Tutte le fasi dell'attività medica devono essere sottoposte al consenso informato da parte del paziente, salvo quando questi, per la sua situazione, corra immediato pericolo di vita e non sia in grado di esprimerlo.
In Italia, il Medico è
il laureato in
Medicina e Chirurgia
che abbia inoltre
conseguito
l'abilitazione
all'esercizio della
professione da parte del
proprio
ordine professionale,
attraverso il
superamento di un
apposito
esame di Stato.
In altre nazioni europee
non costituisce un
titolo ma la semplice
descrizione di un
mestiere allo stesso
modo dei termini,
naturopata,
operatore sanitario,
heilpratiker,
insegnante, docente,
ecc.
In Italia poi, a
differenza di
altri paesi...chissa'
perche' ?...., compie un
reato chi si
definisce medico
senza il possesso dei
requisiti richiesti in
ordine alla laurea e
all'abilitazione.....la
Casta dei medici
italiana, evidentemente
vuole avere l'imprimatur
e l'assoluta
esclusiva in materia
di salute e
malattia......
In
Svizzera, ad
esempio, ci si può
autodefinire "Medico
naturista NVS" senza
aver mai frequentato
l'università.
Affinché l’attività del
medico possa dirsi
legittima, egli deve
ottemperare al dovere
del
consenso informato.
Questo è un diritto
imprescindibile affinché
il paziente possa
liberamente
autodeterminarsi.
Secondo la Suprema Corte
di Cassazione è tanto
più importante, quando
l’intervento non è
finalizzato alla cura di
una patologia, ma
attiene ad attività
estetiche. In questo
caso, il medico deve
indicare non solo il
prodotto da
somministrate, ma anche
elencarne tutti i
possibili effetti perché
si tratta “di
trattamenti non
necessari se non
superflui”.
Solo in questo modo il
paziente potrà valutare
la necessità
dell’assunzione e le sue
conseguenze. Cassazione
Penale, Sezione IV,
Sentenza 8 maggio 2008,
n. 32423." Il consenso
informato non può
esaurirsi nella
comunicazione del nome
del prodotto che verrà
somministrato o di
generiche informazioni
ma deve
investire,soprattutto
nel caso di trattamenti
diretti a finalità
estetiche,gli eventuali
effetti negativi della
somministrazione in modo
che sia consentito al
paziente di valutare
congruamente il rapporto
costi-benefici del
trattamento e di mettere
comunque in conto
l'esistenza e la gravità
delle conseguenze
negative ipotizzabili
Italy: Risponde del
delitto di omicidio
colposo il medico
il quale
prescriva dei
farmaci
(anche i
vaccini
sono farmaci) il quale
prescriva dei farmaci
capaci di incidere sul
normale
metabolismo,
senza sottoporre il
paziente ad adeguati
esami ematochimici prima
e durante la
somministrazione, se
l'assunzione dei farmaci
suddetti abbia causato
la morte del paziente.
Malattie e MORTE
da
farmaci e
VACCINI (4°
causa di morte negli
USA) -
vedi:
i
GRAVI DANNI dei VACCINI
+
Padroni della sanita' e
del Mondo
Eccessi medici,
Bmj: bisogna correre
ai ripari Troppa
medicina - Feb. 2013
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Nei
fatti, l'efficacia dei
farmaci viene verificata
da quelli che li
fabbricano, con test
clinici condotti su un
piccolo numero di
pazienti essere
pagati dalle
case farmaceutiche,
spesso in segreto,
e così anche le
riviste. A volte
perfino i gruppi di
pazienti sono pagati. E
infine gli articoli
accademici, che tutti
considerano obiettivi,
spesso sono scritti
da persone che lavorano
per l'industria
del farmaco.
A volte intere
riviste scientifiche
sono di proprietà di un'azienda
farmaceutica.
Ma c'è di
peggio. Non solo i
bambini prendevano una
medicina di cui la casa
produttrice conosceva
l'inefficacia; erano
anche esposti ai suoi
effetti collaterali.
Purtroppo nessuno sapeva
quanto fossero gravi gli
Errori
in ospedale: dannosi in
Uti, quasi sempre
sottaciuti
- Feb.
2013
PERICOLI dai MEDICI
E poi gli errori
Iatrogeni
(I) su:
Cancro, AIDS,
antibiotici, interventi
chirurgici, ospedali,
esami diagnostici,
farmaci, infezioni,
tranquillanti, Ritalin,
ecc.
Da un punto di vista
sociologico esistono
tre forme di
iatrogenesi:
clinica, sociale e
culturale.
Ora il
medico della
medicina ufficiale
in genere si basa su
teorie errate od
incomplete
imparate all'universita'
che e' in mano a
Big Pharma...,
ecco perche' non
riesce a
sanare i vari e
molteplici
sintomi, che
egli chiama
impropriamente
"malattie" dei suoi
pazienti, TUTTA
la terapeutica della
medicina ufficiale
e' basata come
teorie su idee
errate o d
imperfette....e
quindi i malati
fuggono dalla
terapeutica di
questa medicina
(12.000.000 di
italiani ricorrono
ogni anno alla
medicina alternativa)
che se non avesse la
chirurgia, d'urgenza
e non, e la
traumatologia
sarebbe
gia' fallita anche
in Europa....ma
per ora e'
solo....alla canna
del gas... MEDICI
PERICOLOSI - By
D. Icke
Gli
integratori
alimentari vengono
assunti per colmare
la carenza di
sostanze nutritive
un tempo assunte dal
cibo.
Gli
Illuminati
possiedono le
multinazionali
che fanno
spruzzare i
veleni
sui
nostri cibi - e
sulla maggior parte
della terra
coltivata.
Sommario di Kah
Ying Choo
Anche se molta gente
attribuisce la
scarsa salute alle
cattive abitudini
degli Americani,
Starfield (2000)
precisa che gli
Americani non
conducono uno stile
di vita tanto
malsano in confronto
ad altre nazioni.
Per esempio,
soltanto il 28 per
cento della
popolazione maschile
degli Stati Uniti
fuma, affermandosi
quindi al terzo
posto fra le 13
nazioni
industrializzate
nella categoria con
meno fumatori. Gli
Stati Uniti inoltre
hanno realizzato un
alto punteggio
(quinto posto) per
il minor consumo
dell’alcool.
Più
significativamente,
il sistema medico ha
svolto un grande
ruolo nell’insidiare
la salute degli
Americani. Secondo
vari studi di
ricerca negli ultimi
dieci anni, un
totale di 225.000
Americani all’anno
sono morti come
conseguenza dei
trattamenti medici
ricevuti:
Uno dei problemi
chiave del sistema
sanitario degli
Stati Uniti consiste
nel fatto che 40
milioni di persone
non hanno diritto
all’assistenza
sanitaria. Le
differenze sociali
ed economiche, che
sono una parte
integrante della
società americana,
sono replicate nella
ineguaglianza del
diritto di accedere
al sistema di
assistenza
sanitaria.
Essenzialmente, le
famiglie di
condizione
socio-economica
bassa sono tagliate
fuori dalle
possibilità di poter
ricevere
un’assistenza
sanitaria decente.
Citando queste
statistiche,
Starfield (2000)
evidenzia la
necessità di
esaminare il tipo di
assistenza sanitaria
fornito alla
popolazione degli
Stati Uniti. Il
paradigma della
medicina
tradizionale che
enfatizza l’uso
delle prescrizioni
dei farmaci ed il
trattamento medico
non solo non è
riuscito a
migliorare la salute
degli Americani, ma
ha anche condotto
verso il declino il
benessere generale
degli Americani.
(2000)
Il successo del
sistema sanitario
giapponese
testimonia la
necessità urgente
per gli Americani di
cambiare il loro
approccio filosofico
alla salute e alle
cure mediche.
