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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


La NANOTECNOLOGIA  è un RISCHIO per la Salute ? SI ! 
specie i Vaccini nanotecnologici !
 

Nanotecnologia: manipolazione a livello molecolare - il Rischio c'e' ma NON si vede.....

La Radio piu' piccola del mondo -
Un nanotubo di carbonio riceve segnali, li amplifica e li rinvia. E si sente davvero.
C'è qualche crepitio, ma la colonna sonora di Guerre stellari si distingue chiaramente nella registrazione effettuata dai ricercatori della Universi ty of California di Berkeley. La musica arriva dal radioricevitore più piccolo della storia: un nanotubo di carbonio lungo 700 nanometri (milionesimi di millimetro) e 10 mille volte più sottile di un capello. "Finora eravamo riusciti a costruire solo i singoli componenti della radio" dice Alex Zettl, fisico di Berkeley, "ma non sapevamo come integrarli in un unico strumento. La soluzione trovata è semplice: un nanotubo è già una radio completa, perché può funzionare come antenna, sintonizzatore, amplificatore e demodulatore".
Una differenza di potenziale fra due elettrodi vicini al nanotubo carica la sua punta di elettricità negativa, rendendoia sensibile a oscillazioni come le onde radio: in loro presenza il nanotubo vibra e si sintonizza con la radiofrequenza identica a quella delle sue vibrazioni, fungendo da sintonizzatore. Agendo sui due elettrodi si possono sottrarre cariche elettriche negative dalla punta del nanotubo, rendendolo capace di vibrare con varie frequenze e di captare più di una "stazione".
A cosa servirà la nanoradio, che per ora riceve ma può essere modificata anche per trasmettere?
"Inserita nel canale uditivo di una persona che sente poco può amplificare i suoni» prevede Zettl. «O, all'interno di una cellula, agire da terminale di raccolta di informazioni coordinato da impulsi radio".
By Giuliano Altiffi - Tratto da Panorama n° 47 - 22/Nov. 2007

NON solo la Nanotecnologia potra' produrre "nanopatologie", ma gia' oggi si possono riscontrare questo tipo di patologie dall'inquinamento dell'ambiente, cibi industriali, acque malsane, agricoltura industriale (Chimica) farmaci e Vaccini !
vedi: http://video.google.com/videoplay?docid=7395495186822276391
vedi: Metalli tossici e nanoparticelle nei vaccini

vedi: NanoBatteri e Vaccini + Contenuto dei Vaccini + MINISTERO "SALUTE" informato sui Danni dei Vaccini +  Nanoparticelle nei Cibi + Ingegneria Genetica  +  Nanoparticelle + NANOTECNOLOGIE (richieste di intervento)  +  NANOPARTICELLE + La Nanotecnologia è un rischio per la Salute ? SI ! 

"SCIPPO" di MICROSCOPIO a 2 ricercatori italiani (dott. Montanari).....forse perche' fa delle ricerche non gradite ai costruttori di Inceneritori=Termovalorizzatori
od altro che non sappiamo.

Dalle fibre minerali alle nanoparticelle: quali caratteristiche chimico-fisiche determinano la patogenicità delle polveri inalate PDF

Video, parla una biologa:

 

Ricordo agli amici di EGOCREANET che  il Prefisso NANO-  indica 10-9 metri, quindi gli oggetti NANOmetrici vengono ad essere composti e da un numero limitato di particelle elementari – pochi atomi, elettroni, nuclei. 
La nanotecnologia è centrata sul il tentativo di ridurre la dimensione dei dispositivi elettronici, ottici e meccanici a quelle dei singoli atomi o molecole per creare dispositivi innovativi ultra-microiscopici.
http://www.edscuola.it/archivio/lre/nano_technology_foresight.pdf 
Ciò che rende culturalmente e tecnologicamente attraente la nanotecnologia consiste nello sviluppo di dispositivi che utilizzano l'entanglement quantistico per far interagire luce, suono e materia su scala nanometrica (Nano-bio-fotonica e fononica); quanto sopra apre la possibilità di realizzare dispositivi dalle funzionalità innovative, come computer quantistici, teletrasporto, e comunicazione foto e fononica simultanea a distanza. 

I CONVEGNI co-organizzati tra EGOCREANET e QUANTUM-BIOLAB  tratteranno pertanto anche dello sviluppo delle concezioni dell'ENTANGLEMENT-Quantistico, correlabili sia alla scienza che all' arte contemporanea, tali da permettere di  favorire la comprensione e quindi la  produzione di sistemi  nano-fotonici, che interagendo con la radiazione luminosa, permettano di ottenere nuovi protocolli di comunicazione nano-fotonica e nano-fononica, sia in biologia del DNA che sulla base di materiali nanometrici. 
By Paolo Manzelli
vedi:  http://www.scribd.com/doc/17431268/VIAGGIO-ALLUCINANTE-Nuova-Edizione-STORIA-DELLA-NANOTECNOLOGIA
vedi anche: Nuova scienza

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Nanotecnologie all'interno dei Vaccini ? - 5 ottobre 2009
E' quasi surreale, sembra uscito da un film di fantascienza, ma i nano-microchip invisibili ad occhio nudo sono una realtà che stà già presentando un'ampia gamma di applicazioni. La domanda è: quanto tempo ci vorrà prima che i governi e le grandi case farmaceutiche immergano i nano-chip all'interno dei vaccini per etichettare e sorvegliare la popolazione mondiale ?
La nanotecnologia si occupa di strutture più piccole di un micron (meno di un trentesimo della larghezza di un capello umano), e prevede lo sviluppo di materiali o dispositivi all'interno di tale dimensione. Per fare un paragone, la dimensione di un nanometro è 100.000 volte più piccola della larghezza di un capello umano.

Più di dieci anni fa, delle semplici tecniche a basso costo hanno migliorato il design e la produzione dei nano-microchip.
Questo ha permesso una moltitudine di metodologie di produzione per una vasta gamma di applicazioni, tra cui dispositivi ottici, biologici ed elettronici. L'uso congiunto della nanoelettronica, della fotolitografia e dei nuovi biomateriali ha permesso di ottenere la tecnologia di produzione richiesta per i nanorobot, per le comuni applicazioni mediche, come la strumentazione chirurgica, la diagnosi e la consegna dei farmaci.

La giapponese Hitachi ha annunciato di aver sviluppato il più sottile microchip del mondo, che può essere inserito nella carta per rintracciare pacchi o provare l'autenticità di un documento. Il circuito integrato è minuto come un granello di polvere. I nanoelettrodi impiantati nel cervello sono sempre più utilizzati per gestire i disturbi neurologici.
Mohammad Reza Abidian, un ricercatore post-dottorato presso il Dipartimento U-M di Ingegneria Biomedica ha detto che i polimeri dei nanotubi "sono biocompatibili e hanno sia conduttività ionica che elettronica". Egli ha inoltre dichiarato:"Questi materiali sono dei buoni candidati per applicazioni biomediche come le interfacce neurali, i biosensori e i sistemi di rilascio di farmaci."
A seconda degli obiettivi di questi studi, la ricerca potrebbe teoricamente aprire la strada agli elettrodi di registrazione intelligenti, in grado di rilasciare farmaci per influenzare positivamente o negativamente la risposta immunitaria. Attraverso la nanotecnologia, i ricercatori sono stati in grado di creare pori artificiali in grado di trasmettere su scala nanometrica dei materiali attraverso le membrane.

In uno studio di ingegneria biomedica pubblicato sulla rivista Nature Nanotechnology il 27 settembre del 2009, si era inserito con successo il nucleo di un nanomotore modificato, una macchina biologica microscopica, all'interno di una membrana lipidica.
Il canale risultante ha permesso di muovere filamenti di DNA, sia singoli che doppi, attraverso la membrana.
Il professor Peixuan Guo, che ha condotto lo studio, ha dichiarato che il passato lavoro sui canali biologici è stato focalizzato su canali grandi abbastanza da spostare solo un singolo filamento di materiale genetico.
Egli dice:"Dal momento che il DNA genomico di umani, animali, piante, funghi e batteri è a doppia elica, lo sviluppo di un sistema a singolo poro che può sequenziare la doppia elica del DNA è molto importante." Tali canali ingegnerizzati potrebbero avere applicazioni nella nano-sensibilità, nel sequenziamento del DNA,  nel caricamento di farmaci, incluso tecniche innovative per l'attuazione di meccanismi di impacchettamento del DNA di nanomotori virali e del rilascio di vaccini.
Guo ha detto:"L'idea che una molecola di DNA viaggia attraverso un nanoporo, avanzando nucleotide per nucleotide, potrebbe portare ad uno sviluppo di un apparato di sequenziamento del DNA a singolo poro, un settore di forte interesse nazionale."

