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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


MEDITAZIONE
  
(Pensiero Orientale)
 

Il Pensiero orientale sulla Meditazione

vedi:  VIPASSANA
+ SIMBOLISMI nelle varie RELIGIONI = INIZIAZIONE od ILLUMINAZIONE

Non uscendo dalla porta si conosce il mondo. Non guardando dalla finestra si scorge la via del cielo. LAO-TZU
Nel corso della storia si è constatato che la mente dell'uomo è capace di due tipi di conoscenza, la prima modalità è quella razionale tenuta in grande considerazione dall'occidente, la seconda è quell'intuitiva che in genere è esattamente l'opposto, ed è confacente all'atteggiamento orientale.
La conoscenza razionale appartiene al campo della scienza e dell'intelletto, la cui funzione è quella di analizzare, discriminare, dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie.
La conoscenza razionale è un sistema di concetti astratti e di simboli, in questo modo si considera l'ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate, e si costruisce una mappa intellettuale della realtà, nella quale le cose sono ridotte ai loro contorni.
Il pensiero orientale e più generalmente il pensiero mistico, forniscono alle teorie della scienza contemporanea un importante e coerente riferimento filosofico: una concezione del mondo nella quale i due temi fondamentali sono l'unità e l'interdipendenza di tutti i fenomeni, e considera l'uomo come parte integrante di questo sistema.

Ciò che interessa ai mistici orientali è la ricerca di una esperienza diretta della realtà, che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale.
La conoscenza che deriva da un'esperienza di questo tipo viene chiamata dai buddisti "conoscenza assoluta" perché non si basa su discriminazioni, astrazioni, e classificazioni dell'intelletto, le quali sono sempre relative e approssimate. Essa è come dicono i Buddisti, l'esperienza diretta dell'essenza assoluta, indifferenziata, indivisa, indeterminata.
La conoscenza assoluta è quindi un'esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un'esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato meditativo o mistico. E' la realtà della vita del Sé che vive solo così com'è, la nuda esperienza della vita (quel soltanto essere vivo ora). Il Sé non è superficiale è la pienezza della gioia.
Essere consapevoli del Sé significa essere gioiosi. "Cosa fa un Buddha sotto l'albero del Bodhi ? Non fa nulla. Si limita ad essere". Egli è colmo di un'insondabile gioia, perché ora non rimane nulla da raggiungere.

Nel proprio essere si scopre che qualsiasi cosa degna di essere raggiunta esiste già. Il semplice accadere della vita, l'espirare e l'inspirare, il semplice pulsare della vita, è beatitudine. Non ha nulla a cui pensare, non pensa alla famiglia, né pensa al futuro, è semplicemente immerso nella beatitudine, il giusto modo di essere, non vi è passato né futuro.
Non sta andando da nessuna parte, il cuore batte, il respiro entra ed esce il sangue circola semplicemente esiste, tutto è vivo e pulsante. Un'energia priva di scopo che fluisce senza meta, che fluisce ovunque ma che non va da nessuna parte. Fluisce verso il nulla. L'estasi non è una meta.
E' qui e ora, proprio nel movimento, è felice di per sé, proprio nella pulsazione dell'essere vivo.
Lo zen che ebbe origine in seno al Buddhismo ma fu fortemente influenzato dal Taoismo, si vanta di essere senza parole, senza spiegazioni, senza istruzioni, senza conoscenza. Esso si concentra quasi interamente sull'esperienza di illuminazione (satori), ed essa non consiste nel fare qualcosa o nell'ottenere qualcosa, ma consiste semplicemente nel riconoscere quello che è sempre esistito di fatto, e si interessa solo marginalmente di interpretare questa esperienza.