Riferimenti:
Il
medico è presunto
responsabile dei
danni se la
cartella clinica è
lacunosa -
27-04-2010
COMMENTO
Concordemente si ritiene
che l’attività medica
sia inquadrabile
nell’ambito delle
attività rischiose ma
giuridicamente
autorizzate perché
socialmente utili.
Normalmente si parla di
“colpa professionale
medica”, riconducibile
nell’ampio genus della
colpa.
L'obbligo
di informare il paziente
Sei dei valori che
comunemente si applicano
per l'etica medica
discussioni sono:
Valori come questi non
danno risposte su come
gestire una situazione
particolare, ma fornire
un quadro utile per
comprendere i conflitti.
Cassazione Penale, sez.
IV, 28 maggio 2003, n.
35603
vedi:
vedi anche:
Conflitto di interesse
+
Conflitti di interesse
PDF - 1
+
Conflitti di interesse
PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse,
denuncia del Governo Ii
- PDF
+
CDC - 1
+
CDC - 2
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e
vaccini
+
Conflitti di interesse
dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero della salute
+
EMA
+
CNR e
Corruzione
+
Consenso Informato
http://www.fda.gov/Drugs/DevelopmentApprovalProcess/DevelopmentResources/DrugInteractionsLabeling/ucm110632.htm
http://jama.ama-assn.org/content/279/15/1200.full.pdf
http://www.nejm.org/doi/pdf/10.1056/NEJM199102073240605
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
A dieci anni
dall'editoriale in cui
chiedeva -
provocatoriamente,
all'epoca, e con il
punto interrogativo - se
non ci fosse un eccesso
di medicalizzazione
della vita quotidiana,
il
Bmj torna
sull'argomento con una
campagna in cui ogni
dubbio è oramai
scomparso, giacché gli
eccessi, inutili e
spesso perfino dannosi,
sono sempre più numerosi.
«Ci sono un sacco di
motivi per celebrare
nella medicina e nella
sanità, ma è anche vero
che il troppo stroppia»
commenta in un
editoriale la editor in
chief del settimanale
britannico Fiona Godlee.
Dal 2002, quando il Bmj
pubblicò un numero
affidato al guest editor
Ray Moyni Han, un
giornalista
investigativo
australiano autore di
numerose inchieste, «le
prove degli eccessi
medici nei paesi ricchi
hanno continuato ad
accumularsi, con un
incremento della
documentazione
inequivocabile sui danni
e sui costi degli
interventi inutili».
Dopo quella prima presa
di posizione, anche al
di là dell'Atlantico si
sono mossi in molti, e
in tempi recenti sono
state avviate due
iniziative che stanno
cominciando a lasciare
il segno: «Colpiti dalle
due iniziative "Less is
more" (meno è più) della
rivista
Jama Internal Medicine,
diretta da Rita Redberg,
e dalla iniziativa "Choosing
Wisely" (scegliere con
saggezza) messa in piedi
dall'American
Board of internal
medicine foundation,
vogliamo esplorare le
cause e i potenziali
rimedi dell'eccesso di
esami, di diagnosi e di
terapie» spiega la
Godlee.
Alcuni esempi sono
citati in un altro
editoriale firmato
insieme a Ray Moynihan e
altri esperti: «Nell'
ottobre dello scorso
anno, per esempio,
un'importante
investigazione ha
scoperto che una donna
su cinque che riceve
diagnosi di cancro della
mammella non avrebbero
avuto alcun danno da
quel tumore.
In dicembre, il
presidente della
task-force del Dsm-IV (Diagnostic
and statistical manual
of mental disorders)
ha messo in guardia
contro il rischio di "massiccia
sovra diagnosi e dannosi
eccessi terapeutici"
conseguenti alla
continua espansione
delle definizioni di
disturbo mentale - per
esempio trasformando i
sintomi fisici del
cancro o delle malattie
cardiache in un disturbo
psichiatrico chiamato "somatic
symptom disorder" -
nella quinta edizione
del manuale, in uscita a
breve.
I dati suggeriscono» si
legge ancora
nell'editoriale del Bmj
«"he esiste un problema
più o meno marcato di
sovra diagnosi in
un'ampia gamma di
condizioni diffuse, tra
cui il cancro della
prostata e della
tiroide, l'asma,
nefropatia cronica, e
attention deficit
hyperactivity disorder";.
Addirittura, secondo
questi esperti la sovra
diagnosi sembra oggi
diventata la norma, e
non più l'eccezione:
«Questo è rilevante
perché una volta che le
persone vengono
etichettate con una
diagnosi segue una
cascata di conseguenze
mediche, sociali ed
economiche, alcune delle
quali permanenti.
L'etichetta medica e la
conseguente terapia
comportano un
pedaggio emotivo e
finanziario per
l'individuo, con anche
costi per il sistema
sanitario».
BMJ. 2013 Feb
26;346:f1271
Le
case farmaceutiche
ingannano i
medici e
questi
danneggiano i
malati - L'inchiesta
di un medico britannico.
Quando prescrivono un
farmaco, spesso i medici
non sanno esattamente
che effetto avrà sui
pazienti. Perché la
legge consente alle
case farmaceutiche
di pubblicare solo i
risultati positivi dei
test condotti sui
medicinali.
La
reboxetina è un
farmaco che ho
prescritto anch'io. Con
uno dei miei pazienti le
altre medicine non
avevano funzionato,
perciò volevamo provare
qualcosa di nuovo. Prima
di scrivere la ricetta
avevo letto i dati dei
test clinici, e avevo
visto che erano ben
strutturati e che i
risultati erano in
prevalenza positivi. La
reboxetina funzionava
meglio di un placebo ed
era alla pari con gli
altri antidepressivi con
i quali era stata messa
a confronto. L'Mhra,
l'agenzia che
regolamenta la
diffusione dei farmaci e
dei prodotti sanitari
del Regno Unito, l'ha
approvata. In tutto il
mondo, se ne prescrivono
milioni di dosi ogni
anno.
Doveva essere un
farmaco efficace e
sicuro. Ne ho
parlato brevemente con
il paziente e abbiamo
concordato che era la
cura giusta da provare,
quindi ho firmato la
ricetta.
Ma ci eravamo
sbagliati.
Nell'ottobre del 2010
un'équipe di ricercatori
è riuscita finalmente a
mettere insieme tutti i
dati disponibili sulla
reboxetina, presi sia
dai test clinici
pubblicati sia da quelli
mai apparsi sulle
riviste specializzate.
E il quadro che ne è
uscito è stato
terrificante.
Erano stati condotti
sette test in cui il
farmaco veniva
confrontato con un
placebo. Solo uno,
effettuato su 2S4
pazienti, aveva dato
risultati nettamente
positivi, ed era stato
pubblicato su una
rivista scientifica. Ma
gli altri sei test,
condotti su un numero di
pazienti dieci volte
superiore, avevano
dimostrato che la
reboxetina non era più
efficace di una
qualsiasi pillola di
zucchero. Nessuno di
quei test era stato
pubblicato e non avevo
idea che esistessero.
Ma c'è di
peggio. Dai
test che confrontavano
la reboxetina con altri
farmaci è emerso
esattamente lo stesso
quadro: tre piccoli
studi, su un totale di
507 pazienti,
dimostravano che i
farmaci davano tutti gli
stessi risultati, ed
erano stati tutti
pubblicati.
Ma i dati su uno studio
con 1.6S7 partecipanti
erano stati ignorati:
dimostravano che i
pazienti che prendevano
la reboxetina stavano
peggio di quelli che
usavano altre medicine.
Come se non bastasse,
c'erano anche gli
effetti collaterali.