Gli scienziati che lavorano alla Queen Mary University di Londra hanno sviluppato capsule di dimensioni micrometriche per il rilascio sicuro dei farmaci all'interno delle cellule viventi. Queste "micro-navette" potrebbero essere ipoteticamente caricate con uno specifico microchip di controllo della dose del farmaco che può essere aperto in modalità remota, rilasciando il suo contenuto. Oltre a verificare il dosaggio, il microchip potrebbe essere utilizzato per la sorveglianza dei pazienti in congiunzione con vari sistemi di tracciamento. Gli scienziati del Regno Unito hannorecentemente riportato progressi verso il superamento di sfide fondamentali nella nanotecnologia. Essi hanno dimostrato come le nanoparticelle potrebbero spostarsi rapidamente in una direzione desiderata, senza l'aiuto di forze esterne. La loro realizzazione ha vaste implicazioni, dicono gli scienziati, accrescendo la possibilità di indurre le cellule a muoversi e crescere in direzioni specifiche. Doug Dorst, un microbiologo e critico della vaccinazione del Galles del Sud, afferma che questi progressi hanno un'attrazione immensa per i produttori di vaccini.
Egli ha detto:"Le Aziende biotecnologiche ed i loro ricercatori si sono rapidamente spostati per lo più verso il finanziamento di iniziative in direzione della nanotecnologia al fine di aumentare la potenza dei loro vaccini." Se i microrganismi all'interno dei vaccini possono essere indotti a prendere come bersaglio o a invadere specifiche cellule, potrebbero raggiungere il loro obiettivo ad un tasso accelerato più dei dei vaccini convenzionali.
Ha aggiunto:"A seconda del lato del dibattito sui vaccini a cui si appartiene, se pro o contro, i nanorobot all'interno delle preparazioni per i vaccini potrebbero aumentare la loro efficacia esponenzialmente sia aumentando notevolmente l'immunità che distruggendola, a seconda della loro progettazione.
 Dorst sostiene che la tecnologia attuale dei nanorobot un giorno potrebbe benissimo essere usata sia per il progresso delle armi biologiche sia per far avanzare la salute umana:"Ogni paura, che viene fatta proliferare dalla propaganda biotech, circa le malattie mortali e come esse possono essere prevenute dai vaccini, è una menzogna in più per incrementare la convinzione delle masse che i vaccini sono efficaci."
La preoccupazione per Dorst è che un giorno i vaccini "faranno ciò che sono sempre stati destinati a fare...il controllo della popolazione mondiale." Piattaforme di nanoemulsione sono già in grado di sviluppare vaccini da materiali molto diversi.
Le miscele di olio di soia, alcool, acqua e detergenti possono essere emulsionate all'interno di particelle ultra piccole, più minuscole di 400 nanometri (circa 1/200 della larghezza di un capello umano). Queste potrebbero essere combinate con un certo numero di nano-microchip con tutti o una parte dei microbi che causano le malattie, per innescare la risposta immunitaria del corpo.

Nel 2007, i ricercatori presso l'Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL) in un articolo per la rivista Nature Biotechnology resero noto che avevano sviluppato una "nanoparticella in grado di rilasciare i vaccini in modo più efficace, con minori effetti collaterali, e ad una frazione del costo delle attuali tecnologie dei vaccini."
L'articolo proseguiva descrivendo gli effetti del loro passo in avanti:"Con soli 25 nanometri, queste particelle sono talmente piccole che una volta iniettate, scorrono attraverso la matrice extracellulare della pelle, precipitandosi verso i linfonodi. In pochi minuti essi raggiungono una concentrazione migliaia di volte superiore rispetto alla pelle."
La Russia ha recentemente annunciato un nuovo impianto di produzione che sarà destinato rigorosamente a produrre nano-vaccini. I programmi di ricerca includono, tra le altre iniziative, lo sviluppo di due vaccini per l'influenza umana e l'influenza aviaria e tre biofarmaci per rafforzare il sistema immunitario e aumentare l'efficacia di farmaci antibatterici e antivirali.

Il corpo umano è molto resistente alle nanoparticelle che tentano di invadere le cellule umane. Gli scienziati stanno intensamente indagando dei metodi per perturbare gli enzimi umani che possono degradare le nanoparticelle.
Esperti dell'Università di Liverpool hanno trovato un modo per aggirare questo ostacolo, che potrebbe significare farmaci topici più efficaci nel futuro, che potrebbero agire nel complesso più velocemente di quelli attualmente in uso.
Tutti questi progressi delle nanotecnologie sollevano molte questioni e preoccupazioni circa la tossicità e l'impatto ambientale dei nanomateriali, e dei loro effetti potenziali sia sulla medicina, che sull'economia globale, così come sulle speculazioni circa la sorveglianza da parte del governo.
Queste preoccupazioni hanno portato ad un dibattito tra i gruppi di difesa e il governo circa la giustificazione di una speciale regolamentazione sulla nanotecnologia. L'Environmental Protection Agency ha pubblicato un comunicato stampa la scorsa settimana dicendo che "oggi aveva delineato una nuova strategia di ricerca per capire meglio come i nanomateriali prodotti possano nuocere  alla salute umana a all'ambiente." Interessante, perchè questo documento strategico è fresco di stampa.

Infatti, molte aziende pubblicizzano l'uso di tali componenti su scale di un miliardesimo di metro come metodi validi consolidati, il che implica che gli ingredienti ultra-piccoli sarebbero una cosa intrisecamente buona. Essi non lo sono. Nè le dimensioni fanno necessariamente questi materiali peggiori di altri. A questo punto è proprio esasperatamente imprevedibile ciò che le nanotecnologie faranno.

I fautori delle nanotecnologie sono molto critici verso le misure di regolamentazione che possono intralciare la loro progressione. Molti di questi critici hanno fermamente respinto le preoccupazioni come ingannevoli e angoscianti teorie del complotto basate sulla fantascienza. Nella popolare serie di videogiochi Metal Gear Solid, molti personaggi e soldati in generale, hanno "nanomacchine" nel loro sangue, che sono utilizzate per bloccare il dolore, per consentire ai membri delle squadre antincendio/pattuglie di condividere le informazioni sensoriali, guarire dai danni fisici, nonchè nella manipolazione dei virus, al centro della trama del videogioco. Attraverso l'uso di effetti speciali e di immagini generate al computer, diversi blockbuster interpretati da Keanu Reeves, tra cui la trilogia di Matrix e The Day the Earth Stood Still, hanno rappresentato come i nanorobot potrebbero effettivamente prendere il controllo dei loro bersagli organici e inorganici. Episodi di Star Trek e le sue uscite cinematografiche come Star Trek: Primo Contatto hanno anche rappresentato come le nanosonde (naniti) potrebbero infettare il flusso sanguigno di un individuo attraverso un paio di tubuli. Indipendentemente dai temi ricorrenti di nanorobot nei videogiochi, negli spettacoli e film di fantascienza, la nanotecnologia è sulla buona strada per essere utilizzata in modi che possono essere dannosi per la salute umana e la libertà su scala globale.
Lo sviluppo di nano-microchip è uno degli elementi principali per i governi e le case farmaceutiche che vogliono il potere ultimo e l'influenza sulle popolazioni mondiali al fine di ottenere più profitti e maggiore controllo. Nel dicembre del 2000, l'ex capo funzionario medico della Finlandia, Rauni-Leena Luukanen-Kilde, dichiarò che era tecnicamente possibile che ad ogni neonato possa essere iniettato un microchip, che potrebbe poi funzionare per identificare la persona per il resto della sua vita. Tali piani sono segretamente discussi negli Stati Uniti, senza nessuna consapevolezza pubblica delle questioni della privacy in gioco.
Oggi i microchip operano per mezzo di onde radio a bassa frequenza che hanno essi come bersaglio. Con l'aiuto di satelliti, la persona con l'impianto può essere monitorata in qualsiasi punto del globo. Secondo il Dottor Carl Sanders, che inventò l'intelligence-manned interface (IMI) biotica, che viene iniettata nelle persone, questa tecnica fu tra quelle testate nella guerra in Iraq. (In precedenza, durante la guerra del Vietnam, ai soldati veniva iniettato il Rambo chip, progettato per aumentare il flusso di adrenalina nel sangue.) Il supercomputer a 20 miliardi di bit per secondo alla National Securiy Agency Statunitense (NSA) potrebbe ora "vedere e sentire" ciò che i soldati sperimentano nel campo di battaglia attraverso un sistema di monitoraggio remoto (RMS). Quando un microchip di 5 micromillimetri di diametro (il diametro di un capello è di 50 micromillimetri) è posto nel nervo ottico dell'occhio, esso trae neuroimpulsi dal cervello che includono le esperienze, gli odori, la vista e la voce della persona impiantata.
Una volta trasferiti e memorizzati su un computer, questi neuroimpulsi possono essere riproiettati al cervello della persona attraverso il microchip per essere rivissuti. Usando un RMS, un operatore al computer a terra può inviare messaggi elettromagnetici (codificati come segnali) al sistema nervoso, ottenendo un effetto sulla performance del bersaglio.
Con l'RMS, le persone sane possono essere indotte alla visione di allucinazioni visive e sonore nelle loro teste.
Ogni pensiero, reazione, ascolto e osservazione visiva determinano un certo potenziale neurologico, picchi e modelli nel cervello e dei suoi campi elettromagnetici, che possono ora essere decodificati in pensieri, immagini e voci. La stimolazione elettromagnetica può quindi modificare le onde cerebrali di una persona e incidere sull'attività muscolare, causando dolorosi crampi muscolari vissuti come tortura.

