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LEGA NAZIONALE CONTRO la PREDAZIONE di ORGANI
e la MORTE a CUORE BATTENTE
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LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A CUORE BATTENTE
Presidente Nerina Negrello
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Per il diritto alla libertà di pensiero,di opinione, di religione.
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COMUNICATO STAMPA - ANNO XXV - n. 15 - 21 Ottobre 2009
IL TRAPIANTISTA IGNAZIO MARINO CAVALCA “RETHINKING BRAIN DEATH” DI TRUOG, 20 ANNI DOPO

Ignazio Marino liquidato dal gotha trapiantistico, fa il politico e cavalca a Viareggio (27/09/09) il lavoro scientifico di R. Truog e J. Fackler del 1992“Rethinking Brain Death – another point of view” (Revisione della Morte Cerebrale - un altro punto di vista) Critical Care Medicine, Harvard Medical School vol. 20, No.12 1992, che fin da allora rendeva noto a tutto il mondo scientifico che “molti pazienti oggi diagnosticati in 'morte cerebrale' non soddisfano il requisito base della cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo”. Tale importante “antico” documento noto anche in Italia in quanto tradotto, stampato e diffuso in oltre 5 mila copie dalla Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente, nonché consegnato alla Commissione Affari Sociali ripetutamente nelle udienze a noi riservate, è stato ignorato sia dalla Commissione, sia con ogni evidenza da quel Ignazio Marino, che nel frattempo soggiornava a Pittsburgh e non poteva non essere al corrente.

Quindi non c'è da cantar vittoria, come fanno i giornalisti che incensano in tutta fretta, senza capire il gioco sommerso, trasformando un “pluriomicida legalizzato”in un santo solo perché riesuma un documento scientificamente valido nella condanna dei protocolli attuali di accertamento di “morte cerebrale” imposti dalla legge, ma all'un tempo pericolosissimo nelle intenzioni dell'autore e “nelle mani”di Marino.
Giacché senza memoria non c'è conoscenza, ricordiamo:

1973 Marino si iscrive a medicina all'Università Cattolica (RM) determinato a fare il chirurgo e a occuparsi di trapianti, a suo dire perché voleva soluzioni immediate ai problemi.

1983 - 1992 è assistente universitario al Policlinico Gemelli, ma frequenta i centri di trapianto a Cambridge, dove pratica espianti, e a Pittsburgh.

1992 Diventa Co-Direttore del National Liver (fegato) Transplant Center del Presbyterian Hospital di Pittsburgh, dove pratica espianti e trapianti di fegato a piene mani sotto Thomas Starzl. Espianta sovente individui coinvolti in sparatorie nella vicina Newark.

1992 e '93 fa parte del team che ha effettuato due trapianti di fegato da babbuino ad uomo. Si tratta di interventi sperimentali. Dice “I volontari che si erano offerti erano persone affette da gravi malattie in fase terminale che avevano ancora pochi mesi di vita”(!!!) e si giustifica dei fallimenti così: “..avevamo trapiantato moltissimi ratti utilizzando il fegato dei criceti, e diversi cani con il fegato dei maiali per valutare la reale efficacia dei farmaci antirigetto”.

1995 Da Pittsburgh pubblica su Leadership Medica l'articolo “Il donatore multiorgano: aspetti organizzativi e di trattamento”, da cui stralciamo: “La somministrazione di anestetici generali è necessaria per controllare la reazione del simpatico che si manifesta durante l'intervento chirurgico (d'espianto ndr)... con tachicardia, ipertensione, sudorazione e movimenti involontari... delle braccia e delle mani verso il corpo che possono essere di ostacolo alla procedura chirurgica, rendendo necessaria la somministrazione preventiva di farmaci curarizzanti (paralizzanti ndr)”. Evidentemente la denuncia di R. Truog a quel tempo non lo aveva ancora “folgorato”perché gli avrebbe ostacolato la carriera.