A causa dell'educazione e del condizionamento ambientale il funzionamento delle nostre menti è legato a un sistema particolare di logica formato da concetti, e ogni cosa viene considerata attraverso un sistema di opposti: buono cattivo, bianco o nero, giusto o errato.
A causa di questo modo di giudicare non possiamo raggiungere le unità attraverso la molteplicità. Lo scopo dello Zen è quello di andare al di là dei legami della dualità, rinunciare a tutti i concetti creati dall'intelletto e vedere le cose come realmente sono, per mezzo della introspezione intuitiva.
Poiché il flusso della mente non può essere fermato mediante uno sforzo egocentrico di volontà, quello che si richiede momento per momento è la osservazione continua delle dualità, della tendenza continua del nostro io, delle tendenze che costituiscono i nostri pensieri, i nostri sentimenti, il nostro corpo. In tutto il misticismo orientale, l'intelletto è visto soltanto come un mezzo per aprire la strada all'esperienza mistica diretta, che i Buddhisti chiamano "risveglio".
Lo zen insegna che il risveglio (satori) attraverso la meditazione è al termine della attesa-attenzione, che deve essere una vigilanza senza oggetto.
Non c'è nulla da attendere infatti, ciò che succede succede.
Non esistono leggi regole e scopi, né in natura né nei pensieri. Riacquistare la spontaneità della nostra natura originaria, la natura di Budda di tutte le cose, richiede un lungo percorso e costituisce una grande conquista spirituale. Soltanto sedersi senza scopo. Durante zazen non si pensa anche se il subconscio si manifesta, si lascia passare, non si ferma il pensiero, non si trattiene.

In questo modo la coscienza diventa illimitata, infinita. E' la coscienza cosmica (la cosmicità è la natura intrinseca della mente). Il metodo Zen, questo tipo di approccio alla realtà, è un metodo prescentifico, o metascentifico, o perfino antiscentifico.
In questo modo lo Zen si immerge nella fonte della creatività e beve ad essa tutta la vita che contiene. Tale fonte è l'inconscio dello Zen.
L'inconscio è fuori dall'ambito della ricerca scientifica, l'inconscio si può solo sentire, e non nel senso comune del termine, pertanto bisogna imparare a padroneggiare le vie dell'inconscio e la saggezza sconosciuta del Sé.
Ciò che esiste nel centro interiore è aldilà di ogni spiegazione. Viceversa la scienza inizia là dove comincia la spiegazione, all'esterno, è una ricerca sulla circonferenza, nell'ambiente dell'uomo.
Di solito la consapevolezza scientifica è oggettiva: conosci gli altri, conosci il mondo, conosci le stelle. Nel momento però in cui la consapevolezza si rivolge all'interno e inizia a conoscere se stessa, in altre parole nel momento in cui la consapevolezza diventa oggetto della propria conoscenza l'illuminazione fiorisce.

D'ora in poi la consapevolezza sarà il padrone e l'inconsapevolezza il servitore. La porta della verità non è né il centro né la circonferenza che sono in realtà due facce di una sola e unica verità, ma uno stato in cui colui che vede e la cosa vista, l'osservatore e la cosa osservata, si uniscono.
Solo l'uomo libero da opinioni e da idee preconcette può vedere l'unità e l'integrità della vita. Scoprire il proprio inconscio non è un atto intellettuale, ma un'esperienza affettiva che non può essere spiegata a parole.
L'intelletto in ultima analisi, è superficiale, è qualcosa che fluttua alla superficie della coscienza, e la superficie di deve spaccare perché possa raggiungere l'inconscio cosmico, lo spirito logico deve dissolversi progressivamente per consentire al pensiero translogico ed unificatore dello Zen di emergere. Una volta che tale livello sia raggiunto, la comune coscienza viene pervasa dal flusso dell'inconscio, è questo appunto il momento in cui lo spirito finito comprende di avere le proprie radici nell'infinito.
La presa immediata e piena sul mondo è proprio la finalità dello Zen, è l'autentico risveglio (farsi consapevoli) che si trova alla radice insieme del pensiero creativo intellettuale, e dell'immediata apprensione intuitiva, equivale al superamento della contaminazione affettiva e della manipolazione cerebrale; equivale alla scomparsa della polarità conscio e inconscio.