Il sistema elettronico di sorveglianza della NSA può seguire e gestire simultaneamente milioni di persone. Ognuno di noi ha un'unica frequenza di risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come abbiamo uniche impronte digitali. Con la stimolazione del cervello con frequenze elettromagnetiche (EMF) completamente codificate, possono essere inviati al cervello segnali elettromagnetici pulsanti, provocando la voce desiderata e gli effetti visivi che saranno vissuti dal bersaglio.
Questa è una forma di guerra elettronica.
Gli astronauti americani verranno impiantati prima di essere inviati nello spazio, così i loro pensieri potranno essere seguiti e tutte le loro emozioni potranno essere registrate 24 ore al giorno.
I mass media non hanno riportato che la privacy di una persona impiantata scompare per il resto della sua vita.
Lui/lei possono essere manipolati in molti modi. Usando diverse frequenze, il controllore segreto di queste attrezzature potrà addirittura modificare la vita emotiva di una persona. Lui/lei potrà essere fatta diventare aggressiva o letargica.
La sessualità potrà essere artificiosamente influenzata. Potranno essere letti i segnali del pensiero e il pensiero subconscio, i sogni saranno influenzati e persino indotti, tutto senza la consapevolezza o il consenso della persona con l'impianto.
Questa tecnologia segreta è stata usata dalle forze militari in alcuni paesi della NATO dal 1980, senza che le popolazioni civili e gli accademici avessero mai sentito parlare di essa.
Così, sono disponibili poche informazioni nelle riviste accademiche e professionali su questi sistemi invasivi di controllo mentale.
Il gruppo Signal Intelligence della NSA può monitorare a distanza le informazioni da cervelli umani decodificando i potenziali evocati (3.50HZ, 5 milliwatt) emessi dal cervello. A detenuti sotto esperimento sia a Gothenburg, in Svezia e a Vienna, in Austria, sono state trovate evidenti lesioni cerebrali. La diminuita circolazione del sangue e la mancanza di ossigeno nei lobi frontali temporali destri sono la conseguenza di quando gli impianti sono solitamente operativi. Un finlandese sotto esperimento sperimentò atrofia cerebrale e attacchi intermittenti di incoscienza a causa della mancanza di ossigeno.

Mirare alle funzioni cerebrali con campi elettromagnetici e raggi (da elicotteri e aerei, satelliti, furgoni parcheggiati, case vicine, pali del telefono, elettrodomestici, telefoni cellulari, TV, radio, ecc) è parte del problema della radiazione che dovrebbe essere affrontato dai governi eletti democraticamente. Tuttavia, attualmente non vi è interesse da parte di qualsiasi governo nazionale nell'affrontare seriamente la questione.

La linea temporale per l'integrazione dei nano-microchip all'interno dei vaccini è speculativa. Potrebbe essere di pochi anni, mesi o forse è già qui e noi siamo ancora inconsapevoli della loro integrazione nei prodotti farmaceutici. Indipendentemente da ciò, a causa dei vantaggi politici e militari, la loro applicazione è inevitabile.
Per quanto fraudolento, questo è stato un imperativo per le potenze mondiali e per i cartelli farmaceutici nel promuovere l'efficacia delle vaccinazioni e mettere in atto le politiche nazionali in caso di pandemie con il mandato delle vaccinazioni.

Nel 2005, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato un regolamento sanitario internazionale che vorrebbe unire tutti i 194 paesi membri verso linee guida sulle emergenze pandemiche, che potrebbe imporre queste come un mandato. In assenza di tali procedure di sanità pubblica (e di campagne che propagandano la vaccinazione) in atto, ci sarebbe poca o nessuna collaborazione volontaria da parte del pubblico nel rimboccarsi le maniche e accettare le vaccinazioni.
La partecipazione del pubblico è uno strumento essenziale che presto permetterà alle grandi case farmaceutiche di iniettare i più efficaci strumenti di sorveglianza mai concepiti in miliardi di persone.

Anche se la produzione di nanotecnologie è attualmente disponibile su scala globale, prima che le imprese biotech siano in grado di avviare la produzione in massa e la sperimentazione dei nano-microchip all'interno dei vaccini, esse dovranno vendere l'idea al pubblico. Attraverso differenti "scenari di accrescimento della salute" essi potranno incoraggiare la partecipazione e annunciare pubblicamente l'approvazione di regolamentazioni da quegli stessi enti sulle linee di condotta e sulle regolamentazioni che hanno contribuito a creare. A metà estate del 2009, l'OMS e il Center of Disease Control (CDC) montarono efficacemente una falsa influenza pandemica e convinsero il mondo a sottoporsi a vaccinazione.
Ulteriori dosi di propaganda ed eventualmente un evento biologico (NdR: indotto volontariamente), possono ugualmente convincere le popolazioni ad accettare consapevolmente i microchip all'interno dei vaccini, con il pretesto del "bene superiore" per l'umanità. Quando le nostre funzioni cerebrali saranno già connesse ai supercomputer tramite impianti radio e microchip, sarà troppo tardi per protestare.
Questa minaccia può essere sconfitta solo educando il pubblico, utilizzando la letteratura disponibile sulla biotelemetria, la nanorobotica e le informazioni scambiate ai congressi internazionali.
E' tempo di agire ora.
Connecting the Dots: Exposing RFID Documents and Plans For Surveilling
Vaccines Are One Big Experiment Causing Hundreds of Diseases In The Modern World
Nano Vaccini: Sterilizzazione, Sorveglianza, Genocidio
Il video (in inglese) contiene una concreta e completa collezione in merito alle novità video dei clip YouTube, articoli internet e copie declassificate di documenti governativi.

Lo scopo di questo video è quello di aiutare lo spettatore a prendere una decisione informata in merito alla sicurezza e all'efficacia dei microchip nano potenziati per le applicazioni mediche e biologiche. C'è un'industria da un miliardo di dollari che stà emergendo tramite l'uso di applicazioni nanotecnologiche che possono essere oggetto di abusi da parte di interessi particolari che desiderano ottenere maggiore potere politico, ricchezza e controllo.
Vedi l'intero video qui
Articolo originale:http://preventdisease.com/news/09/100509_injectable_nano_microchips.shtml
Traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com
vedi: Danni dei Vaccini + Controllo popolazione + Contro immunizzazione

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Nanomotori in azione dentro cellule viventi - 13 febbraio 2014
Inseriti per la prima volta in cellule umane viventi dei nanomotori alimentati e controllati da ultrasuoni e impulsi magnetici. Utilizzabili per ora a scopo di studio, in prospettiva potrebbero essere sfruttati per distruggere dall'interno specifiche cellule, per esempio quelle cancerose.
 Nanomotori in grado di muoversi all'interno di cellule umane vive grazie a impulsi magnetici e onde ultrasoniche sono stati messi a punto da un gruppo di chimici e di ingegneri della Penn State University, che li descrivono in un articolo (Acoustic Propulsion of Nanorod Motors Inside Living Cells) in corso di pubblicazione sulla rivista “Angewandte Chemie International Edition”.

I Nanomotori sono in grado di muoversi all'interno di cellule umane vive grazie a impulsi magnetici e onde ultrasoniche sono stati messi a punto da un gruppo di chimici e di ingegneri della Penn State University, che li descrivono in un articolo (Acoustic Propulsion of Nanorod Motors Inside ) in corso di pubblicazione sulla rivista “Angewandte Chemie International Edition”.