1995 Cova già il progetto per la fondazione dell' ISMETT Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad alta specializzazione per lo sviluppo del business trapiantistico, sia da cosiddetti morti cerebrali che da donatori viventi, nell'area del mediterraneo (era appena passata la legge della morte cerebrale 578/93 con DPR 582/94 e in Italia si prevedevano espropri facili).

1997 L'Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione nasce da una partnership internazionale pubblico/privata tra gli ospedali palermitani Civico e Cervello ed il Centro Medico dell'Università di Pittsburgh (Upmc Healthy System). Il progetto per la creazione di un centro trapianti multiorgano è stato pianificato nel 1996 e avviato nel 1997, finanziato dalla Regione Sicilia, dal Ministero della Sanità, oltre che fortemente sostenuto dal Comune di Palermo.

La trattativa viene sviluppata dal prof. Ignazio Marino, quale legale rappresentante e direttore dell'Ismett S.r.l.. E' lui che apre il mercato italiano agli americani, all'Upmc uno dei più importanti provider sanitari del mondo, leader del settore trapianti, che dà lavoro a 50.000 persone con un giro d'affari di 5,6 miliardi di euro, che pone le condizioni: “I costi … saranno responsabilità esclusiva dell'Italia. L'Upmc provvederà alla consulenza e supervisione sia per la costruzionedell'edificio che per la scelta delle apparecchiature”. Per quel compito di supervisore sarà pagato a gettito miliardario.

Nell'Ismett S.r.l. i due ospedali (Civico e Cervello) hanno un rappresentante per uno, mentre l'Upmc - University of Pittsburgh Medical Center, ha tre suoi uomini, compreso il direttore I. Marino.

Il verbale dell'accordo per la realizzazione dell'Ismett è firmato il 18 aprile '07 alla presenza del Cardinale Salvatore Pappalardo e del Ministro della Sanità Rosy Bindi.

1999 la polemica si scatena sulla stampa perché l'Ismett ha affidato al socio americano la gestione pagando una “parcella” di 9 milioni di dollari all'anno per 9 anni (da rinnovare per altri 9) partendo dal '97, più un “compenso per caso trattato”, compreso il progetto esecutivo “chiavi in mano”, messo a punto oltreoceano, ed a Palermo affidato al manager di Provenzano per l'importo complessivo di 98 miliardi di lire. Qualcuno parla di mafia italoamericana. Si contestano i 50 miliardi già pagati senza aver fatto neppure un trapianto e così fluiscono decine di miliardi degli italiani verso gli USA.

2001 Presso l'Ismett Marino esegue un trapianto di rene da vivente su paziente sieropositivo. Segue lettera di censura del Centro Nazionale Trapianti e del Ministro della Sanità Sirchia per aver contravvenuto alle decisioni della Consulta Tecnica Nazionale, con la quale si contesta una sperimentazione non autorizzata. Marino si contrappone, forte dell'Upmc e dei protocolli di Pittsburgh.

2002 L'allontanamento di Marino dalla direzione dell'Ismett e da tutte le posizioni presso l'Upmc University di Pittsburgh, e sue sedi mondiali, nonché dal Centro Nazionale per i Trapianti Italiano è da ricercarsi tra l'altro nelle ripetute richieste di rimborso spese presentate in doppio sia all'Upmc di Pittsburgh sia alla filiale italiana. (La lettera di liquidazione dell'Upmc è stata recentemente resa di dominio pubblico da Il Foglio). Il 6 settembre Marino rassegna le dimissioni.