Significa non avere nulla ed essere. Il seguace Zen consegue qui il suo oggetto perché è giunto a destinazione; egli è adesso pervenuto nel cuore delle dualità include in sé tutto ciò che vi è di intellettuale, di affettivo o creativo in modo indiscriminato, indifferenziato o meglio assoluto.
Le sue attività non sono cambiate, ciò che è cambiato è la sua soggettività.

La mia esperienza personale della consapevolezza nella vita di tutti i giorni, è quella di perderla facilmente, continuamente, in ogni momento. Mi capita a volte di perdermi nelle reazioni, o mi isolo da ciò che accade.
Ogni giorno infinite volte perdo la consapevolezza, spesso cado vittima della "tigre della mente".
Purtroppo le pressioni, le tensioni e la frenesia della vita non sono certo condizioni ideali per la consapevolezza. Tuttavia non appena riconosco di averla smarrita posso ricominciare daccapo. Si affaccia così un Sé semplice basato sul respiro, capace di arrendersi al momento presente. Ecco quanto voglio sottolineare come esperienza personale; nel momento in cui riconosco di aver smarrito la consapevolezza, l'ho già riconquistata, perché quel riconoscimento stesso è una funzione della consapevolezza.

La consapevolezza infatti non è qualcosa di astratto o lontano: per ognuno di noi prende vita nel momento in cui iniziamo, e ogni volta che ricominciamo. Essere consapevoli, svegli, ricordarsi di Sé, osservare, non farsi travolgere dal chiacchiericcio della mente, questo è il potere della consapevolezza, essere attenti e presenti con equilibrio, serenità e comprensione, sia che l'esperienza sia piacevole, spiacevole o neutra. Restare un semplice testimone indifferente.
Quando siamo presenti osserviamo con la visione meditativa, con un'attenzione profonda e penetrante caratterizzata dall'assenza di superficialità, e sappiamo incontrare direttamente ciò che accade nel nostro mondo (la nuda realtà), con apertura, sensibilità, lucidità.
Quando accendiamo la luce dell'attenzione saggia, possiamo vedere con chiarezza, comprendiamo che non dobbiamo fare neppure un passo in nessuna direzione, per ritrovare il nostro posto dove possiamo essere a nostro agio; è proprio qui, dove ci troviamo ora. Di solito manchiamo d'intuizione e di una chiara visione perché siamo prigionieri dei nostri condizionamenti.

La realtà è già presente in noi ma per la nostra cecità essa ci sfugge completamente. In un certo senso sperimentiamo qualcosa di continuo, ma siamo scarsamente in contatto con le nostre esperienze, solo a metà svegli di fronte alla realtà. In questo senso possiamo dire che non sperimentiamo veramente.
Per la Gestalt la vera esperienza è terapeutica o correttiva di per sé, è quel punto al di là delle tecniche come realtà-consapevolezza-responsabilità.
Un momento di veglia un momento di contatto con la realtà è quello in cui i fantasmi dei nostri sogni a occhi aperti possono venire riconosciuti per quello che sono, è un momento di addestramento all'esperienza, attraverso il quale possiamo imparare ad esempio, che non c'è nulla da temere, o che la soddisfazione di essere vivi supera la sofferenza o la perdita che avremmo voluto evitare col nostro dormiveglia. Colui che ha sviluppato la stimolazione dall'interno, può ricongiungersi così ai suoi sensi ed entrare in contatto con la propria esperienza, ridestandosi e tornando alla realtà nuda della vita che è "il Sé in Sé per Sé", il Sé che fa se stesso in Sé stesso, qualunque cosa capiti.