Dagli studi apparsi
sulle
riviste specializzate
sembrava che il farmaco
funzionasse, ma quando
abbiamo visto quelli non
pubblicati abbiamo
scoperto che c'erano più
probabilità che i
pazienti ai quali era
somministrata la
reboxetina avessero
effetti collaterali,
smettessero di prenderla
e abbandonassero la
sperimentazione proprio
a causa di quegli
effetti.
Avevo fatto tutto quello
che un medico deve fare.
Avevo letto gli
articoli, li avevo
valutati criticamente,
ne avevo discusso con il
paziente e avevamo
deciso insieme sulla
base delle prove a
nostra disposizione.
Secondo il materiale
pubblicato, la
reboxetina era un
farmaco efficace e
sicuro. In realtà, non
era meglio di un placebo
e faceva più male che
bene. In pratica, avevo
danneggiato il mio
paziente, semplicemente
perché i dati negativi
sul farmaco non erano
mai stati pubblicati.
In quel caso, nessuno
aveva infranto la legge.
La reboxetina è ancora
sul mercato e il sistema
che ha permesso che
questo accadesse è
rimasto immutato, per
tutti i farmaci, in
tutti i paesi del mondo.
I dati negativi
spariscono in tutti i
settori della medicina.
Le
istituzioni e le
associazioni
professionali che
dovrebbero censurare
certi comportamenti non
lo fanno.
Questi problemi sono
sempre stati tenuti
nascosti al pubblico
perché "sono troppo
complessi da capire".
Per lo stesso motivo non
sono mai stati del tutto
risolti dai politici, e
quindi richiedono una
spiegazione più
dettagliata.
Le persone e gli enti,
di cui pensavamo di
poterci fidare ci hanno
tradito,
e dato che per risolvere
un problema bisogna
capirlo bene, c'è una
serie di cose che tutti
dobbiamo sapere.
L'efficacia dei farmaci
viene verificata da
quelli che li
fabbricano,
con test clinici mal
progettati e condotti su
un piccolo numero di
pazienti poco
rappresentativi,
e analizzati con
tecniche truccate
che enfatizzano solo i
benefici. Ovviamente,
questi test tendono a
creare risultati
favorevoli al
produttore. Quando
emergono dati non
graditi, alle aziende è
riconosciuto il diritto
di tenerli nascosti a
medici e pazienti,
quindi a noi arriva un
quadro falsato dei veri
effetti di qualsiasi
medicina. Le agenzie di
regolamentazione leggono
la maggior parte dei
risultati dei test
clinici, ma solo quelli
condotti nelle prime
fasi di sperimentazione
sul farmaco, e comunque
non li danno ai medici e
ai pazienti e non li
rendono noti neanche
alle altre istituzioni
governative.
Queste prove falsate
vengono poi rese
pubbliche e applicate in
modo distorto.
Nei loro quarant'anni di
pratica, dalla laurea
alla pensione, i medici
raccolgono informazioni
dai rappresentanti delle
case farmaceutiche, dai
colleghi e dalle riviste
specializzate. Ma i loro
colleghi possono
considerazione i
risultati di 192 test,
che mettevano a
confronto una statina
con un'altra o con un
trattamento diverso. I
ricercatori hanno
scoperto che era venti
volte più probabile che
gli studi finanziati
dall'industria dessero
risultati positivi.
Questa è già una notizia
preoccupante, ma
riguarda i singoli
studi.
Proviamo a considerare
indagini più
sistematiche. Nel 2003
ne sono uscite due.
Entrambe avevano preso
in esame tutti gli studi
resi noti fino ad allora
sull'associazione tra
finanziamenti
dell'industria e
risultati positivi, e
avevano scoperto che era
quattro volte più
probabile che i test
finanziati dalle case
farmaceutiche dessero
risultati positivi.
Un'indagine del 2007 ha
analizzato gli studi
compiuti nei quattro
anni successivi e ne
Un'indagine del 2007 ha
analizzato gli studi
compiuti nei quattro
anni successivi e ne ha
scoperti altri venti.
Tutti, tranne due,
dimostravano che i test
sponsorizzati
dall'industria davano
risultati positivi.
A peggiorare la
situazione c'è il fatto
che per quanto riguarda
alcune delle questioni
più importanti della
medicina non abbiamo
idea di quale sia la
cura migliore, perché
nessuno ha interesse a
condurre i test clinici.
La cura migliore
Nel 2010 un gruppo di
ricercatori di Harvard e
dell'università di
Toronto ha preso tutti i
test clinici effettuati
sulle cinque categorie
di medicinali più
importanti-
antidepressivi, farmaci
per l'ulcera e così via
-e ha considerato due
elementi chiave: se i
risultati erano positivi
e se gli studi erano
finanziati dall'industria
farmaceutica.
Nel complesso ne hanno
esaminati 500, e hanno
scoperto che 1'85 per
cento degli studi
finanziati
dall'industria dava
risultati positivi. Nel
caso di quelli
finanziati con fondi
pubblici la percentuale
era del 50 per cento.
Tre anni prima un altro
gruppo di ricercatori
aveva esaminato tutti i
test pubblicati sui
benefici di una statina.
Le statine sono farmaci
che abbassano il
colesterolo riducendo il
rischio di un infarto e
sono prescritti in
grandi quantità. Lo
studio ha preso in ha
scoperti altri venti.
Tutti, tranne due,
dimostravano che i test
sponsorizzati
dall'industria davano
risultati positivi.
Sembra che succeda la
stessa cosa con i
risultati presentati
durante i convegni
accademici.
Nel 2004 James Fries ed
Eswar Krishnan della
facoltà di medicina
dell'Università
californiana di Stanford
hanno analizzato tutti
gli estratti delle
relazioni presentate al
convegno dell'American
college of rheumatology
del 2001, in cui erano
stati riportati i
risultati di test
sponsorizzati
dall'industria
farmaceutica, per
cercare quanti di quei
risultati fossero stati
favorevoli al farmaco
dello sponsor.
Questa è stata la loro
conclusione: "I
risultati di tutti gli
studi controllati
randomizzati (45 su 45)
erano a favore del
farmaco dello
sponsor".
Come fanno i test
clinici sponsorizzati
dall'industria a dare
quasi sempre risultati
positivi ?
A volte sono volutamente
falsati. Si può
scegliere di confrontare
il nuovo farmaco con
qualcosa che si sa
essere inefficace (per
esempio un medicinale
già esistente in una
dose inadeguata o un
placebo). Si possono
scegliere attentamente i
pazienti che reagiranno
meglio alla cura. Si può
interrompere il test in
anticipo quando i
risultati sono buoni. A
volte, le aziende
conducono molti test, e
semplicemente non
pubblicano i risultati
quando vedono che non
sono quelli che
vorrebbero.
Dato che i ricercatori
sono liberi di
nascondere i risultati
che vogliono, i pazienti
corrono grossi rischi.
Spesso i medici non
hanno idea dei veri
effetti delle cure che
prescrivono.
Questo farmaco funziona
veramente bene o mi è
stata tenuta nascosta la
metà dei dati?
Nessuno può saperlo.
Potrebbe uccidere il
paziente ? Non si sa. È
una situazione molto
strana per la medicina,
un campo in cui tutto
dovrebbe basarsi su
prove documentate.
Questi dati vengono
tenuti
nascosti a tutti
quelli che lavorano nel
settore, nessuno escluso.
Il
National Institute for
health and clinical
excellence (Nice),
per esempio, è stato
creato dal governo
britannico per condurre
un'analisi attenta e
imparziale di tutte le
prove raccolte sui nuovi
trattamenti. Eppure non
è in grado di accedere
ai dati sull'efficacia
di un farmaco che i
ricercatori o le aziende
non vogliono rivelare.
