genitori. Ero partito per il mondo e lì fuori di amore non ce n'era tanto. Avevo vissuto esperienze come il sesso, che pensavo fossero amore, ma non lo erano.
La concupiscenza è come un fuoco dentro di te, un desiderio incontrollabile che ti consuma. Questo amore invece, guariva il mio cuore e io cominciavo a sentire di nuovo speranza. Provavo una tale quiete ! Pensai: "Sono così vicino, mi chiedo se posso fare un passo dentro la luce che circonda Dio e vederLo faccia a faccia. Allora conoscerei la verità. Ero stato in tanti posti alla ricerca della verità, ma nessuno aveva mai potuto rivelarmela. Così presi coraggio ed entrai.
Fu come oltrepassare un velo scintillante al di là del quale le ferite più profonde del mio uomo interiore venivano guarite. Mi diressi verso la parte più luminosa, al centro della quale intravidi qualcuno con le sembianze di Uomo: ho pensato che fosse Gesù.
Le Sue vesti, composte non di tessuto terreno, ma di energia luminosa, arrivavano fino alle caviglie. Potevo vederne i piedi nudi. Alzai gli occhi e notai il petto di un Uomo con le braccia aperte in segno di benvenuto. Guardai: il Suo volto era dieci volte più brillante di tutto ciò che avevo appena visto. AI suo confronto, il sole sembrava di un giallo pallido e opaco.
Era così scintillante che non riuscivo a metterne a fuoco i lineamenti. La Sua purezza penetrava dentro me. Ero a pochissima distanza, cercai di guardare il viso più da vicino e, così facendo, Lui si spostò da un lato. Con Lui anche la luce si mosse.
Alle spalle di questo essere di luce, c'era un'apertura circolare. Sbirciando attraverso di essa, riuscivo a vedere un intero mondo aprirsi davanti a me. Mi sentivo alla porta del paradiso, mentre guardavo all'eternità. Era un luogo incontaminato.
C'erano campi e colline verdi. L'erba emanava la stessa energia che avevo visto alla presenza dell’essere di luce. Un torrente di acqua cristallina si snodava tra i prati, con alberi su entrambe le rive. I fiori risplendevano di colori meravigliosi.
Era il Paradiso, io sapevo che appartenevo a quel posto. Lo avevo cercato dappertutto e ora ero a casa. Davanti a me, l'eternità. Stavo facendo un passo verso di essa, ma quell’essere luminoso dalle sembianze umane si mise davanti all'entrata, che mi chiese: "Ian, adesso che hai visto, desideri ritornare ?" "Ritornare a cosa, ­ pensai - perché dovrei ritornare in un mondo di miseria e odio ?
Non ho moglie, non ho figli, nessuno che mi ama per quello che sono, così come hai fatto Tu. No, voglio rimanere qui". L’Essere di luce non si spostò, così guardai indietro per l'ultima volta. Vidi mia madre. Ecco una persona che mi aveva amato ed anche pregato per me tutti i giorni' della mia vita. Aveva cercato di mostrarmi Dio, ma nel mio orgoglio e arroganza avevo deriso il suo credo. Lei però, aveva ragione: Dio esiste e così anche l'inferno e il paradiso.
Mi resi conto che se fossi rimasto là, mia madre mi avrebbe creduto all'inferno. Non poteva sapere ciò che era successo nell'ambulanza. Lei avrebbe ricevuto solo un corpo morto dalle isole Mauritius. Così dissi: "C'è solo una persona per cui desidero ritornare: mia madre". Poi guardai di nuovo e vidi dietro di lei anche mio padre, mio fratello, mia sorella, i miei amici e una moltitudine di altre persone. L’Essere di luce mi stava mostrando che molti altri non lo avrebbero mai saputo, se io non fossi tornato a dirglielo. Chiesi: "Chi sono tutte quelle persone ?". Lui rispose: "Se tu non ritorni molti non avranno l'occasione di sentir parlare di Me, perché non metterebbero mai il piede in una chiesa". "Ma io non le amo" replicai, "Figlio, io le amo e desidero che tutte loro giungano a conoscermi". Continuò dicendo: "Se tu torni, devi vedere le cose sotto una nuova luce".
Capii che dovevo vedere il mondo attraverso i Suoi occhi di amore e perdono, così come Lui lo vede. "Dio, come posso ritornare ? ­ Chiesi. - Devo ripercorrere quel tunnel fino al mio corpo ?" Lui disse: "Ian, gira la testa ... ora senti il sudore che gocciola nei tuoi occhi ... adesso apri gli occhi e guarda ... Ero ritornato nel mio corpo.
La mia testa era girata verso destra e avevo gli occhi aperti. Guardavo il giovane dottore indiano che punzecchiava il mio piede con uno strumento appuntito. Cercava segni di vita senza accorgersi che lo stavo osservando. Improvvisamente si girò verso di me. I nostri sguardi si incrociarono e sbiancò come se avesse visto un fantasma. Voltai il capo dall'altra parte. Le infermiere e gli assistenti, guardavano verso di me sorpresi e spaventati. Nessuno diceva una parola.
Ero stato morto per circa 15 o 20 minuti e mi stavano preparando per portarmi all'obitorio. Mi sentivo molto debole, chiusi gli occhi, ma li riaprii subito dopo per assicurarmi di essere vivo.
" Ero ancora paralizzato, così chiesi a Dio di aiutarmi. Sentii un formicolio nelle gambe, accompagnato da una sensazione di calore che lentamente saliva fino al tronco e alle braccia. Dio mi stava guarendo. Mi misero in un letto e lì dormii fino al mattino seguente.
AI mio risveglio trovai il mio amico Simon e un altro ragazzo della Nuova Zelanda. Ancora non potevano credere che fossi vivo. "Questo posto puzza come una latrina, ti portiamo via di qui" e mi trasportarono di peso fino ad un taxi che aspettava nella strada. Ritornato al mio bungalow, esausto, mi misi a dormire.