Questa è la vera dimensione spirituale, quel punto in cui non si è più diretti dall'io, ma da una coscienza non dualista, non c'è più nessuno che pensa: "tu giungi senza alcun concetto di giungere e vedi senza alcun concetto di vedere". Finche non avremo superato il dualismo, non conosceremo la libertà definitiva (l'ultima realtà). Realizzare questa profonda comprensione di sé stessi è la fonte della vera saggezza, l'autentica saggezza risiede nell'osservazione e nella conoscenza di se stessi.
Il punto di vista della terapia gestaltica su questo come su altri temi è che la consapevolezza è abbastanza, tenendo bene a mente la distinzione tra essere aperti all'esperienza e fabbricare esperienze. Infatti le azioni che derivano dall'esperienza e la esprimono non sono tese a produrre un effetto. Le azioni che affermano la vita piuttosto che negarla, che rivelano piuttosto che nascondere, che esprimono piuttosto che reprimere, sono in un certo senso non azioni. L'azione infatti contrariamente alla manipolazione (di se stessi o degli altri), viene sperimentata come fluente dall'interno invece che compiuta per andare incontro a modelli estrinseci.

Per finire voglio dire che la consapevolezza è il nostro vero Sé è ciò che siamo. Perciò in un certo senso non c'è bisogno di sviluppare la consapevolezza: basta rendersi conto di come la blocchiamo con pensieri, fantasie, opinioni e giudizi. Stare semplicemente nell'istante fare una cosa alla volta e consegnarci totalmente a essa è il modo più efficiente di vivere, è essere semplicemente qui, vivere la nostra vita. "Niente di speciale".
La vita è così com'è, il lavoro è così com'è, il mondo è così com'è, e forse, se sappiamo accettarlo così com'è, ci sveglieremo al suo significato.
In ogni situazione, che gli altri ci osservino o no, dovremmo essere consapevoli di ciò che avviene in noi e stare in guardia contro la trascuratezza e la disattenzione. Così non nuoceremo agli altri.
La meta è sviluppare gradualmente la consapevolezza, e attivare quella compassione e gentilezza amorevole che già sono in noi. E questo è alla portata di tutti.
By Akong Tulku Rinpoche
Tratto da: http://www.etanali.it/zen.htm

Commento NdR: siamo d’accordo su tutti i principi che sono ovviamente universali, ma sulla conclusione dell’articolista, vorremmo fare una considerazione: il fatto di accettare il “mondo cosi’ come e’”…se sappiamo accettarlo…..impedisce e/o rallenta all’essere consapevole, di apportare le sue personali “nozioni” che gli derivano dalla consapevolezza attivata (non piu’ dormiente) all’insieme Umanita ’= Universo e quindi di aiutare la manifestazione esistente alla sua progressiva consapevolezza (accumulo dell’informazione, sempre piu’ complessa e quindi sempre piu’ consapevole) come insieme Umanita’ = Universo e quindi se ci si adagia nel non partecipare effettivamente allo scambio di informazioni sempre piu’ complesse, si rallenta il processo di acquisizione delle informazioni del sistema nel suo insieme.

La prova ? lo scritto stesso appena letto, fornisce delle indicazioni che, se seguite, portano ad un reale progresso evolutivo verso la consapevolezza dell’essere e dell’insieme al quale appartiene; quindi esso stesso e’ un apporto informazionale di un soggetto al processo evolutivo dell’insieme = Umanita’ = Universo; quindi niente staticita’ ma compartecipazione all’azione evolutiva di consapevolizzazione dell’insieme Umanita ’= UniVerso.

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La meditazione produce dei cambiamenti strutturali nel cervello - Feb. 2011
La
meditazione sembra provocare delle modifiche strutturali nel cervello. E’ la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori del Massachusetts General Hospital che hanno monitorato 16 persone che avevano partecipato a sedute di meditazione per otto settimane.
I ricercatori hanno analizzato il cervello dei soggetti eseguendo delle
risonanze magnetiche prima e dopo il training di meditazione e hanno scoperto che emergevano dei cambiamenti nelle zone cerebrali collegate alla memoria, all’empatia, al senso di sé e allo stress. Lo studio, apparso sulle pagine della rivista Psychiatry Research, è il primo che dimostra l’esistenza di un collegamento tra la meditazione e i cambiamenti nella materia grigia.
I ricercatori, guidati da Sara Lazer, hanno concluso che nelle persone che avevano praticato la meditazione si registrava un aumento della densità dell’ippocampo, dove risiedono importanti funzioni legate alla
memoria e alla conoscenza, e anche in altre zone cerebrali legate all’empatia e all’introspezione; inoltre si registrava una diminuzione dello stress
e un calo della densità della materia grigia dell’amigdala.
Tratto da: news.paginemediche.it