Anche se deve prendere
delle decisioni che
riguardano milioni di
persone, legalmente il
Nice ha lo stesso
diritto di vedere quei
dati di un singolo
cittadino.
Quando un'équipe di
ricerca conduce un test
su un nuovo farmaco per
un'azienda farmaceutica,
ci aspetteremmo che
firmi un contratto che
prevede l'obbligo di
pubblicare i risultati e
che impedisce
all'azienda di
censurarne una parte.
Ma, anche se è risaputo
che le ricerche
finanziate
dall'industria sono
falsate, questo non
succede.
Al contrario, è
assolutamente normale
che i ricercatori e gli
accademici responsabili
di uno studio firmino un
contratto con clausole
che gli impediscono di
pubblicare, discutere e
analizzare i dati
ottenuti senza il
permesso del
finanziatore.
È
una situazione così
vergognosa che può
essere pericoloso
perfino parlarne.
Nel 2006, sul
Journal of the American
medical association
(Jama), una delle
riviste specializzate
più importanti del
mondo, è uscito un
articolo in cui si
descrivevano i vincoli
imposti ai ricercatori
nella pubblicazione dei
risultati di
test farmaceutici
finanziati dalla casa
produttrice.
Lo studio era stato
condotto dal Nordic
Cochrane centre, un
istituto con sede in
Danimarca, prendendo ***
in esame i test
effettuati a Copenaghen
e Frederiksberg. I test
erano quasi tutti
sponsorizzati
dall'industria
farmaceutica (98 per
cento) e le norme che
regolavano la gestione
dei dati erano come al
solito tra l'inquietante
e l'assurdo.
In 16 casi su 44,
l'azienda aveva il
diritto di vedere i dati
man mano che emergevano,
e in altri i6 poteva
decidere di interrompere
lo studio in qualsiasi
momento, per qualsiasi
motivo. Questo significa
che una casa
farmaceutica può
verificare se i
risultati vanno contro i
suoi interessi e
intervenire in corso
d'opera, distorcendoli.
E anche se autorizza a
portare a termine lo
studio, può sempre
decidere di non rendere
noti i risultati:
c'erano vincoli sulla
pubblicazione in 40 dei
44 test, e in metà dei
casi il contratto
specificava che
l'azienda era
proprietaria assoluta
dei dati, doveva
approvarne la
pubblicazione finale, o
entrambe le cose.
Nessuno di questi
vincoli era menzionato
negli articoli
pubblicati.
Quando è apparso
l'articolo sul Jama, la
Lif, l'associazione
delle case farmaceutiche
danesi, ha risposto
sulla rivista
dell'associazione medica
danese dicendo di essere
"sorpresa e furiosa per
queste critiche e di
considerarle
assolutamente
infondate". Ha reclamato
un'inchiesta, senza però
dire condotta da chi e
su che cosa. Poi ha
scritto alla commissione
danese che si occupa
degli illeciti in campo
scientifico, accusando i
ricercatori del Cochrane
di scorrettezza. Non mi
è stato possibile vedere
la lettera, ma secondo i
ricercatori le
affermazioni che
conteneva erano molto
gravi - erano stati
accusati di aver
deliberatamente
distorto i dati -
anche se vaghe e non
documentate.
Eppure l'inchiesta è
andata avanti per un
anno. Peter Getzsche,
che dirige il
Cochrane centre, ha
dichiarato al
British Medical Journal
che solo la terza
lettera della Lif,
inviata dieci mesi dopo
la sua prima replica,
conteneva accuse
specifiche sulle quali
la commissione poteva
indagare. Due mesi
dopo, l'istanza è stata
archiviata.
I ricercatori del
Cochrane non avevano
fatto niente di
scorretto. Ma prima
che fossero
definitivamente
prosciolti, la Lif ha
mandato una copia delle
lettere che li
accusavano di disonestà
scientifica all'ospedale
dove lavoravano quattro
di loro e all'azienda
che lo amministrava, e
ha inviato lettere
simili all'associazione
medica danese, al
ministero della salute e
al ministero della
ricerca scientifica.
Gatzsche e i suoi
colleghi si sono sentiti
"aggrediti e minacciati"
dal comportamento della
Lif, che ha continuato
ad accusarli di
scorrettezza anche dopo
la chiusura
dell'inchiesta.
Un caso da manuale
La
paroxetina è un
antidepressivo piuttosto
comune che appartiene a
una classe di farmaci
noti come inibitori
selettivi della
ricaptazione della
serotonina, o Ssri. E
fornisce un buon esempio
di come le aziende
abbiano approfittato
della poca attenzione
dedicata dalla comunità
scientifica ai risultati
dei test cinici,
trovando scappatoie
legali.
Per capire come sia
possibile, dobbiamo
prima di tutto accennare
a un'anomalia del
processo di approvazione
dei medicinali.
Quando un farmaco viene
commercializzato non può
essere destinato a
qualsiasi uso: è
necessaria
un'autorizzazione
specifica per ogni tipo
di impiego. Quindi, per
esempio, un medicinale
può essere autorizzato
per il trattamento del
cancro alle ovaie ma non
di quello al seno.
Questo non significa che
nel secondo caso non
funzioni. Può anche
essere di efficacia
dimostrata, ma la casa
produttrice non si è
presa la briga di
richiedere
un'autorizzazione
formale per quell'uso o
non ha voluto affrontare
la spesa che questo
comporterebbe. I medici
possono decidere di
prescriverlo comunque
per il cancro al seno,
perché probabilmente
funziona ed è
sicuramente disponibile
nelle farmacie. Possono
farlo legalmente, ma in
questo caso si tratta di
una prescrizione off
label, cioè per una
patologia diversa da
quella indicata nel
foglio illustrativo.
Per poter somministrare
un farmaco ai
bambini è necessaria
un'autorizzazione
separata da quella che
serve per gli adulti. In
tanti casi questo è
comprensibile, perché i
bambini possono
reagire a una sostanza
in modo molto diverso e
quindi è necessario
condurre una ricerca
separata. Ma ottenere
una licenza per un uso
specifico è difficile,
richiede un'ampia
documentazione e una
serie di studi appositi.
Spesso il percorso è
così costoso che le
aziende non si prendono
la briga di richiedere
l'autorizzazione a usare
un farmaco per i
bambini, perché si
tratta di un mercato di
solito più ridotto.
Quindi succede che una
medicina autorizzata
solo per gli adulti sia
prescritta anche ai
bambini. Le agenzie
governative addette ai
controlli si sono rese
conto del problema e di
recente hanno cominciato
a offrire incentivi alle
aziende perché conducano
più studi e chiedano
formalmente le licenze.
Quando la
GlaxoSmithKline (Gsk)
chiese l'autorizzazione
per commercializzare la
paroxetina per i
bambini, emerse una
situazione che scatenò
la più lunga inchiesta
della storia nella
regolamentazione dei
farmaci nel Regno Unito.
Tra il 1994 e il 2002,
la Gsk aveva compiuto
nove test clinici
sull'uso della
paroxetina per curare i
bambini. Si sospettava
da tempo che la
paroxetina potesse
aumentare il rischio di
suicidio, anche se
questo effetto
collaterale è difficile
da verificare. Nel
febbraio del 2003 la Gsk
aveva mandato
spontaneamente all'Mhra
una relazione
informativa sul rischio
di suicidio provocato
dalla paroxetina. Il
rapporto era basato sui
risultati di alcune
analisi effettuate nel
2002 sui dati negativi
emersi da test che
l'azienda aveva condotto
dieci anni prima.
Secondo la relazione non
c'era nessun aumento del
rischio di suicidio.
Ma era falsata.