2003 Dopo l'allontanamento da Pittsburgh-Upmc diventa professore di chirurgia alla Thomas Jefferson University di Philadelphia. Esaltandone l'organizzazione dei trapianti, scrive su La Repubblica (29/05/03) “l'obiettivo finale è quello di arrivare a 'normalizzare' la donazione degli organi considerandola come un atto quasi scontato, un dovere dei cittadini verso la collettività”.
Di costoro esalta “le strategie di frontiera per incrementare il numero dei donatori... Queste strategie vanno dall'utilizzo di donatori anche a cuore non battente (ma trattati con anticoagulanti prima della morte attesa ndr), al prelievo da donatori anziani (fino a 85 anni), alla donazione da vivente (cosciente ndr), ecc”. E questo sarebbe un laico?

2006 Il salvataggio di Marino arriva da Massimo D'Alema e dalla sua Fondazione Italianieuropei garantendosi la candidatura e l'ascesa al Parlamento italiano. Quel D'Alema che, in qualità di presidente del Consiglio dei Ministri, nel 1999 firmò insieme ad Oscar Luigi Scalfaro la Legge 91 detta del silenzio-assenso per promuovere il prelievo d'organi e tessuti.

Il Sen. Marino fino all'aprile 2008 presidente della Commissione Igiene e Sanità e attualmente presidente della Commissione d'inchiesta sull'efficienza del Servizio Sanitario, giustifica l'omissione del Decreto attuativo (L.91/99) sulla manifestazione di volontà a favore o contro il prelievo di organi, adducendo la scusa che “risulta costoso … 10 euro a notifica...” impedendo di rendere operativa la scelta.

Invece compila l'illecita tessera promossa dall'EPAC per la donazione di organi (soprattutto fegato) e del 5 per mille, che circola come propaganda con la sua foto e la scritta “Presidente della XII Comm. Igiene e Sanità”.

2008 Marino presenta il Disegno di legge (S10) Norme per la dichiarazione anticipata di trattamento..., in realtà un provvedimento pieno di tranelli, inclusa tra le altre la “donazione del corpo, di organi e tessuti a scopo di trapianto, ricerca o didattica”, dove la libertà è già conculcata con il solito artificio delle parole “dopo la morte”, senza la precisazione “morte cerebrale”. Sfruttando la superficialità del movimento in rete, lancia un appello il 24.11.2008 per il diritto alla libertà di cura, escludendo però il diritto di opposizione alle indagini invasive e dannose per la dichiarazione autoritaria di morte cerebrale emessa in 6 ore.

Pubblica un libretto fuorviante per studenti “Idee per diventare chirurgo dei trapianti” dove insegna che il prelievo è da donatore “cadavere” e da “persone decedute”, rafforzando il falso con queste parole: “la perdita irreversibile di tutte le funzioni cerebrali corrisponde alla morte della persona... quando il cervello muore, anche se il cuore batte l'individuo è morto”.

2009 Viareggio: cosa succede al “Festival della Salute”? Anche Marino folgorato come S. Paolo sulla strada per Damasco ? Dopo decenni di espianti a cuore battente, da lui spacciati per prelievo da “cadavere” fino al giorno prima (la casistica indica oltre 650 trapianti), all'improvviso dichiara che “i criteri attualmente in uso per stabilire la morte cerebrale sono troppo rigidi bisogna rivederli in modo di tener conto della pratica clinica” e auspica con Truog ed altri una revisione della morte cerebrale “meno rigida” (?). Cosa significhi lo spiega R. TRUOG nel sommario del lavoro del 1992:

Conclusioni: la morte cerebrale è un concetto di morte valido, perché equivale a perdita permanente della coscienza. I criteri della morte cerebrale dovrebbero quindi essere basati sulla diagnosi della perdita permanente della coscienza piuttosto che sulla perdita delle funzioni vegetative del cervello. Occorrerebbe esaminare la possibilità di rivedere la nostra attuale definizione di morte cerebrale riferita a “tutto il cervello”, sostituendola col criterio di “cervello superiore (higher brain)”.
Non di rimozione della 'morte cerebrale' quindi si tratta, ma di estensione del potere medico sulla valutazione della coscienza in termini di morte. Dalla padella alla brace. Cosa potevamo aspettarci da Marino !
Il rifiuto dell'idratazione e della nutrizione forzate non deve cercare giustificazioni di morte cerebrale per la sospensione. Questi pazienti in coma vegetativo hanno il legittimo diritto costituzionale ed umano di rifiutare qualsiasi tipo di trattamento perché non sono cavie al servizio della sperimentazione coatta.
“NELLE TUE MANI” … si salvi chi può !
Presidente: Nerina Negrello