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Studentessa muore ma si risveglia in obitorio. Il racconto choc: “Ho visto un Angelo che mi ha mandato indietro”  - 15/03/2014

Morire, ma solo apparentemente e poi svegliarsi in obitorio. Uno choc per una ragazza ventenne della Costa Rica “deceduta” durante un rischioso intervento chirurgico. Ancor di più se la studentessa di informatica ricorda ogni cosa: “ho vissuto nell’aldilà, poi sono tornata nel mio corpo”. Una storia che ha dell’incredibile ma che è stata riscontrata con i medici che l’hanno operata e che Graciela H, nome della giovane,  ha condiviso sul sito Near Death Experience Research Foundation.
Questo il suo racconto:
“Ho visto i medici che lavoravano velocemente su di me. … Erano agitati. Hanno guardato i miei segni vitali e mi hanno fatto una rianimazione cardiopolmonare. Ognuno di loro ha cominciato a lasciare lentamente la stanza. Non ho capito perché si comportavano così. Tutto era tranquillo. Ho deciso di alzarmi. Solo il mio medico si trovava ancora sul posto, guardava il mio corpo. Ho deciso di avvicinarmi, ero in piedi vicino a lui, sentivo che era triste e che la sua anima soffriva. Ricordo che gli ho toccato la spalla, poi se n’è andato. In quel momento il mio corpo ha cominciato ad elevarsi ed elevarsi, posso dire di essere stata trasportata da una strana forza. È stato fantastico, il mio corpo stava diventando più leggero. Mentre passavo attraverso il tetto della sala operatoria, ho scoperto che riuscivo a muovermi ovunque volessi. Sono stata portata in un posto dove le nuvole erano brillanti, una stanza o uno spazio. Tutto intorno a me era chiaro, molto luminoso e il mio corpo si riempiva d’energia, gonfiando il mio petto di felicità. Ho guardato le mie braccia, avevano la stessa forma degli arti umani, ma composte da una materia differente. La materia era come un gas bianco mescolato con un bagliore bianco, un bagliore argenteo, bagliore perla intorno al mio corpo. Ero bella. Non avevo uno specchio per guardarmi in faccia, ma io potevo sentire che il mio viso era carino, ho visto le mie braccia e le mie gambe, avevo un abito bianco, semplice, lungo, fatto di luce. La mia voce era come quella di un adolescente mischiata con il tono di voce di un bambino. All’improvviso una luce più chiara del mio corpo si è avvicinata. La sua luce mi abbagliava. Egli ha detto con una voce molto bella: «Non sarai in grado di continuare». Ricordo che parlavo la sua stessa lingua con la mente, anche lui parlava con la sua mente. Ho pianto perché non volevo tornare indietro, allora mi ha presa, mi ha abbracciata. È rimasto tranquillo tutto il tempo, mi ha dato forza. Sentivo amore ed energia. Non esiste un amore e una forza in questo mondo comparabile a quella. Egli ha detto: «Sei stata mandata qui per sbaglio, lo sbaglio di qualcuno. Hai bisogno di tornare indietro. Per venire qui, è necessario realizzare molte cose. Cerca di aiutare più persone».