All'epoca non si sapeva
che in realtà i dati
relativi ai bambini
erano stati mescolati
con quelli di un gran
numero di adulti.
Nel 2003 la Gsk
partecipò a una riunione
con l'Mhra per discutere
un'altra questione
riguardante la
paroxetina. Alla fine
dell'incontro, i suoi
rappresentanti
presentarono un
documento in cui si
diceva che l'azienda
aveva intenzione di
chiedere
un'autorizzazione
specifica per l'uso
della paroxetina nei
bambini e accennava
anche al fatto che l'Mhra
avrebbe potuto tener
conto della possibilità
di un maggior rischio di
suicidio tra i bambini
depressi che assumevano
il farmaco.
effetti collaterali,
perché l'azienda non
l'aveva rivelato,
neanche alle
agenzie di controllo.
Questo è stato possibile
perché secondo la
regolamentazione è
obbligatorio informare
le agenzie di controllo
solo degli effetti
collaterali emersi dagli
studi sull'uso specifico
per il quale si è
chiesta la licenza. E
dato che per i bambini
la paroxetina era usata
offlabel, la Gsk non era
obbligata a comunicare a
nessuno le sue scoperte.
Si sospettava da tempo
che la paroxetina
potesse aumentare il
rischio di suicidio,
anche se questo effetto
collaterale è difficile
da verificare.
Nel febbraio del 2003 la
Gsk aveva mandato
spontaneamente all'Mhra
una relazione
informativa sul rischio
di
suicidio provocato dalla
paroxetina. Il rapporto
era basato sui risultati
di alcune analisi
effettuate nel 2002 sui
dati negativi emersi da
test che l'azienda aveva
condotto 10 anni prima.
Secondo la relazione non
c'era nessun aumento del
rischio di suicidio.
Ma era falsata.
All'epoca non si sapeva
che in realtà i dati
relativi ai bambini
erano stati mescolati
con quelli di un gran
numero di adulti.
Com'è possibile che il
sistema per ottenere i
dati dalle aziende sia
così inefficiente da
permettergli di tenere
nascoste informazioni
così importanti su un
farmaco?
È possibile perché la
normativa contiene
scappatoie assurde ed è
preoccupante vedere come
la Gsk abbia saputo
sfruttarle.
La conclusione
dell'inchiesta,
pubblicata nel 2008, era
che la Gsk aveva agito
in modo immorale e
pericoloso per i bambini
di tutto il mondo, ma le
leggi britanniche erano
così lacunose che
l'azienda non poteva
essere accusata di
nulla.
Dopo questo episodio,
l'Mhra e l'Unione
europea hanno cambiato
alcune regole, che però
sono ancora inadeguate.
Hanno imposto alle
aziende di rivelare i
dati sulla sicurezza di
un farmaco
indipendentemente dalla
richiesta di
commercializzazione, ma
gli studi condotti fuori
dell'Ue restano esclusi
da quest'obbligo. Alcuni
dei test compiuti dalla
Gsk sono stati in parte
pubblicati, ma questo
ovviamente non è
sufficiente,
perché sappiamo già
che sono falsati.
E abbiamo bisogno di
tutte le informazioni
anche per un motivo più
semplice: i segnali di
pericolosità sono spesso
deboli e difficili da
individuare. Nel caso
della paroxetina la
verità è emersa solo
quando i dati negativi
di
utti i test sono stati analizzati insieme.
Sistema lacunoso
Questo ci porta a
parlare del secondo
difetto evidente del
sistema attuale: i
risultati dei test
vengono consegnati in
segreto alle agenzie di
controllo, che devono
prendere una decisione.
Ma la scienza non
dovrebbe funzionare
così: le sue scoperte
sono affidabili solo
quando tutti rendono
pubbliche le loro
ricerche, spiegano come
fanno a
sapere che qualcosa è
efficace e sicuro,
condividono metodi e
risultati e consentono
agli altri di decidere
se sono d'accordo sul
modo in cui quei dati
sono stati elaborati e
analizzati. Invece
nell'ambito della
sicurezza dei farmaci
tutto avviene a porte
chiuse, perché così
hanno deciso le aziende
farmaceutiche. Perciò il
compito più importante
della medicina viene
svolto in segreto.
E neanche le agenzie di
controllo sono
infallibili, come
ora vedremo.
Il
rosiglitazone fu
messo in commercio
nel 1999. Dopo circa
un anno che era sul
mercato, il dottor John
Buse dell'università del
North Carolina parlò in
due convegni accademici
del rischio che il
farmaco facesse
aumentare i problemi
cardiaci.
La Gsk, produttrice del
medicinale, contattò
direttamente Buse nel
tentativo di metterlo a
tacere, poi si rivolse
al suo capo
dipartimento. Nel 2007
una relazione della
commissione finanze del
senato statunitense
parlava di
"intimidazione" nel caso
di Buse.
Ma quello che preoccupa
di più sono i dati
sull'efficacia e sulla
sicurezza.
Nel 2003 l'ufficio di
Uppsala dell'Organizzazione
mondiale della sanità
(Oms), che si occupa del
monitoraggio dei
farmaci, contattò la Gsk
a proposito di un numero
insolitamente alto di
rapporti che associavano
il rosigli-tazone ai
problemi cardiaci.
La Gsk condusse due
meta-analisi interne dei
suoi dati nel loos e nel
2006, che dimostrarono
la fondatezza del
rischio. Ma anche se
l'azienda e la
Food and drugs
administration
statunitense conoscevano
i risultati, nessuna
delle due fece una
dichiarazione ufficiale,
e non furono
pubblicati fino al 2008.
Durante quel periodo,
molti pazienti hanno
continuato ad assumere
la sostanza, ma né loro
né i medici hanno saputo
niente di questo
problema fino al 2007,
quando il cardiologo
Steve Nissen e i suoi
colleghi hanno
pubblicato la loro
analisi, dimostrando che
per i pazienti trattati
con il rosiglitazone il
rischio di malattie
cardiache aumentava del
43 per cento. Dato che
le persone affette da
diabete rischiano già di
avere complicazioni
cardiache, e il motivo
principale per cui si
cura il diabete è
proprio quello di
ridurre questo rischio,
la scoperta ha fatto
scalpore. I risultati di
Nissen sono stati
confermati da studi
successivi e nel toro il
farmaco è
stato ritirato dal
commercio o comunque il
suo uso è stato limitato
in tutto il mondo.
Ora, il punto non è che
il medicinale avrebbe
dovuto essere ritirato
prima. Per quanto
perverso possa sembrare,
infatti, i medici a
volte ricorrono a
farmaci di qualità
inferiore come ultima
risorsa.
Per esempio, un paziente
può reagire male a un
farmaco particolarmente
efficace e deve smettere
di assumerlo. Quando si
verificano questi casi,
a volte vale la pena
provare un medicinale
meno efficace, che è
sempre meglio di niente.
Il problema è che tutte
queste discussioni
avvenivano mentre i
dati erano tenuti sotto
chiave e
potevano essere visti
solo dalle agenzie di
controllo.
Anzi, Nissen aveva
potuto fare la sua
analisi solo grazie
all'insolita sentenza di
un tribunale. Nel 2004,
quando si era saputo che
la Gsk aveva tenuto
segreti i dati sui gravi
effetti collaterali
della paroxetina nei
bambini, il suo
comportamento scorretto
aveva dato origine a una
causa civile per frode,
alla fine della quale
l'azienda, oltre a
pagare i danni, aveva
dovuto impegnarsi a
pubblicare i risultati
dei suoi test clinici su
un sito web accessibile
al pubblico.