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IL CUORE NUOVO CHE UCCIDE: un mortale trapianto d'urgenza ... che di urgente non aveva niente !
Solo adesso , a quasi un anno e mezzo di distanza dai fatti, viene resa pubblica la vicenda della morte per trapianto di Silvia Trabalzini, giornalista di 34 anni morta il 04/07/2008.
Dobbiamo infatti aspettare il 20 dicembre 2009 perché il quotidiano "Il Fatto" pubblichi un articolo dal titolo "Il cuore nuovo che uccide"; a quanto pare i cosiddetti "successi" dei trapianti vengono sbandierati in tempo reale dai mass-media, mentre le vittime dei trapianti vengono nascoste.
Per altro nessuno spiega mai bene che i "successi" dei trapianti corrispondono a persone che per sopravvivere al trapianto devono prendere a vita farmaci che sopprimono il sistema immunitario, che rischiano di morire per una banale infezione, che spesso vivono una vita d'inferno (come confessa la trapiantata Claire Sylvia nel suo libro autobiografico "Con il cuore di un altro") e magari muoiono a pochi anni di distanza dall'operazione.

Nanni Costa (Direttore del Centro Nazionale Trapianti) ha dichiarato in un'intervista rilasciata ad un settimanale che "lo stato di salute di Silvia era gravissimo, una persona da sottoporre urgentemente a trapianto".
Ma, come confermano le parole di sua madre riportate in questo articolo di giornale, Silvia aveva un problema cardiaco di aritmia dalla nascita, che le ha permesso di condurre per 34 anni una vita normale, ed era tranquillamente al lavoro (non certo in ospedale come farebbe supporre la cosiddetta "urgenza" del trapianto) quando le hanno comunicato la disponibilità di un cuore nuovo per lei.
Come si legge nell'articolo "Quel cuore avrebbe però potuto permettere di proseguire a vivere ancor più normalmente rispetto a sempre". Sono parole che fanno pensare.

Perché allora rischiare la vita con un trapianto ? Il consenso è stato ottenuto con una informazione corretta sui rischi? E' stata informata della terapia dell'ablazione con radiofrequenze delle aree colpite da fibrillazione che risolve la malattia nell'80% dei casi ? Praticata su scala mondiale, in Italia 16.300 pazienti trattati (Corriere 20/12/2009).

Chissà se sono tutte "gravi" come Silvia le persone che vengono sottoposte a un trapianto, chissà se queste "urgenze" sono tutte finalizzate alla creazione del business del trapianto così come le "pandemie" artificiali e gonfiate servono a creare il business del vaccino (se non a qualcosa di peggio). Da notare che in tutti gli ospedali abilitati al trapianto si deve superare la soglia del 50% dell'attività minima prevista dagli standard per non vedersi revocare l'idoneità all'attività trapiantistica (Legge 91/99 art. 16).
Chiamata al telefono il 3 luglio, operata il 4 dalle ore 2 alle 16.30, Silvia muore un'ora dopo. La fretta è cattiva consigliera, e forse ha impedito di fare indagini mirate volte a scongiurare quanto poi è successo.

"Un dono per la vita - il trapianto è vita" dice la propaganda ufficiale sbandierata sui mass media.