L'efficienza di questi nanomotori è stata testata dai ricercatori mettendoli in una coltura di cellule HeLa (sono cellule cancerose) – la linea cellulare umana “immortale” più usata nelle ricerche biomediche – e poi attivandoli quando, grazie alla loro struttura chimica, erano stati inglobati dalle cellule.
"Questa ricerca è una chiara dimostrazione che è possibile utilizzare nanomotori sintetici per studiare la biologia cellulare in modi nuovi”, dichiara Tom Mallouk, che ha diretto lo studio.
In prospettiva, inoltre, potrebbero venire sfruttati “per curare il cancro e altre malattie manipolando meccanicamente le cellule dall'interno. I nanomotori potrebbero eseguire un intervento chirurgico intracellulare o veicolare in modo non invasivo farmaci nei tessuti viventi.”
Finora i nanomotori – sviluppati chimicamente una decina di anni fa - sono stati studiati solo in vitro, perché per alimentare il movimento dovevano sfruttare un liquido tossico e comunque non riuscivano a spostarsi in un fluido organico.
Il nuovo modello di nanomotori è stato invece progettato per essere alimentato da onde ultrasoniche: a bassa potenza questi nanomotori – che hanno una forma approssimativamente a ogiva, non interferiscono con le cellule in cui sono inserite, ma aumentando la potenza, iniziano a muoversi più velocemente e urtando gli organelli e le altre strutture intracellulari, fino a omogeneizzarne il contenuto o, se proiettati contro la membrana, a perforarla.
I ricercatori hanno anche dimostrato che sfruttando degli impulsi magnetici è possibile sovrapporre al moto lineare generato dagli ultrasuoni un movimento rotatorio, in modo tale da far “sterzare” a piacimento i nanomotori.
Mallouk e colleghi hanno inoltre scoperto che i nanomotori possono essere mossi indipendentemente l'uno dall'altro, una capacità molto importante in vista di future applicazioni: "Se si desidera che questi motori cerchino e distruggano le cellule tumorali, per esempio, è meglio farli muovere indipendentemente”, spiega Mallouk.
Tratto da: lescienze.it

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Nanofibre, l'ombra del sospetto
Alcuni tipi di nanotubi hanno provocato lesioni nell'addome dei topi simili a quelle dell'amianto. Cauti gli stessi ricercatori: serve uno studio più approfondito. 
Introdotte nell'addome di alcune cavie, particolari tipologie di nanotubi di carbonio possono provocare lesioni simili a quelle dell'amianto. Lo studio, pubblicato su Nature Nanotechnology, al momento viene accolto con cautela anche dai suoi stessi ricercatori e dovrà essere oggetto di ulteriori indagini: il prossimo obiettivo sarà verificare se esiste il pericolo che un'inalazione eccessiva di queste sostanze possa avere effetti cancerogeni.
I nanotubi di carbonio – in fase di sperimentazione in molte applicazioni tecnologiche grazie alle loro proprietà elettriche e meccaniche - sono strutture di dimensioni minuscole (appena qualche miliardesimo di metro). La forma cilindrica è però simile a quella delle fibre di amianto. Ed è proprio questa somiglianza strutturale ad aver spinto il tossicologo Ken Donaldson e un gruppo di ricercatori dell'Università di Edimburgo (Gb) a verificare se, come succede per le fibre di  minerali appartenenti al gruppo dei silicati, possa provocare formazioni cancerogene nel mesotelioma, lo strato cellulare che ricopre la superficie del torace e della cavità addominale.
Donaldson ha effettuato, così, alcune comparazioni tra tipologie di nanotubi di diverse dimensione e le fibre di amianto, scoprendo che – come accade per le fibre lunghe del minerale – i nanotubi lunghi e a parete multipla possono determinare l'inibizione delle cellule macrofaghe del sistema immunitario e la conseguente formazione di lesioni nei polmoni delle cavie. Analoghe evidenze, tuttavia, non sono state riscontrate per quanto riguarda i nanotubi più piccoli: fatto, questo, che a detta dello stesso Donaldson rende necessari altri approfondimenti prima di poterne denunciare la reale pericolosità.
Scoperti venti anni fa, i nanotubi di carbonio sono stati definitivi “la meraviglia del XXI secolo” nel campo dei nuovi materiali e si prevede che il loro mercato, nei prossimi sette anni, oscillerà intorno ai due miliardi di dollari. Tuttavia, sono diverse le voci che hanno denunciato il rischio per la salute. “Il nostro studio servirà a garantire la sicurezza e lo sviluppo responsabile delle nanotecnologie”, afferma Andrew Maynard, coautore della ricerca: “Se, da una parte, non è possibile pensare di non sfruttare le incredibili opportunità offerte dai nanotubi, dall'altra non si deve ripetere l'errore commesso in passato proprio con l'amianto”. (l.s.)Tratto da: galileonet.it

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La Nanotecnologia puo' essere utile per il nostro futuro, ma nel caso della salute occorre PRIMA accertare se i Nanocomponenti, che potrebbero entrare nei tessuti umani, non rappresentino un azzardo per la salute. 
La loro applicazione all'agricoltura suscita gravi preoccupazioni di carattere ambientale e sanitario !
Uno studio parla di nanocosi che girano in un organismo vivente....!
Anche il Principe Carlo d'Inghilterra pone grosse riserve !
Vedi gli studi dell' ETC Group (Org Internaz. Ricerca e Tutela - Ottawa, Canada)
La Nanotecnologia presenta gravi implicazioni per la sovranita' alimentare mondiale ed e' possibile che tale tecnologia venga adattata a fini di sorveglianza, controllo sociale e guerra biologica.
Le nanocapsule e le microcapsule rappresentano un vettore ideale per la diffusione di armi biologiche e chimiche...
Ecco le PROVE dei DANNI delle Nano particelle

http://www.biomat.unimo.it/nanopat.htm
Particelle di Alumino-Silicato in un linfonodo in un caso di cancro della bocca (sx) e particelle di Zirconia in un caso di cancro del colon (dx).

12/01/04 - Londra 
La respirazione di componenti Nanotecnologici potrebbe provocare seri problemi di salute. L'avvertenza arriva dai primi risultati delle ricerche che vengono condotte dal dipartimento di Tossicologia respiratoria dell'Università britannica di Edinburgo.

Secondo il professor Ken Donaldson, le dimensioni ridottissime dei "nanocosi" che sono al centro delle ricerche e delle produzioni più avanzate di un certo numero di industrie consentono loro di penetrare le membrane protettive del corpo. Questo, almeno, è quanto accaduto fino a questo momento negli esperimenti condotti sui topi, che dimostrano come i nanocomponenti possano letteralmente "viaggiare" all'interno dell'organismo, arrivando nei polmoni o al cervello oppure diffondendosi nel sangue.
In effetti lo stesso Donaldson ha spiegato che non ci sono prove che questo costituisca un danno per la salute dell'uomo.
Tanto più che gli organismi umani sono da sempre esposti ad una grande quantità di particelle che hanno quelle stesse dimensioni e con le quali il corpo ha imparato a fare i conti, fino a tollerarle talvolta anche in grande quantità. "La preoccupazione - ha spiegato alla Reuters - si deve alla possibilità che le imprese di settore sviluppino nanoparticelle sostanzialmente diverse da quelle a cui siamo già esposti".

Se oggi molte particelle provocano le patologie respiratorie più diverse, come asma o patologie cardiovascolari, domani la diffusione delle nanotecnologie potrebbe quindi moltiplicare questi effetti dannosi.

Donaldson si è però detto contrario a qualsiasi moratoria sulla ricerca nel settore della nanotecnologia, una soluzione che è stata in passato intrapresa con conseguenze a suo dire disastrose. "L'impatto - ha dichiarato - sarebbe lo stesso della moratoria sulle modifiche genetiche in Germania che ha spazzato via l'intera scienza biologica per 30 anni.
Sarebbe un disastro".
tratto da: punto-informatico.it

Sull'argomento vedi anche:
La nanotecnologia deve essere discussa
Washington punta sulla nanotecnologia
Nanotecnologie all'assalto dell'Europa
Fermate la tecnologia. Ritorna Joy

Si richiede pertanto  una immediata moratoria sugli esperimenti di laboratorio e sulla diffusione ambientale (agricoltura, alimentazione, industria), che non siano commercializzati prodotti contenenti o provenienti da nanotecnologia e se gia' introdotti sul mercato che essi vengano immediatamente ritirati e distrutti fino a quando non si sara' dimostrato con CERTEZZA l'assoluta innocuita' di tali pratiche !

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Nanotecnologie senza controllo ?
Un rapporto USA parla di gravi mancanze nella legislazione di controllo sulle nanotecnologie. Ma gli enti governativi ribattono: nessun pericolo per la salute. Almeno per ora
Washington (USA) - Le nanotecnologie sono sempre più spesso protagoniste di un acceso dibattito all'interno della comunità scientifica mondiale sulla sicurezza dei materiali avanzati. I nuovi materiali trovano sempre più spazi applicativi ma la loro sperimentazione, così come la diffusione sul mercato, non sembra soggetta a regole capaci di tutelare la salute pubblica e l'ambiente. Almeno negli USA.
Un rapporto indipendente, realizzato per il Project on Emerging Nanotechnologies della Woodrow Wilson International Center for Scholars - organizzazione di ricerca della Smithsonian Institution - ha evidenziato che i controlli sui nanocosi sono insufficienti perché la legislazione in materia è carente.