Nissen aveva analizzato
i dati sul
rosi-glitazone e aveva
fatto una scoperta
allarmante di cui aveva
informato i medici, cosa
che l'agenzia
di controllo non aveva
mai fatto pur essendo in
possesso dei dati da
anni. Se
queste informazioni
fossero state
accessibili fin
dall'inizio, l'agenzia
forse sarebbe stata più
cauta nella decisione da
prendere, ma in questo
modo medici e pazienti
avrebbero potuto non
essere d'accordo con lei
e fare una scelta
informata.
È per questo che tutti i
risultati dei test
clinici dovrebbero
essere accessibili. I
dati mancanti
danneggiano tutti. Se
non si effettuano test
seri, se i risultati
negativi vengono tenuti
nascosti, non possiamo
sapere quali sono i veri
effetti dei farmaci che
usiamo. In medicina la
necessità delle prove
non è una questione
accademica astratta.
Quando ci forniscono
dati falsati, possiamo
prendere decisioni
sbagliate e infliggere
sofferenze inutili, se
non addirittura la
morte, a persone come
noi.
L'autore:
Il dott. Ben Goldacre è
un medico britannico.
Questo articolo è un
estratto, adattato, del
suo ultimo libro, Bad
Pharma, che sarà
pubblicato in Italia da
Mondadori nella
primavera del 2013.
Commento NdR: e'
un'ulteriore PROVA di
cio' che da anni
affermiamo;
Big Pharma controlla e
guida
TUTTA la sanita' nel
mondo intero
!
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
CONFLITTI D’INTERESSI
nella
RICERCA BIOMEDICA e
nella PRATICA CLINICA
Approvato nella Seduta
Plenaria dell’8 Giugno
2006 - Italy
Presidenza del Consiglio
dei Ministri COMITATO
NAZIONALE per la
BIOETICA:
vedi
PDF tratto da:
http://www.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf
vedi:
Ricerca nelle mani
di
Big Pharma
+
Riviste
scientifico-mediche
pilotate da
Big Pharma
+
Comparaggio farmaceutico
Commento NdR:
Oggi sono ben noti i
misfatti
dell’industria
farmaceutica, e
sono solo la punta
dell’iceberg, ma nell’articolo non
vengono tenuti in
nessuna considerazione i
GRAVISSIMI MISFATTI
degli
enti governativi
Italiani ed esteri, a
“Tutela della Salute”;
dove sono stati, e dove
sono
ancora oggi questi enti
che dovrebbero
controllare con i loro
laboratori, i
farmaci ed anche i
vaccini…..forse
al bar a prendersi un
caffe’….? ..e
chiudendo tutti i
due occhi su queste
azioni Criminali,
cio’ significa che
sono collusi con i
produttori di farmaci
e
vaccini,
ma significa anche che
le
case farmaceutiche
hanno corrotto e/o
immesso nei posti di
potere di questi enti, i
“loro”
uomini affinche’
nascondessero e
chiudessero i due occhi
su questi
CRIMINI
contro l’Umanita’
…altro che
HITLER….quello ERA
un BRAVO RAGAZZO in
CONFRONTO a QUESTI
CRIMINALI di OGGI
!
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Raramente, in ospedale,
ai pazienti e ai loro
familiari vengono
riferiti errori commessi
nella somministrazione
di farmaci. È vero che
nella maggior parte dei
casi non si hanno
conseguenze (98% dei
casi), ma se lo sbaglio
avviene su un soggetto
ricoverato in Terapia
intensiva (Uti) si ha
infatti la massima
probabilità di causare
un danno, così come i
parenti hanno la minori
chances di essere
avvisati. Sono dati
contenuti in una ricerca
pubblicata su Critical
Care Medicine da Assad
Latif, della Johns
Hopkins University
School of Medicine
(Baltimora), che si è
basato s u un archivio
elettronico di circa 840
mila errori terapeutici
segnalati
volontariamente da 537
ospedali statunitensi
tra il 1999 e il 2005.
In tale periodo si sono
verificati in Uti 56mila
errori (6,65% del
totale); di cui circa il
4% ha causato una
lesione al paziente. «Si
tratta di un dato non
sorprendente» secondo
Latif «considerate le
fragili condizioni di
base del soggetto».
Dalle statistiche si
evince come gli errori
che hanno portato a
morte il paziente sono
avvenuti 18 volte in e
92 in altre aree
ospedaliere. In entrambi
i casi, i problemi più
frequenti sono stati
errori (nel tipo di
farmaco o nel dosaggio)
od omissioni (intese
come mancate
somministrazioni di
farmaco).
Gli sbagli più nocivi
hanno riguardato
l'utilizzo di linee
intravenose ed errori
nel calcolo delle dosi.
In più della metà dei
casi, dopo un errore,
non sono stati presi
provvedimenti. Ma
soprattutto «il paziente
e/o i suoi f amiliari
sono stati
immediatamente informati
dello sbaglio al massimo
nel 2% dei casi,
nonostante il loro
desiderio di essere
informati».
Non è il caso però che i
parenti o i ricoverati
debbano preoccuparsi per
i risultati di questa
ricerca, secondo Latif.
«Lo scopo di questo
studio è soprattutto
quello di aiutarci a
capire come agiamo
rispetto a come pensiamo
di agire, e a stabilire
correlazioni tra gli
esiti che vogliamo
ottenere e le loro
potenziali cause e
conseguenze».
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La persona che ha
maggiori probabilità
statistiche di uccidervi
non è un ladro, un
rapinatore o uno
squilibrato ubriaco alla
guida della sua auto.
Questa persona è
semplicemente il vostro
medico (della medicina
ufficiale). Il tutto
scientificamente
provato:
- «Soltanto il 15 per
cento dei trattamenti
medici è supportato da
solide prove
scientifiche».
- «Quattro pazienti su
dieci tra quelli che
assumono farmaci
soffrono di disturbi
fastidiosi o molto gravi
e perfino mortali che
insorgono a causa dei
farmaci e un paziente su
sei tra quelli
ricoverati in ospedale
si trova lì perché un
medico lo ha fatto
ammalare».
- «Diversi esperti
indipendenti che hanno
studiato l’uso degli
antibiotici dichiarano
che tra il 50 e il 90
per cento delle
prescrizioni fatte non
sono necessarie».
- «Molte più persone
vengono uccise dai
farmaci prescritti che
dalle droghe illegali
come l’eroina o la
cocaina».
- «Tanti farmaci sono
stati ritirati o sono
soggetti a restrizioni
perché considerati
troppo pericolosi.
Alcuni sono stati
ritirati dal mercato
dopo qualche mese,
mentre molti altri dopo
diversi anni. Potete
immaginare le proteste
se succedesse la stessa
cosa per i metodi usati
per testare le
automobili o i prodotti
alimentari, e tanti tipi
di auto o di alimenti
dovessero essere
ritirati dal mercato?».
- «Un gruppo di
ricercatori ha esaminato
le cartelle cliniche di
100 pazienti che, come
rilevato poi
dall’autopsia, erano
deceduti in seguito a
infarto. Lo studio ha
rivelato che solo il 53
per cento di quegli
infarti era stato
diagnosticato. Ma quello
che rende questa notizia
ancora più allarmante è
che la metà dei pazienti
in questione era seguita
da specialisti in
cardiologia».
- «Uno studio condotto
su 131 pazienti
psichiatrici scelti a
caso ha dimostrato che
per circa tre quarti
(cioè per il 75 per
cento) dei pazienti la
diagnosi probabilmente
era sbagliata».
Tratto dal libro: "Come
impedire al vostro
medico di Nuocervi"

(I):
Iatrogenesi
(dal greco iatròs,
medico e gennan,
generare; ciò che è
causato dal medico o
dalla
medicina) è un
termine dal
significato neutrale
ma che è comunemente
usato per indicare
patologie,
effetti collaterali
o complicanze dovute
a trattamenti
medici.