Ancora più difficile crederci dopo avere letto una storia come questa. Se poi aggiungiamo il fatto che la maggior parte dei cosiddetti "morti cerebrali" che vengono espiantati (i cosiddetti "donatori") potrebbero salvarsi dalla morte se correttamente assistiti e curati (tanto è vero che a volte pur essendo stati dichiarati morti si risvegliano ugualmente dal coma), è chiaro che quello slogan è la solita distorsione orwelliana della realtà.
Tratto da: http://www.caserta24ore.it/01012010/il-cuore-nuovo-che-uccide-silvia/


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COMUNICATO STAMPA ANNO XXVIII - n. 23, 15 Novembre 2012
Il caso:

La vera storia di Carina, la ragazza che non voleva morire
Una teenager in coma dopo un incidente si è svegliata  quando i medici erano sul punto di dichiararla  cerebralmente morta e pronta all'espianto degli organi

DANIMARCA - La vera storia di Carina, la ragazza che non voleva morire

Una teenager in coma dopo un incidente si è svegliata quando i medici erano sul punto di dichiararla cerebralmente morta e pronta all'espianto degli organi

MILANO – «Le attuali procedure diagnostiche consentono di escludere categoricamente ogni possibile confusione tra morte cerebrale e coma»: la legge sulla donazione degli organi è chiara, ma la storia di Carina Melchior, la ragazza che non voleva morire (come hanno già titolato i giornali), è di quelle che fanno tremare lì per lì, anche se poi rileggendola assume contorni ben diversi.

ERRORE O CATTIVA COMUNICAZIONE - Secondo la famiglia si è trattato di un errore diagnostico e la ragazzina era già avviata verso l’espianto degli organi, dopo un terribile incidente automobilistico, quando improvvisamente si è svegliata e ha sorriso. Secondo i medici dell’Aarhus Hospital danese si è trattato invece di cattiva comunicazione, di un malinteso comprensibile e umano da parte dei famigliari, forse di una pressione psicologica eccessiva e inadeguata.
La morte encefalica e una conseguente osservazione di sei ore sono la conditio sine qua non per procedere a espiantare gli organi e quando Carina si è svegliata tutti erano pronti a questa realtà. Così per fortuna non è stato, ma ora la bella notizia lascia il posto alle polemiche, sulla scia di precedenti storie misteriose o improbabili di persone tornate inspiegabilmente alla vita dopo una morte apparente.

DOPO LA GIOIA LA RABBIA - I medici stavano preparando la famiglia Melchior alla sofferta ma nobile decisione di espianto degli organi. Poi Carina, tra la commozione e lo stupore generale, ha aperto gli occhi e ha mosso le gambe. E nei famigliari, già pronti alla dolorosa realtà, è subentrata la rabbia per l’atteggiamento dei medici. La giustizia accerterà gli eventi, anche se al momento pare che lo staff ospedaliero stesse semplicemente (e ragionevolmente) preparando i genitori all’eventualità.
Carina Melchior è l’ultimo caso controverso di persona che si ribella a un coma che sembra non dare alcuna speranza e decide di vivere, ma l’iter previsto dalla legge sugli accertamenti clinici necessari alla dichiarazione di morte encefalica non si era ancora concluso. Di lì a poco, dopo averne constatato la totale assenza di qualsiasi funzione cerebrale, i dottori avrebbero potuto procedere all’espianto degli organi, regalando all’umanità e ai famigliari quantomeno la consolazione di un’altra vita salvata. Grazie a Carina.
Ma Carina si è svegliata, ed è già pronta per montare la sua adorata cavalla, Mathilde.