Secondo Clarence Davies - analista di politiche ambientali e redattore del documento - le leggi non sarebbero in grado di proteggere i cittadini dai rischi provenienti dalle nanotecnologie. "Esiste ancora la possibilità di recuperare e fare tesoro dagli errori commessi in passato in altri ambiti tecnologici. Sappiamo da quello che è successo per le biotecnologie applicate all'agricoltura, o nel settore nucleare, che senza un adeguato supporto legislativo le reali potenzialità non possono essere espresse al meglio. In questo caso il sistema legislativo non è in grado di servire la causa", ha spiegato Davies.

Le affermazioni di Davies sono tenute di buon conto a Washington, soprattutto per il suo passato professionale legato alle amministrazioni Johnson, Nixon e Bush. Senza contare la sua attuale collaborazione con l'accreditato think tank Resources for the Future.

Alcuni rappresentanti del Governo, nonché certi portavoce del settore privato, hanno reagito aspramente alle conclusioni del rapporto. "Abbiamo ancora molto da imparare. Prendi un foglio e leggi che una cosa è tossica e dannosa, ne leggi un altro e scopri che è falso e che in verità porta benefici. Tutti gli enti con cui siamo in contatto da tempo ci hanno detto che, con le informazioni attualmente disponibili, le regolamentazioni sono sufficientemente adeguate", ha dichiarato E. Clayton Teague, direttore del National Nanotechnology Coordinating Office, che supervisiona gli investimenti governativi (circa un miliardo di dollari) nel settore nanotecnologico.

La nanotecnologia, come noto, si occupa della manipolazione atomica di sostanze. A queste dimensioni, i materiali sono in grado di mostrare proprietà fisiche e chimiche radicalmente diverse da quelle a cui siamo abituati. Alcuni studi hanno rivelato che la dispersione di particelle così piccole potrebbe creare gravi effetti collaterali sia all'ambiente che alla salute dell'uomo. Il rapporto di Davies si concentra proprio su questo punto, ovvero sugli strumenti che la legge ha istituito per proteggere la comunità dagli eventuali rischi.
Il Toxic Substances Control Act (TSCA), ad esempio, obbliga i produttori a comunicare alla Environmental Protection Agency quali composti chimici desiderino commercializzare, e danno all'agenzia governativa il potere di veto su quelli potenzialmente rischiosi. Il problema è che la clausola della "piccola quantità" non rende possibile applicare il TSCA a tutte le produzioni: le sostanze chimiche prodotte in quantità inferiori alle 11 tonnellate sono infatti escluse dalle limitazioni.

"Il fatto che ne siano prodotte poche quantità non è sinonimo di sicurezza", ha aggiunto Davies. 
"Le aziende descrivono i nanomateriali come composti ordinari che differiscono solo per dimensioni. Bene, proprio questo aspetto è l'elemento chiave". L'EPA, che è a favore di una regolamentazione "volontaria", non si è ancora espressa al riguardo.

"Le altre leggi sono troppo deboli perché non richiedono studi sulla sicurezza prima che i prodotti vengano commercializzati", ha spiegato Davies. Federal Hazardous Substances Act e le indicazioni del Food, Drug and Cosmetic Act riguardanti i cosmetici - uno dei settori dove viene fatto ampio uso di nanoingredienti - mettono il Governo in condizione di agire solo dopo un eventuale danno registrato dai clienti.

Secondo l'indagine, inoltre, le agenzie che dovrebbero occuparsi di monitorare la situazione sarebbero sottodimensionate. Occupational Safety and Health Administration dispone di una forza lavoro inferiore del 25% rispetto al 1980, mentre nel tempo i suoi compiti sono aumentati considerevolmente.
Consumer Product Safety Commission, che lavora per far rispettare l'Hazardous Substances Act impiega solo 446 persone.
Food and Drug Administration ha rilasciato un comunicato riguardante i dubbi sollevati da Davies. "(...) 
L'attuale regolamentazione è probabilmente adeguata per la maggior parte dei prodotti nanotecnologici. 
Stiamo continuando a seguire gli sviluppi rilevanti di questo settore e valuteremo i benefici che questa nuova tecnologia potrà dare", si leggeva nel documento ufficiale.

"I nanomateriali sono sempre più elaborati con sostanze biologiche attive che incrementeranno i pericoli per l'ambiente e le persone. Sarebbe utile che le aziende spiegassero maggiormente alle istituzioni il loro operato", ha dichiarato David Rejeski, responsabile del programma nano-scientifico presso Woodrow Wilson Center
"I comportamenti di queste sostanze sono quanto mai complicati. Ma non vi sono state molte discussioni al riguardo. Siamo praticamente senza dati".

By Dario d'Elia

Nanocosi, stilato un inventario dei prodotti: La nanotecnologia è già entrata nella vita di tutti i giorni e una nuova lista di prodotti lo dimostra. Le paure del pubblico e il latitare di valide ricerche non fermano il mercato di settore, che ora vale 30 miliardi di dollariù
http://www.nanotechproject.org/index.php?id=44&id=44&action=view&p=0

Link su una discussione molto importante su giochi militari e inquinamento ambientale da metalli, la catastrofe  della vita naturale sulla terra
http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=2755&forum=6


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CONTAMINAZIONE da NANOTECNOLOGIA -  Nanoparticelle nei Vaccini
Esiste un pericolo concreto di contaminazione biologica proveniente dai laboratori biotecnologici sparsi in tutto il mondo: l'allarme arriva da un rapporto pubblicato dalla rivista specializzata Biosecurity and Bioterrorism e viene rilanciato da Nature.

Richard Ebright della Rutgers University del New Jersey spiega: "Gli incidenti gravi sono frequenti, ma non vengono mai resi noti. Siamo nell'ordine di dozzine di contaminazioni biologiche solo negli Stati Uniti ogni anno".
Attualmente proprio negli Usa le normative non obbligano le strutture di ricerca biotecnologica a comunicare alle autorità federali ogni incidente.
Le ricerche finanziate dai National Institutes of Health (NIH) o che implicano tecniche di DNA ricombinante presentano un obbligo di comunicazione in caso di eventi avversi, ma non sono previste sanzioni in caso di mancate comunicazioni. L'esposizione ad agenti patogeni inseriti nelle liste riguardanti il bioterrorismo (come l'antrace) va segnalata obbligatoriamente ai Centers for Disease Control and Prevention.

Il rapporto del Center for Biosecurity dell'University of Pittsburgh sottolinea che molto deve essere fatto sul fronte della comunicazione, e che lo stato di cose attuale rappresenta un rischio elevato per la popolazione.
Queste affermazioni stanno suscitando viva preoccupazione sui mezzi d'informazione statunitensi e internazionali, ma fino ad ora non arrivano commenti ufficiali.
Un portavoce dell'US Department of Health and Human Services ha dichiarato che il rapporto verrà adeguatamente  commentato dopo esser stato analizzato nel dettaglio.

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Ecco un esempio di utilizzazione utile (speriamo che non siano tossici all'organismo...) delle Nanotecnologie -
NANOGENERATORI - Se ti muovi, ti ricarichi
Un nuovo tipo di nanoalimentatori di ossido di zinco sono in grado di produrre elettricità dal movimento più lieve, come il battito cardiaco. E promettono di farci dimenticare le batterie
Potranno far funzionare gli Mp3 senza alcun bisogno di batterie e ci permetteranno di ricaricare il cellulare grazie a un semplice movimento della mano. Si sta affinando, infatti, la tecnologia alla base degli alimentatori in grado di convertire l’energia meccanica o proveniente da vibrazioni a bassa frequenza - come quella generata dal flusso sanguigno e dal battito del cuore - in energia elettrica.
Un nuovo tipo di alimentatori su scala nano, basati sulle proprietà di nanofili di ossido di zinco (ZnO), è stato presentato il 26 marzo scorso, alla 237 esima edizione del meeting annuale dell’American Chemical Society, da Zhong Lin Wang della School of Material Science and Engineering presso il Georgia Institute of Technology. Queste strutture conducono elettricità in virtù del fatto che sono piezoelettriche, ovvero generano corrente elettrica se esposte a sollecitazioni meccaniche (perché si crea una differenza di potenziale ai due estremi dei fili). Ciascun nanofilo, del diametro paragonabile a quelle di un capello umano, ha gli apici collegati a elettrodi metallici. Se sottoposti a pressione, i nanofili si contraggono, vengono attraversati da un flusso di elettroni e rilasciano energia ai circuiti esterni. Quando la pressione termina, i nanofili si rilassano. L'alternanza di contrazione e rilassamento consente il fluire di energia in modo alternato.