La iatrogenesi si
riferisce il più
delle volte alle
conseguenze negative
delle azioni dei
medici, ma può
essere riferita
anche ad errori
attribuibili agli
psicologi,
terapeuti,
farmacisti,
infermieri, dentisti
e così via.
Commento NdR:
facciamo un
ragionamento logico,
se un ingegnere che
costruisce de
ponti, nella sue
applicazioni
pratiche, costruisse
un ponte con una
teoria errata, ad
esempio nella
formulazione della
preparazione del
cemento e/o nel
posizionamento dei
plinti e piloni
di base del ponte
stesso, al primo
terremoto esso
cadrebbe a terra con
tutti i danni
conseguenti.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Medicina ufficiale
pericolosa:
Eccesso diagnostico:
anche i sani
si ammalano
L'eccesso
diagnostico rischia
di far ammalare
anche le persone
sane. A lanciare
l'allarme è Ray
Moynihan della
Bond University
in Australia sul "British
Medical Journal".
La medicina "moderna"
farebbe dunque
ammalare pure i sani
a causa di un vero e
proprio eccesso
diagnostico, di una
"over-diagnosi" per
di piu' inutili.
Oggi troppe persone
vengono curate con
farmaci o operate
anche in assenza di
bisogno,
minacciandone, di
fatto, la salute,
come spiega
l'esperto che il
prossimo anno terrà
un convegno in Usa
dal titolo "Preventing
Overdiagnosis".
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
I medici negli Stati
Uniti sono
statisticamente più
pericolosi delle
armi. Ogni anno
circa 120.000 morti
sono causate da
errori da parte dei
medici, una media di
0,171 a medico. E
1.500 decessi sono
causati da colpi di
arma da fuoco, una
media di 0,000181
per ogni detentore
di armi.
Molte persone
reclamano a gran
voce la necessità di
bandire le armi,
fomentate dalla
propaganda degli
Illuminati, eppure,
stando a queste
cifre, è 9.000 volte
più probabile che
sia un medico ad
uccidervi.
Centinaia di
migliaia di persone
si trovano in questo
momento negli
ospedali a causa
degli effetti
provocati da
medicinali che
avrebbero dovuto
farli sentire
meglio.
L'Ufficio nazionale
di controllo del
Regno Unito ha
inoltre messo in
luce gli incredibili
pericoli presenti
nella "moderna"
medicina.
Essi mostrano come
ogni anno circa
100.000 pazienti
contraggano negli
ospedali britannici
infezioni che per
5.000 di loro si
rivelano mortali e
che costituiscono
una altro
"contributo
sostanziale" ad
altri 15.000 casi
mortali.
Queste cifre
confermano anche un
rapporto pubblicato
nel giornale
londinese
Daily Express
che rivelava una
massiccia
campagna di
copertura da parte
degli ospedali circa
i pericoli
che i pazienti
corrono una volta
ricoverati e l'alto
tasso di mortalità
annuale.
Il fatto che la
causa della morte
sia un'infezione
contratta in
ospedale viene
nascosto alle
famiglie dei degenti
e non viene
menzionato nel
certificato di
morte.
Uno degli altri
problemi messi in
luce è quello dei
cosiddetti
"super-microbi" che
hanno sviluppato
l'immunità a molti
antibiotici poiché i
medici li hanno
prescritti come
confetti per molto
tempo - un altro
piano degli
Illuminati per
distruggere
l'efficacia del
sistema immunitario
umano. Di
conseguenza questi
antibiotici non
uccidono più i
microbi.
Questo risultato era
stato previsto molto
tempo fa da medici
"alternativi" e da
chiunque sia in
grado di rendersi
conto di ciò che è
ovvio. È incredibile
pensare agli
attacchi che i
medici
professionisti
sferrano ai metodi
di cura
"alternativi",
quando le cifre
dimostrano che i
pericoli insiti nei
sistemi di cura
adottati
dall'establishment
medico controllato
dagli Illuminati
sono infinitamente
più grandi.
Queste alternative
al
cartello
farmaceutico e
all'establishment
medico devono
combattere
costantemente contro
leggi promulgate per
sopprimerle.
Persino il nostro
diritto ad assumere
integratori
alimentari e
alternative naturali
ai farmaci viene
messo in discussione
dalla Commissione
Codex Alimentarius,
una branca della
Organizzazione
mondiale della
sanità.
Vengono già combattute campagne pubbliche per proteggere il diritto
fondamentale
dell'uomo a decidere
cosa ingerire.
Se non possiamo
esercitare il
controllo sul nostro
corpo, quali altre
libertà ci restano ?
Ma è proprio in
quella direzione che
stiamo andando. Nel
Regno Unito paghiamo
parecchi miliardi di
tasse per finanziare
il sistema sanitario
nazionale o unità di
smaltimento rifiuti
umani, come la
chiamo io. Ma anche
se essa è finanziata
con denaro pubblico,
la popolazione non
può operare una
scelta tra i metodi
di cura a
disposizione. I
metodi alternativi
vengono soppressi in
favore del bisturi e
dei farmaci.
Dopo la Seconda
Guerra Mondiale
cominciò lo sviluppo
dei prodotti chimici
ad uso agricolo, che
stanno distruggendo
il suolo e
aggiungono veleni
letali ai cibi;
anche questa fu
un'altra operazione
gestita dagli
Illuminati.
Questo cambiamento
nei metodi di
produzione
alimentare fu
introdotto nel Regno
Unito da Lord Victor
Rothschild, amico e
"consigliere"
(dittatore) del
camaleontico Ted
Heath, in qualità di
capo dell'unità di
polizia di Heath,
l'ufficio del
riesame della
polizia centrale.
Victor Rothschild fu
uno dei grandi
manipolatori
Illuminati del
XX secolo (vedi ...E
la Verità vi Renderà
Liberi).
Ora stanno
distruggendo le
varietà naturali e
stanno brevettando i
loro sostituti.
Questi ultimi
possono essere
prodotti solo se i
coltivatori usano i
loro "fertilizzanti"
e i veleni da loro
prodotti. I poveri
coltivatori
commettono un reato
se non acquistano i
semi brevettati
dalle
multinazionali
(Illuminati) ai
prezzi da loro
imposti.
Le varietà naturali
vengono distrutte
per far sì che
questi coltivatori
non abbiano alcuna
alternativa. Tutte
queste manipolazioni
rientrano in
un'unica
manipolazione,
l'ordine del giorno
degli Illuminati.
Tratto dal saggio
"Figli di Matrix",
di David Icke -
pubblicato in Italia
da Macro Edizioni.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Questo articolo
del
Journal of the
American Medical
Association fa
luce sul
fallimento
del Sistema
Sanitario Americano
nel fornire una cura
medica decente agli
Americani. - (anno
2000)
Nonostante i costi
crescenti della
sanità che
forniscono
l’illusione che la
sanità migliori, il
popolo americano non
gode di buona
salute, rispetto
alle altre nazioni
industrializzate.
Fra tredici paesi
compreso il
Giappone, la Svezia,
la Francia ed il
Canada, gli Stati
Uniti sono al
dodicesimo posto,
basandoci sul
conteggio di 16
indicatori di salute
quali le aspettative
della vita, la media
del basso peso dei
neonati e la
mortalità infantile.
In un altro
confronto segnalato
dall’Organizzazione
Mondiale della
Sanità che ha
usato una serie
differente di
indicatori di
salute, di nuovo gli
Stati Uniti sono
andati male
collocandosi
quindicesimi fra 25
nazioni
industrializzate.