LE REAZIONI – Il padre Kim ha dichiarato al giornale locale Ekstra Bladet di essere intenzionato a fare chiarezza sull’accaduto, convinto che qualche passaggio fondamentale sia stato saltato dai medici che, con troppa disinvoltura e troppa fretta, hanno staccato il respiratore e stavano per dichiarare la ragazzina pronta a salvare un’altra vita. Ora la famiglia citerà in giudizio l’Aarhus Hospital e chiederà i danni, mentre l’avvocato dei Melchior, Nils Fjeldberg, racconta che la ventenne gli ha più volte domandato se i dottori volessero ucciderla.
Sui medici danesi cala il sospetto che la ricerca di un donatore a tutti i costi abbia suggerito al personale ospedaliero di tagliare i tempi necessari per legge agli accertamenti clinici, ma i dottori si difendono sostenendo che a loro spettava il difficile compito di iniziare a preparare la famiglia. Le modalità che la condizione di morte encefalica deve seguire sono stabilite per legge e chiaramente non valgono scorciatoie: non ci deve essere attività elettrica del cervello né reazioni agli stimoli dolorosi e nemmeno respiro spontaneo e stato di coscienza. A quel punto, una volta avvenuta la dichiarazione di morte cerebrale, sono previste sei ore di osservazione. Solo dopo aver seguito questo percorso si possono espiantare gli organi.

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE – Secondo un medico intervistato dalla stampa danese si tratta di un caso di cattiva comunicazione più che di un errore di diagnosi. La ragazza non era ancora stata dichiarata pronta all’espianto, ma il quadro clinico li aveva già portati a decidere di staccare il respiratore. I medici stavano iniziando ad affrontare il discorso con i parenti, nell’ipotesi in cui le funzioni cerebrali si fossero azzerate per il periodo previsto dalle norme. Considerato il tema delicato anche un eccesso di pressione psicologica o una spiegazione approssimativa può essere un fatto gravissimo, ma non si deve confondere la leggerezza e l’inadeguatezza psicologica dei medici con la confusione tra morte e coma.

IL PARERE DEGLI ESPERTI - Come spiega Franco Filipponi, direttore del centro trapianti fegato di Pisa, «due o tre anni fa accadde una situazione speculare in Francia, a Parigi, ma anche in quel caso si trattò, come è probabile che si tratti nel caso della ragazza danese, di una cattiva comunicazione tra medici e famigliari». E’ fondamentale, come fa notare Filipponi, che il personale ospedaliero abbia la delicatezza di comunicare nel modo e nei tempi giusti con i famigliari di un ipotetico espianto, ma in questi casi è anche vero che la famiglia, evidentemente e comprensibilmente scossa dagli eventi, può intendere male la verità.
Confondere un caso di mala-comunicazione (pur gravissimo per le sue implicazioni profonde) con un errore di diagnosi può condizionare la questione della donazione degli organi in modo importante. Oltre che ingiusto.
Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore del dipartimento di medicina e dei trapianti degli ospedali riuniti di Bergamo, si sofferma sui pregiudizi che possono generare timori infondati nelle persone in merito alla donazione di organi: «Gli organi si prelevano ai morti e le persone che sono in coma possono morire (nel trenta per cento dei casi) o svegliarsi (nel settanta per cento dei casi).
A volte possono esserci sensazioni o indizi talmente forti da indurre i medici a preparare già i famigliari a un’evoluzione della situazione in senso negativo e dunque a un’ipotetica donazione degli organi. Ma le persone devono sempre aver presente che un morto che dona gli organi viene osservato più a lungo di un morto che non dona gli organi».
Le sei ore previste dalle legge sulla donazione sono la migliore garanzia. A volte poi può accadere che i medici dimentichino di avere a che fare con genitori, fratelli, figli, mogli o mariti straziati dal dolore e non considerino che la psicologia è un importante aspetto della professione medica. Ma questo è un altro discorso: secondo la scienza i morti non possono resuscitare.
Non dopo sei ore di morte cerebrale. Interviene anche il Direttore del Centro Trapianti Nazionale, Alessandro Nannicosta: «In Italia fatto come quello accaduto in Danimarca non potrebbe succedere perché esistono protocolli molto rigidi. Innanzi tutto la diagnosi di morte cerebrale viene effettuata da una commissione di medici e non uno solo, inoltre è un grave errore procedurale parlare di espianto con la famiglia prima che sia dichiarata la morte cerebrale, è vietato. Ricordo infine che l'espianto degli organi può avvenire solo sei ore dopo la permanenza di encefalogramma piatto».