Rispetto alle passate generazioni di questo tipo di alimentatori, il rendimento dei nanofili integrati risulta notevolmente migliorato, anche grazie a studi di design che ne hanno aumentato la robustezza e la stabilità. “Il voltaggio è stato incrementato di un minimo 15  volte rispetto agli attuali nanogeneratori”, spiega Wang a Galileo: “Abbiamo infatti raggiunto un voltaggio pari a 0, 2 volt e in cinque anni pensiamo di poter raggiungere gli 0,5 volt”. In una prova pratica, i ricercatori hanno osservato che con un movimento ritmico regolare all'indice, si ha un voltaggio in uscita pari a 25 millivolt, e una corrente pari a 150 picoAmpere per ogni singolo filo.
I nuovi nanogeneratori, inoltre, sono compatibili con molti materiali, dalla ceramica ai tessuti, perché sono rivestiti di un polimero flessibile che li rende adatti per essere impiantati all’interno di materiali soffici, e possono operare anche esposti all’aria o immersi in liquidi. (e.r.)
Tratto da. galileonet.it

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Nanotecnologie: la vertigine dell'infinitamente piccolo
Senza fanfare, le nano-tecnologie - un insieme di tecniche per lavorare la materia atomo per atomo - sono entrate nel nostro quotidiano. Vengono già utilizzate in lettori dvd, auto, ecc. È una nuova bolla tecnologica? Malgrado vi siano già stati investiti miliardi di dollari, ancora non si sa molto sull'eventuale impatto sanitario né, più in generale, sui rischi etici che circondano queste ricerche.