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La meditazione in medicina
Quante volte abbiamo pensato che se avessimo “Meditato”qualche minuto in più in una situazione difficile o di fronte ad un problema apparentemente irrisolvibile forse avremmo avuto molte possibilità alternative di risoluzione, una maggiore chiarezza, una visione completa di dettagli utili altrimenti sfuggenti ad una prima frettolosa analisi. Certamente molto spesso.

Numerosi studi pubblicati e recentemente riassunti in editoriale della rivista Jama, pubblicata da medici americani, documentano senza ombra di dubbio, l’efficacia delle tecniche Antistress e Meditative. Patologie come l’ipertensione, l’ischemia del miocardio, il dolore cronico, la malattia infiammatoria intestinale, infezioni, dipendenze da droga e da cibo, rappresentano perfetti esempi dell’importanza della necessità di possedere una mente serena ed equilibrata non funestata da ricorrenti cicli di pensiero e componenti emotive virate al negativo ed alla chiusura esistenziale. Oltre alle tecniche generali e specifiche di rilassamento e relazione quella che più ha destato l’interesse dei ricercatori è rappresentato però dal valore aggiunto della Meditazione che affiancata alle terapie standard ha evidenziato nei pazienti un netto miglioramento, superiore alla norma, in riferimento ai risultati.
La recente ricerca sistematica del gruppo di E. Ernst ha dimostrato pertanto che in persone con sindromi depressive a carattere ricorrente,nell’ansia cronica,la meditazione abbinata alla normale psicoterapia e psicofarmacologia,favorisce in modo straordinario il recupero nei due terzi dei pazienti,superando trattamenti negli standard tradizionali. In Italia interessanti esperienze al riguardo dimostrano che al termine di un corso base della prassi meditativa si verificano rilevanti diminuzioni delle sintomatologie a sfondo depressivo,ansioso oltre che nelle somatizzazioni, nei sensi di inadeguatezza personale relazionale.

Il Symptom Rating Test è un questionario sintomatologico validato fin dal 1974, contenente quattro scale per valutare <Ansia><Depressione <Somatizzazione><Inadeguatezza>
L'esperienza comune mostra come le persone avvezze alla preghiera e a rivendicare spazi di silenzio,riflessione,ritagliando per se tempi di rilassamento, sono più calme,serene,tranquille,predisposte all’ottimismo nei confronti della vita, degli eventi, degli accadimenti.
Ancora un ringraziamento davvero meritato deve essere tributato al Congresso della Società Italiana di Psico_Neuro_Endocrino_Immunologia (SIPNEI) con la Presidenza Onoraria della Società Scientifica di Francesco Bottaccioli in sinergia operativa perfetta con Antonia Carosella, insegnante di tecniche meditative e delle Psicoterapeute Raffaella Cardone, Monica Mambelli, Marisa Cemin, Psicologa specialista in statistica che ha raccolto ed esaminato più di settanta persone indirizzate ai corsi di “Meditazione_ Indirizzo Pnei”. I risultati ?
Il Symptom Rating Test,strumento scientifico validato e di valutazione dei cambiamento espressi a livello sintomatologico, ha mostrato che all’inizio del corso e percorso meditativo, il punteggio totale della sintomatologia era di 18,9.
Il Re-test finale fine corso ha fatto registrare il punteggio di 5,8. Una riduzione dei sintomi superiore quindi tre volte rispetto all’inizio del corso.
Dovremmo forse allora appunto”Meditare” su questi notevoli, naturali risultati ottenuti peraltro in perfetta assonanza con una ritrovata possibilità di poterci riappropriare di un giusto scorrere del tempo della nostra esistenza. Quindi, quando possibile anche in campo medico, meglio “Meditare”…
By Dr. FKT Francesco Alessandro Squillino

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