E qui finisce il racconto del suo momento “nell’aldilà” per poi riprendere con l’esperienza nell’obitorio.
“Ho aperto gli occhi, tutto intorno c’erano porte metalliche, persone su tavoli di metallo, un corpo aveva un altro corpo sulla parte superiore. Riconobbi il posto: ero nella camera mortuaria. Sentivo il ghiaccio sulle ciglia, il mio corpo era freddo. Non riuscivo a sentire nulla. Non ero nemmeno in grado di muovere il collo o parlare. Mi sentivo assonnata. Due o tre ore dopo, ho sentito delle voci e ho riaperto gli occhi. Ho visto due infermieri. Sapevo cosa avrei dovuto fare, un contatto visivo con uno di loro. Avevo appena la forza di sbattere un paio di volte le palpebre e l’ho fatto. Mi è costata tanta fatica. Una delle infermiere mi ha guardata spaventata dicendo al suo collega: «Guarda, guarda, sta muovendo gli occhi». Ridendo lui ha risposto: «Andiamo, questo posto fa paura». Dentro di me stavo urlando ‘Per favore , non lasciatemi!’. Non ho chiuso gli occhi fino a quando non sono venute delle infermiere e dei medici. Tutto quello che ho sentito è qualcuno dire: «Chi ha fatto questo? Chi ha mandato questo paziente all’obitorio? I medici sono pazzi». Ho chiuso gli occhi quando sono stata sicura di essere lontano da quel posto. Mi sono svegliata solo tre o quattro giorni dopo. Ho dormito molto per un po’ di tempo. Non riuscivo a parlare. Il quinto giorno ho cominciato a muovere le braccia e le gambe di nuovo. I medici mi hanno spiegato che ero stata mandata  all’obitorio per errore… Mi hanno aiutata a camminare di nuovo, con la terapia. Una delle cose che ho imparato è che non c’è tempo da perdere a fare cose sbagliate,dobbiamo fare tutto il bene per il nostro bene… dall’altra parte, è come una banca, più si mette, più si otterrà alla fine”.
Tratto da: retenews24.it

vedi:
Esperienze di PRE MORTE
-
Pre morte NDE:
http://www.nursesarea.it/invito/invito21ti.htm  +  Reincarnazione
+ preMorte 2  +  preMorte 3  +  Viaggi extracorporei VuotoQuantoMeccanico +  chi e’ dio, dove e’ cosa e’ ? + Chi siamo noi ? + Universo Intelligente + Universo Elettrico + SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)

dal Film GHOST:

 

Dal film Contact
 
 

Recensione del Video
Il film :
"Al di là dei sogni" si basa sull'omonimo libro ("What Dreams May Come" in inglese) di Richard Matheson. Racconta della storia d'amore tra il dottor Chris Nielsen (interpretato da Robin Williams) e sua moglie Annie (Annabella Sciorra) oltre i confini della morte.
Chris muore in un incidente stradale e, in ospedale, si stacca dal suo corpo, conserva la percezione sensoriale, ma non riesce a vedere chiaramente la guida mandatagli per aiutarlo nel suo trapasso. All'inizio resta intrappolato nei livelli inferiori dove può vedere le persone ma non comunicare con loro, ed è inconsapevole d'essere "morto".
Lo vediamo poi mentre dal suo corpo astrale assiste al suo funerale, e successivamente quando tenta di mettersi in contatto con la moglie attraverso la scrittura automatica. Alla fine accetta il fatto di essere fisicamente morto.
Con l'aiuto della guida valica i confini della sua esistenza terrena ed entra nel mondo successivo, il piano astrale della metafisica Occidentale (lo Svarloka dell'Induismo o il bardos del Buddismo Tibetano). Là vive contento, imparando ad esempio a volare da un luogo all'altro e aspettando che sua moglie lo raggiunga al momento stabilito.
Ma la tragedia irrompe quando Annie si suicida e Chris apprende che pur essendo anche lei entrata nel mondo astrale è bloccata in un luogo infernale (il Naraka dell'Induismo) da lei stessa creato e da cui non può essere riscattata. Non volendo accettare questa situazione, Chris parte per salvare la moglie. Capisce però che non può risvegliarla dal suo stato insano, e decide di restare con lei invece di tornare in cielo - una prova d'amore che presto li consegna entrambi al paradiso. Nelle sequenze finali del film i due si sono reincarnati in bambini che si incontrano su una banchina.
Nel libro invece lei si reincarna in India, lui in America, destinati ad incontrarsi e a sposarsi all'età di 30 anni.
vedi Video - Questa e' solo l'introduzione di: Aldila' dei Sogni