Il termine «nano» è un grande enigma nebuloso. Quasi magico. Per cui è difficile sapere esattamente cosa racchiude. Indica qualsiasi ricerca o manipolazione su scala nanometrica (un miliardesimo di metro) ?
Una vasta operazione di marketing per ribattezzare, sotto la seducente bandiera delle «frontiere dell'infinitamente piccolo», la fisica-chimica dei materiali? O si tratta di un progetto associativo che mette insieme tecnoscienze della materia, della vita, dell'informazione? Il fatto è che i nano-materiali sono qui, tra di noi, già commercializzati, sotto forma di nano-tubi di carbonio, di nano-laser nei lettori dvd, di nano-chip per la diagnosi biologica...
Si pensa a «fabbriche molecolari» con vettori, bracci articolati, nastri trasportatori di una dimensione centomila volte più piccola del diametro di un capello. Osservare la materia, e lavorarla su scala atomica, costituisce un affascinante orizzonte di promettenti innovazioni. Il sogno è certo quello di «rifare ciò che la vita ha fatto, ma a modo nostro», secondo le parole del premio Nobel per la chimica del 1987, Jean-Marie Lehn. C'è anche chi sostiene che la tecnica debba dare il cambio nell'evoluzione darwiniana, per prendere in mano il destino dell'umanità...
Ma l'entusiasmo si tinge di angoscia quando certi visionari scientifici, come Eric Drexler, arrivano a temere il peggio: la perdita di controllo da parte degli umani su nano-robot capaci di riprodursi e divorare lo spazio.
In effetti, l'idea di manipolare gli atomi, elementi costitutivi della materia, è diventata realtà. Il microscopio a effetto tunnel (1), messo a punto nel 1982, ha permesso sia questo «zoom nell'universo dell'atomo» che «l'ingegneria lillipuziana», capace di spostare gli atomi a comando. Le prospettive di una «manifattura molecolare», ventilate da Eric Drexler in Engines of creation (2), si sono aperte.
Si comincia a fabbricare carriole, aspiratori, auto molecolari, transistor a un solo atomo, computer quantici (3), ecc.
Attorno al «cuore del mestiere», gravita ogni sorta di altre tecnologie le quali derivano o dalla miniaturizzazione, oppure, questa volta partendo «dal basso», da una riorganizzazione molecolare all'origine di proprietà fisico-chimiche inedite.
Mentre su scala macroscopica predomina l'effetto collettivo di milioni di atomi, isolando nano-oggetti, fatti solo di pochi atomi, possono manifestarsi comportamenti particolari: aumento delle superfici di scambio (maggiore reattività), resistenza meccanica, funzioni ottiche, elettromagnetiche o termiche...
Più che la natura chimica del materiale, è l'organizzazione spaziale degli atomi che diventa determinante.
Di fronte all'ignoto delle possibili proprietà emergenti, alcuni predicono la rivoluzione, altri la continuità. Già oggi, tutti i grandi settori di produzione - elettronico, tessile, sanitario, agroalimentare o energetico - sono toccati da questo uragano tecnologico.
Il gruppo automobilistico Daimler-Benz vende veicoli dotati di rinforzi ai freni o pezzi di motore fabbricati in nano-tubi di carbonio, cento volte più resistenti dell'acciaio e sei volte più leggeri; l'Ibm produce transistor centomila volte più sottili di un capello, i ricercatori dell'università di Cornell, negli Stati uniti, o dell'Institut Curie, in Francia, realizzano motori molecolari.
Anche l'industria cosmetica, da qualche anno, utilizza nano-particelle di ossido di zinco per produrre rossetti più resistenti, di ossido di titanio per filtrare i raggi ultravioletti, o polvere di zirconio (ossido di zirconio) per gli smalti per unghie.
Per molti giganti industriali, la produzione su scala submicronica (sotto il milionesimo di metro) è condizione di sopravvivenza. Sony come St Microelectronics (associata a Motorola e Philips semiconductors international Bv) hanno appena investito 1,5 miliardi di euro per la produzione di semi-conduttori lavorati a meno di 90 nanometri.
Nel settore tessile, i progetti riguardano fibre metallizzate capaci di contenere energia o integrare sensori. I nano-materiali possono anche migliorare il rendimento dei sistemi energetici, permettere di stoccare l'idrogeno o fornire efficaci barriere termiche. Per quanto riguarda la salute, le nano-biglie possono costituire nuovi «veicolatori» di materia attiva, liberabile in situ per riscaldamento a infrarossi o campo magnetico. Le applicazioni nel campo della biometria o dei sistemi nomadi miniaturizzati d'informazioni si moltiplicano, anche se sono ancora su scala micrometrica.
Lo scorso anno, la ditta Applied Digital ha ricevuto l'approvazione della Food and Drug Administration (l'autorità americana in materia di medicinali) per la sua «chip medica incorporata», che s'impianta sotto pelle e trasmette, tramite la tecnologia Rfid (Radio Frequency Identification, identificazione tramite radiofrequenza), la storia medica completa del paziente.
«La nano-industria non è un'industria emergente, ma un ventaglio di mezzi per manipolare la materia e rendere dei materiali già esistenti adattativi ("intelligenti") e ibridi (elettronico mezzo siliceo e mezzo organico)», spiegano gli economisti Stephen Baker e Adam Aston (4). Questo dovrebbe dare spazio a nuovi campi di ricerca, permettere la ristrutturazione di molti settori industriali, come è successo con l'informatica, l'elettronica e le biotecnologie. I primi progressi interesseranno biomateriali, catalizzatori, diagnostica ed elettronica.
Diverse discipline dovrebbero fondersi per agire meglio nell'interfaccia tra vivente e materia inanimata, nel punto di incontro tra chimica, elettronica, genetica ed anche scienze neurologiche. Gli investimenti non si fanno attendere.
Nel 2005, lo sforzo mondiale (accademico e industriale) per le nano-tecnologie è stato stimato in 9 miliardi di dollari dal National Nanotechnology Initiative (Nni) americano, secondo una ripartizione quasi uniforme tra i paesi asiatici, europei e nordamericani. Dal 1998 al 2003, gli investimenti pubblici sono stati moltiplicati per sei in Europa, per otto negli Stati uniti e in Giappone.
Il mercato mondiale di queste tecnologie, che rappresentava già 40 miliardi di dollari nel 2001, dovrebbe raggiungere, secondo la National Science Foundation (Nsf) americana, i 1.000 miliardi l'anno nel 2010 (5).
Il treno delle nano-tecnologie è dunque partito. Tuttavia, si ignora ancora tutto sull'impatto di queste tecnologie sulla salute (6).
Cosa succede quando i nano-tubi di carbonio dispersi nell'aria vengono inalati, o quando particelle di ossidi di titanio vengono applicate sulla pelle come schermo solare? I nano-materiali non costituiscono un gruppo omogeneo di sostanze.
Le particelle possono variare per dimensione, forma, superficie, composizione chimica, persistenza biologica. In ogni caso, sono sempre molto reattive. In un articolo intitolato «Nano-tecnologie: facciamo attenzione a dove stiamo andando ?», che presenta i lavori tossicologici realizzati sui nano-oggetti, il tossicologo americano Ernie Hood riporta risultati preoccupanti (7), in particolare alcune reazioni infiammatorie nei tessuti polmonari esposti a nano-particelle di carbonio, studiate dal ricercatore Günter Oberdörster dell'Università di Rochester (Stati uniti).
Migliorare le performance umane Fin d'ora, emergono due timori: primo, le nano-polveri - estremamente sottili - possono diffondersi in tutti gli spazi del corpo, alveoli polmonari, sangue e anche attraversare la barriera emato-encefalica che protegge il cervello. Il tossicologo britannico Vyvyan Howard ha sottolineato il problema, dimostrando che le nano-particelle di oro possono oltrepassare la barriera placentare e dunque trasportare dei composti dalla madre al feto.
Secondo, la forma dei nano-prodotti può provocare effetti tossici. Così come le fibre di amianto, anche i nano-tubi di carbonio potrebbero fissarsi negli alveoli polmonari e provocare tumori. Ciò che complica la caratterizzazione degli eventuali impatti sanitari è che non si conoscono con precisione i nano-prodotti che vengono fabbricati. Composti spesso da un miscuglio di nano-fibre, nano-particelle e da diversi catalizzatori (alluminio o ferro), i nano-tubi già commercializzati sembrano avere effetti infiammatori tanto più gravi quanto meno sono purificati.
La fisica inglese Ann Bowling, che ha diretto il rapporto dedicato alle nano-tecnologie della Royal Society e della Royal Academy of Engineering, pubblicato nel luglio 2004, chiede agli industriali di «restringere le esposizioni ai nano-tubi, di divulgare i test tossicologici in loro possesso e di fare ricerche approfondite per studiare gli impatti biologici (8)».
Per ora, una ventina di società nel mondo sviluppano già una produzione pilota di nano-tubi di carbonio, prendendo precauzioni varie...«Lavoriamo in tuta, incappucciati sotto atmosfera depressurizzata e sotto cappa», spiega Pascal Pierron, dirigente della società Nanoledge con sede a Montpellier. La direzione del settore ricerca della Saint-Gobain pensa di bloccare i lavori considerati troppo rischiosi. Da parte sua, Patrice Gaillard, responsabile per Arkema del progetto nano-tubi e responsabile di un progetto pilota a Pau, nel gennaio 2005 annunciava: «nel 2007, inizieremo a produrne molte centinaia di tonnellate l'anno» (9).
Le Accademie britanniche hanno affrontato il problema di petto, emettendo ventuno raccomandazioni. Gli autori del rapporto chiedono di evitare la disseminazione di nano-particelle e nano-tubi, ma chiedono anche di raccogliere una base di dati su effetti tossici, bioaccumuli ed esposizione specifica delle popolazioni di ambienti diversi. Raccomandano di sensibilizzare i ricercatori e il personale di laboratorio sui rischi etici e sociali e di coinvolgere i cittadini. Sul piano legislativo, ritengono che occorra provvedere a che il controllo delle nano-tecnologie sia completamente inquadrato da testi di legge esistenti o futuri.
La faccenda si annuncia delicata, visto quanto è difficile, già nel settore della chimica, fare repertoriare gli effetti tossici.
Si constata infatti che le ambizioni del regolamento europeo Reach (Registration, Evaluation and Autorisation of Chemicals), che chiedeva di valutare l'incidenza su salute o ambiente di trentamila sostanze chimiche (cioè il 30% dell'insieme dei prodotti industriali), sono state riviste al ribasso per volontà delle lobbies.
I sistemi di autorizzazione delle sostanze dovranno essere profondamente rivisti: si basano infatti unicamente sulla descrizione della composizione chimica dei prodotti (inventario europeo Einecs o inventario mondiale Cas). Ma, con le nano-materie questo non basta più, perché è l'organizzazione spaziale dei loro elementi atomici che può scatenate effetti biologici (in particolare cancerogeni).
La posizione degli assicuratori, peraltro, rivela brutalmente quanto sia estesa l'incertezza. Nel 2004, la compagnia Swiss-Re ha messo in guardia contro la corsa alle nano-tecnologie ricordando «la natura imprevedibile dei rischi che possono comportare e le perdite ricorrenti e cumulative che possono produrre (10)». Anche i lobbisti si rendono conto del rischio che un «incidente che implichi nano-particelle scateni un riflesso difensivo non solo nei confronti del materiale in questione, ma forse anche rispetto alle nano-tecnologie in generale (11)».
Siccome sono già stati effettuati investimenti colossali, tutti vogliono credere che i rischi siano minimi e soprattutto controllabili. All'università Rice (Houston, Stati uniti), centro nevralgico della riflessione sull'impatto delle nano-tecnologie, la ricercatrice Kristen Kulinowski è ottimista. «Se riusciamo a controllare le proprietà di superficie, potremo evitare gli effetti tossici», si augura. Esattamente come Sean Murdock, direttore dell'organizzazione industriale americana NanoBusiness Alliance, che riconosce che «i rischi ci sono, sono reali, ma sono gestibili». È vero che a livello europeo e americano sono stati avviati moltissimi programmi sui rischi sanitari, ma certo non andranno oltre il 3 massimo 6% del budget «nano».
Alcuni, come il sociologo Francis Chateauraynaud (Ehess), s'interrogano sulle possibili convergenze tra biotecnologie, fisico-chimica, informatica e scienze cognitive. «Resta da sapere se tutte queste operazioni non coabitino fondamentalmente per la sola magia della parola e per la garanzia offerta dai discorsi ufficiali», afferma nel suo rapporto «Nanoscienze e tecnoprofezie» (12). Altri, al contrario, parlano di Bang (acronimo di «byte, atomi, neuroni e geni») per designare questo avvicinamento interdisciplinare che potrebbe consentire fenomeni di auto-organizzazione o di replicazione. Per loro, si aprono i cancelli all'ignoto, all'imprevedibile... È la terra incognita.
All'affascinante prospettiva, gli americani assegnano un obiettivo; «migliorare le performance umane». In un rapporto sulle nano-bio-info-cogniciences (Nbic) apparso nel giugno 2002, la Nsf descrive le tecnologie convergenti come un mezzo per «consentire a livello universale il benessere materiale e spirituale, l'interazione pacifica e mutuamente vantaggiosa tra esseri umani e macchine intelligenti, la completa scomparsa di ostacoli alla comunicazione generalizzata, in particolare quelli che nascono dalla diversità delle lingue, l'accesso a fonti di energie inesauribili, la fine delle preoccupazioni legate alla degradazione ambientale (13)». Questa rotta alimenta una potente «economia della promessa» e si iscrive ideologicamente nella corrente transumanista sostenuta da uno degli autori, William Sims Bainbridge, sociologo delle religioni e direttore dell'informazione e sistemi di controllo della Nsf. Il movimento difende la libertà nell'uso di droghe e medicinali, la crioconservazione dei corpi e il doping genetico o cerebrale. Usa la tecnica come panacea per risolvere problemi sociali e umani, sempre più insidiosamente medicalizzati.
Di fronte alla problematica posizione ufficiale americana, nel settembre 2004, la Comunità europea ha pubblicato una «risposta» in un rapporto dal titolo «Tecnologie convergenti per una società europea della conoscenza» (14). Gli autori sostengono che le nano tecnologie devono avere finalità umane e non economiche, contribuire a costruire la «società della conoscenza, facilitare i trasporti e creare"collaboratori" a servizio dell'interesse generale».
«La divergenza è apparsa molto chiaramente nel corso della conferenza NanoEthics che si è svolta nel marzo 2005 presso l'Università della Carolina del Sud», osserva Bernadette Bensaude-Vincent, professoressa di filosofia delle scienze a Paris X e autrice di una riflessione sui fantasmi che si aggirano attorno alle nuove tecnologie (15).
«È vero che c'è da una parte l'euforia dei Drexler e di apostoli come Ray Kurzweil, con il loro comportamento estremamente messianico che riprende tutta una retorica di tipo religioso e, dall'altra parte, un catastrofismo apocalittico. Direi che al limite, queste posizioni antagoniste si rafforzano l'un l'altra e arrivano a convergere (...).
Al di là di questo, le nano-tecnologie sono un'opportunità, una formidabile occasione di interrogarsi finalmente sulle tecniche, sul loro senso, il loro sviluppo, le loro implicazioni e, se possibile, proporle a un pubblico dibattito.»
L'autrice insiste sull'ambivalenza degli scienziati, che sostengono di controllare i propri prodotti nello stesso momento in cui ricercano sostanze inedite, incontrollate.
È urgente ragionare sul possibile, valutare gli effetti di nano-prodotti che sono ancora virtuali. Da questo punto di vista, la fiction che crea degli scenari in presa diretta con i discorsi di ricercatori visionari è una delle possibili chiavi del dibattito.
Così, da tempo, si è anticipata la minaccia dei nano-robot, impianti o macchine auto-organizzati e auto-replicanti che abbiamo visto ingannare gli assemblatori e riprodursi in Engines of Creation di Eric Drexler, o riuscire a prendere il controllo del cervello del nemico per una distruzione telecomandata nel romanzo di Neal Stephenson L'Age du diamant, o ancora trasformarsi in una «gelatina grigia» che divora tutto in Preda di Michael Crichton (16).
Di fronte ai rischi etici e sanitari, l'associazione canadese «Erosione, tecnologia e concentrazione» (Etc Group), la cui vigilanza in materia di biotecnologie e di equilibrio Nord-Sud si estende ormai alle nano-tecnologie, chiede la costituzione di una Convenzione internazionale per la valutazione delle nuove tecnologie (Icent) sotto l'egida delle Nazioni unite.
In un rapporto sulla «Nano-geopolitica», apparso il 28 luglio scorso, Pat Mooney, direttore del gruppo, sostiene che bisogna porre fine al «ciclo di crisi» e concepire, con il trattato Icent, «un sistema di allarme o di controllo preventivo capace di testare qualsiasi nuova tecnologia importante». Aveva già dato l'allarme sui brevetti che, nel campo delle nano-tecnologie, possono inevitabilmente scivolare verso «l'accaparramento, da parte di alcune industrie private, degli elementi costitutivi della materia».
Sviluppandosi senza dibattito (salvo alcune interazioni con la società civile, realizzate in Gran Bretagna e negli Stati uniti a Madison), le nano-tecnologie corrono il grosso rischio di essere ostacolate dai movimenti di contestazione, come a Grenoble, dove l'ex giornalista di Actuel, Yannick Blanc, promotore del gruppo Pièces et main d'Oeuvre (Pmo) [Elementi e Mano d'Opera] fa di ogni erba un fascio per denunciare l'«espropriazione tecnologica» (17). E infatti, seguendo l'esempio della strategia di seduzione del pubblico già utilizzata con gli organismi geneticamente modificati (Ogm), sempre più spesso si sentono «serenate» che lodano le nano-tecnologie al servizio dei paesi poveri (18).
Questi punti critici sono affrontati seriamente nella piattaforma intergovernativa fondata nel giugno 2004 ad Alexandria (Virginia), per volontà della Nsf e del Meridian Institute.
Una sessantina di rappresentanti di venticinque paesi - tra cui Cina, Giappone, Russia, Australia, Israele, India e Sudafrica - si sono riuniti per costituire un «Ufficio consultivo internazionale per una nano-scienza responsabile».
Françoise Roure, rappresentante della Francia, nel febbraio 2005 ha consegnato ai ministri dell'industria e della ricerca un rapporto, scritto insieme al filosofo Jean-Pierre Dupuy, intitolato «Ethique e prospective industrielle» [Etica e prospettiva industriale] che propone tredici raccomandazioni, tra cui la necessità di un Osservatorio europeo dei fenomeni sociali delle nano-tecnologie. «I modelli di società, con i loro valori, il senso degli obiettivi che si danno e le priorità e i limiti che si fissano, sono vulnerabili alla meta-convergenza industriale, osservano gli autori.
La trasformazione artificiale della natura ha mostrato i limiti della sua accettabilità con le reazioni talvolta violente contro gli Ogm (...). Che dire del processo della naturalizzazione dell'uomo (...) se dovessimo diventare artifici, prodotti scientifici che possono essere trasformati, migliorati, economizzati, sfruttati utilizzando le leggi della natura ?»
Il dato più preoccupante è rappresentato dalla presenza degli «affascinati dalla tecnica», come il fisico Ray Kurtzweil o il filosofo transumanista Nick Bostrom, nei think tanks destinati a guidare il futuro, come il Centro per una nano-tecnologia responsabile (19).
Sul piano militare, il potere dei nano-strumenti o dei sistemi capaci di provocare la morte in modo autonomo costituisce un reale pericolo di dominazione: quasi la metà degli investimenti pubblici americani (cioè 445 milioni di dollari nel 2004) è stata destinata a scopi militari. Rivestimenti che proteggono o alleggeriscono, nano-armi, intelligenza installata, mobilitano anche la Cina, che a Shanghai dispone di un Centro di nano-ricerche forte di duemila scienziati.
Secondo il fisico tedesco Jürgen Altmann (20), i rischi maggiori nascono dalle crepe nelle procedure di mutua dissuasione (impossibilità di controllare armi irrivelabili) e dalle capacità autoreplicanti dei nano-dispositivi.
By Dorothée Benoit-Browaeys