Nella categoria
maschile fra i 50 –
70-enni, gli Stati
Uniti sono al terzo
posto per quanto
riguarda la
concentrazione media
più bassa di
colesterolo fra 13
nazioni
industrializzate.
Di conseguenza, la
percezione che la
salute malferma
degli americani sia
un risultato delle
loro cattive
abitudini sanitarie
è falsa.
- 12.000 morti
all’anno dovute a
operazioni
chirurgiche inutili
- 7000 morti
all’anno dovute ad
errori nelle
prescrizioni di
farmaci in ospedale
- 20.000 morti
all’anno dovute ad
errori di vario
genere in ospedale
- 80.000 morti
all’anno dovute a
infezioni contratte
in ospedale
- 106.000 morti
all’anno dovute gli
effetti negativi di
farmaci
Quindi, le morti
indotte dal Sistema
Sanitario Americano
sono la terza causa
principale di morte
negli Stati Uniti,
dopo le malattie di
cuore ed il
cancro.
Il confronto fatto
da Starfield dei
sistemi medici del
Giappone e degli
Stati Uniti
evidenzia le
differenze
fondamentali nei
diversi metodi di
approccio al
trattamento.
Diversamente dagli
Stati Uniti, il
Giappone ha la
popolazione più sana
fra le nazioni
industrializzate.
Invece di contare su
sofisticata
tecnologia e
personale
specializzato per il
trattamento medico
come negli Stati
Uniti, il Giappone
usa solamente la
relativa tecnologia
per gli scopi
diagnostici. Per di
più, in Giappone, i
membri della
famiglia, piuttosto
che il personale
dell’ospedale, sono
coinvolti nella cura
dei pazienti.
Ricorrendo
ciecamente ai
farmaci, (NdR:
ed ai
vaccini),
alla chirurgia, alla
tecnologia ed all’establishment
medico, il
sistema sanitario
americano ha
fatto più
danni che
bene alla
popolazione degli
Stati Uniti.
L’articolo di
Starfield (2000) è
di inestimabile
valore per la
rivelazione degli
effetti catastrofici
dei trattamenti
medici forniti al
popolo americano.
Per migliorare il
sistema sanitario,
i legislatori
americani e le
istituzioni
sanitarie devono
adottare un
approccio completo
ed esauriente ed
esaminare
criticamente il
fallimento del paese
più ricco nel mondo
di fornire
un’assistenza
sanitaria decente
per la sua gente.
- Starfield, B. (26
Luglio 2000). La
salute degli Stati
Uniti è realmente la
migliore del mondo ?
- Journal of the
American Medical
Association, 284(4),
483-485.
-
World Health
Education Initiative
Tratto da
medicinenon.it
SENTENZA: Cassazione
civile, Sez. III, 27
aprile 2010, n. 10060
MASSIMA
In tema di
responsabilità
professionale del
medico, la difettosa
tenuta della cartella
clinica non vale ad
escludere la sussistenza
del nesso eziologico tra
la condotta colposa del
sanitario e il danno,
ove risulti provata la
idoneità di tale
condotta a provocare il
danno stesso. Anzi, la
sussistenza del nesso
eziologico tra la
patologia accertata dal
medico, verosimilmente
idonea a cagionare un
pregiudizio al paziente,
e il pregiudizio stesso,
si deve presumere
allorché sia impossibile
accertare e valutare
altri ipotetici fattori
causali proprio in
conseguenza della
lacunosa compilazione
della cartella clinica.
(Cassazione civile, Sez.
III, 27 aprile 2010, n.
10060)
Con questa decisione la
Suprema Corte conferma
il proprio costante
orientamento secondo cui
la lacunosa compilazione
della cartella clinica,
costituendo condotta
contraria alla legge,
non può consentire al
medico di impedire al
paziente la prova dei
fatti. Anzi, la
responsabilità si
presume in presenza di
una mera idoneità della
condotta colposa del
medico a causare
l’evento.
L’orientamento della
sentenza prescinde ormai
dalla valutazione ex
art. 2236 cc. e si
incentra
sull’accertamento degli
elementi tipici della
colpa penale ex artt.
42, 43 cp.
Pertanto sarà
configurabile
un’imputazione per colpa
solo se non si sono
osservate le regole
cautelari di condotta,
cioè le cd leges artis.
Deve, in sostanza,
esserci inosservanza del
dovere di diligenza.
Nell’ambito delle
attività rischiose ma
giuridicamente
autorizzate le leges
artis stabiliscono quale
sia il cd “rischio
consentito”. Soltanto se
l’agente supera il
“rischio consentito”,
violando il dovere di
diligenza, non
osservando le regole
cautelari di condotta,
si avrà colpa speciale,
professionale.
Avremo invece colpa
generica del
professionista tutte le
volte in cui questi non
rispetti i generali
canoni comportamentali
relativi alla prudenza,
alla perizia, alla
negligenza.
La terza sezione civile
della Corte di
Cassazione ha
pronunciato una
interessante sentenza
(n. 2354 del 02/02/2010)
in merito all'importanza
delle informazioni da
rendere al paziente per
consentirgli di
esprimere un consenso
valido e informato alla
terapia proposta. In
particolare, afferma la
Cassazione, l'obbligo di
informare pienamente il
paziente, prescritto dal
codice di deontologia
medica, pur con le
dovute cautele, non è
soggetto a nessuna
valutazione
discrezionale e perciò
comprende tutti gli
aspetti diagnostici e
prognostici dello stato
di salute del paziente e
quindi anche i rischi
meno probabili (purché
non del tutto anomali)
in modo da consentire al
cittadino di capire non
solo il suo attuale
stato, ma anche le
eventuali malattie che
possono svilupparsi, le
percentuali di esito
fausto ed infausto delle
stesse, nonché il
programma diagnostico
per seguire l'evoluzione
delle sue condizioni di
salute. L'obbligo ha
rilevanza giuridica
perché integra il
contenuto del contratto
e qualifica la diligenza
del professionista
nell'esecuzione della
prestazione. La
violazione di esso può
determinare la
violazione di diritti
fondamentali ed
inviolabili della
persona, quali la
libertà personale.
Tratto da: Toscana
Medica News Anno X - n.
8 - 04/03/2010
Autonomia - il paziente
ha il diritto di
rifiutare o di scegliere
il loro trattamento. (Voluntas
aegroti suprema lex).
Beneficenza - un medico
dovrebbe agire nel
miglior interesse del
paziente. (Salus aegroti
suprema lex).
Non malvagità - "primo,
non nuocere» (primum non
nocere).
Giustizia - riguarda la
distribuzione delle
risorse sanitarie
scarse, e la decisione
di chi riceve cosa
trattamento (equità e
uguaglianza).
Dignità - il paziente (e
della persona in cura il
paziente) hanno il
diritto alla dignità.
La sincerità e onestà -
il concetto di consenso
informato è aumentato in
importanza dopo gli
eventi storici del
'Processo Medici del
processo di Norimberga e
di studio Tuskegee
sifilide .
I medici devono
assicurare che tutti i
comportamenti nella
pratica della loro
professione è
irreprensibile. Lo
sfruttamento di ogni
paziente, sia esso
fisico, sessuale,
emotivo, o finanziario,
è inaccettabile e la
fiducia incorporata nel
rapporto
medico-paziente.
http://www.instablog.org/ultime/2264.html
- Quanti saranno i casi
di malasanità non
denunciati ?
vedi:
Errori dei Medici
+
Credibilita' della
medicina ufficiale
I numeri dell'Ania,
l'associazione delle
assicurazioni Risarcito
un malato su tre - Dal
'96 in Italia le denunce
dei cittadini sono
aumentate del 66%:
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/errori-medici/errori-medici/errori-medici.html
Confessioni di ex
dirigente casa
farmaceutica