(modifica il 23 ottobre 2012)

Sul CASO DANESE di CARINA MELCHIOR CHIEDIAMO PAR CONDICIO (Lega Antipredazione)

Sull'eclatante caso di Carina Melchior, sminuito dalle autorità trapiantistiche a banale mancanza di comunicazione fra medici e familiari, pubblicato da tutta la stampa compreso L'Eco di Bergamo, la Lega Antipredazione ha chiesto par condicio con la pubblicazione della seguente lettera di precisazioni (non ancora pubblicata).

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Bergamo, 12 Novembre 2012
Egr. Direttore de L'Eco di Bergamo,

In relazione all'articolo apparso su L'Eco di Bergamo il 21 ottobre dal titolo "Una ragazza danese si sveglia dal coma prima dell'espianto" e successiva opinione dell'associazione Amici del trapianto di fegato dal titolo "Il caso danese qui è impossibile", vorremmo esporre alcune precisazioni.

1) Deve essere sottolineata la fondamentale differenza tra essere morti in arresto cardio-circolatorio e respiratorio documentato per un tempo protratto (che non permette trapianti) e la dichiarazione di cosiddetta "morte cerebrale" emessa a cuore autonomamente battente e sangue circolante sul paziente ventilato. Per i trapianti è necessaria la circolazione in atto: sarebbe ora che le due condizioni così diverse fossero chiarite ai cittadini ad evitare che la donazione sia considerata frutto di inganno. La morte dichiarata su base neurologica non è la morte come i cittadini intendono per tradizione. E', al contrario, una dichiarazione eseguita al
capezzale del malato da tre medici: medico anestesista-rianimatore deus ex macchina della situazione, neurofisiopatologo che poco sa della biochimica del cervello, medico legale che dovrebbe verificare che sia rispettata la legge. Questi medici verificano alcuni parametri stabiliti dai protocolli variabili di Stato per dichiarare che il paziente non potrà essere recuperato e lo dichiarano morto in anticipo sostituendosi a Dio nello stabilire chi far vivere e chi far  morire.

2) In Italia non può verificarsi il caso di Carina Melchior perché l'interesse per gli organi è tale che se una persona è considerata dal
rianimatore "morta cerebrale" il collegio medico confermerà soprattutto in quanto quel rianimatore sarà tra i tre che eseguono il cosiddetto accertamento.

3) Per il prelievo di organi non si "stacca la spina" come molti dicono, gli organi si espiantano mentre il sangue circola perché il cuore batte, ed il cuore batte perché la persona respira ausiliata dal ventilatore; anche nei casi in cui si prepara il prelievo di reni e fegato a cuore fermo da massimo 4-5 minuti, il circolo è mantenuto con l'ECMO, circolazione extracorporea.
Per i non-donatori la ventilazione viene staccata d'autorità dopo dichiarazione di "morte cerebrale" e così l'eventuale errore diagnostico
viene cancellato rendendo la morte sicura al 100%.

4) Si deve dire con chiarezza che la Commissione Etica Danese ha ispirato il suo Parlamento a riconoscere due varianti nel sistema della morte. C'è la morte per i donatori che è dichiarata in anticipo per fini trapiantistici sulla base dei protocolli, mentre per i non donatori si mantiene l'indirizzo tradizionale che richiede anche l'arresto cardio-circolatorio e respiratorio protratto. In Italia Carina non si sarebbe svegliata e sarebbe stata espiantata o estubata in quanto la legge italiana non distingue tra la morte vera e quella utilitaristica per i trapianti.
(Vedi nostro comunicato stampa n. 22 del 25/10/12).
By Nerina Negrello - Presidente - www.antipredazione.org

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