Note: * Giornalista e presidente di VivAgora.
(1) Che valse il premio Nobel 1996 ai suoi inventori Richard Smalley, Harry Kroto e Robert Curl.
(2) Pubblicato in inglese nel 1986, trad. it. on-line all'indirizzo: www.venetonanotech.it/pballegati/Engines%20of%20Creation_ITA.pdf  
(3) Computer capace di effettuare un miliardo di calcoli in parallelo; il che gli consente, ad esempio, di distruggere qualsiasi codice segreto.
(4) «The business of Nanotech», BusinessWeek online, 14 febbraio 2005.
(5) Gilles Le Marois e Dominique Carlac'h, «Les nanomatériaux au cÏur de la galaxie nano», in Les Nanotechnologies, Les Annales des Mines, serie «Réalités industrielles», febbraio 2004.
(6) «Nanomonde: et si l'on parlait de sécurité sanitaire», in André Cicolella e Dorothée Benoit Browaeys, Alertes Santé, Experts et citoyens face aux intérêts privés, Fayard, Parigi, maggio 2005. Si legga anche «Nanotechnologies: une analyse préliminaire des risques» (in inglese), disponibile su http://europa.eu.int/comm/health/ph_risk/events_risk_en.htm 
(7) Envrironmental Haelth Prospectives vol. 112, n° 13, settembre 2004, National Institute of Environmental Health Sciences, Arley (Carolina del Sud), settembre 2004, http://ehp.niehs.nih.gov/cgi-bin/simpleprint.pl 
(8) Conferenza del 26 maggio 2005 su «Le développement responsable des nanotechnologies» presso l'Ambasciata della Gran Bretagna a Parigi.
(9) Nel corso del seminario dell'Observatoire des micro et nanotechnologies del 27 gennaio 2005, a Parigi.
(10) «Nanotechnology: Small matter, many unknowns», Swiss Reinsurance Company. Zurigo, 2004. http://www.swissre.com
(11) Nouvelle Cordis, 8 luglio 2005 - http://dbs.cordis.lu  
(12) Francis Chateauraynaud «Nanosciences et technoprophéties. Le nanomonde dans la matrice des futurs» Gspr-Ehess Parigi, aprile 2005.
(13) Mihail C. Roco e William Sims Bainbridge (sotto la direzione di). Converging Technologies for Improving Human Performance: Nanotechnology, Biotechnology, Information technology and Cognitive Science, giugno 2002 National Science Foundation, Arlington (Virginia).
(14) Alfred Nordmann «Converging technologies: Shaping the future of european societies». Commissione europea, 26 luglio 2004.
Si veda anche Wolfang Bibel, Daniel Andler, Olivier da Costa, Gunter Küppers, Ian Pearson. «Converging technologies and the natural, social and cultural world». Commissione europea, 26 luglio, 2004.
(15) Bernadette Bensaude-Vincent (2004) Se libérer de la matière? Fantasmes autour des nouvelles technologies. Inra coll., «Sciences en questions», Parigi, 2004.
(16) Neal Stephenson L'age de diamant, Rivages/Futur, Parigi, marzo 1996, e Michael Crichton, Preda, Garzanti, 2003.
(17) http://pmo.erreur404.org/
(18) Peter A. Singer «Nanotechnology an the developing world» Public Library of Science, vol 2, n.5. San Francisco 2005.
(19) Questo centro, creato nel dicembre 2002, si trova a New York.
È diretto da Mike Treder e Chris Phoenix, ingegneri e uomini d'affari.
Cfr. www.ernano.org
(20) Jürgen Altman e Mark Gubrud, «Risks from military uses of Nanotechnologies», 2002
http://www.ep3.ruhr-uni-bochum.de/bvp/RiskMilNT_Lecce.pdf 
Traduzione di G. P.

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