 

Bibliografia consigliata:
- Moody R.A., La vita oltre la vita, ,, Bantam Books, Mondadori - Milano 1989, 1975.
- Van Lommel P, van Wees R, Meyers V, Elfferich I, Near-death experience in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Netherlands in Lancet, vol. 358, nº 9298, dicembre 2001, pp. 2039–45. DOI:10.1016/S0140-6736(01)07100-8, PMID 11755611.
- Griffith LJ, Near-death experiences and psychotherapy in Psychiatry (Edgmont (Pa. : Township)), vol. 6, nº 10, ottobre 2009, pp. 35–42. PMC 2790400, PMID 20011577.
- (EN) Christian Agrillo, Near-Death Experience: Out-of-Body and Out-of-Brain? Review of General Psychology, 15 (1): 1-10,, Review of General Psychology.
- Greyson B, Incidence and correlates of near-death experiences in a cardiac care unit in General Hospital Psychiatry, vol. 25, nº 4, 2003, pp. 269–76. PMID 12850659.
- Greyson B, Incidence and correlates of near-death experiences in a cardiac care unit in General Hospital Psychiatry, vol. 25, nº 4, 2003, pp. 269–76. PMID 12850659.
- (EN) A. Vanhaudenhuyse,, M. Thonnard, and S. Laureys, Towards a Neuro-scientific Explanation of Near-death Experiences?, pp. 961-968.
- Parnia S., Young J., Erasing Death : the Science that is rewriting the boundaries between life and death, HarperCollins, 2013, pp. 352.
- http://www.youtube.com/user/VitaOltrelaMorte
- La vita dopo la morte

Commento NdR: le Conclusioni sono semplici ma meravigliose:
TUTTI gli esseri viventi essendo creature IO SONO, provenienti dall’INFINITO (Punti di Esso/Egli)  essendo essi stessi uno degli infiniti Punti od Enti dell’INFINITO, che molti chiamano impropriamente “dio”, hanno per caratteristica intrinseca le stesse proprieta’ dell’INFINITO = immortalita’ e corpo di energia che contiene l’ENTE/SPIRITUALE o punto dell’INFINITO, sono che pochi lo sanno e quindi gli altri inconsapevoli, soffrono la loro stupida e fasulla “mortalita’ “ e chiedono o cercano la loro salvezza dalla mortalita’, con dei “mediatori” che gli vengono proposti dalle varie religioni, non sapendo per inconsapevolezza che ce l’hanno per proprieta’ intrinseca come figli/punti/enti individuali, dell’INFINITA’, e l'inconsapevolezza rimane fino a quando questi esseri non iniziano ad  applicare l'AmOr, la Verita' e la Giustizia...solo allora il Progetto di Vita Infinita ed Eterna, verra' loro rivelato.
- vedi Genesi: “facciamo (Plurale=dei) l’uomo a nostra immagine (forma) e SOMIGLIANZA (funzione)” ! questa e’ la vera traduzione dall’ebraico antico di quei versi !

Continua da ed in: Morte cosa sei ? - 1 + VuotoQuantoMeccanico 
Reincarnazione

COSMOLOGIA e COSMOGONIA 
(Modalità, Scopi e Finalità della Manifestazione Continua dell’Universo InFinito (E+ ed E-)
Energia=Informazione=sostanza
+ Energia COSMICA = InFormAzione
I Sistemi che muovono e governano l’UniVerso:
 http://www.giansoncini.altervista.org/
 " Einstein, considerava la Mater-ia come una vera e propria curvatura dello spazio"
Lo Spirito crea attraverso il Verbo che si manifesta attraverso il Suono = Linguaggio

La fine della Cosmologia ?
 

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